Cose di paese.
Un accenno breve, come a sentir appena l’ultimo fiato, d’un morente, un accenno e si scopre la fine, una fine senza corpo, senza niente addosso e da raccontare niente perché è possibile che quando qualcosa finisce finisce totalmente un mondo -il nostro probabilmente-, ascolto. È vespro questo, e tra le mani mi trovo un catalogo che Agostino aveva preso ieri sera alla Permanente – probabilmente perché voleva leggere qualcosa durante il viaggio verso casa in treno; per annoiarsi di meno alla mia presenza-. Lo trovo tra le mani e mentre ormai eravamo giunti a destinazione gli dissi che era davvero strano avere assistito ad una mostra di paese in una città come Milano, alla Permanente. Gli artisti della Permanente, una mostra: Alvaro & Togo, Conversazioni. Dentro il catalogo c’è una foto che ritrae i due signori affabilmente assorti in una conversazione e comodi su un divano. Ci sono anche le immagini delle opere dei due. Opere di pittura naturalmente, e astratta -o quasi-. Ho letto le due lettere dove uno si rivolge all’altro e l’altro lo stesso al primo, dove entrambi chiamano la memoria siciliana, l’origine del percorso loro, da Messina e dei loro compagni di strada fanno i nomi, dicono della meravigliosa bellezza dello scoprire un mondo fatto di poesia, di narrativa, di pittori & pittori, intellettuali, cose di paese, naturalmente. E sempre ieri mentre ero in quello spazio ad un certo punto è passato un anziano signore che chiedeva: “Lei è Alvaro?”. Lo ha chiesto anche a me, anche ad Agostino. Si girava intorno nello spazio dove c’era gente che lavorava e chiedeva a tutti se fossero Alvaro, loro. Poi così com’era apparso se n’era andato. Era arrivato in anticipo alla mostra che si teneva al Primo piano. Anch’io, dicevo ad Agostino, arrivo da un paese remoto e anch’io volevo diventare un pittore di paese. Pochi anni fa, rammendo, a Rosolini durante le vacanze natalizie con amici eravamo curiosamente nel corso quando vedemmo un manifesto all’ingresso di una casa: Mostra di pittura di Sbilingo Stracciato. Mannaggia, lui ci sorprese e ci invitò a visitare la sua mostra!. Entrammo. Dentro c’erano le sue cose bene incorniciate, immagini semplici e bizzarramente colorate, e nell’aria s’era il Bolero di Ravel che il pittore fischiettava orgoglioso di tanta atmosfera unica di paese, straordinaria e sola di paese fatta di cose piccole, minute e vanitose come l’avere affittato una stanza di una casa al corso, avere messo su trenta piccole tele con cornici dorate o argentate, dimostrar competenza anche nella scaletta sonora, una colonna sonora per l’evento perché il Bolero è il Bolero, è puro pezzo techno, o psichedelico, è semplicemente glamour in paese. Orgoglioso chiedeva a me e al mio amico di ventura cosa facevamo nella vita, se continuavamo a fare gli artisti, come a viver su. Ma io ero incantato dell’atmosfera, dalle luci gialle delle luminarie che brillavano sopra le nostre teste al corso, incantato del freddo locale che ospitava la mostra di Sbilingo e dalle sue tele appese a parete con catenelle e un paio poggiate su filiformi cavalletti di pittore, dalle gelide note di Maurice e trovavo magnifica quell’atmosfera di fine anno triste: ci stava bene un buon bicchiere di vino rosso a quell’ora, pensavo, un San Basilio per esempio!. Era sera o quasi notte e arancioni brillavano le luci, le nostre teste rosse illuminate, gli interni di blu reale chiaro, roba da film insomma! Poi andammo via a bere. Che soddisfazione far una mostra di pittura in paese! Lo dico spesso ai pittori: bisognerebbe fare le mostre di pittura solo nei paesi, solo nei paesi. I concettuali o i fichi in città. I pittori nei paesi soli.
» Sondaggi Vorrei fare un sondaggio su ... Purtroppo manco dal paesello da
» freedomhouse.org – rapporto 2009 Casa+Libertà Freedom+House per un Popolo della Libertà Ovvero: Il sorprendente rapporto pubblicato oggi
![il blog di ispica [rg]](http://www.spaccaforno.it/wp-content/themes/spakka-1.2/images/header.jpg)
Articoli