Le carote di Churchill

Ormai, ovunque in Europa, va di moda la Carota Novella di Ispica, perché è la più buona. C’entra poco il fatto che recentemente l’abbiano infighettato l’ortaggio, con tanto di marchio IGP. La modernità c’entra poco con le cose più buone.
La verità è ben diversa e noi ce la possiamo raccontare: la carota di Ispica è da sempre la più buona semplicemente perché è la carota dell’antico territorio di Spaccaforno.
Stop.
C’è poco da discutere. Perché altrimenti, invece di allettarvi decantando solo le virtù della carota più buona del mondo, mi toccherà passare al vaglio anche il rovescio della medaglia, ossia: il bastone.

Vi confesso, non sono entusiasta dell’ipotesi. Certo, potrei edulcorare la pillola. La parte amara, ossia il bastone, perché la carota è già dolce di suo e non serve caramellarla. Mi toccherebbe semplicemente illustrarvi il metodo di Sir Winston Churchill. Il quale contestualizzò in un’area di nobiltà il concetto di bastone. Il Primo Ministro, al cospetto della Camera dei Comuni, nella primavera del 1943, mentre assolveva al suo compito istituzionale, parlò della “carota e del bastone” come “ricompensa e stimolante” da applicarsi all’uomo.
Confesso, una volta parlando con mio padre, provai ad accennare alla questione di Sir Winston Churchill, ma mio padre che è uomo d’altri tempi non si convinse della minchiata di Churchill. Sostenne che con i suoi occhi aveva visto l’applicazione del metodo. E me lo riferì. La carota veniva legata all’estremità di un bastone, e l’estremità libera dello stesso veniva inserita nel collare dell’asino di turno. In modo che la carota, penzolasse dinanzi agli occhi dell’animale. Così, il somaro, iniziava a camminare per raggiungere il prelibato ortaggio, non riuscendo mai a raggiungerlo. Nel caso in cui l’animale capiva il gioco, cioè, che la carota era solo da guardare, si passava all’utilizzo del bastone sul suo dorso. Con le nerbate che fungevano da propellente per convincerlo a tirare ancora.
Quindi, se mi permettete, preferirei parlarvi semplicemente della dolcezza. E, vorrei farlo con uno scoop, di quelli che oggi qualche sapientone definirebbe immediatamente “fake news”.

Ecco uno scoop! La leggenda vuole che fu uno spaccafornaro che viveva a Londra, tale don Vastiano Dielasio, il quale mal sopportava il fumo di Londra, e ebbe un’alzata di ingegno. A don Vastiano, stava “sui santissimi” che con tutto quel fumo, ad annebbiare Londra, ci fosse pure il Primo Ministro, che fumazzava in ogni dove. L’abitudine del Sir, era ben visibile nelle foto dei giornali, nei filmati della propaganda, e addirittura una volta, Don Vastiano, lo aveva persino incontrato, sul ponte di Tower Bridge – che pareva un treno. Don Vastiano da Spaccaforno, si convinse che avrebbe fatto smettere Churchill di fumare. E, facendosi arrivare un panaro di carote dal paesello natio, lo fece consegnare a Churchill con preghiera di sostituire i suoi sigari con le dolci carote.
Credetemi, io non so se questa storia sia vera, ma ora, provate voi, ad immaginare Sir Churchill, con una bella carota in bocca piuttosto che con un sigaro.
Ci riuscite?

Farebbe proprio la sua porca bella figura il Winston, e la bella figura sarebbe sopratutto per  quel nostro lontano ambasciatore da strada, talento Spaccafornaro.

Che figata. Vero?
Bene. Comunque la mettiate, sappiate che è in agguato la fregatura con la storia della carota e del bastone. Quindi cerco certezze, e l’unica che ho è quella che le carote di Spaccaforno erano buone assai. Non ho dubbi, se penso alle loro nipotine di oggi, quelle IGP che oggi si coltivano a Ispica, che Deliziano amorevolmente ogni giorno, noi poveri somari alla moda e non.

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