la pasqua, Spaccaforno e il terremoto mai avvenuto
Ore 08.00 adesso, sento i colpi di mortaio che annunciano il giorno di Pasqua.
Risuonano di severità cupa e mi sembra rintronino ancor di più sotto lo spesso strato di nuvole che stamani copre densamente il cielo grigio.
Sono giorni un po’ così, con un senso di appartenenza a quel lutto collettivo che il sisma di L’Aquila ha scardinato. Siamo un po’ tutti frastornati ma, credo, determinati nella speranza che vi sia una resurrezione per i sopravvissuti a quelle macerie.
La radio sta scandendo l’ennesima conta: quella dei morti. Tra un po’ dirà di quella delle macerie, e seguirà quell’altra sugli impegni. D’altronde, anche durante la processione del Giovedì e Venerdì Santo, cogliendo frammenti sparsi di conversazione, spesso gli argomenti sulla bocca delle persone sono stati quelli sull’attualità del terremoto ed il dolore della gente abruzzese.
Oggi è il giorno di festa per la Resurrezione di Cristo, giorno in cui intraprendere o ripetere un gesto di contribuzione alle varie collette organizzate, dai quotidiani, dagli enti preposti, dalla società civile e da quella religiosa.
Oggi è il giorno in cui ciascuno di noi dovrebbe prendere anche un impegno per domani: quello di di pretendere la certosina rendicontazione su quanto verrà speso, per realizzare cosa, con tutti i passaggi intermedi, precisi sulle indicazioni su tutte le aziende partecipanti.
Mi piacerebbe che nascesse un sito nel web costantemente aggiornato, dove fosse possibile controllare con trasparenza tutte le spese e le realizzazioni.
Nel 1823 la domenica di Pasqua fu il 30 marzo.
Alcuni giorni prima era nata a Spaccaforno la prima setta affiliata alla Carboneria. (Vi ho già raccontato qualcosa in proposito quando da ispicese mi sentii scippato del ricordo dell’Albero del Sospiro.) Poco dopo vi furno delle indagini che si conclusero con una sentenza di condanna dopo due anni. I presunti Carbonari si fecero qualche mese di carcere sull’Isola di Ponza e non scontarono i sette anni previsti come pena visto che, puntuale, giunse l’Amministia.
Se Voi foste l’ex magistrato, ora politico, Antonio Di Pietro, immagino che vi verrebbe voglia di chiedermi “Che ci azzecca? Che ci azzecca la Pasqua, con la Carboneria e soprattutto con il Terremoto?”
Mi piacerebbe anche rispondervi esaustivamente, ma finirei per raccontarvi una storia lunga e oggi non mi sembra il caso di tediarvi con prolissità.
Quello che mi sembra importante farvi sapere è che nel 1825 a Spaccaforno si arrivò persino ad inventare un terremoto. Immagino che fu fatto soltanto per poterci speculare sopra.
Fu scritto in atti pubblici che un terremoto nel 1809 colpì la chiesa di Santa Maria , sopratutto “nel cappellone sopra l’altare maggiore, dove si osservano due notabili fissure“, ma quel mi pare sia stato certificato, invece, in quel documento è che insieme al terremoto vi fu un fulmine che entrato in chiesa ha “portato via bastante quantità d’oro di zecchino di cui” Santa Maria Maggiore “trovasi fregiata”.
buona pasqua
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12 aprile 2009 alle 10:45
Qui, a Fire, il sole è grigio. Buona pasqua