Fituso Virus

Ci vuole un’attenzione chirurgica adesso per fare le cose. Qualunque cosa. E’ il 12 marzo e sono le 05.44. Cosa vuoi che sia adesso dormire? Un abitudine che risale al prima, al prima che questi giorni arrivassero. Sono giorni per i quali non avete bisogno che io spenda parole. Per ciascuno una esperienza del tutto nuova, inimmaginabile anche per chi per lavoro con la notte ci ha preso dimistichezza durante la sua vita.

Chi ha la confidenza con la luna, chi con i lampi nella notte, magari durante un temporale di quelli di adesso, che non ci si capisce un cazzo e la natura si riprende quello che è suo. Come al mio Paese che quest’anno è stato devastato dall’alluvione nelle campagne, là dove lavora una parte importante della cittadinanza. Le istituzioni locali, le associazioni, le aziende e i privati cittadini si sono mossi per il riconoscimento della calamità e ciascuno al “proprio posto”, e tutti hanno contribuito a che di calamità riconosciuta si trattasse, dagli Onorevoli ai funzionari ciascuno hanno fatto quello che hanno potuto affrontando la questione con il cuore più che con gli ordini di scuderia.

E, questo è un bel senso di comunità, con le beghe cittadine e le risse per la posizione presa da tizio o da caio. Ma tutto sommato nell’attualità se non fosse per un ponticello utile, che rischia di essere abbattuto senza che vi siano alternative valide per la circolazione, direi che la faccenda è stata spicciata. E oggi è giorno di Fituso Virus, e a chi vuoi che importi oggi di chi in quelle terre ci si muoveva fino a ieri, perché ci lavora, per l’agricoltura o per il turismo.

Ma è l’alba di un diverso giorno di primavera, già perché da sempre è già primavera a Spaccaforno, in questo periodo dell’anno e lo è anche oggi.

Per chi ha dimistichezza con la notte, e sa già quanto sia bello vivere la notte in giro, nel mio caso nel passato per lavoro, un passato che probabilmente tornerà nel presente e mi toccherà lavorare nuovamente la notte.

Questa mattina il cielo è limpido, la natura serena. La luce dell’alba illuminava già la volta, poco fa, quando mi sono affacciato e c’erano ancora le stelle. Ognuna al proprio posto, come ogni notte, notte di sempre. La chiesetta che vedo quando mi affaccio da casa, sembra un normale edificio: una comune abitazione con garage, grande quanto un capannone, per intenderci. Sul tetto c’è il suo serbatoio dell’acqua con accanto un crocifisso, che sembra messo lì in complemento, ed entrambi stanno tranquilli, il serbatoio e il crocifisso, uno accanto all’altro: che per me è normale vederli in quel modo e non mi ha mai attraversato l’idea che qualcosa disturbasse l’estetica del panorama che ho davanti. A me piace guardarla di tanto in tanto questa chiesa ma poi sposto gli occhi e vedo la chiesa di Santa Maria, Palazzo Bruno mentre dall’alto lato c’è la campagna fino al mare.

Oggi c’è una gazza sul crocifisso, proprio come gli altri giorni. Il crocifisso è un approdo per le gazze, per quando hanno voglia di fermarsi dal loro invidiabile volare. Le gazze hanno la naturalezza a fermarsi lì, per una sosta o per spiccare nuovamente il volo, proprio come i camionisti che si fermano all’Autogrill. Ho fatto quello che faccio ogni mattina: ho portato fuori la spazzatura, acceso la macchinetta del caffè, e sono entrato nella stanza da bagno e qui che, mi è scattata l’attenzione chirurgica, quella che da qualche giorno in molti stiamo provando a fare, anche se chirurghi non siamo ma nel quotidiano stiamo imparando a muoverci come loro.

L’attenzione chirurgica per fare le cose è fondamentale in questo giorno di nuovo corso della nostra esistenza. Con questo raggio di sole che si lancia in alto nella volta e schiarisce il mare. Non si può più sgarrare oramai e siamo tutti rintanati in casa, perché ci rendiamo conto che è l’unica cosa che possiamo fare, senza disturbare chi fuori questa battaglia la sta combattendo.

Già di una battagli e di un combattimento si tratta. Come quando fuori c’erano i Partigiani a combattere per ciò di cui erano convinti. Era un discorso di libertà e per la libertà nel loro futuro combatterono. Così in questi giorni chi è chiamato a combattere per noi e per voi lo sta facendo per garantire ai propri figli la libertà. E questi angeli della frontiera si chiamano medici, infermieri, assistiti dalle forze dell’ordine, dalle Associazioni, dagli eroi della filiera alimentare, di quella energetica. Bisogna pensarci, perché potrebbero mancare i servizi, quello elettrico o energetico o qualcun altro, o magari no, tutto andrà bene. E che tutto andra bene sono convito e spero. Quindi spero che chi combatte questa battaglia contro il CoronaVirus, che è un Fituso, non venga disturbato.

Ho già visto, come voi, i video inquietanti sulle rivolte nelle carceri, dove si rivela la fragilità del sistema già da molto prima che il Virus si affacciasse nei nostri giorni. Tra i rivoltosi delle carceri, ci sono stati i detenuti tossici, la droga nelle carceri forse è mancata da quando sono state abolite le visite parenti, ed alcuni tossici sono morti dopo essersi barricati nelle infermerie e aver svuotato i flaconi di metadone, almeno questo capisco guardando e leggendo. Sono entrati in astinenza che li ha portati all’overdose, ma loro da soli non avrebbero rivoltato le carceri. Sono stati i delinquenti comuni a fare il resto cavalcando la scintilla. Fatti loro si vedrà nel tempo, al momento la priorità è il Virus e le forze dell’ordine non dovrebbero fronteggiare anche questi incendi causati dalle rivolte. C’è bisogno delle Forze dell’Ordine sulle strade, per lubrificare e fluidificare il percorso di chi opera per la salute pubblica.

Al nord la circolazione è un continuo vieni e vai di Ambulanze e sono le sirene che hanno modificato il sonoro delle notti di adesso. Ora è tutto un UAUAUAUAU delle sirene, riferiscono da lì. Qui da noi ancora no, e spero che nei prossimi giorni non dovremo vedere tutto questo. Ma è necessario prepararci perché potrebbe accadere. Con tutto ciò che significa per tutti: sia per quelli che fuori ci devono stare per forza, che per quelli che devono fare soltanto una cosa – cioè, stare a casa e non soffiare sul fuoco dalla loro poltrona nel mondo della rete, della globalizzazione, dalla nuova coscienza digitale, la quale dovrebbe limitarsi a guardare da dentro casa e consigliare chi sta in prima linea, a contatto diretto con la natura.

Già perché questa battaglia è tra la natura e la scienza, non c’entra più solo l’economia o la finanza. E non è questa la sede ne il momento di dibatterlo. La priorità per tutti è salvarsi il culo, per non compromettere la salute di chi ci sta intorno. Una sfida per la vita, quella degli altri e la propria.

Non c’è tempo di stare a discutere con i cretini patentati, dobbiamo essere chirurgici anche in questo, selezionando cosa leggere, perché non è tempo soltanto di guardare un look o mostrarsi agli amici per condividere un’emozione del bel momento, come in passato. Tutto ciò era ieri e non oggi. In questo giorno abbiamo il dovere di leggere, di cercare di approfondire, e sentiamo di star lavorando per noi stessi nel farlo.

E’ questo in fondo che stiamo facendo in molti, in questa piazza nuova che è quella digitale. Il digitale è un mondo che se ti ci sei infilato da Facebook e non sai cosa c’era prima su internet, faresti bene a farti delle domande su di esso per capire come l’intera economia del mondo si sia spostata occupando ogni spazio e sfruttando tutti i dati e i consensi che ti hanno estorto ogni volta che ti muovi e di te, non un te con nome e cognome, ma di te che sei parte di una massa e sei letto in grafici e statistiche, prima di essere usato come merce ancorché consumatore. E quindi con ogni buona probabilità una guerra che si sta combattendo anche in livelli più alti, dove ciascuno spero stia combattendo sullo stesso fronte che al momento è quello contro il virus. E’ lui il nemico numero uno da affrontare. Questo è quello che io spero, che il fronte sia unico. Non so dire di ciò, ci sono gli esperti che lo faranno, ma quando si tratta di esperti, sono diffidente per natura e ne voglio ascoltare un bel po’, prima di farmene una convinzione. Esistono gli esperti delle masse, gli influencer, come la Ferragni per parlare ai giovani e se domani o oggi, vedo che la Ferragni spara una cazzata o fa una cosa lodevole, devo capire se la sua azione è utile alla mia visione di futuro che spero.

Io ho già la mia bandiera, per cui combatto ed è la bandiera italiana, poi mi porto appresso la mia identità siciliana, di cui vado fiero. Oggi, come negli ultimi giorni, sono a casa in ferie, e ho avuto tempo di leggere cose di Ispica, di Ragusa, di Siracusa, “Catania e Palermo” (che se ne nomini una di queste città devi per forza nominare l’altra: perché non c’è Sant’Agata senza Santa Rosalia. Rosalia la vedo sopra alla facciata di Santa Maria e vorrei avere del tempo per raccontarvi di loro, Agata e Rosalia. Ma oggi non è giorno di narrare o parodiare, è giorno chirurgico e quindi ho lavato bene le mani, come da tutorial che lo spiega nella rete).

Ho lavato bene anche la faccia stamattina e quando avrò finito di prendere questi appunti sarà tempo della doccia e oggi so che ho il dovere di stare a casa. Certo, se mi si rompe il flessibile del lavandino posso andare da Saverio e me lo compro. Metto i guanti la mascherina vado da Saverio, sto prudentemente a due metri e mezzo di distanza e se riesco a montarlo non mi si allagherà la casa. Ringrazio il decreto di ieri sera che è stato chirurgico e ha fatto molta attenzione affinché chi sta a casa “che deve fare solo questo”, ci stia bene e possa affrontare al meglio le proprie urgenze o emergenze, per questo sono aperti anche coloro che vendono ricambi per il pc o per connettere la tv via cavo. Aperti ci sono i fornai, e quello in cui ho comprato il pane ieri mi ha tranquillizzano sul fatto che la farina non mancherà. Fuori c’è la signora che lavora nell’associazione, che ha imparato a farsi la certificazione, per fare la spesa agli anziani vicini di casa che altrimenti non avrebbero nessuno che li aiuti. La signora troverà la sanitaria aperta, la Farmacia, perché la spessa agli anziani si fa in farmacia, più che al supermercato.

Per oggi i miei vecchietti sono a posto. Spero stiano in casa, glielo spiegato bene e anche loro dalla TV hanno intuito la gravità della situazione e con loro “una parola è troppa e due sono poche”. Alcuni dei loro vicini di casa sono sui social, sentinelle del web e guardando ciò che pubblicano so bene cosa accade nel quartiere e non è necessario che esca a fare un giro per vedere “che si dice”. Oggi il che si dice lo si vede anche dai Social.

Nella partita di oggi faccio il tifo per chi oggi lavora per tutti noi. Per molti è una prima esperienza la condizione di emergenza: penso alla filiera alimentare. Non alle “vecchie puttane” delle Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco, e in epoche recenti anche alle Forze Armate, che sempre più spesso affacciano nella Società Civile.

Angeli della notte della nostra Italia, rattoppata, rammendata, ricamata, ma tessuta di pasta antica, oggi hai bisogno della mascherina e dei guanti, e di ciascuno di noi Italiani, per vincere contro il FitusoVirus. Buon Lavoro.

© Saro Fronte