Due cose che non vi riguardano: un cane; di razzismo.
Mi perdoneranno Evangelisti -autore di La luce di Orione che narra delle nuove avventure del grande inquisitore Nicolas Eymeric-, e quelli di Carmilla: con tanto sole e silenzio di questa mattina italica non potevo non impostare due note che in qualche modo registrano la prima realtà -una parte, chiaramente- di quest’inizio di millennio.
Quand’ero bambino e guardavo il telegiornale con mio nonno, io e mio nonno credevamo che quanto passavamo in visione era semplicemente il frutto di un progetto metafisico.
Per il “cane” consiglio di andare in fondo alla pagina. Buona lettura.
Romania fa rima con etnia?
di Valerio Evangelisti
L’identità dei rumeni (non “romeni”) è tale da rendere difficoltose le campagne d’odio razziste cui siamo ormai abituati. Sono di pelle bianca. Sono in maggioranza di fede cristiana (sia pure nelle variante greco-ortodossa). Parlano una lingua che discende in linea diretta dal latino. Fanno parte dell’Unione Europea.
Non si possono applicare loro, insomma, i consueti alibi che giustificano il razzismo dilagante in questa porcheria di paese: lo “scontro di civiltà”, la “lotta al terrorismo”, la differenza di culture, e via delirando. I rumeni si chiamano così proprio per l’impronta lasciata loro dall’annessione a Roma – ammesso che simili argomenti abbiano un senso. Anzi, quando l’impero romano era ormai scomparso, là se ne teneva vivo un brandello. Dico questo per prevenire le obiezioni delle canaglie fasciste, sempre pronte ad asservire la storia per giustificare i propri delitti. Non vi serve cercare Dna particolari. La Romania era ed è più latina di quanto non lo sia l’ipotetica “Padania”. Se siete fascisti, siatelo fino in fondo. Se siete “padani”, andate affanculo. Da bravi barbari, vi bevete l’acqua del dio fiume, con larve annesse. Prosit!
Veniamo al caso che invade le cronache. Un rumeno, per la precisione un Rom, violenta e uccide una povera donna. Dove abito io, l’ultima violenza carnale di una lunga serie è stata commessa, se ricordo bene, da un calabrese ubriaco. Non mi risulta che, per questo, la Regione Emilia-Romagna abbia rotto le relazioni con la Regione Calabria, né che si sia scatenata una caccia al calabrese.
Invece, se le cronache dicono il vero, il governo Prodi avrebbe richiamato l’ambasciatore in Romania. Non so se la notizia sia fondata, però ho visto Walter Veltroni, segretario del futuro Partito Democratikkko e sindaco di Roma, lamentare a Ballarò che i rumeni in Italia sono troppi (riecheggiando Beppe Grillo, altra brava persona), e rivendicare con orgoglio la distruzione delle loro baracche (dove siano finite le famiglie degli “sfollati” non si sa). Intanto, grazie anche alle indirette istigazioni dello stesso Veltroni, squadre di “giustizieri” sprangavano rumeni qualsiasi mentre, carichi di borse, uscivano da un supermercato, e distruggevano un negozio di “specialità dalla Romania”. Il Giornale applaudiva questa reazione spontanea delle masse.
A mia conoscenza, mai il governo degli Stati Uniti ha convocato diplomatici italiani per rinfacciare loro ciò che stavano facendo, in territorio americano, gli affiliati alla Mano Nera o a Cosa Nostra. Pescava i colpevoli, se ci riusciva, e li sbatteva in galera.
Solo da noi si fa ricadere un crimine su un popolo intero, e si prende a pretesto un delitto per criminalizzare una nazionalità nel suo complesso. Che i rumeni si consolino. Prima era già accaduto agli albanesi, ai nordafricani, ai polacchi, agli “slavi” in genere, ai meridionali. Nel Medioevo, i Veltroni di allora (o i Fini, o i Casini, o i Berlusconi, o i leghisti del tempo) imprecavano contro gli ebrei, che dissanguavano bambini cristiani. La – da me non tanto – compianta Oriana Fallaci inveiva contro i somali, rei di sporcare Firenze. Ogni epoca ha il suo stronzo, e la sua vittima.
Tornando ai rumeni, delinquenti per vocazione genetica, cos’abbiamo fatto noi a loro? Una qualche reciprocità esiste.
Era appena caduto il regime di Ceausescu e già migliaia di “imprenditori” italiani (chiamiamoli con il loro nome: “padroni” e “padroncini”) si fiondavano in Romania, come in altri paesi dell’Est, alla ricerca di manodopera sottopagata. L’avvilente epopea di questi tristi avventurieri è appena stata narrata da Andrea Bajani in un bellissimo romanzo, altamente consigliabile: Se consideri le colpe, Einaudi, 2007. I “portatori di progresso” italiani si rendevano complici di un doppio crimine: togliere lavoro in Italia e instaurare lavoro schiavistico altrove. Intanto un paese, sottratto a una dittatura ma lasciato nelle braccia del neoliberismo più brutale, assisteva a un degrado progressivo, e diventava tra i massimi esportatori di delinquenti e, soprattutto, prostitute. Nessuno, come i clienti di queste ultime, apprezza i benefici del capitalismo. D’altronde la merce è varia: un volo aereo e c’è, alla periferia di Timisoara, un bordello in cui sono in vendita minorenni dei due sessi. I padroncini vi si affollano.
Fa comodo la miseria altrui, purché resti a casa propria. Se viene qua, si trasformerà in puro accidente o in scelta criminale.
Che schifo! Che paese (o etnia, a questo punto?) di merda è diventato l’Italia!
Da una newsletter di Flash Art che mi è arrivata alle 06:05 di stamattina.
UN CANE CHE MUORE PUO’ ESSERE ARTE?
Gentile Giancarlo Politi,
in che punto della storia dell’arte andrebbe considerato Guillermo Habacuc Vargas? Sono indeciso tra due ipotesi: tra chi ha visionato in maniera storpia e volgare gli azionisti viennesi (oltre a tutti i loro epigoni) e i nostri un po’ più raffinati contemporanei o tra i furbacchioni mediatici, con dubbiosi scrupoli morali? Mi dia una mano.
Con affetto,
Francesco Berio
L’ ARTE E’ IL NERVO SCOPERTO DELLA VITA, NON I CIPRESSI IN DUPLICE FILAR…
Caro amico,
l’arte è il nervo scoperto della società e della vita. L’arte è l’occhio di Dio che ti segue ovunque, come ci dicevano all’oratorio. L’arte (non so se grande o piccola o media) può vivere nell’immagine di un cane morente come la poesia di Montale viveva negli aguzzi cocci di bottiglia o del rivolo strozzato. Ciò che posso dirti e di cui sono testimone, come tutti, è che l’arte è sempre meno il fremito davanti all’immagine di un tramonto o di un paesaggio con “i cipressi che a Bolgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar”….
Caro Berio, ho ricevuto, ovviamente, centinaia di messaggi e di richieste di bollare come oltraggio quest’opera: da parte di benpensanti, di anime pie, di maestrine, di abatini, di seminaristi. Non so in quale punto della storia dell’arte, come tu pretendi, collocherei quest’opera. Noi poveri cristi, impegnati e impantanati in una cronaca che è un girone dantesco, non abbiamo il tempo, la forza, la voglia di pensare alla storia. Ma da ieri, quando ho ricevuto l’immagine di questa performance, a oggi e forse anche domani, questo povero cane, che mi ha rimandato ai milioni di bambini sofferenti, mutilati dalle guerre o morenti di fame in molte parti del mondo, ha tenuto sveglia e vigile la mia coscienza un po’ insonnolita. Non è anche questo il compito e il ruolo dell’arte?
Null’altro da aggiungere.
» Pensa cosè, questo il punto … Olio su tela, scritta al neon © Francesco Lauretta - Immagine
» riflessione Che dire, se piove ancora scura, la tana chiara, sfavillante
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Articoli
8 novembre 2007 alle 12:36
Quanto hai riportato di Evangelista mi spinge a dire: GRAZIE!
Perchè a volte, chiusi nei nostri ghetti mentali, ci dimentichiamo la storia, dimentichiamo chi siamo, da dove veniamo e dove finiremo.
In questi giorni mi è sembrato di vivere in un clima di assurdità, in cui ci si dimentica sempre più il buon senso.
I criminali vanno puniti, punto! ma quello che sta succedendo in questi giorni ha dell’incredibile.
ci siamo dimenticati quanto sia degradante per noi andare all’estero e sentirci dire, quando diciamo di provenire dalla sicilia, “ah, sicilia-mafia!eheh” ???
La Sicilia è solo mafia? NON MI PARE
La Romania è solo crimine, violenza e prostitute? NON MI PARE
Purtroppo mi viene da dire che una delle piaghe di questo inizio millennio sia l’IGNORANZA.
Se non conosci l’altro, ne hai paura.
E noi, i nostri vicini di casa non li conosciamo… ma non li vogliamo neppure conoscere. ci basta quello che ci dice la TV o l’oratore di turno che, con plausi e promesse, si guadagna il posto in prima fila nel governo di questo Paese.
E anche lì, l’ignoranza dilaga.
E io non ci sto!
Grazie Francesco per aver postato un intervento di così grande rilievo.
9 novembre 2007 alle 13:19
Grazie a te invece per avere risposto con un commento. Allora consiglio di approfondire l’argomento andando a visitare il sito http://www.carmillaonline.com dove ‘mane Wu Ming e compagni hanno postato: “Ancora sui rumeni in Italia e sugli italiani in Romania. Saluti.
15 novembre 2007 alle 11:56
“Non so in quale punto della storia dell’arte, come tu pretendi, collocherei quest’opera.”
Non nella storia dell’arte ,ma nella storia dell’imbecillaggine umana e della vanità che non esita a sacrificare una vita innocente pur di far parlare di sè,nè daltronde,mi stupisce,in quanto oggi,non tutta,ma la maggior parte dell’”arte” moderna non costituisce altre che una patinata versione di Novella 2000.
“Ma da ieri, quando ho ricevuto l’immagine di questa performance, a oggi e forse anche domani, questo povero cane, che mi ha rimandato ai milioni di bambini sofferenti, mutilati dalle guerre o morenti di fame in molte parti del mondo, ha tenuto sveglia e vigile la mia coscienza un po’ insonnolita. Non è anche questo il compito e il ruolo dell’arte?”
Certo! Come no!Perchè non sodomizzi in pubblico un bambino per protestare contro la pedofilia?
15 novembre 2007 alle 21:25
Caro Giancarlo Politi,
preferisco essere considerata una benpensante, un’anima pia, una maestrina etc etc che riuscire ad apprezzare e a capire che per risvegliarsi un pò ci sia bisogno di vederselo sotto gli occhi il ‘cancro del mondo’..lei si colloca fra quelli la cui coscienza è riuscita ad assopirsi un pò? da una parte la invidio..vorrei fosse così anche per me, ma non ho avuto questa fortuna… così, di fronte a un’ opera che per me è la rappresentazione di quanto il genere umano sia stupido al punto da dare un senso a tanta crudeltà, cado ancor pù nel baratro.. non ce n’era bisogno…sappiamo tutti che il fine dell’artista è stato solo l’egosimo..se scuoto ho successo.. e questa sua ‘OPERA D’ARTE’ ha sconvolto chi già perorava la causa dei più deboli.. tutti gli altri il giorno dopo ritorneranno ad essere i miserevoli di sempre altrimenti le cose, sarebbero già cambiate.
‘ L’ARTE è IL NERVO SCOPERTO DELLA SOCIETà’..che belle parole..il vero artista è colui la cui sensiblità riesce a scuotere gli animi senza bisogno di compiere ciò che si condanna.
NULL’ALTRO DA AGGIUNGERE
Manuela Ricciardi
15 novembre 2007 alle 21:41
Guardate questo video e ditemi se non è sufficiente a risvegliarsi un pò.
http://veg-tv.info/Earthlings
Manuela Ricciardi
15 novembre 2007 alle 21:51
Potrei sapere perchè cancellate i messaggi?…non siamo tutti liberi di esprimere un’opinione?..sono stata forse volgare?..non mi sembra proprio..
Complimenti
Manuela Ricciardi
9 gennaio 2008 alle 13:41
a proposito del razzismo (materia proteiforme!)
ad occhio, ed un po’ a orecchio mi inserisco nel discorso!
siamo sicuri che sia paura del diverso quella che porta a proprio vessillo lo stereotipo o il proclama razzistico. io ho iniziato a diffidare della categoria di diverso tout court, in quanto neutra e inopertativa. piuttosto aggettiverei minimamente e aggiungere per es. povero. ecco sì, l’immagine della povertà fa paura a chi ha faticato a conquistare una certa ricchezza, ed interi gruppi umani, senza dichiararselo, producono l’antidoto alla sua possibile dissoluzione. é in scena il gioco del desiderio, ed è ciò che fa paura; l’idea tremenda che qualcuno possa sottrarre a me e alla mia costipata comunità un intero modus vivendi; è la paura della perdita, più animale che umana (pensiamo al cane con un osso in bocca!), che rende persecutori ancor prima di essere perseguitati. Tolte queste istanze pre-umane, non vedo dove possa essere la diversità quando ho davanti membri della mia stessa specie (con braccia, piedi, lingua, desideri, dolori, pianti, sorrisi). E inviterei a considerare come più reale la nostra paura di quella (schoen) codificata dal linguaggio, che in quanto istituzionale è limitata e in funzione della prima da cui ne riceve il senso, fisiologicamente. il razzismo è l’anticorpo delle società ricche al capolinea della storia e non l’attributo dell’ignoranza (ignoranti sono sempre gli altri, e il problema è risolto!)…
saluti a tutti!
14 febbraio 2008 alle 10:33
Sull’arte.
Della performance ho solo letto. La mia coscienza dorme, e che continui a farlo se il risveglio è nelle urla dell’orrore spettacolarizzato. Di quale arte stiamo parlando? Dove e quando abbiamo smarrito la vitruviana venustas?
Sul razzismo e oltre.
L’anticorpo delle società ricche al capolinea della storia. Per il nome ancora un mese.
3 aprile 2008 alle 20:00
Poco OpenSource nelle elezioni…
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