I Sauri
Sono sceso di corsa dalle scale perché quel ragazzino pazzo bussava alla porta di casa con forza, ma non nella mia casa, un’altra, quella della padrina, due piani, un grande gelsomino che sale i due piani dove si nascondeva quel figlio d’una tappinara e bussava Aiuto gridava quel figlio e la padrina s’affacciò curiosa Che successe figlio? Ansimava il ragazzino che pareva un cane con la lingua penzoloni, la bava i calzoncini corti ma, sant’iddio qual’era l’anno? Che successi figlio, allora dimmi? Ma , ma patri è muorto, stecchito dassutta, in via Sauro dove adesso hanno o stanno per costruire una casa nuova, E’ lì ma patri con la bava in bocca e gli occhi fora dalle orbite e se non sbaglio scoppiarono le orbite, fecero un bel botto e vennero fuori a stoppaglio, un botto lo giuro che ma matri ancora grida la tinta, grida e si strappa i capelli per il marito che sempre la tappulia e gli sputa paroli vergognosi che tutto il vicinato li deve sentire le parole, buttana e sucaminchia, troia e chussì avanti tutte le ore giorno e notte finché poi crolla il padre e, Cos’è questo baccano? Cos’hai da dire su tuo padre e di tua madre? Non è successo niente e quel figlio non solo gridava che “papà è muorto” ma anche rideva figlio di buttana. Sauro. Ci passai a natale e visti che non era rimasto più niente di quella maledetta casa dall’intonaco rosa. Avevano fatto saltare tutto all’aria che se ci fossi stato mentre la scassavano tutta ci avrei sputato sopra non prima però di avere recuperato un pezzo d’intonaco della stanza da letto dove lei, la signora si faceva sfondare dal cazzuto in presenza del bambino che terrorizzato dalle urla restava paralizzato, e senza fiato: Me la pagheranno entrambi! Allora, che succede? E che deve succedere, ho visto papà a terra e la mamma mi ha detto di chiamare qualcuno per portarlo in ospedale, un’autobbulanza, così m’ ha detto, l’aiuto? Questo ragazzino è proprio pazzo, se ne viene qui a noi ci deve raccontare queste cose? Ma perché non sei andato da tua nonna? …
… Lì poi c’è La Terra con la sua Mercedes chiama lui che lo porta in ospedale se è così come dici chiamalo. E su, avanti! E che gli dico a La Terra? Io conosco a tia, La Terra non ci può fare niente e magari se non muore magari s’incazza per lo disturbo e a mia mi ci ha portato già diverse volte all’ospedale di Modica per la pancia, Maria che dolore! No è meglio se ci vai tu a vedere se è ancora vivo E andiamo! Niente, non è successo niente, vedete è a letto, sembra un agnellino il bastardo, dorme adesso dopo la crisi, dorme e io sia maledetta per avermelo sposato per farci prendere un bello scanto al bambino vedete come dorme adesso? Niente un po’ di bava in bocca non è niente ma certo che ancora non ci faccio l’abitudine con sta cosa, i suoi attacchi, s’arrumazza come un sacco di patate e inizia a tremare come foglie al vento e non capisce niente non ricorda niente e manco ci crede che ci fa prendere tanto spavento, i suoi frati se ne fottono, cazzi tuoi sono, Regina, così mi dicono e se la ridono sotto i baffi che tutta la pancia trema e sa frati, Regina te lo sei sposato tu e come donna tu sei che lo devi aiutare, sopportare e noi non ci possiamo fare niente. Tutti morti sono adesso i fratelli. Che giornata magnifica, che sole, che luce! Giornate così si ricordano per sempre, anzi sono quelle giornate che si prendono a riferimento quando si vuole indicare una giornata bedda, di sole, di luce e di cielo blu che spacca gli occhi, un cielo che suca gli occhi tanto che quando si presentano giornate così gli occhiali si dovrebbero portare o bisognerebbe scrivere è vietato guardare l’alto, il cielo per paura che potreste scomparire al momento come quando viene un fulmine che vi sputa nel centro di Milano, stunati, rimbambiti dal fulmine e dal cielo sereno. Doveva essere la prima media per il ragazzino, forse e chi se li ricorda gli anni se si hanno duemila e pass’ anni adesso, ma non potevano esserci le scuole aperte quella mattina perché altrimenti non sarebbe stato a casa sa frati? E forse era l’estate? E perché non passò dai nonni eh? Eh non ti ricordi, no. Purtroppo non era morto il padre. Era ancora vivo. Cose di vino. Ma sa frati se era estate non poteva pensare al padre perché ogni estate nel cortile dei nonni arrivavano i romani, le figlie dei romani di cui lui ne usciva pazzo davvero, soprattutto della più piccola dagli occhi del colore del cielo quella che per la prima volta gli mostrò cosa teneva dentro le mutandine rosa e che rosa! Così non poteva pensare a suo padre si ripeteva E’ meglio così, che ci pensi la madre al padre e io al resto, è una fortuna non abitare insieme ai nonni perché altrimenti chissà quali vergogne! Beatrice la vide per la prima volta nella casa della maestrina che poi era la zia di Peppino che aveva una stanza in casa e insegnava a tutti i bambini del circondariato. Tutti sti bambini avevano la stessa età: dovettero fottere tutt’insieme in quegli anni come dice la leggenda; tutti figli di buttana erano e figli di padri coi cazzi affilati erano quando ancora non c’erano le televisioni e in piazza girarono il famoso divorzio all’italiana. Appassiri la Sandrelli: faceva sfogare i mariti appena maritati e le mogli rodavano cose che mai prima avevano visto se non nei scecchi che portavano gli uomini anziani nelle campagne coi carretti. Chi tempi!
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1 marzo 2006 alle 19:43
Tu sei Franco Lauretta? Il Franco Lauretta che era seduto accanto a me o cunciertu ri S.Antonio na banna re viecci??
Quello che suonava il sax soprano??
Quel timido e riservato ragazzino alla mia sinistra che tanta simpatia mi suscitava.
Minchia, che trasformazione!
Non ho mai collegato a te, quando, dopo tanti anni in cui ci siamo persi di vista, gli amici ti nominavano chiamandoti l’artista.
Minchia che sei diventato?
Un grande pittore (solo ora ho potuto vedere un tuo quadro)e un bravo scrittore (da quello che leggo sopra).
A parte il talento che hai sempre avuto (questo non si costruisce) ma è vero “ca cu nesci arrinesci?
Io sono sempre rimasto il solito mediocre saxofonista, sempre seduto su quella panca grigia ro cunciertu (dopo una piccola pausa di 18 anni).
Non sò se ti ricordi ancora di me ma ti mando i miei più cari saluti.
Quando ti trovi da queste parti mi piacerebbe salutarti di persona
Rino Fronte
1 marzo 2006 alle 19:45
Sauri, Sauri i confinanti dei Micheilini parenti dei Buozzi? splendido quadro anche con le parole. ciao
5 aprile 2006 alle 09:26
E pensare che quando ero piccola e ti vedevo venire a prendere Giuseppe con la tua macchinetta color prugna mi mettevi timore con quel pizzetto e quello sguardo quasi severo…mi sono poi ricreduta sulla severità di quello sguardo per il Natale 2004 quando seduti sulle mitiche panche della piazza che porta il mio nome ci scaldavamo le ossa sotto il sole ispicese che è il sole più caldo che io abbia mai sentito in assoluto…(ricordo ancora con nostalgia i caldissimi “filinona “di ispica quando mia madre mi obbligava ad andare a letto e io di nascosto mi alzavo senza far rumore e mi mettevo a sedere sul marciapiede di via acireale solo per poter assaporare fisicamente quel calore…)Salutami la tua versione maschile spero di potermi scaldare le ossa con voi in piazza questa estate …
7 aprile 2006 alle 15:53
ancora adesso sai che assorbo quel calore di quella mattinata mentre con la telecamera ti facevo chiamare alcuni nomi per un video che stavo giusto registrando in quei giorni natalizi, e si rideva ricordi? Gli occhi ridevano!