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prestazione personale

Postato da francesco lauretta  |   12 febbraio 2006

Sentitemi, sono andato affanculo da quando sono tornato da quella cazzo d’isola, non mi attendevo questo ma tant’è eccomi.

Lauretta è uno stronzo. Manca solo un mese da una mostra come tante dice il mio proverbiale pessimismo e qui dovrei tacere. Si sa, d’altronde qualcuno mi ha sempre attaccato per questo, il mio essere così tetro tanto che a volte anch’io provo a prendere le distanze da questa mania, altro che sorrisi, ma così spesso sono, tetro, e faccio bene a nascondermi, faccio bene a chiudermi chissà in quale buco del mondo e forse è anche per questo che ho iniziato a dipingere, per rendermi trasparente, invisibile in questo mondo di merda e se dico questo debbo negare anche questo. Per carità non dire niente non dimostrare niente. Sono tornato e ho compreso che vado a ramengo.

Qualcosa, è accaduto qualcosa che mi ha sconvolto e della quale non riesco più a rianimarmi. Ci ho provato in qualunque modo. Ho provato a chiamare un po’ tutti gli amici, sono andato a trovare gli amici e niente, sono riuscito solo a chiudermi sempre più in questo buco e rifletto solo I giorni che scorrono almeno finché non raggiungerò quel 15 novembre non perché inaugurerò una mostra, ma semplicemente perché finisce una fatica che lentamente è cresciuta, un progetto che è diventato un’ossessione e se non ricordo male ogni qualvolta ho raggiunto questi vertici d’ansia, sono crollato miseramente e miseramente rigiro le parole, I miei impasti di parole sono come quelli di uno stupido adolescente o comunque quelli di un individuo fragile che va a pezzi, in frantumi.

Poi qualcosa cambia. Mi metto in viaggio e sento, mi sento ancora integro e furioso. Oggi ad esempio ho buttato le mie noie e ho iniziato a disegnare un paesaggio. E’ un paesaggio famoso che si trova a Ispica e che è possibile vedere dall’alto del convento del Gesù, un convento di frati francescani credo. E’ vero, ieri sera siamo andati in via Turati a Milano e abbiamo visto le opere dei finalisti di un concorso a premi dove sono esposti due paesaggi anonimi e verdi brillanti che I critici amano tanto di questi tempi. Probabilmente uno di questi paesaggi si aggiudicherà l’ambito premio. Il mio paesaggio è da più di un anno, forse sono due anni, che aspetta di essere messo in mostra. Il mio paesaggio non vuole competere con quello di via Turati. Il mio paesaggio non è semplice da realizzare, non senza fronzoli anzi, è talmente complesso che quasi non lo inizio neanche. Però, infine devo realizzarlo, sarà un sollievo perché semmai riuscirò a finirlo e ad esporlo trarrò in inganno gli occhi e la curiosità di chi si porrà di fronte ad esso. Perché? Perché è un paesaggio famoso?Mica sono scemo che ve lo vengo a cantare così in quattr’otto! No, dovete avere pazienza. No? E chi se ne frega!

Lauretta è davvero uno stronzo.

Farò una grandissima mostra il 15 novembre che neanche I critici ci capiranno qualcosa. I pittori ancor meno. Mi si rimprovera spesso che sono un tipo incazzato e che dovrei rispettare I miei colleghi. O ma io rispetto tutti, davvero li rispetto tutti I pittori e non solo loro, rispettoi critici, I curatori di mostre, I galleristi, e compagnia.

Rispetto tutti.

Farò una mostra davvero straordinaria e in questo momento non c’è nulla che possa scalfire questa mia incoscienza, questo ardire.

Questo ardire. Zero. Un minuto ancora e inizierò a contare i giorni, un minuto in più ed ecco che questo è il trentaduesimo giorno. Il paesaggio è alle mie spalle come abitualmente succede ogni volta che impugno i miei guantoni. Certo, direte, ha appena smesso il racconto “L’Attaccabrighe” di quello straordinario scrittore quale è stato D’J Pancake, ma non è solo questo anche perché quasta sera ho visto un vecchio film di Bruce Lee e non c’è stato suono che s’è accordato con il mio umore stasera. Ho pensato che nella nobile Verona stasera dovevano essere molto tesi, loro, alcuni anche contenti e ci credo, è sempre così, c’è sempre qualcuno che sorride e tanti che frignano, questo accade sempre alle fiere e anche per questo che ho letto l’attaccabrighe.

5 novembre:

10 giorni? 11? E chi li ha contati più questi maledetti giorni! Solo stamattina ho terminato di dipingere quel paesaggio che andrà nel salotto di Siro. Devo tanto a questi ragazzi perché altrimenti mi sarebbe stato davvero difficile arrivare con le mutande in mostra. Già, la mostra! Faccio finta di niente ma ho preso consiglio di Marziano, concentra le tue forze, la tua attenzione, questo è il consiglio quando, diversamente, tendo ad evadere, ad andare via lontano.Non è un caso che proprio due giorni fa ho chiamato Phil in soccorso con le sue pecore elettriche. Ho lasciato il corpo e tendo ad evadere, a scivolare pericolosamente se non in quel paesaggio, lì, nei dintorni. Non avevo svelato che il paesaggio che ho dipinto è noto perché periodicamente qualcuno si lascia andare da quelle altezze, si lascia morire da quelle altezze. Ho i piedi freddi. Sono stato a rivisitare lo spazio di Care e mi sono confuso nel senso che sono stato poco brillante al convegno. Mentre ero lì seppur chiedevo di provare risveglio mi portavo fuori a pochi metri di distanza dove ero passato prima, tra negozi orientali e decadenza sentivo odori e non profumi che ho tradotto come quello di caffè appena venuto fuori da una caffettiera e lasciato bollire ancora fino ad avvisare qualcosa di bruciato ma ancora non andato perduto. Per questa semplice sciocchezza mi tenevo distratto e quando Roberto mi ha chiesto lumi intorno al titolo non ho saputo rispondere. In verità non so rispondere perché è trascorso quasi un intero anno da quando provai la prima volta l’emozione di Non saremo noi . Ricordate? Una sera a Modica, la vigilia di Natale, con tre amici nella sera modicana che pareva notte fonda, le luci accese della notte, la pioggia lenta, le bancherelle del mercato abbandonate quella sera, i cani in cerca di cibo intorno ai bidoni della spazzatura, il libraio di Modica provò a cercare The Golden Man, Non saremo noi inutilmente, mi lasciò le copie e mi fece gli auguri per l’occasione. Una serata magnifica consumata poi a casa con mia madre a guardare Antenna Sicilia e mio padre nell’altra stanza a vedere Canale 5. Quella notte danzai i valzer con Arturo e fortuna volle che nessuno ci vide danzare nella mia stanza siciliana. Certo manca una settimana e mi piacerebbe aggiornare questo racconto, ripercorrerlo daccapo o forse proseguirlo, anticiparlo ma non posso perché credo che andrà altrove non appena raggiungerò l’attesa, non appena sarà finito l’impegno e noi saremo già altro, altrove impegnati con qualcosa che ancora ignoro e che assorbirà altre fasce di nervi. C’è un angelo nel cielo di Milano o così mi piace pensare come mi è stato sussurrato da Titi.


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Un Commento a “prestazione personale”

  1. saro fronte Scrive:

    Franco hai scritto una presentazione che è di per se un capolavoro. Un biglietto da vista intriso della tua personalità, ricca e colta. Quello che ti invidio, ma con ammirazione, è la grande cultura letteraria che hai. Credo che tu sia uno dei più attenti lettori di quanto offra il panorama dei giovani scrittori. La tua scrittura, conseguentemente, è matura – profonda. A differenza della pittura che gelosamente dici insondabile, qui c’è molto da vedere e capire.
    Benvenuto a Spaccaforno.it.
    P.S. Un consiglio: si vede che sei nuovo di spazi su internet, se vuoi essere letto, frammenta i tuoi brani e distillali in piccole porzioni. Sarà più facile leggerti, anche per chi va di fretta. I brani piccoli anche se apparentemente “pesanti” vengono letti. Dinnanzi a brani lunghi e più comodo andare oltre. Te lo dico per esperienza personale, dopo tre anni che pubblico prevalentemente nel Web. ciao.
    Saro.

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