TERREMOTO !!!

Un decennio fa mi trovai a dover vivere nella città di l’Aquila per un semestre.
La città era stata ridotta a macerie nell’anno precedente che era il 2009.
Quasi giornalmente la terra tremava sotto i miei piedi che alla fine non ci facevo più caso, perché non c’era reale pericolo, visto che la tragedia vera era stata già vissuta dai residenti della città, e fu soltanto un muovermi tra le macerie e la vita che prova a rinascere il senso di quel mio permanere nell’intorno della città che fu.
La deriva semplice delle parole porterebbe a narrarvi del G8, che quell’anno vide i governanti degli otto paesi economicamente più potenti del mondo, che fu celebrato a l’Aquila.
La scelta della città abruzzese come sede del raduno dei potenti, fu fatta passare come un omaggio del Mondo che si inginocchiava al cospetto della tragedia.
Nella verità, l’Italia avrebbe dovuto ospitare il G8 in Sardegna a La Maddalena.
La scelta della località sarda era stata presa dal governo Prodi, caduto subito dopo quella decisione per altri motivi, e l’esecuzione di trasformare La Maddalena in una faraonica città degna di ospitare per qualche giorno i Potenti del Mondo fu portata avanti dal primo ministro Silvio Berlusconi.
I progetti megagalattici per celerità del caso, al solito, non seguirono iter normali e furono affidati “In Deroga” con milioni e milioni di euro pronti a essere spesi.
Esecutore del progetto fu Guido Bertolaso e le società ricadenti nelle proprietà di Emma Marcegaglia, incassarono le fette più consistenti per la realizzazione di quei progetti.
Che non vi fu rispetto di norme ambientali, che non furono fatte bonifiche e altro è negli atti di chi successivamente prese la lente di ingrandimento per vedere come La Maddalena fu sventrata anziché essere bonificata o riabilitata o lanciata nello splendore previsto dall’idea iniziale e, a parte lo spreco di soldi, l’inconsistente fu riportato alla decenza e alla bellezza.
La verità della scelta di l’Aquila come sede alternativa per il G8, mi sembra essere stata dettata dal fatto che miliardi e miliardi erano stati già spesi e La Maddalena non era minimamente presentabile manco per una riunione condominiale di periferia.
Il terremoto di l’Aquila sopraggiunse e non fece esplodere nell’immediato i probabili scandali.
I morti di quella città non fecero mai alzare l’attenzione sullo sperpero del fiume di danaro pubblico che aveva preso vie traverse e non aveva nemmeno bonificato il disastro ecologico della località sarda.
Ecco, dal terremoto mancato di uno scandalo passato sotto traccia, si colse l’occasione di un terremoto vero per riprogettare una riunione di condominio dei Vertici del Mondo, a cui vennero fatti vedere i progetti e alcune timide casette ricostruite, più per l’immagine pubblicitaria che per la gente da lì a poco chiamata a viverci dentro.
Erano anni in cui qualcosa ancora si riusciva a spremere dall’uva smunta e soldi se ne poterono comunque spendere per discutibilissime costruzioni avulse dalla storia, dalle tradizioni e dall’identità del popolo Aquilano.

Miii, mi scappò la tastiera e qualcosa che non avevo voglia di raccontare è già andato oltre la mia volontà e si è palesato come testo in questa pagina.

Perché pensavo al terremoto oggi? Per via della ricorrenza di ieri del terremoto della città di l’Aquila … certamente … ma anche per il pensiero al FitusoVirus che come un bradisismo lento sta terremotando ogni terra emersa sul pianeta – mietendo vittime-, certo, ma l’idea di “terremoto” che mi attraversava la mente stamani era un’altra, si tratta di un “Terremoto” che è rito cristiano.
Un terremoto la cui origine è molto antica, la cui traccia affonda nello scuro dei secoli, nel buio delle viscere degli ultimi due millenni.

Si trattava di un rito che in ogni dove d’Italia dalla gente comune era chiamato Il Terremoto, U Terremotu.
Per la chiesa il rito era anche denominato come “Ufficio delle Tenebre” o “Mattutinum Tenebrarum” se preferite.
Ricordo di aver letto da qualche parte che fu il giovane Joseph Aloisius Ratzinger, passato alla storia come Papa Benedetto XVI, ad abolire questa antica pratica annoverata tra i rituali legati alla Settimana Santa.
Nonostante la proibizione delle forme estreme, in alcune forme molto “light”, debitamente autorizzate, questo rito viene ancora praticato in alcune località italiane.
Nella Spaccaforno dell’ottocento era in voga e atteso nella sera del Mercoledì Santo.

Con il buio del crepuscolo che arriva, la campana suona e la gente si riversa dentro la chiesa di Santa Maria Maggiore.
La basilica è illuminata esclusivamente dall’alto, soltanto nella navata centrale dove le torce sono accese a pochi metri di distanza dalle volte affrescate da Olivio Sozzi, che tremulano al vibrare del giallore opalino delle fiamme.
Ad altezza uomo, un solo candelabro è acceso – nel coro – affianco all’altare principale.
Un candelabro di forma triangolare, il cui vertice è rivolto verso l’alto, che propriamente si chiama “Saetta”, il quale ospita quindici candele accese: dodici simboleggiano gli apostoli e tre sono per indicare le Marie.
Le persone sono assiepati in ogni dove delle chiesa. Ogni pertugio è pieno di individui e ciascuno si è posizionato come strategicamente e logisticamente intende opportuno per vivere l’esperienza ro Terremotu.
Tutta Spaccaforno è dentro la chiesa, a parte chi non può deambulare ed è rannicchiato in un suo giaciglio, con il cuore che si fa scuro per la pena di non essere presente a quel rito.
Trascorreranno ore affinché il cerimoniale si compia e lentamente tutte le torce accese sotto le volte affrescate della chiesa verranno – ad una ad una – spente, mentre i canti si leveranno dalla terra verso il cielo.
Quando dentro la basilica sarà il buio e l’unica fonte di luce rimarrà quella del candelabro all’altare, inizieranno le letture delle Lamentazioni di Geremia, quelle dei Trattati di Sant’Agostino, quelle delle Epistole di San Paolo, eccetera eccetera …, ad ogni lettura una candela del candelabro verrà spenta.
Simbolicamente sono vari i significati attribuiti allo spegnimento di ciascuna candela, ma al popolo spaccafornaro piace pensare che ogni candela che si spegne è un apostolo che si allontana da Cristo, abbandonandolo alla morte che lo condurrà dentro al sepolcro.
Ogni apostolo perderà la fede e tutte le candele si spegneranno conducendo nell’assenza di luce, nel buio totale, tutte le persone che assistono inermi al calare delle tenebre dentro la ragione, ma sopratutto dentro l’animo e il cuore.
Quindici preti diversi hanno letto e cantato, quattordici candele sono state spente.
Dodici Apostoli hanno perso la speranza, anche due Marie hanno abbandonato il Cristo.
L’unica fiammella ancora accesa è quella di una Madre.
Il popolo assiepato assiste allo scurarsi totale dell’intorno, come è lentamente accaduto dentro al proprio cuore che ha perso il chiarore e al contempo sta per smarrire la ragione.
Il silenzio totale, il buio pressoché tremulo puntinato da una sola candela accesa.
Quando l’Ombra del Tradimento si è già addensata, l’Ombra della Negazione è quagliata, l’Ombra della Solitudine ha pervaso, l’Ombra dell’Accusa ha risuonato, l’Ombra della Sofferenza ha vibrato, l’Ombra della Crocifissione ha inchiodato e l’Ombra della Morte sta per spalmasi su tutti quanti, unica fiamma è Maria (o forse è Maddalena o forse già Cristo che sa di poter risorgere ).
Ad un tratto quella fiammella inizia a muoversi nelle tenebre e nel silenzio, e lentamente sparisce dalla vista: e lo Scuro E’.
Scoppia il Terremoto!
Un fragore esplode tra la gente, nella gente, dalla gente.
Ciascuno urla, grida e sbatte ogni cosa che si è portato con se per farsi terremoto.
Trickketraccke, bastoni sulle panche, pentole e coperchi, zoccoli sulle sedie, piedi contro i muri, porte dei confessionali sbattute a sbragarli da mani nervose e sperdute, ciascuno fa più casino che può e il luogo sacro si trasforma in materia fatta dalle urla dell’inferno in terra, con pianti e grida, e stridore di denti, dimenamento di corpi e sbattimento di ciascuno e di ogni cosa.
Il terremoto è tra la gente ed è la gente, la ragione è persa, la speranza è smarrita, la fede oscurata e l’umanità inumana.
U Terremotu.
Poi … da dietro l’abside, … dove si era nascosta l’ultima candela accesa riappare alla vista e gli indemoniati si placano, le urla cessano, il fragore si mitiga, il casino smette, il terremoto finisce.
Un rito collettivo, una sorta di esorcismo globale, che scaccia le tenebre è in quella fiammella ritornata, nella fede riacciuffata, nel placarsi dell’indemoniato che è stato in ciascuno dei partecipanti.
Anche i preti, che erano nel coro, nel momento del Terremoto hanno picchiato a morte “L’Ebreo”, un sacco pieno di pentolacce che al buio era stato lanciato al centro sotto l’altare, su cui tutti i preti si sono avventatati, scagliandovisi sopra con bastoni a picchiare a morte l’Ebreo e fare rumore di terrore.
Ora la fiammella è di nuovo in vista, il silenzio riaffiora e la Luce torna a regnare.
Cristo risorge.
La Fede riacciuffata.
Si riaccendono le torce sotto gli affreschi del Sozzi, nella volta centrale della chiesa, le facce stravolte delle persone, sconvolte e scaricate da ogni tensione, tornano a sorridere smarrite e speranzose.
Nel Terremoto è accaduto che chi aveva nemici da menare l’ha fatto picchiando duro, nel terremoto è accaduto che chi avesse amanti segrete da baciare l’ha fatto, nel terremoto è accaduta ogni sorta di indicibile nefandezza o godimento.
Il Terremoto è stato udito in tutto il paese, l’hanno sentito i cani, i gatti, i muli, le galline, le capre, i somari ed ogni altro vivente, non ultimi gli infermi rimasti rannicchiati nel loro giaciglio in attesa che tutto si compisse e tutto si è compiuto.
Un terremoto!

Le ricostruzioni degli ultimi terremoti italiani giacciono inevasi, mancanza di fondi adeguati.
Le ricostruzioni fatte a l’Aquila sono altro rispetto a quello che la gente desiderava.
Le ricostruzioni nell’animo dei fedeli sono cosa che non mi riguarda, ché è percorso individuale per ciascuno.
La ricostruzione di un dopo FitusoVirus – invece – riguarderà chi sopravviverà all’ultimo “terremoto” in corso, mentre soldi inesistenti sembrano moltiplicarsi come il pane e i pesci delle fiabe antiche.
Spero non spariscano in vano come le storie legate a La “Maddalena”.

© Saro Fronte. Truculente … al vento – 7 aprile 2020