sformato di pane. vol.3
Sono stato fortunato io, sapete, avevo visto bene andando soprattutto nei ristoranti, nei pub, avevo visto e di fatto se allora, ieri, pochi avevano visto e apprezzato le mie nature morte da locanda, dalla “estensione del dominio della lotta”, avevo già sorpreso Marcello riponendo il suo scolabottiglie non su tela, ma su tavola, un’insolita e solida icona e sant’iddio, non necessariamente questi pittori – d’oggi? – debbano essere degli imbecilli! Così ho fatto tonsura al pittore. Ai giorni nostri, la pittura è diventata quanto non è mai stata prima: ready made. Renato, mio compagno, è stato il pittore italiano dello straordinario secolo che ci siamo lasciati alle spalle. Renato in fondo è stato come Beuys in Germania. Loro si sono incontrati e si sono lasciati. La loro scomparsa è stata benedetta. Con B. siamo diventati tutti artisti. Renato ha portato la pittura nell’orinatorio, l’ha buttata fuori, nelle strade, nei ristoranti, nei pub, nella suburra dell’arte. La pittura, siamo nel 2005 Signori, ricordatelo, è giovane come nei secoli non è più stata. Molti pittori ancora non lo sanno e forse non lo sapranno mai almeno finché continueranno a essere imbecilli. La pittura stamattina è un linguaggio altamente e sofisticatamente concettuale e probabilmente il quadro, il mio quadro, quanto di più alto e di concettuale esiste al mondo in questo momento.
Aveva ragione mia nonna, l’ “Americana”, io, carissimi, me ne fotto del genius loci. Se ho insistito tanto con le immagini siciliane è perché desideravo riordinare un’identità italiana, italiana prima e dopo Bubblegum, letteralmente, illustrato la parola chiave “surgite”, alzatevi, ai pittori. Ho potuto permettermi questo lusso perché solo e semplicemente perché sono diventato pittore. Renato mi era amico ma non si poteva dire questo fino al 2000. Dopo il lutto, tu che leggi lo sai, sussurrato prima, detto ‘mane, finalmente, posso e possiamo chiamare Guttuso non meno di Giorgio de Chirico o di Schifano. Adesso è tardi. Sono le 2,36. Buonanotte a tutti, ridendo, Francesco. E rieccomi seppure con grande fatica, 14 febbre 2005, Legnano. Non ho più cantato. Non me la sono sentita. L’arte è qualcosa che non capirò mai pienamente e spesso fatico a credermi un artista. No, sono troppo debole per fare l’artista, troppo stanco per ricredermi come artista. Nonostante Mingardo, in questo momento, cerca di accompagnarmi nelle cose belle, sono distratto, disturbato. Da cosa? non lo so. Io sono disturbato. Sento le novità lontane o impossibili, improbabili. Poi mi incazzo perché non è vero che ci sono delle novità, come le chiamo, è stato solo un abbaglio. L’inaugurazione è stata noiosa e la cena è stata peggio. Di Bubble non si farà niente e adesso inizio a dubitare della mia pena con Renato. Ho rivisto l’antico catalogo di A. Ho rivisto anche le opere recenti di X. Non c’è niente di entusiasmante. Se proprio siamo degli artisti, siamo davvero piccoli, piccolissimi.
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