Noi, Voi, loro -Io-.
Partito democratico. Campagna elettorale 2009.
di giuliomozzi
Ho visto fiorire i primi manifestoni di campagna elettorale. Soprattutto quelli del Pd. Su fondo bianco, dei gruppi di persone rappresentative di tutta la popolazione (l’operaio con l’elmetto giallo, l’impiegata col tailleur, lo studente con lo zainetto, la medico in camice ecc.) che spingono “fuori quadro”, da sinistra verso destra, alcune parole chiave: povertà, disoccupazione, inquinamento. E, sotto, il motto: “Più forte noi, più forti tu”.
Mi sono domandato: che differenza c’è tra una campagna (intesa qui come campagna pubblicitaria con affissioni) come questa e la madre di tutte le campagne, la campagna più efficace in assoluto in tutta la storia elettorale italiana, la campagna più parodiata di tutti i tempi (anche in Norvegia) ovvero la campagna berlusconiana del “Meno tasse per tutti”?
Mi sono risposto: la differenza è che una campagna come quella che il Pd ha appena avviata indica degli obiettivi, mentre la campagna berlusconiana di quella volta indicava degli “impegni concreti”. Oltre alle celeberrime “Meno tasse per tutti”, c’erano: “Adozioni più semplici”, “Pensioni più dignitose”, “Città più sicure”, “Pensioni più dignitose”, “Un buon lavoro anche per te”, “Aiutare chi è rimasto indietro”. Tra tutti questi motti, “Meno tasse per tutti” era il più forte: perché oltre che un “impegno concreto” era anche una cosa sulla quale il candidato poteva effettivamente impegnarsi (nella percezione del senso comune, per tagliare le tasse basta fare una legge; mentre è un’operazione più complessa far avere “anche a te” un “buon lavoro”).
Ora: tra chi mi propone un obiettivo generico e chi mi propone un impegno concreto (e magari un’azione immediata) chi mi appare più affidabile?
Poi: nei manifesti berlusconiani, era piuttosto evidente a chi toccava fare il lavoro. Toccava a Silvio Berlusconi, che ci metteva la faccia. Nei manifesti di questa campagna del Pd, chi ci mette la faccia? Nessuno. O meglio: la faccia, e tutto il corpo, ce lo mette la gente comune: che sta lì a spingere via la disoccupazione, l’inquinamento e la povertà. E assai poco rassicurante è il motto: “Più forti noi, più forti tu”: perché quel “noi” non si sa ben chi sia.
Delle due, l’una. Le persone che stanno nel manifesto e spingono via disoccupazione eccetera, o sono “noi” o sono “tu”. Ma “noi” è il Pd, che firma il manifesto. Quindi “tu” è la gente comune. Oppure “noi” è la gente comune che sta nel manifesto, ma allora “tu” chi è? E’ chi guarda il manifesto? Ma chi guarda il manifesto deve identificarsi nella gente comune che spinge via disoccupazione eccetera, deve sentirsi “noi” con loro, o deve sentirsi un “tu” che osserva i militanti del Pd al lavoro?
In somma, c’è un po’ di confusione. E nella confusione io, che guardo il manifesto, capisco una sola cosa: che il lavoro di spingere via disoccupazione eccetera dovrò farlo io. Paradossalmente, una campagna che punta tutto sul “noi” risulta in realtà una campagna che mi lascia solo.
(D’altra parte, anche lo storico motto delle Coop, “La Coop sei tu: chi può darti di più?” è, alla fin fine, una campagna che invita ad arrangiarsi; ed effettivamente le cooperative sono nate, cento e passa anni fa, quando i cittadini hanno imparato ad arrangiarsi in modo organizzato).
Considerazione collaterale: dopo tre o quattro o non so più quante trasformazioni d’identità e miscugliazioni e fusioni e divisioni, un soggetto come il Partito democratico, che in quanto tale esiste praticamente dall’altro ieri, può affidarsi a una campagna in buona misura identitaria? Può usare il “noi”? Che senso ha dire “noi del Pd” quando è così difficile (per me; e non credo di essere il solo) capire che cosa il Pd sia? Quando è così difficile “sentirsi” del Pd?
» Ladies and gentlemen, i TRINAKANT! Sono orgogliona. Ne avevo parlato appena qualche tempo fa, qui, nella
» Lettera Morta La butti lì, foglio tra i fogli tra quelli sparsi
![il blog di ispica [rg]](http://www.spaccaforno.it/wp-content/themes/spakka-1.2/images/header.jpg)
Articoli