La Regina e il COVID 19 – VII Capitolo

Alle 06.00 AM è n terra. Dopo dovrà svegliare Elisabetta, la sua Regina, alle 8.30 AM.
Gerlthruten fa mattinate quattro volte a settimana.
Alle 06.15 AM si spòghia alla nuda e si infila sotto la doccia. Ci piaci ca l’acqua ha d’èssiri un poco spùrpente, che il calore deve investire la pelle facendola leggermente arrossare. Ci piace a lei di frizionarsi bene tutto il corpo, con la spugna naturale, e montare tanta schiuma soffice, quella che le si accumula tra le colline delle sue minne, sopratutto mentre è calata e il getto la colpisce sulla schiena e l’acqua scivola lungo le natiche e le cosce. Ci piace sciacquariarisi tutta tuta e così si risbiglia bona bona, lei che bona lo è di suo.
Oggi Gerlthruten ha già accompagnato la sua Regina all’incontro con Roger, il capo degli 007. Lui le ha fatto l’occhiolino, che razza di imprudente. Ma lei sapeva di poterselo aspettare da uno come Roger, così atletico e con il travagghio che fa, non è certo la sicurezza e la riservatezza a mancargli come dote. Tra Gerlthruten e Roger c’è un trascorso, che è evidente soltanto a loro e Elisabetta non ha notato l’intesa che c’è tra i due.
La Regina stava taliando oltre i vetri della finestra, là dove i suoi cigni amano sostare, lungo le sponde del fiume. E stato in quel frangente che gli sguardi dei due si erano incrociati e plomp!
Iddu, aveva fatto l’occhiolino, di quelli indifferenti, naturali, come una Porsche che in mezzo alla strada ti lampeggia e si fa notare.
Lei aveva sorriso, misuratamente e tutti e due si erano messi a talìare a Elisabetta che gli voltava le spalle.
Elisabetta era con i suoi cigni, dato che tutti i cigni del Regno sono di sua proprietà, ma il cigno a cui stava pensando in modo particolare la Regina era uno non suo, un Cigno Nero: quello che si stava abbattendo come una scure sulle borse finanziare di tutto il pianeta.
Il Cigno Nero, la congiuntura economica data dall’inattesa variabile che fa sballare tutto quanto, quello che fa saltare ogni previsione, ogni aspettativa, ogni scommessa sul futuro. Come nelle più atroci guerre e calamita planetarie, il Cigno Nero stava volando sopra le teste del mondo, le teste di tutti quanti.
Il Cigno Nero dava un colpo di ala all’economia, una pizziliata alla finanza, una sventolata a tutti gli esseri viventi del mondo.
Il Virus che l’aveva svegliato il Cigno Nero dal suo profondo sonno, era apparso in Cina, dove l’avevano domato un po’ e l’avevano convinto a lasciarli in pace al momento.
Il Virus era migrato in Europa, colpendo inesorabilmente per prima l’Italia. Gli altri Stati strafottenti avevano riso in faccia al Bel Paese, lasciandolo da solo a fronteggiare il nemico FitusoVirus e ben presto tutte quante quelle nazioni dell’Europa e del mondo, si erano sentite bruciacchiare il fondoschiena, perché il Virus era seminato in ogni dove. Quindi, l’emergenza planetaria stiticamente chiamata “Pandemia” era stata universalmente dichiarata in ogni dove.
Elisabetta, scrutava quel Cigno Nero volare tra i suoi pensieri e agghiuttiva saliva, in primis perché il suo Primo Ministro già da tre giorni le aveva annunciato di stare semplicemente spianando terre per costruire prati in fiore e farne cimiteri: per accogliere le numerose vittime che il Fituso avrebbe mietuto da lì a poco in Inghilterra.
Elisabetta sapeva quanto erano folli i suoi sudditi, specie quelli che adesso sedevano al Governo, Lei lo sapeva, ma non aveva alcun strumento per intervenire e quanto sarebbe accaduto lo avrebbe soltanto potuto vedere, da spettatrice. Per questo sperava che Roger le portasse in fretta notizie su un vaccino. Per battere sul tempo a Johnson e ai suoi fratelli, quei politici che avevano deciso per il popolo inglese, segnando il destino atroce dell’infezione totale per inglesi, i cui sopravvissuti in barbaro modo sarebbero stati il Popolo del Futuro: quello che si sarebbe in immunizzato al Fituso perché lo aveva già avuto.
Già! Perché il Fituso sarebbe tornato anche il prossimo anno, leggermente cambiato ma sempre Fituso e capace di fare cagare a tutti quanti nuovamente addosso.
Johnson e i suoi fratelli, avevano deciso di fare in quel modo, per lo stesso motivo per cui avevano portato l’Inghilterra fuori dall’influenza politica dall’Europa.
Merda Europa! Così dicevano i fratelli di Johnson aggiungendo fanculo a voi e alle vostre regole inconcludenti.
Elisabetta, si stia una lacrima che le è scesa sulla guancia e posa il fazzoletto, con gesti minimi senza farsi vedere da Gerlthruten e Roger.
Suspira, agghiutti amaro e talia fuori dalla finestra.
Forse che il Cigno Nero è quello venuto per Lei, per portarsela da questa terra insieme a tantissimi altri.
Passano ancora cinque minuti, mentre e la Regina si perde dietro ai pensieri ora rivolti ai propri familiari.
Suo Figlio siederà sul trono e chissà cosa combinerà, ma forse anche suo figlio – mammulino come è -, se ne salirà sull’ala del Cigno Nero appresso a Lei.
Sarà la volta dei ragazzi: William che è quasi pronto a regnare e poi c’è l’altro più piccolo, che per adesso sta facendo l’esperienza dello scappato di casa.
Se la vedranno i suoi eredi, il tempo della loro giostra sarebbe iniziato e quello della Sovrana finito. La Regina ripensa alla vita, si era anche divertita in fondo, la aveva divertito regnare, la aveva divertito fare figli con il suo Filippo, la avevano divertita i suoi nipoti, quelli che si sciarriavano da picciriddi. Certo dispiaceri ne aveva avuti, e gliene avevano procurati, ultimo atroce quello per la Nuora, che gliela avevano rubato da sotto gli occhi, perché il rincitrullito del figlio non se la era meritata e quel destino era stato scritto atrocemente.
Le vengono in mente le parole di una una storia che Gerlthruten le aveva letto molto tempo prima, una piccola storia tratta da uno libricino che la sua Amica aveva portato come souvenir da Spaccaforno. Delle frasi su un nonno … “Se ne andò Turiddu, divertito dai nipoti, ché ormai il mondo girava in altro modo e non stava più a lui di capirne il verso”…. Ed era così adesso anche per Lei, il mondo girava in un modo che Lei Regina stava capendo che non le appartenerle più.
Gerlthruten, ora è sola nella sua camera.
Rivedrà la Regina per il tè delle cinque.
Si è assittata al computer e ha letto le cronache del paesello addormentato di Sicilia. Le vicende che segue in appendice spesso superficiali, ma non in questo periodo, mentre l’intera Italia è confinata in casa e le voci salgono anche da Spaccaforno, vive come di carne che brucia per la ferita già aperta dallo stravolgimento totale delle abitudini e dalla paura.
La gente che fino a pochi giorni fa non aveva mai tempo, quella che correva senza sapere bene perché stesse traghettando in quel modo la giornata, ora si era fermata e il tempo, il tempo ha perso la fretta rallentando. E’ il rapporto con il tempo la prima variabile che sta scardinando i pensieri spingendoli in scenari mai percorsi prima. Le persone stanno viaggiando dentro loro stessi. C’è chi lo fa nel solo modo che sa fare, correndo alla sambasò; c’è chi lo fa dormendo: che tanto non gliene fotte un cazzo di come va a finire. Poi ci sono i più, quelli del gioco d’azzardo nella vita, quelli che si fanno tifosi nel quotidiano: quelli che parteggiano e basta e per ogni cosa che accade sanno già da che parte stare, e per loro è naturale scegliersi un nemico e cominciare a sputazzare contro.
TOC TOC TOC
Gerlthruten non aspetta visite.
Chi può essere che bussa alla sua porta alle 03.00 PM !?
Si alza, apre la porta e si ritrova davanti la sua Regina.
“Trasi, entra vieni.”
“Grazie Gerlthruten. Che stavi facendo?”
“Leggevo.”
“Ti ho disturbata. Mi dispiace. Ma ho voglia di assittarmi vicino a te, se non ti dispiace.”
“Padrona sei, non scherzare, non sei mai un disturbo.”
“Grazzi assai.”
Siedono ai divanetti e conversano di tante cose. Il tempo passa e parlano come mai avevano fatto. Gerlthruten e la Regina si abbracciano prima di mettersi a lavorare ai ferri – per un po’ – che rilassa. Parlando parlando Gerlthruten confessa di conoscere intimamente Roger da oltre un anno. La Regina si ingelosisce un po’ ma sa che non è importante.
Gerltruthen se lo era trovato di fronte a Roger, quando rientrava da una corsa di allenamento, nel corridoio delle scale di servizio, erano rimasti faccia a faccia e lui le faceva sangue, e lo aveva sbattuto al muro prima, e poi gli si era appizzata addosso baciandolo come un frullatore . Roger lo 007, di suo la aveva appulucata, che pareva avesse tante mani come una piovra allupata, come una creatura fantastica delle notte insonni di Gerltruthen.
La Sovrana si sta rilassando, facendo il punto maglina.
Gerlthruten ricama margherite bianche, su un altro lenzuolo di un corredo che forse mai userà.

© Saro Fronte