Tic Tac Beep

Il mattino mi sveglia con la storia di una Fake News (e lo specifico subito) avvenuta in modalità Live, ieri sera sotto al cielo di Spaccaforno.

Al bar della piazza di feisbùk ad un certo punto è approda la notizia del primo contagio di CoronaVirus a Ispica.

Un tonfo al cuore per i lettori di quelle poche riga scritte senza le regole della corretta ortografia. Un sobbalzo al petto come quello che ebbero gli americani, sprovveduti dei nuovi metodi di comunicazione di massa di allora che alle ore 20.00 del 30 ottobre 1938 erano sintonizzati sulla stazione radio CBS di New York, quando le voci provenienti dai loro altoparlanti annunciarono “lo sbarco dei marziani sulla Terra”. Il panico investì le vie di New York: ci scappano suicidi, incidenti mortali, fughe precipitose per la strada. Il terrore, in buona sostanza, negli occhi della gente, nelle gambe che correvano, nel fiatone di chi non sa dove andare ma intanto va.

L’americano medio non seppe distinguere un copione teatrale dalla realtà. L’ideatore dello show radiofonico aveva 23 anni e il suo nome era ancora sconosciuto a tutti. Si trattava di Orson Wellers, colui che è diventato uno dei pilastri della mia cinematografia di riferimento, insieme a Bergman, Fassbinder, Fellini, Tornatore e pochi altri registi. Di Orson Wellers certamente tutti hanno conosciuto il Film famoso “Quarto potere” sul potere dei media e il controllo sociale.

In questo momento sto pensando a Giulietta Masina, al suo volto in bianco e nero dipinto da pagliaccio triste, ne La Strada di Fellini. Il bianco e nero che vibra in quei film, facendosi gradazioni di pittura come fosse colore.

In sottofondo ho la musica dei Porcupine Tree nella collection Fear Of A Blank Planet, e intanto poco fa ho preso un caffè con Franco il poeta, spaccafornaro che sta a Milano ed è preoccupato come tutti. Ieri sera la Fake News su Ispica diceva che c’era il primo contagiato nel paese, ma la fonte non era autorevole e che fosse cazzata c’è arrivato Sebastiano, il nostro corrispondente da Londra, che dopo un colpo al cuore ha avuto la lucidità di fotografare la scena e, in quattro e quattro che fa otto, ha smascherato l’inganno.

Il pierino di turno non era un Orson Wellers, ma in molti lettori legati per affetto a Spaccaforno, si sono scantati sul serio, come gli americani nel 1938. Sebastiano da Londra gliene ha promesse quattro di timpulate, schiaffoni, in faccia al ragazzotto pierino. E all’istante lo ha costretto a fare immediate e pubbliche scuse, rivolte al Sindaco e alla cittadinanza tutta.

Oggi il ragazzotto dopo essersi scusato si è appellato al suo diritto di dire e fare che cavolo vuole sul suo profilo di FB. E, in piazza ancora si alzano voci e mali paroli nei sui confronti.

Invece ieri ci sono state alcune riga scritte per un anniversario legato allo Statista Aldo Moro. L’anniversario è passato un po’ in sordina, vista l’attualità che verte incessantemente sul problema CoronaVirus. Del caso Moro si sa tanto, a distanza di oltre quarantanni, ma al tempo stesso si sa nulla secondo certi altri.

Sarebbe il caso che dopo la faccenda di questo Virus, quando l’Italia e il mondo si sveglieranno nell’incubo virus – ritrovandosi nell’altro che a quel punto sarà diventato quello dell’economia-, che nel nostro bel Paese fossero aperti tutti gli armadi blindati, quelli che conservano le verità sui molti misteri italiani.

Ricordatevelo dopo il Virus, scrivetevi un post-it: occuparsi di scardinare gli armadi blindati dei misteri dello stato italiano.

Sul caso Moro, ad esempio, c’è il generale Piero Laporta che afferma che Moro manco c’era in macchina quando avvenne il rapimento. Moro fu prelevato prima, con un inganno insabbiato. Non so come siano andate le cose, ma è inquietante che “non un pensiero”, una riga, per gli uomini morti nella strage, è spesa da Moro nelle sue corrispondenze dalla prigione delle Brigate Rosse.

Sono strani i generali italiani, questo Piero Laporta non so chi sia, ma ne ho conosciuti tanti altri. Persone per bene e no, magari questo La Porta è di quelli marginali, o visionari, comunque è un esperto di armi e balistica.

Mi sono ritrovato a lavorare direttamente per alcuni di loro, di generali dico, dal mio ruolo di semplice dattilografo, a loro “consigliere” nel mio periodo “Romano” che durò al 2000 tondo tondo. Nutro una stima immensa per molti di loro, fino all’ultimo che mentre era Comandate in capo all’amministrazione per cui lavoro, me lo ritrovai davanti. In un sabato assolato di tre anni fa, a Roma, mentre soddisfacevo il desiderio di mia figlia di vedere i luoghi dove in gioventù ho lavoravo, ad un tratto esce una macchina, dal cancello principale del Comando Generale, per immettersi sulla strada dove mia figlia e io eravamo. Quella macchina si ferma davanti a noi e da lato passeggero si abbassa il finestrino e il passeggero ed io ci salutiamo. Un saluto cordiale, era il Capo Assoluto della ditta per cui indosso la tutina da lavoro ogni giorno. Questo Generale mi aveva riconosciuto a distanza di molti anni, e aveva dato l’ordine al suo autista di fermarsi per salutarmi, sai lo sbalordimento e la gioia negli occhi tondi della mia creatura.

Oppure quell’altro generale, Rolando, ancora oggi al fianco del Presidente della Repubblica.

Con Rolando avemmo male parole ma da persone per bene trovammo il modo a che una mia istanza, poté giungere ad un provvedimento che fece alzare gli stipendi a molti tra carabinieri e finanzieri.

A firma di Rolando, conservo nel mio studio il massimo riconoscimento che può essere attribuito ad un militare per una sua opera di servizio: un encomio solenne e correva l’anno 1999.

E intanto sono qui, a tracciare brevemente qualche appunto, di una vita che potrebbe essere reclamata altrove, nel nulla eterno.

Direi sì, la mia vita è stata il paradiso possibile, tra l’inferno che da uomini ci creiamo intorno, ma anche nell’inferno mio sono grato per tutto il paradiso che ci ho vissuto dentro. Sono grato al creato, al misterioso alito di luce, alla brezza che accarezza la pelle, ai miei pochi e rari Amici, alla paziente mia compagna di vita e a colei che insieme abbiamo generato.

Buon sabato. 17 marzo 2020.

C’è poco da essere superstiziosi, con il numero 17 o con il il numero 13 (che è il numero più accreditato come porta-sfiga nel resto del mondo) La balla da cui trae origine questa maledizione è quella legata al 13 ottobre 1307, quando i Cavalieri Templari furono sterminati. Una strage, perché il Re di Francia si voleva fottere l’ingente ricchezza che costoro avevano accumulato, ed erano patrimoni più consistenti di quelli di quattro Re messi insieme. Il 13 marzo 1307, fu una strage sanguinolenta, con teste tagliate, ventri aperti, arti volanti, e soldi, oro, preziosi, tesori furono fottuti. E’ quello l’episodio che da origine allo scippo dell’intero Papato che da Roma viene spostato ad Avignone.

Date, storia, un caledoscopio di fatti sovrapponibili. Come la realtà ad alla storia e la storia alla realtà. Tic Tac Tic Tac Tic Tac Tic Tac Tic Tac Beep Beep Beep Drin Drin.

Se avrete tempo, dopo il fottutovirus, prendetevi Tempo. Incuriositevi, cercate una visione leggermente più alta a ciò che vi accade intorno.

E ora sono le 08.03 la musica è finita, gli attori se ne vanno, il telo scende su questo palcoscenico, e come lo sguardo di Giulietta Masina mentre lancia un fiore, a te caro diario, affido il profumo in bianco e nero di un tempo ancora nostro, di ricordi mai sopiti di misteri da squarciare, mentre di Moro mi resta in mente la sua cassa da morto che fu la Renault 4 rossa. Altro mistero se vuoi.

© Saro Fronte

Spaccaforno 17 marzo 2020 – #celafaremo