Ombre di tanto tempo.
Sono scivolato sulla parete che ho formato dentro la finestra con colori insoliti se sono fatti di terra rossa e di sputo blu. Dietro lo spazio che per il momento vedo da solo perché isolato scorgo volumi, umori assieme che mi sussurrano di grazia, di pelle scorticata, di testa abbattuta a colpi di bastoncini di carta velina, vele, ali di farfalle fatte di cartapesta e colla, dadini di carne tritata impastata con uovo giallo, prezzemolo, sale e pepe come a formare strutture luminose poco prima del tramonto accese e brillanti, fiori d’incenso e bachi da pietra, suggerimenti cobalti mentre il gelo afferra le fragili sottane esposte al volo di cornacchie che si truccano occhi e becchini, toccano fiori, passiate intorno al Corso che conoscente fin da piccoli appena aperti gli occhi, neanche forse i bambini; svolazzavano i piccioni dopo essere stati su un letto di pane dimentico di paese, di tese tensioni di filo spinato e di frasciamazze, foglie gialle e d’ottone di stagione, morte stecchite correvo intorno ai Crolly voi che spirate l’ultimo dal silenzio in silenzio mentre gira a vuoto un vinile dei Warlocks il gatto scorre sui tetti divertito infreddolito come fosse in pigiama, a balzi passi, rammenti d’envoi, ombre di tanto tempo:
E’ buio. Accendo il mio faro, debolmente basso. Mi giro intorno, i piedi scalzi ma ho freddo, alle mani. Sento il ticchettio della sveglia inquietare il mio tempo, mi giro. Vado verso i miei dischi,The diary of one who disappeared, poi cambio registro, mi fermo un momento, rifletto la foto del 1947, rifletto il rovescio d’acqua di una notte lontana, mi fermo ancora. Vado verso il faro e spengo la luce debolmente bassa e si fa buio perché nonostante c’è luce è buio, fa buio e mi preparo mentre fuori sento qualcosa che batte violentemente la terra, forse sta per finire tutto, penso, ho spento il faro, sistemo la dondolo verso La bambina e cerco, so cosa devo ascoltare adesso in questo vespro buio , profondamente buio, ti strozzerò, sveglia! Una tazza di caffè appena tirato su, nero, non proprio bollente, amaro come piace a me perché è dolce, Sergei Taneyev, il quintetto e parte il piano, timidamente si introducono i violini, il violoncello, la viola è buio e nel buio riesco a vedere il suo sorriso, sento la profondità di quella notte perché pare questa, perché mentre guardo anch’io mi sento tenere, a dondolo, quelle teste, un ventaglio di teste e anch’io sorrido di giallo, non ho il fazzoletto azzurro in testa ma il berretto di lana nero, nerissimo che anche gli occhi mi diventano neri, il viso nero come carbone, il nero freddo che assorbe cose, gli umori, i soli respiri degli strumenti graffiano l’aria, i respiri delle mie teste l’affanno, soffri. Un sorso. Mi alzo e mi trascino verso la finestra e scosto un poco la tendina bianca. Vi lascio vedere fuori e fuori ogni cosa pare bianca, qui, davanti alla finestra guardo fuori. Come dire, tutto qui, come dire di non dire niente a nessuno, che dietro ci siamo noi, qui, dove non so dove perché forse siamo morti comunque, questo passato scomposto ed irraggiungibile adesso, mi giro col sorriso incontro quello di lei, bambina, inizio a comprendere quel sorriso mentre il mio tiene su un teschio, mi fermo, le mani fredde le sento perché accarezzo le ossa, i denti, quello lasciato nel piatto, Scherzo, Presto – Moderato teneramente – Tempo I e fischietto, arriverà il tempo Largo, i nove minuti e trentacinque secondi e la serata splenderà, il vento soffierà forte, null’altro da segnalare alla polizia. Stanotte luminosa la luna splenderà se non qui da qualche parte, Al mondo, per alcuni sarà la prima luna, per altri ultima e per altri ancora un modo per entrare nel buio, come buio di questo vespro piegato, un altro sorso: “la mia carezza per amarti ti guarda negli occhi”; è Largo, finalmente, bisogna ascoltarlo con attenzione, petalo su petalo, … e “io mando la mia voce dentro la tua bocca” e sento fuori, qualcuno scavare, scosto la tendina bianca, un pochino scosto, non vedo niente, sento qualcuno smuovere la terra ma non vedo niente, davvero, solo bianco.
Era un anno fa, oggi:dai visceri oscuri.
» Le cicale del vespro Arriva un temporale, spero, bollente. Arriva Hoop nel web. In
» Arancio del sole prima del tramonto Le ombre cominciarono ad allungarsi sino a fondersi all’attesa oscurità
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Articoli
4 dicembre 2007 alle 10:38
Ciao Francesco…non avendo la tua mail ti lascio un mess qui. Ti lascio la mia mail, contattami se hai due minuti, perchè devo parlarti di un progetto.
eliseonew@hotmail.it
Grazie Francesco.
Grazie Spaccaforno.it
7 dicembre 2007 alle 17:30
Complimenti per il blog. Se avete e voglia visitate l’urban blog della città di Scicli. http://www.scicli.blogspot.com