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Pfhat.

Postato da francesco lauretta  |   12 aprile 2007

 C’è un sole caldo fuori. Non ho fame perché ho mangiato e non sono pallido né triste. Potevo espormi fuori al caldo ma c’è gente che passa e che non mi lascerebbe in pace se dovessi aprire la mia portafinestra perché prima o poi occuperanno l’appartamentino di fianco al mio. parsifal.jpgDal balcone lungo i cornicioni di pietra, mi lascio andare dopo una lunga passeggiata per le vie, per le cose comuni, della vita di tutti, normale e fastidiosa, le cose domestiche tanto che non ho visto neanche il ponte ‘mane come di consuetudine quando vado alla posta, il fiume. La mostra è lontana. [Aion] Lascerei le tendine azzurre scivolare davanti ai miei occhi, a riposo a tensione, le grecchie tese.  Ci sono tante voci. Tanti i versi. Fatico a non vomitare, è dal risveglio mentre dovrei riposare, non dovrei. I conti non tornano, silenziosamente, silenziosamente viro lo sguardo verso il pavimento chiaro di questa casa, sento le spine offendere i miei fianchi, c’è profumo di fresco verso il pavimento, il cielo no, non è bello stamattina, non adesso al vespro che mi porterei allo sbando, fuori, losco, sconcerto afoso. Ah, respiro! Ah, non mi commuovo devo chiudere con questa mente, con questo flagello della testa, e vorrei suonare i composti di varie trombette d’oriente, disaguarmi – con una sola s -, deve essere eccezionale morire di sangue dalle vene, e le forze che se ne vanno, la vita liquida se ne vanno, rossa di vergogna O. O bagnatevi membra, vai ed esci fuori, cammina cammina senz’ombre, senza teste senza colori senza vene senza cuore senza occhi senza dita senza niente, senza dire niente invita. Esci e gira nell’infero bambino, bambino a fuoco i gialli sono bollenti, l’aria lava – lava= magma -, Ah, starnuto, ributto quei muscoletti deboli deboli dei miei avambracci, i gemelli, ma perché continuo a dire se non spuntano strani i fiori! L’altra sera, quando ancora era giorno, mi sono fermato in piazza Carlina a mirare fiori arancioni e gialli di cadmio, e di cadmio chiaro, i papaveri, i tulipani dallo stelo lungo, belli, bellissimi: Ah, Parsifal! [Pfhat] Non c’è mostra.

 Non c’è mostra, non ci sono, io. Ma ho sete. Ho dolore. Ho vuoto. Ho il bene. Ho la pena -della terra-, ho l’incubo l’evento, questo silenzio ovunque ovunque silenzioso mi commuove mi disintegra il mio silenzioso, E potrei continuare se avessi coraggio, se fossi forte se fossi vita: campanellini ini ini, 63 campanellini straordinariamente per due minuti e quarantuno secondi!
La mia testa si forma di stanze, colorate, una ad una i mostri si compieranno e mi saranno grati.

Basta, qui chiudo. Ringrazio sentitamente Saro a Clara. Un abbraccio, f.


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