San Lavandino

Un’usanza tutta mia. Il quindici febbraio è per me la festa di San Lavandino.
San Lavandino è un giorno lindo, fresco e profumato, di gesti minimi che come brina al mattino rinfrescano il mio il sentimento d’amore.
Lo so. I più scaltri sono già lì a dire che per un uomo “San Lavandino” deve essere ogni giorno, un po’ per come si dice che, per una coppia ogni giorno debba essere San Valentino.
Condivido la vostra osservazione ma concedetemi di festeggiare a modo mio questo giorno che è il quindici di febbraio, in fondo, nei millenni della notte dei tempi risuonano echi antichi, e il giorno della festa dell’Amore e quel giorno era proprio quello che attualmente segue la data del San Valentino, cioè oggi.
E’ il 15 febbraio, la mia regola è che lavo i piatti, a prescindere che lo faccia o meno anche gli altri giorni. Per me si tratta di una catarsi spirituale, per riprendermi e uscirne indenne dalla sacra sbornia d’amore che, ahimè anche a un tot al chilo, ho visto compiere nella giornata di ieri.
Spugna in mano, filo d’acqua dalla fontana e soltanto la tazzina del caffè da lavare, è poca cosa per il momento, ma la giornata sta per iniziare e la festa la si gode fino a notte fonda.
Dalla mitologia greca e romana arriva voce che la giornata odierna fosse quella della festa per la purificazione dei campi, e proprio oggi in ogni dove fossero compiuti i riti della fecondità.
I greci festeggiavano Dio Pan e i romani celebravano Luperco: un Dio della grazia selvaggia e degli istinti focosi che divenne sposo della Dea Fauna che era la Dea della natura, nonché la sua stessa madre (non additate atti incestuosi a Luperco, in un senso più ampio siamo tutti figli della dea della natura). Sia Luperco che il greco Dio Pan, venivano rappresentati con il flauto, la cornucopia, abbigliati con pelli di capra e nelle iconografie sono spesso armati con una clava da pastore. Luperco e Dio Pan, sono figure sovrapponibili, e spesso vengono semplicemente generalizzati e indicati come dei satiri, o familiarmente chiamati “Satiro”.
Basta così! sennò ci perdiamo nelle solite discussioni sulle parentele che quando si arriva a capirci qualche cosa, finisce che ci si è scordati del perché si stesse ragionando di Tizio o di Caio. E questo non può accadere perché, invece, proprio il 15 febbraio era il giorno di Memorabili Trombate, perdonatemi il francesismo, e l’amore non è solo sentimento ma anche e molto corporale.

In questo giorno le matrone romane, indossando per biancheria intima un perizoma (già allora si indossava) e una fascia a sorreggente il seno, erano solite offrirsi spontaneamente alle frustate e ai desideri sessuali dei giovani devoti a Luperco. Per le matrone i giovani maschi, diventavano come una sorta di moderni Toy Boy (per capirci) ed era una grande festa, di musica, corse nei campi e impurtusiamienti dentro i lupanari, grotte o siepi, con vino e gioia, e tanto sesso allo stato puro. C’era una regola prima delle danze si svolgeva una lotteria: in due contenitori separati venivano messi i nomi dei giovani maschi e quello delle donne, sia matrone che no, e due fanciulli puri, battezzati con il latte durante il rito lupercale, pescavano un bigliettino formando così le coppie.

Ovviamente questi riti cozzarono di brutto con il cristianesimo che li proibì e cancellò. In loro sostituzione fu inventata una ricorrenza cristiana da celebrarsi il giorno precedente.
E’ così nacque il giorno della festa di San Valentino: tutta casta e tutta pura, almeno così sembra apparire.
San Valentino la festa degli innamorati.
Come spesso accadeva nel cristianesimo, si sceglieva tra le gesta dei Vescovi e uno lo si faceva Santo e …“tutt’è a posto”. San Valentino era un Vescovo, dunque, che era solito regalare rose rosse alle coppie di innamorati, dice la tradizione. Se scrostiamo leggermente vediamo che fu un Vescovo temerario che ci rimise la testa con una bella decollazione, perché aveva celebrato un matrimonio che non s’aveva da fare. Ma quel che si sa meno e che anche il Vescovo Valentino era innamorato e compì un miracolo per Amore nei confronti della figlia del suo Boia. La ragazza di cui Valentino era segretamente innamorato era cieca e, il futuro Santo, prima di salire sul patibolo, le consegnò un bigliettino con il quale si dichiarava prima di morire. La ragazza cieca riebbe la vista e lesse il bigliettino.
Che bellezza.
Ecco perché ci scambiamo i bigliettini, il motivo per cui i bigliettini di amore ci inseguono dentro i baci perugina. Quella dei baci perugina è un po’ come la storia di San Nicola di Bari, la cui essenza invece si sprigiona ogni volta che si apre una bottiglia o una lattina di Coca Cola (un’altra leggenda carina, credo di non avervela mai raccontata).
Leggete i bigliettini d’amore, quelli con i cuoricini: fanno diventare la vista migliore, quantomeno.

Ecco, ora poso la spugna e chiudo il rubinetto per il momento.
Più tardi tornerò al lavandino. Ora e tempo di preparare la colazione per i miei amori, che si stanno svegliando.
Buon San Lavandino a Voi tutti, che dentro siate un po’ Luperco o Pan, un po’ matrone o ancelle, Satiri navigati o vergini brufolosi.
Buona festa del 15 febbraio, giorno del rinnovamento della natura e della sua Dea che è in tutti noi.

© Saro Fronte