La Regina e il COVID 19 – V Capitolo…incrocio a Spaccaforno

“E ora mi corico, ma non ho sonno. Troppa adrenalina oggi.” Disse la Regina scilandosi le pianelle e mettendosi a sedere sul bordo del letto reale.

Gerltruden finì di chiudere l’ultima tenda della stanza e si voltò in silenzio a guardarla, mentre in automatico prese il flacone dell’Ammuchina, ne versò un po’ sul palmo e le dita presero a frizionare ogni millimetro delle mani.

Era minuta la sua Regina, con gesti misurati stava tirandosi le lenzuola fino a coprire le regali spallucce, le stesse che alcune ore prima il Principe Consorte aveva stretto teneramente a sé. Gerltruden li aveva visti abbracciati, era andata a riempire il dispenser dell’Ammuchina nel bagno di Filippo e si era trovata di fronte la scena dei due Reali che limonavano, come quindicenni spitittati. Lei come un’ombra silenziosa aveva girato i tacchi e li aveva lasciati a pomiciare senza che la sua presenza potesse disturbare le regali azioni del momento.

Da quanti anni Gerltruden serviva la sua Regina nelle più intime stanze? Ormai erano più di trentanni, da quando giovane ragazza ventenne era stata destinata alla vita di Corte, dentro Backingham Palace, e lentamente senza sgomitare, lei era arrivata ad essere la Dama Preferita della Regina. Forse era da un decennio la sola fedele amica su cui sua Maestà poteva contare, sempre. Gerltruthen era una cinquantina piacente assai, molte erano state le proposte di buoni partiti che l’avrebbero voluta impalmare in nobili nozze, ma lei aveva declinato sempre le proposte e aveva scelto per missione quella di essere come una stampella sulla quale la Regina poteva sempre poggiare in sicurezza. Già!, una ragione di sicurezza per l’intero Regno era il ruolo che lei svolgeva a Corte, e nei momenti di proprio sconforto si consolava all’idea che quel suo essere stampella della Regina, era utile per gli equilibri dell’intero pianeta, visto il peso che la Corona Inglese aveva ancora nel mondo. Certo, non erano più in età Vittoriana, direttamente alle prese con le Colonie nel mondo, ma innegabilmente importante era ancora la funzione che la sua amica Elisabetta esercitava, e Gerltruthen in suo cuor sapeva che mai, e poi mai, avrebbe potuto consentire che la Regina traballasse. Quindi, come una “Ifigenia moderna” aveva sposato il sacrificio chiesto alla sua fedeltà e da fanciulla che era non aveva avuto sgomento e non aveva tremato. Anzi era orgogliosa di spendere la propria esistenza al servizio e per il bene della Nghilterra, e si era sacrificata a restare per sempre zitella. Zitella sì, ma di certo non “vergine”, così come avrebbe voluto la mitologia di per Ifigenia, anzi Gerltruthen, pensando che già di sacrifici ne aveva fatti e ne faceva assai, aveva interpretato il suo relazionarsi con il Sesso con audacia turbolenta che sfociava in passione e frenesia. Specialmente negli ultimi anni, da quando aveva scoperto i vestiti in Latex e si era lasciata andare ad estreme esperienze insieme al partner di turno. Da trentanni viveva a Buckingham Palace e da trentanni era fedele ai suoi voti, come una suora, e da trentanni la dava a proprio piacimento dentro e fuori da quelle mura.

“Gerltruthen, non ho sonno ancora …” sussurra la Regina. Lei la guarda come una mamma che si avvicina amorevolmente al letto della figliola, e con dolcezza le accarezza la fronte, dicendo: “Dormi in pace veglio io nella notte su di te”

“Gerltruthen mi racconti una fiaba?”

“No, le fiabe le sai tutte a memoria e poi anticipi le parole che sto per dire.”

“E allora ne inventi una per me?”

“No, stasera no. Sono preoccupata pure io per il Virus, il COVID 19.”

“A chi lo dici? Ho fatto del mio meglio per oggi, non volevo pensarci più, per stanotte, ma forse dovrei.”

“Ti capisco Elisabetta, Ti capisco” dice di rimando Gerltruthen, e le accarezza la fronte.

“Le hai pulite le mani, ché mi stai toccando gli occhi?”

“Sì, stai tranquilla ca…” Stava per aggiungere “cara” ma si fermo in tempo … “Stai tranquilla capitano momenti dove l’incognito è una variabile da dover accettare, e questo Virus sembra che non lasci molto alle certezze”.

“Che bel pensiero hai espresso Gerltruthen, parliamo un po’? Ti va?”

“Soltanto cinque minuti se sei d’accordo, devi riposare”

“Dieci.”

“Va bene, dieci.”

“Cosa ne pensi del Virus nel United Kingdom?, da fuori si vede che io sono scantata?”

“Non parliamo del Virus e né dell’Inghilterra.”

“Per entrambi gli argomenti mi fai la negativa?”

“Cosa?” chiede Gerltruden e si assitta sul letto. La Regina si sposta un po’, per lasciare spazio alla sua fedele amica.

La Regina risponde “scegli tu l’argomento: o il ‘virus e l’Inghilterra’, o la ‘Ionizzazione dell’aria su Marte’. Scegli, dai!” i suoi regali occhi ammiccano in un sorriso.

A Gerltruthen verrebbe voglia di abbracciarla, ma come sempre si astiene dal farlo. Risponde al sorriso e le dice “Non fare la capricciosa, però capisco e quindi ti parlo di un posto lontano, esotico, scordato dal Signore, un luogo in cui sono stata dieci anni fa, e me ne sono innamorata. L’ho scoperto guardando i filmTV del Commissario Montalbano, una serie molto bella ambientata nella splendida Sicilia.”

“E che ti metti a fare la réclame dei posti belli! Del Virus mi avevi detto che potevamo parlare!”

“Ci arrivo al Virus, non essere impaziente, o solitu tuou. Dammi tempo. In una città sperduta del Val di Noto, mentre l’emergenza sta iniziando il suo percorso verso il sud dell’Italia – isole comprese – c’è un Paesello che non esiste più che mi sta a cuore, il paese si chiamava Spaccaforno e oggi quel che ne rimane ha il nome di Ispica.”

“E’ bella Ispica? Ti piace?”

“Sì e no, ma il Val di Noto è molto bello, ci dovresti andare con Filippo, qualche volta”

“Filippo non vuole più uscire dall’Inghilterra e quindi non vedrò mai il Val di Noto, ma puoi farmelo vedere tu, raccontandomelo. Però un’altra volta, ora devi dirmi del Virus.”

“Certo. C’è questo Paesello assolato, disteso come un vecchio addormentato, dove alla gente ci piace per forza sciarriarisi … e se qualcuno ha una buona pensata, già l’indomani la pensata è copiata da un altro e … subito la gente del paese si divide tra cavari e nunziatari, … tra ciclisti del pedale e ciclisti della sella, … tra la banda blu e la banda rossa e via dicendo …”

“Abbè … è normale, anche da noi ci sono i Laburisti e i Conservatori; nell’antica Firenze c’erano i Guelfi e i Ghibbellini; negli States ci sono i Democratici e i Repubblicani. Tutto nella normalità, Cara la mia Gerltruthen, ma non c’entra nulla tutto questo con il COVID 19. Ti mittisti a fare stortelli e non mi dici nulla sul Virus … Uffà!”

“Sì, Elisabetta, hai ragione ma ho a cuore quei luoghi e sto seguendo le cronache che scrive un corrispondente dal Web. Uno che si è asserragliato nell’antica fortezza di Spaccaforno e va dicendo che il capello in quattro è già stato spaccato, e se ora il capello deve ancora esistere, bisogna ricongiungere i pezzi e uniti riportando il pelo all’integrità.”

“Come? Come?”

“Non può fare più scuro di mezzanotte, Elisabbetta, per tornare il giorno, bisogna che i pilastri della notte, tutti insieme dovranno reggerla: sennò l’Alba non viene più e” aggiunge Gerltruthen, facendo la voce cavernosa, spalancando gli occhi “la Notte Eterna avrà la meglio su Ispica e mai più tornerà Spaccaforno. Brrrrr!Brrrrr.” Gerltruthen Esplode in una risata e, solleva il lenzuolo dalla faccia di Elisabetta che stava facendo la scantata e si era ‘mpurtusiata’ sotto al linzolo.

“Mi prendi in giro … non mi hai parlato del Virus e i dieci minuti sono trascorsi. Ora che fa te ne vai e mi lasci così?”

“Sì, Maestà, però non ti ho preso in giro, devo ancora aggiungere che a Spaccaforno ci sono quattro che vogliono vincere per comandare e si sono comprati una Lapa ciascuno e, sono presi talmente tanto dalla loro discussione che non si rendono conto che il Virus – il pericolo del Virus – si è già spalmato nell’animo della popolazione. Ma i pretendenti, sono ancora lì a ragionarsela senza accorgersi che esistono le persone, i problemi della gente. Vedi, di quel minuscolo paese, esotico e tanto bello, che sta su una collina disteso come un vecchio addormentato, c’è un tempo che si è fermato mentre sfascia le cose e le cose si sfasciano ogni giorno di più.”

La regina sgrana gli occhi e si mette la mano davanti alla bocca che è diventata tonda come una ‘O’, poi chiede “Vero? In quattro sono che vogliono regnare nel paese? e che non si rendono conto dell’arrivo del Virus, perché sono presi dalle sciarre delle pulci che hanno sul loro ombelico?”

“Sì”

“Grazie Gerltruthen, mi è piaciuta questa fiaba, un po’ ‘Truculenta’ ma mi fa comprendere quanto io stia facendo la cosa giusta: affrontando al meglio che posso questo fituso Virus che minaccia l’intero pianeta.”

“Ora dormi Elisabetta, fai sogni sereni che domani dovrai essere in perfetta forma.”

“Sì, grazie ancora Gerltruthen, buona notte anche a te, amica cara.”

Elisabetta chiude gli occhi e vede facce di gente, prati in fiore, colline assolate, montagne innevate, fiumi sui prati, il cielo limpido e il sole che splende: poi agghiutti un poco di saliva e si addummisci. Serena.

© Saro Fronte – tutti i diritti riservati