Lettera ad Antonio
Ciao Antonio Modica
Non avrei voluto vederti oggi ma hai deciso così.
E come farti cambiare idea con la testaccia dura che hai…
Oggi, improvvisamente, ho rivissuto tutte le cose che abbiamo fatto e che mi hai insegnato. Ricordo bene la prima volta che ti ho visto: ero all’arà, facevo il karaoke e ho notato questa persona in giacca che elegantemente sorseggia un bicchiere di Jameson senza ghiaccio. Sul tavolo un accendino Zippo in argento ed un portasigarette sempre in argento. Ti guardavo con ammirazione. Arriva la cameriera, ti porta un altro Jameson ed esci dalla tasca un porta soldi sempre in argento. Chicchissimo.
Non ricordo più come ma incominciammo ad uscire sempre assieme. “Sempre” nel periodo in cui stavi ad Ispica. Non sai stare spesso nello stesso posto. Anche se amavi Ispica ti piaceva spostarti e viaggiare. Ero felice di aver trovato una persona dai mille interessi e passioni, proprio come me.
Sei stato tu a farmi appassionare all’informatica ed a internet. Mi hai venduto il mio primo pc. E, anche se non ci conoscevamo proprio benissimo me lo hai venduto a rate. Rate sulla fiducia. Senza nessun documento. E per un anno ti ho portato 150 mila lire al mese. Chi oggi farebbe una cosa del genere?
Ricordo quando mi hai spiegato i vari livelli di importanza che si potevano dare ad un nodo della cravatta: nodo piccolo = persona poco importante, nodo grande = persona importante e davanti a me ti facevi un nodo enorme! Ricordo durante le nostre partite a carte con Ciccio, Gianluca, Michele ed altri, il tuo modo divertente di pescare l’ultima carta dal mazzo.
Modo che ancora mi porto appresso.
Molto di quello che oggi sono è nato in quel periodo.
Mi hai insegnato a prendere decisioni con mille dubbi in mente, il tuo modo sempre diverso di approcciarti con gli altri “A secondo di chi hai davanti” dicevi, l’amore per la musica e l’arte in genere: eri uno dei pochi che riusciva a farmi piacere qualsiasi cosa solo sentendotela descrivere. Se non fosse stato per te non avrei mai visto “The Rocky horror picture show”.
E poi parlavamo di politica (fascistone che sei), macchine (la prima Maserati che ho guidato è stata la tua!) vino, olio, religione, spazio… “A persone come noi non serve la laurea!” dicevi. Intelligente come pochissimi, parlavi e sapevo cosa dicevi, mai a vanvera, mai noioso, ma sempre arrogante e altezzoso fino a farmi antipatia. Ti ricordi… chi di sabato sera sarebbe tornato da Modica a casa mia solo per controllare nell’enciclopedia il nome dello scopritore della librazione lunare attorno alla terra? Tante gare di cultura, musica (e grazie per avermi fatto ascoltare Pourple Rain e Pat Metheny), di conoscenza e di filosofia.
E le donne… ore passate a parlare di donne: la mia filosofia contro la tua. Tutt’oggi ti do ragione, ma non del tutto.
Oggi ci siamo visti dopo tanto tempo con Giulia, eravamo dietro la tua bara, e dopo tutto questo tempo mi sono chiesto “Ma è lei o non è lei?” Mi sono fermato, non ho avuto nemmeno la forza di andarci ed abbracciarla.. è venuta lei, dopo anni che non ci vedevamo:
“Ciao Josè”
“Ciao Giulia”
“Ti ho pensato tanto”
“Anch’io”
“Ci vediamo”.
E’ bellissima e dolce come sempre.
E ti ricordi quando ho mandato a quel paese quella ragazza “solo” perché non sapeva parlare bene l’italiano? Ti sei ammazzato dalle risate e ti sei complimentato con me!
Ci siamo divertiti e sono cresciuto tanto.
Penso che tutti abbiano avuto qualcuno, una persona di passaggio nella nostra vita che ci ha dato tantissimo. Ecco, tu sei un una di queste.
Avrei potuto dirtelo mentre eri in vita, ma tanto lo sapevi già.
Hai scelto di finire così. Bene testa dura.
Presuntuoso e religioso come sei immagino quando vedrai Dio come ti comporterai: farai l’arrogante come al solito del tipo “Ma Tu chi sei per dire quando deve morire un uomo? IO decido dove e quando morire” o l’Antonio religiosissimo che ama gli animali e gli altri, sempre dietro al Padre alla Croce, illuminato, pentito ed umile?
Mi viene da scegliere la seconda, ma nel tuo caso…
Ciao Antonio
Mi mancherai amico mio
Josè Giuseppe Bellisario
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Articoli
30 settembre 2007 alle 00:57
Preghiera in Gennaio – Fabrizio de Andrè
Lascia che sia fiorito
Signore, il suo sentiero
quando a te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare
quando verrà al tuo cielo
là dove in pieno giorno
risplendono le stelle.
Quando attraverserà
l’ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà
baciandoli alla fronte
venite in Paradiso
là dove vado anch’io
perché non c’è l’inferno
nel mondo del buon Dio.
Fate che giunga a Voi
con le sue ossa stanche
seguito da migliaia
di quelle facce bianche
fate che a voi ritorni
fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra
mostrarono il coraggio.
Signori benpensanti
spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio, fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all’odio e all’ignoranza
preferirono la morte.
Dio di misericordia
il tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto
per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto
con la coscienza pura
l’inferno esiste solo
per chi ne ha paura.
Meglio di lui nessuno
mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti
che puoi e vuoi salvare.
Ascolta la sua voce
che ormai canta nel vento
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.
29 ottobre 2007 alle 00:32
Mamma mia Josè….ti voglio bene…è quello che avrei voluto scrivere io…ma in questo periodo riesco solo ad odiarlo…kisses Antonio J. Modica
28 novembre 2007 alle 19:28
da quando Antonio non c’è più, da quando Antonio ha deciso di non esserci più io non faccio altro che parlargli. Capisci l’ipocrisia di questa cosa Josè?
ho passato l’ultimo anno e mezzo a non parlare con Antonio, perchè come al nostro solito avevamo litigato -io delle tue scuse non me ne faccio nulla- queste sono state le ultime parole che gli ho rivolto. Capisci l’oppressione del rimorso che ho Josè?
E a questo punto qualche anno fa tu saresti entrato in ufficio e avresti chiesto ad Antonio “Antonio descrivimi il Rimorso” e lui avrebbe scandagliato con le migliori parole di cosa era fatto un sentimento, lui era bravo a scandagliare i sentimenti e nel suo modo brillante ti faceva credere che tutto si potesse semplicemente razionalizzare con cinismo e disincanto, discernere tutto, decidere tutto. DECIDERE TUTTO.
Ma così ti faceva anche innamorare sempre più di lui… cioè a me capitava così.
poi magari avresti continuato e gli avresti chiesto se sapeva cosa fosse un catadiottro…ma questa è un’altra storia; questo è uno dei mille ricordi meravigliosi che in questi due mesi ho continuato a ripassare: uno dopo l’altro. Quando quella sera un mago mi ha fatto fluttuare nell’aria e voi due a guardare esterrefatti e poi con la classe e l’eleganza che lo contrastiggueva mi porgeva una mano per agevolarmi a scendere dal palco orgoglioso che fossi la sua Signorina; quella signorina che lo adorava dal piccolo dei suoi anni.
L’oppressione del Rimorso, Josè. Era da solo quella sera, e se era da solo è perchè lo abbiamo lasciato solo. L’impressione che avevo il pomeriggio del suo funerale è che dentro quella chiesa, la sua amata chiesa, tutti, TUTTI eravamo colpevoli di essere lì. Lui perchè ci aveva riuniti lì aveva la colpa, noi che ci siamo riuniti solo in quel momento avevamo colpa. Come faceva a non sapere che saremmo corsi tutti da lui se solo ce lo avesse chiesto? come ha fatto a non capirlo, come? o forse ce lo ha chiesto e non lo abbiamo fatto? forse siamo noi che non lo abbiamo capito?
Cosa è successo Josè? Abbiamo sbagliato, abbiamo colpa perchè non ci siamo fatti capire da lui, non lo ha capito che saremmo arrivati tutti di corsa, non glielo abbiamo fatto pensare che basta continuare a respirare per vivere ancora un giorno.
Porca miseria è di Antonio che stiamo parlando? L’uomo più presuntuoso e brillante e elegante e arrogante e intelligente che io mai conoscerò? Porca miseria, l’uomo che aveva delle tappe da megalomane da raggiungere: Dieci punti che si concludevano in una radio hi-net, con una compagnia aerea hi-net fly e infine all’apice un mega-grattacielo tutto in vetro, hi-net building ovviamente, in cui chiunque avesse chiesto un servizio NON sarebbe stato servito. E’ quello l’uomo che ha creduto di non poter respirare ancora una altro giorno?
Dio, ancora non ci credo.
Vorrei solo potesse essere qui a perdonarmi.
come vedi non smetterei mai di parlare di lui, con lui o con te. Quindi ti prego, Josè, proviamo a contattarci, sarei immensamente felice di vederti e di poter parlare con te. io quel pomeriggio dietro la bara di Antonio appena ti ho visto non ho dubitato un attimo di venirti ad abbracciare, teniamolo ancora in vita Josè, ti prego, proviamo a tenerlo in vita ancora un pò.
Un bacio a te ed uno a lui, se mai ci sta ascoltando (e ci starà anche correggendo!).
un bacio d’infinito affetto ad Antonio, ovunque egli sia, qualsiasi forma egli abbia,
qualsiasi aria stia respirando. Mi manca
30 agosto 2008 alle 01:51
Scusate se mi intrometto nei vostri sentimenti, ma ho letto gli scritti di Jose Bellisario, di Sofia Corallo e di Giulia Lecce e pur non avendo conosciuto Antonio sento come un vuoto dentro di me.
E mi manca Antonio come mi mancano le belle pietre di Ispica.
Mi mancate voi come mi mancano tutti gli amici d’infanzia.
E mi mancano i vostri volti non conosciuti come mi mancano quelli sepolti nella memoria.
Mi manca il ricordo di ciò m’è stato vietato di ricordare insieme a voi persino come fare un nodo grande alla cravatta.
E mi manca il vuoto lasciato da Antonio come mi manca il vuoto lasciato da Carmelo, Vannino, Ciccio, Pompeo e da tanti che avrei voluto, per mio diritto, ricordare e piangere.
Ho letto le vostre domande. Dove sei ora? Mi stai ascoltando? Tu lo sapevi. E come è andato l’incontro con Lui?
Dio Mio! Questo si che è pane per i miei denti. Non fraintendetemi, sono un cervellotico, visionario, millantatore di verità, ma innocuo.
Ora se l’eclettico Antonio trovasse lassù un portatile vi invierebbe una e mail più o meno di questo tono:
Ascoltate: l’uomo che muore è Spirito che si libera dalla carne. E’ Spirito che si invola. Ma a ciò che sia possibile, occorre che lo Spirito si sciolga dal corpo, che i legami che avvinghiano esso Spirito al corpo si allentino.
Questo avviene e non è morte. Ciò che l’uomo chiama morte dovrebbe dirsi meglio e solo “trapasso”.
Esso trapasso è infatti il passo estremo che lo Spirito compie al termine di un suo ciclo vitale nel corpo, al termine del suo cammino umano.
“Nascere, morire: ecco ciò che è l’uomo, ed è un breve segmento della vita universale. Poiché tutto ciò che è universale è Spirito e materia insieme.
Ora l’uomo cessa di essere tale sul secondo estremo del segmento.
E l’uomo cade mentre il suo Spirito si eleva.
L’uomo cede le sue forze al tempo e il Tempo gli si svela.
Quando l’uomo trapassa, nell’istante del trapasso, l’uomo vede l’invisibile e ne ha gioia o angoscia, a seconda di come visse.
Son tutti lì, ad attenderlo, coloro che lo precedettero nel trapasso. Tutti lì per guidarlo e rincuorarlo. Egli deve andare. Lo si aspetta.
Gli incarnati congiunti piangono la fine ed è umano; gli Spiriti congiunti gioiscono l’inizio ed è sublime.
Ma lo Spirito deve liberarsi dai legami che lo inchiodano alla terra. Egli deve, e lotta per riuscire.
La sua lotta è immane ed è come un pulcino che sguscia dall’uovo.
E più fu giusto in vita umana, più breve è la lotta e meno estenuante. E più fu ingiusto in vita umana e più lunga ed estenuante la separazione.
Ora, pensate che tale separazione dura giorni e giorni. Ma non c’è legge divina che lo stabilisca.
Ed è gioia e sofferenza. Molto dipende dai congiunti umani o dal corpo che muore.
Sappiate che il pianto, purtroppo, rende più sofferente chi muore. E sappiate che il corpo più è immobile, più lascialo Spirito.
Questa è legge divina. E la gioia, o la sofferenza, dello Spirito nel mondo invisibile è grande.
Lì tutto è nuovo per lui. Tutto è sorprendente.
Egli deve adattarsi. Ma in ciò lo aiutano gli Spiriti per questo inviati.
Egli crederà di essere ancora nella carne fino a quando avrà
30 agosto 2008 alle 01:57
Egli crederà di essere ancora nella carne fino a quando avrà perduto la percezione del palpabile. E quando tale percezione sarà scomparsa egli sarà uno Spirito.
Egli sarà un’Entità Cosmica, non più universale. Questa è Legge divina”.
15 febbraio 2009 alle 12:54
Salve a tutti i frequentatori di questo sito.
Volevo lasciare un saluto ad Antonio MODICA, per me da sempre conosciuto con il nome di Totuccio.
La mia frequentazione con Totuccio risale a tanti anni fa, precisamente al periodo dell’infanzia.
Non ho mai vissuto ad Ispica ma è come se ci fossi sempre vissuto.
Ogni estate, puntualmente, dopo la fine della scuola, venivo a trascorrere tutte le vacanze estive dai miei nonni.
Premetto che sono nato a Modica e anche se ho vissuto sempre nel Lazio mi sono sempre sentito e mi sento tutt’ora Siciliano.
Chiudiamo questa parentesi che penso non interessi a nessuno di voi ed ha solo lo scopo di far comprendere ai lettori come ho conosciuto Antonio.
Io insieme ad Antonio, Giovanni e Mario formammo, senza volerlo, tanti anni fa il gruppo dei ragazzi della spiaggia di Cirica.
Anche se ricordo, ancora prima, di giocare con Antonio nella sua casa di campagna e mi ricordo vagamente anche i suoi nonni, credo paterni.
Le storie da raccontare sarebbero tante visto che, avendo raggiunto l’età di 37 anni provate ad immaginare quante estati passate insieme sulla spiaggia.
Tutti ricordi che, porto e porterò sempre dentro di me.
Devo dire che da qualche anno avevo perso i contatti con Antonio, come anche con tutti gli altri ragazzi della spiaggia anche perchè non venivo più molto spesso ad Ispica.
So che lui, quando gli capitava di incontrare qualche mio zio in vacanza, chiedeva sempre ed ha sempre chiesto notizie di me.
Mi viene in mente, al momento, un fatto carino che mi successe con Antonio: nel 1995, quando ancora ero studente all’università, per guadagnare qualcosa, facevo, a tempo perso una vendita porta a porta la quale, per iniziare, richiedeva l’acquisto di un kit per la cifra di 175.000 lire dell’epoca.
Antonio fu molto entusiasta di quest’attività ma, come al solito, non aveva i soldi per acquistarlo, mi propose allora di permutare il kit con una coppia di casse kenwood a tre vie da parecchi watt più o meno dello stesso valore ed io accettai.
Ebbene quelle casse, a distanza di anni, sono ancora conservate imballate nell’armadio di casa mia perchè non le ho mai usate.
E’ strano pensare che una parte riconducibile ad Antonio è ancora insieme a me.
Non so nulla degli utlimi anni di vita di Antonio, di che lavoro svolgesse di dove vivesse.
Ho appreso la notizia della sua tragica scomparsa tramite un sms di un mio zio che vive ad Ispica e sul momento non ho avuto nessuna reazione, forse perchè, come ogni giorno, ero in ufficio a lavorare e la mia mente era come se non avesse spazio.
La cosa strana è che anche nei giorni successivi non riuscivo a elaborare nulla della morte di Antonio ma, era solo un periodo di passaggio visto che poi le emozioni sono esplose all’improvviso come l’eruzione di un vulcano spento da secoli.
La mia domanda è perchè, perchè sei arrivato a questo gesto così coraggioso che forse pochissimi di noi o quasi nessuno sarebbero in grado di metterlo in pratica!
Perchè Antonio!Perchè!
Non lo sapremo mai!
L’unico mio rammarico che mi accompagnerà per tutta la mia vita, è quello di non averti potuto rivedere, salutarti, ricordare i vecchi tempi, ho perso quella possibilità che ho avuto in tutti questi anni, quel treno è passato e non ripasserà mai più.
La scorsa estate (2008) sono venuto a salutarti ma tu eri chiuso dentro una fredda tomba di marmo e la tua anima chissà dove.
Addio Totuccio ovunque tu possa essere!
Ruggero (per te Ciccio).
11 aprile 2009 alle 12:07
non lo dimentichero’ mai antonio.un grande abbraccio,ovunque sei dalla tua compagna di banco del liceo
13 dicembre 2009 alle 00:02
Ciao Totuccio,
grazie delle risate e delle imitazioni che da piccoli facevi con tua sorella Maria facendoci trascorre momenti di grande allegria che difficilmente torneranno!!