Ramo d’Ulivo

Seconda stella a destra, questo è il cammino e poi dritto, fino al mattino, non ti puoi sbagliare perché, porta dritta all’isola che non c’è.”… ops … Stavo cantando, quando il collegamento è partito ed io “che sono Carletto l’ho fatta nel letto, lo fatta per fare un dispetto, che bello scherzetto per mamma e papà.” … ariooppss … Ri-stavo cantando.

Ho riacceso il computer e stamattina la canzoncina mi scappa prima che giunga il mattino.

Oggi voglio leggerezza, è un giorno speciale per me, me lo posso concedere di beccarmi a canticchiare, senza che abbia da ridire con me stesso, nonostante il momento.

Ma sì, me lo perdono è così che si infonde l’ottimismo … no?

E poi, provando e rispettando il dolore, quello di fronte ai mezzi militari che trasportano le vittime, cos’altro potrei fare nella situazione data, che è condizione comune per tutti di adesso?

Sto a casa oggi, non sarà come ieri, che sono stato anche un po’ fuori per il lavoro e mi ero anche scordato che nei giorni precedenti ho annotato qualche appunto sul mio diario.

Fuori l’aria trema, lo sentivo ieri. Lo vedi nei rapporti con la gente, nelle mani che quando possono si schiaffano sotto al rubinetto e lavano, insaponandosi come cagnolini ammaestrati che ripetono il loro nuovo numero al circo.

Ogni volta che vedo le mie mani lavarsi penso “Brave! … Fate bene è il vostro periodo di intenso lavoro.”.

Ieri, il motivetto dell’”Isola che non c’é” la canzone di Edoardo Bennato, mi è arrivato alle orecchie in tarda serata prima di andare a letto e stamani la sua “… Seconda stella a destra …” mi attraversa la mente.

Che poi mi chiedo: perché dovrei sentirmi in colpa se canticchio anche in questi giorni?

Ieri ad esempio, ho sentito cantare come in una parodia, che è una cosa che il sorriso te lo strappa o almeno prova a farlo, anche se “la ragione ti ha un po’ preso la mano, ed ora sei quasi convinto che, non può esistere l’isola, che non c’è!” … et-òps … nuovamente canticchiare.

Mi piacciono le parodie, mi ci infilo dentro e mi divertono, come andare in piscina e fare un tuffo per nuotare un po’, che dopo ti senti fresco e percepisci ogni muscolo tendere dentro al corpo. Ieri la canzoncina era in filo diffusione per le strade di Spaccaforno, tanto che è arrivata anche a sfiorare i pochi passi che ho fatto in FB, nonostante il poco tempo che ho dedicato alla connessione con il mondo. Il Pastore di anime della Diocesi di Spaccaforno canticchiava, … quindi anche secondo lui il canto può aiutare. Il canto ci aiuta a stare vicini. Stare vicini lo è stato ieri sera per Peppe da Spaccaforno, che ha dedicato un’altra canzone a Franco, lo Spaccafornaro che sta a Bergamo, a questo serve FB.

Peppe ha regalato in diretta una canzone a Ciccio che, sono certo, si è sentito seduto come al divano – inseme a molti amici -, in questo stravagante modo di stringerci tra noi e fare rete. Rete, rete di contenimento: barriera contro il FottutoVirus.

E va bene, chiudiamola qua con le canzoncine.

La mia sigaretta elettronica invita le mie labbra e la accontento.

Slihhiff … nuvolette … di vapore…

Mi piace il vapore della sigaretta elettronica, sono stato tra i primi suoi amanti in assoluto. E’ stato amore a prima vista, specialmente per gli “eLiquid”. Sono il liquido che diventa vapore, quelli che diventano come un Trompe-l’oeil, ingannano l’occhio a che sembri fumo quello che esce dalla bocca dopo il tiro che fa … Slihhiff.

Internet è l’altro mondo della realtà, e quindi anche il nome “Eliquid” doveva appartenermi, così come mi appartiene il dominio internet di Spaccaforno, nel suo “.it”.

Anche “Eliquid”, il punto-it è di mia proprietà.

Solo che a differenza di Spaccaforno, che sino ad oggi ha disdegnato ogni commercialità, nel caso di Eliquid.it, invece avviato e poi ucciso un suo destino commerciale.

Le ragioni sono scritte in quelle pagine.

Ed è stato un dolore dover archiviare quel progetto, perché fu una prospettiva di lavoro per qualche mio nipote e un’esperienza bellissima e ancora “ringrazio” l’allora premier Gianni Letta, che ne fu carnefice.

Ma il Sito eLiquid è ancora on line, resiste anche se da vetrina nazionale di quel prodotto di nuvole e vapore è diventato soltanto il suo tempio abbandonato.

Ma anche lì, in eLiquid.it, c’era Ispica ed era nota in tutta Italia nel settore degli svapatori di ecig. Slihhiff … Ho fatto qualche tiro di ecig, ora torno alla mia pagina di diario dove sto appuntando che: ieri pomeriggio ho ripreso in mano due vecchi libri dalla mia biblioteca.

Li ho sfogliati per un po’.

Sono due libri che considero “Gemelli Diversi”, perché sono entrati nello stesso mese nella mia vita ed entrambe nella Prima Edizione – Mondadori, del 1994.

Uno è “L’Olivo e l’Olivastro” di Vincenzo Consolo, e l’altro è “Varcare la soglia della Speranza” di Karol Woitila – nella firma di Giovanni Paolo II.

Sono due libri che allora ho amato: per la fiamma antica che vi arde, come fosse fiamma che dirama in due lingue dello stesso farsi luce.

Ecco, se ciò è: mi piace l’ottimismo di Karol che affida al “non abbiate paura” di Cristo – mantra di tutto il Vangelo – il suo messaggio di speranza per i giorni che verranno. E, Karol l’ho visto vero e impotente, incazzato da uomo, nell’urlo ai mafiosi affinché si pentissero delle loro azioni. E, Karol, l’ho visto anche ragionato caustico, nel suo pensare alla Sicilia: “Questa terra è un crocevia tra la civiltà europeo-cristiana e quella arabo-musulmana e vive continuamente la sfida della tolleranza e del dialogo. La mia visita (in Sicilia- Nota) vuol essere un segno di incoraggiamento un invito alla speranza”.

Vincenzo Consolo – senza nome d’arte, ogni volta ti offe un tuffo nella Sicilia che merita ancora di essere amata. La Sicilia della sua classicità, dei grandi Scrittori, del Pensiero profondo e ben narrato, quello che si intreccia con i profughi del terremoto del Belice, e gli emigranti siciliani: frutto costantemente rubato alla nostra terra.

Ecco, in questo duplice ardere di libri nella stessa fiamma è stato il mio fuoco di ieri che ho riletto e non ho scritto. E oggi me la canticchio. Oggi pensavo ad un’altra lettura, ascoltata in una bella serata al Casino di Belmonte, questa estate … dove l’amico Pietro offrì a Ispica la sua voce. Pietro bravo nel dare voci, un valido Attore narrante.

Il brano letto in quella occasione era uno pseudo dialogo tra Camilleri, che arrivava in paradiso non appena morto, che incontra Sciascia.

Era uno scritto tratto dal quotidiano “La Sicilia”, e giusto giusto – dico io – a due scrittori laici, al punto che Camilleri in chiesa non ci è voluto entrare nemmeno da morto, e Sciascia che ti invitava a parlare d’altro se glielo chiedevi serio – dico – giusto giusto a loro due li fanno parodiare dentro ad un fantomatico Paradiso?

Robe da matti. Loro due che non ci credevano in San Pietro, il proprietario delle chiavi.

Un po’ di cattivo gusto quell’ambientazione, ma va da sé la dantesca legge del contrappasso, quella che vige dentro certi scrittori nel loro modo di fare la clacque di Dio che promette il Paradiso. … Camilleri e Sciascia … Consolo e Gesualdo Bufalino, … il mastro don Gesualdo Bufalino, quello che aveva saldi tra le mani i ferri del mestiere dello scrivere.

Bufalino, ma quanto mi piace il suo barocchismo nello stricare, levigare, dare di raspino alla parola.

Mastro veramente! Gesualdo! che sapeva scrivere “ALTO” … come rari.

Manco a dirlo, anche Gesualdo con una vita tra – La Luce e Il Lutto -, nella sua sicilianità era uno scrittore che non gliene fotteva un nulla di pubblicare libri su carta. E, se non fosse stato per Sciascia, chissà cosa ci saremmo persi, quel tesoro che rischiava di rimanere nel cassetto. Il rapporto di Bufalino con il “Paradiso” era come rette parallele, che non si incontrano.

Gesualdo Bufalino è lo scrittore di Comiso, quello del libro “Diceria dell’Untore”.

“Diceria Dell’Untore”, a verità!: sembra il leitmotiv di questi giorni. Giorni sotto assedio, bombardamento e panico da Virus.

Con la gente che sembra sclerata, o lo è davvero, ma bisogna stare presenti, pacati a ragionare, non lasciamoci trasportare.

Non lasciamoci perdere dalle “Dicerie”, che sono credibili come dei pettegolezzi sussurrati all’orecchio e non lasciamoci cogliere dall’”Untore”.

Chi è l’untore? L’untore è sempre colui che non si vede ma tutti cercano, uno stereotipo come nei gialli l’assassino è sempre il maggiordomo. L’Untore è il Maggiordomo, battuta.

Diceria dell’Untore, di Gesualdo è il viaggio di un uomo che ha conosciuto la malattia che trascinava a morte … la Tubercolosi, … altra pandemia del secolo scorso … simile al FottutoVirus.

La morte all’orizzonte e la rinascita in un centro cura alle porte di Palermo, sono il percorso del protagonista di quel libro. Il protagonista incrocia costellazione di drammi umani, personaggi e morte, ma anche vita e liberazione: come un Vittorio Gasman alla guida della decappottabile, a sventolarsi e godersela ne “Il Sorpasso”.

Forse ha ragione il Vescovo di Noto che canta a modo suo la canzone di Bennato “L’isola che non c’è”. Io amo un’isola che c’è, la Sicilia, come un Peter Pan mi piace stare nella stessa terra di Camilleri, di Sciascia, di Consolo, ma starci come Bufalino con i piedi sulla sua terra.

Ventuno marzo 2020, dal mio confino, nel giorno del mio genetliaco che va a cinquantadue e canticchio d’un ramo d’Ulivo.

Niente Auguri su questa pagina, please.

Buona giornata.

21 marzo 2020

© Saro Fronte