camomilla.
…, domani andrò fuori, non che non lo fossi già, avrò bisogno, stupido bisogno, no, l’assenzio, ringrazio l’amico, pochi, uno o due, due mi hanno già lasciato, così sia, mi dispiace. Non c’è più tempo per le correzioni. Mi giro intorno e mi trovo senza occhi, trascinati, formati, sorreggiti se puoi, se vuoi, ma, ma ormai credetemi, è menzogna, è fine, diluita, sai, volevo, lo desideravo davvero, cantare come Sara questa notte. Dimenticherai questa notte, questa, domani, quella di domani e la domenica mattina scoprirai un altro fazzoletto azzurro che vedrai, magari, se lasci una finestra aperta, e, il mio, davvero, è sporco, è unto, canto, solo, non te l’avevo detto? Cum dederit dilectis suis somnum, è unto e girerò a vuoto, ormai, a vuoto. 14 ottobre. Andrò con una tazza di camomilla in mano, cerco qualcuno che ha sete, o che sta male, che si piega fino a sparire, basso o bassa, che fatico a vedere, che non vedrò mai cerco, una tazza di camomilla in mano, bollente, so come sparire, dove andare a sparire, sapete, quando mi fermai lì, in quel giardino spoglio, avevo appena visto un corpo mutilato di marmo bianco, forse troppo, sostenuto da un altro corpo altrettanto mutilato e bianco, il sole mi feriva gli occhi, accecava i miei occhi, scivolai su una lastra di ghiaccio e i corvi svolazzarono via, poco distanti, curiosi e amici. Poi quegli occhi si gonfiarono e sputarono delusione, rabbia, fine. Lassatimi stari.
» Quelli che … la sagra delle chiappe Un paio di giorni fa ho passato una mezzoretta a
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