All’undici i jnnaru a vintu’ura
Un ricordo che accompagna tutti gli 11 gennaio della mia vita, recita:
“All’undici i jnnaru a vintu’ura
piccili e ranni sutta li timpuna”
Questa frase in Sicilia è un detto popolare, rinomato, in italiano è traducibile in
“L’undici di gennaio, alle ore ventuno
bambini e adulti (sepolti) sotto i massi”

Quel giorno ripescato a caso nei ricordi della mia infanzia è accompagnato da gesti e rituali scolpiti in modo indelebile nella mia memoria.
Ricordo che l’undici gennaio suonava una sirena udibile in tutto il paese, e che la gente ovunque si trovasse, lasciava perdere ogni occupazione, non soltanto dentro le case ma anche in strada, e per un momento ci si inginocchiava.
Crescendo seppi del senso di quel rituale, e che era preghiera e memoria del terremoto che 11 gennaio 1693 aveva distrutto tutta la Sicilia orientale. L’epicentro era stato nel Val di Noto ed aveva raso al suolo tutte le città (successivamente integralmente ricostruite) tra le quali Spaccaforno.
Girovagando nel web, stamattina, ho cercato la frase legata al terribile terremoto, ma poco ho trovato. C’è la sua citazione, ma non esiste in modo integrale tutta la canzone che risuonava di una incredibile dolcezza amara, e che le mie orecchie sentivano cantare, ad una zia, alla nonna, quando attraversavano un momento di tristezza.
C’è qualche citazione impropria nel Web, almeno per quello che ho potuto costatare, con varianti paesane e comunque solamente qualche verso sparuto.
Ripropongo quella che io ricordo, per come la ricordo, fino a dove mi viene in mente:
“All’unnici i jnnaru a vintu’ura
fu pi tuttu lu munnu ‘na ruìna:
piccili e ranni sutta li timpuna
riciènu – Aiutu! – e nuddu ci ni rava.
Si n’era pi Maria, nostra Signura,
tutti forrimu muorti all’ura r’ora;
all’ura r’ora ciancieriemmu forti
se Maria nun facìa li nuostri parti
…”
che tradotto più o meno viene così:
“L’undici di gennaio, alle ore ventuno
fu per tutto il mondo una rovina:
bambini e adulti (sepolti) sotto i massi
chiedevano – Aiuto – e nessuno poteva darne.
Se non era per Maria, nostra Signora,
saremmo tutti morti a quest’ora;
a quest’ora piangeremmo forte
se Maria non si schierava dalla nostra parte
…”
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Articoli
12 gennaio 2008 alle 23:33
Ben tornato da queste parti (ovviamente me lo dico anche io……)……. Ciao Saro…… Una piccola correzione ai tuoi ricordi (ma non vorrei sbagliarmi io……).
Ho sempre saputo che il terremoto dell’11 gennaio 1693 era avvenuto alle 3 del merigio (“ora nona”), difatti, abitando “sutta o cappidduni” da ben 36 anni ne ho contezza diretta, a quell’ora si udivano i rintocchi “ro battagghiu ro campanuni” (non ricordo sirene o altri segnali sonori…….).
Poco importa, comunque. Ciò che più mi preme dire è quanto sia amaregiato del fatto che anche questa
13 gennaio 2008 alle 08:00
Grazie Pietro, bentornato anche a te. Ma, infondo non sono mai partito, come da Ispica, se non per brevi periodi. Ieri mi è presa una botta di piazzata ed ho postato un racconto lungo (mi piacerebbe una tua impressione su quello) e questo filo di ricordo legato all’undici di Jnnaru.
. Però ad esempio lì ci potrebbe essere traccia della canzone, quindi grazie dello stimolo. Marò mi perdo quando scrivo, dicevo dell’ora del terremoto, ok, vi furono scosse e terremoti già nei giorni precedenti all’undicigennaio, quello definitivo che rase al suolo tutto fu alle ventuno e tre quarti. Fidati.
In effetti il terremoto non fu alle tre del pomeriggio, ciò non vuol dire che tu ricordi male, anzi ricordi benissimo: alle 3 del meriggio intorno o campanaru di Santa Maria, in effetti si odono i rintocchi a quell’ora per ricordare il terremoto. Ma l’ora del ricordare è convenzionale. Per qualche anno è stata fatta risuonare la sirena, non so se moto proprio dal sirenante dell’orologio della piazza o se vi fosse una direttiva in tal senso. Fatto sta che a me interessava recuperare e mettere nel web quanti più frammenti di memoria orale che si fa scrittura di nuova memoria attraverso internet. Ti viene in mente qualche altra strofa della canzone? a qualcun altro viene in mente il ricordo? mi piacerebbe ricostruirla.
Per quanto riguarda l’ora del terremoto, cercherò di essere preciso nei prossimi giorni, oggi è domenica e pur volendo sarebbe impossibile entrare nella biblioteca comunale per consultare il testo della Rosa Fronterré Turrisi che parla di quel terremoto con riguardo particolare a Spaccaforno (poi Ispica). Anche quello un libricino tutto versato al puntodivista e di dati di carattere religioso, legato ai campanili
13 gennaio 2008 alle 12:17
ri-ciao…… Non so cosa sia accaduto, ma il mio ultimo messaggio è stato tagliato nella sua pate finale. Onde evitare di passare per un “……..” (a voi il compito di sostituire i puntini) continuo la frase….
“amareggiato del fatto che anche questa tradizione sia andata perduta (come i murticieddi). Qualcuno diceva che la memoria storica di un popolo è la sua linfa vitale. A voi le considerazioni conseguenziali del caso”.
Saro, sono perfettamente d’accordo con te. Che il terremoto sia stato la mattina o la sera pco importa. L’importante è scambiare informazioni e riportare alla memoria di tutti una importantissima pagina della nostra storia.
Non dimentichiamo che, se non fosse stato per quel terremoto, oggi non avremmo (forse) modo di lamentarci o di apprezzare le modalità di restauro dello stupendo patrimonio architettonico della nostra Ispica.
Tra poco mi metto in viaggio per alcuni problemucci di famiglia….. il libro della Turrisi devo averlo da qualche parte (l’ho letto più volte e l’ho utilizzato ai tempi della scuola elementare per ricerche sulla storia della nostra città). Se non ricordo male dovrebbe esserci tutto il testo al quale ti riferisci.
Io torno giovedì’ o venerdì…… mi metterò alla ricerca….. per il momento
Ad maiora
17 gennaio 2008 alle 15:02
Ciao Saro, bentornato e auguri a tutti, na vasunata, f
23 gennaio 2008 alle 14:04
Ciao a tutti,
e bentornato anche a me… Passata la bufera, forse… forse…
Io ho un ritaglio di memoria di racconti di mia mamma quando io ero piccolo. Più che un ricordo è una “frase” esatta, come un ritornello, un modo di dire, che fa così: “…l’unnici ri innarru a bintinura…”. Se interpreto bene, “bintinura” sta per 21° ora, quindi, le 9 di sera.
Sarà vero? Sarà falso? A voi la verifica
25 gennaio 2008 alle 08:00
Ben ritrovati Francesco e Ubaldo
ma non in questo caso che il post mi è scappato dai polpastrelli dopo un lungo silenzio. Per Pietro, le carte e ricerche alla mano confermo l’ora delle ventuno e quindici come la scossa più insidiosa che fece crollare tutto. La fonte è il libro che Rosa Fronterré Turrisi ha dedicato all’evento sismico. Per quanto riguarda i versi non possiamo aggiungere altro. Anche la Fronterré Turrisi si ferma a quelli indicati nel post.
anche a me tocca sparire ogni tanto per qualche giorno.
Allora per l’ora verrebbe da dire “sa sfuttinu iddi” ossia gli storici
buon spaccaforno a chi parte e a chi torna, e sopratutto a chi spaccaforno lo tiene con se
25 gennaio 2008 alle 11:23
Allora ricordavo male……
Sul libro della Fronterrè (caro Saro) i hai preceduto di qualche ora)….. dopo estenuanti ricerche tra le mie scartoffie, infatti, l’ho trovato e confermo il discorso dei versi…… Comunque ricordo di averli letti tutti da qualche parte……. scaverò ancora nei meandri della mia memoria…..
Sarebbe, comunque, interessante, far venire fuori tutta la produzione letteraria popolare della nostra Ispica. Ricordo, per esempio, di un canto (tipo “Novena di Natale”) che narra della Passione di Cristo. Lo ascoltai cantato da una anziana signora, ospite delle Suore Camilliane…. Chissà se qualcuno lo conosce ed ha il testo completo o se (la butto così) qualcuno conosce altri brani del genere…..
Ad maiora
26 gennaio 2008 alle 13:12
Un saluto iniziale ..e una domanda .
Ma se il momento indicato come voi dite e l’ora 21 di sera… come mai da piccolo verso le 15 del pomeriggio vedevo le persone grandi inginocchiarsi al suono delle campane ?
Allora mi rispondevano che era per ricordare il momento del tragico terremoto quindi presumo che l’ora sia quella. Altrimenti non vedo il motivo di genuflettersi in ricordo in un orario diverso.
arrivederci
26 gennaio 2008 alle 15:46
Saroooooo, oh Saro! Ma vedi che hai (abbiamo) combinato con sta storia del terremoto?
Peppe, ha ragione Saro, il terremoto (lo dice anche il “neo vangelo” di Wikipedia) avvenne (almeno la scossa più forte) alle 9 di sera.
Anch’io, comunque, continuo a nchiedermi il perchè delle campane e della genuflessione alle tre del pomeriggio. Forse, e ribadisco forse, si tratta di un orario convenzionale dettato dal fatto che (visto che l’usanza si perde nella notte dei tempi) alle 9 di sera, solitamente, la televisione non trasmetteva nulla (anche perchè non c’era) e tutti erano gia a nanna……
Ad maiora
27 gennaio 2008 alle 23:20
ciao saro, io ho vissuto due terremoti ad ispica ma per fortuna niente di grave comunque una esperienza brutta .
francesco da rüti svizzera un bacio a tutta ispica
27 gennaio 2008 alle 23:29
ragazzi aiutatemi a risolvere il problema della spazzatura nelle strade di campagna che fanno pieta io cerco di portare tanti turisti al mare di ispica per aumentare leconomia economica della nostra citta di ispica perche abbiamo una spiaggia meravigliosa una costiera splentita
ma mi dovete aiutare a mantenerla pulita perche la natura e una cosa prezosa per il futuro del nostro paese
e mirivolgo con il cuore a tutti voi che vivete li tutti i giorni io pultroppo per motivi di lavoro sono a una distanza di 2000 kilometri da ispica vi saluto e buona fortuna a tutta ispica . w ispica
ciao da francesco rüti svizzera