Un pensiero e vado via

Ieri sera è passato da casa Filippo, un mio amico falegname che vive restaurando il legno e si nutre di libri e web. Lui dichiara di essere ateo e a modo suo si occupa degli altri, con un volontario impegno nel sociale. Non c’è conferenza in paese, alla quale lui non sia presente. Lo vedi lì, seduto nelle file in fondo, attento ad ascoltare. Ieri siamo rimasti qualche ora in poltrona, con un bicchiere di vino in mano, commentando il risultato elettorale. Quando abbiamo esaurito gli scenari possibili, e io avevo scolato la bottiglia nei nostri bicchieri, lui è rimasto zitto per un po’ e, scuotendo la testa ha completato di colorare di trasparente il suo bicchiere, sorseggiando tutto il vino. Poi, ha chiuso gli occhi e ha aggiunto: “C’è ancora un’altra possibilità, molto in divenire.”

“Cioè?” Ho chiesto.

E’ rimasto con gli occhi sbarrati per una decina di secondi e ha detto: “Con il voto, la gente del Regno delle Due Sicilie ha detto in modo chiaro che è presente e si sta risvegliando. Prova a guardare questa mappa dell’Italia.” Indicando quella che si vedeva in quel momento nel televisore. Mi sono girato e ho visto la penisola divisa in due colori il Sud era tutto di giallo, e il Nord era vestito di blu.

Ha aggiunto “Tutto il Sud è giallo e coincide quasi esattamente con i confini del Regno delle due Sicilie.” Poi ha fatto una pausa e ha detto “E, se qualcuno ne approfittasse per far catafottere tutto e spaccare l’Italia?”.

Ho risposto che questo è impossibile, che non può esserci nessuno a desiderare che questo accada. Ma lui, infilando il suo giubbotto per andare via, ha aggiunto: “Vado via perché se iniziamo questa discussione non la finiremmo per l’alba, quindi ti lascio un pensiero e vado via.”

Ha sorriso storto. Quando fa quel sorriso qualcosa non gli sta quadrando in mente. Ha aggiunto: “Guarda che la Mafia può girarsi dall’altra parte, gonfiando l’onda del dissenso, lasciando che il sud si stacchi, per poi azzannare la preda da sbranare.”

Ho preso il suo cellulare che era rimasto poggiato nel tavolinetto del divano e gliel’ho porto. Gli ho detto di andare a dormire, che quel pensiero non era da fare. Almeno, non era da fare ieri sera. Ieri sera c’era da godersi ancora l’arancino e il bicchiere di vino per chiudere degnamente il 5 marzo 2018. E domani? “Domani è un altro giorno.”

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