Abbattetemi pure

Ovvero i “Settantenni”

Quando sarò un “settantenne”, abbattetemi pure, se per caso anche io diventassi come la maggior parte di loro durante la circolazione stradale in paese – ad esempio.
Non mi riferisco soltanto a quando sono alla guida della loro Batmobile che hanno per vettura, ma anche a quelli che entrando in un pubblico esercizio, quando vedendo l’ampiezza della “fila”, già tramano sul come spararsi una “furbata” per non “perdere il loro prezioso tempo”, e si inventano la qualunque affinché anche tu (che di tuo ti sienti spertu) li lasci passare davanti a te: vuoi per toglierteli dalle palle in fretta, o perché abbocchi alla loro esca lanciata ad arte per fregarti.
Non è difficile riconoscerle i “settantenni”, in auto ad esempio camminano sempre al centro della carreggiata, la loro macchina è sempre quella parcheggiata sulle strisce pedonali o di sbieco proprio sull’incrocio. Ci siamo capiti. Proprio quelli che scalano rumorosamente le marce e tirano il motore sui viali: vuoi che sia quello di Vittorio Veneto o la più moderna via Sulla.
Sì, insomma, quelli che ti guardano dall’alto in basso perché, per loro, tutto l’intorno in cui si muovono appartiene loro. Perché quell’intorno loro lo hanno generato, così com’è. Dalle casette “spaccafornare” delle classi popolari, distrutte. Quelle piccolissime che appaiono in foto d’epoca (immagino che in genere fossero composte da un ambiente unico, dove da un lato si metteva dentro lo scecco per la notte, e più in là c’era la tunnura, con al lato il lettone dove dormivano il padre, la madre e una certa quantità di figli: mentre i figli più grandi riposavano tra la paglia, nel piano tavolato sovrastante).
Casette che non esistono più, ma che rendevano Spaccaforno come una sorta di caratteristica che a capirne il valore oggi, avrebbe reso il nostro paesotto, tipico: alla Alberobello – con i dovuti distinguo – per intenderci.
Per fortuna a Spaccaforno sono sopravvissuti – seppur sfregiati nell’intorno- i grandi monumenti barocchi e qualche pezzo duro di Liberty. Ma ahimè nulla c’è stato da fare per numerosissimi “palazzetti” Liberty, che hanno fatto la fine delle mezzecase abitate dalla classe popolare, perlopiù contadina del secolo scorso.
Ecco: il “settantenne”, questi disastri non li vede proprio. Anzi ha l’orgoglio di essersi creato quell’intorno che è il presente e da come se la gode credo che si sciallaqquua tra le gambe, quando sente qualche murmuriamiento in proposito. Ecco, a questo punto, converrete con me che per essere un “settantenne”, non c’è bisogno del certificato anagrafico a testimoniarlo, no! Basta osservare, come fanno i cacciatori (di belle foto, intendo), per capire che quello che stai incrociando proprio in questo momento nel tuo intorno ispicese, è proprio un “settantenne”, uno che anagraficamente ne può davvero avere trenta o cinquanta di anni, ma in quella testa state certi che è istallato un cervello omologato, tarato e gasato alla “settantenne” maniera. Abbattetemi pure, se tra due decenni, quando la mia anagrafe testimonierà che avrò raggiunto quell’età: ma solo se anche dentro al mio corpo ci sarà una testa a quella “settantenne” maniera.

da FB – Saro Fronte 12.02.2020