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Esercizi di memoria

Postato da francesco lauretta  |   1 maggio 2009

violinoUna notte, era il 25 aprile, anzi a mezzanotte, la radio accesa annuncia che il programma Esercizi di Memoria, non andrà in onda per motivi tecnici. Sorrido e mi dico, sussurrando, che il buon Quatrocchi sarà andato in vacanza, finalmente! sorridendo spensi la radio, mi addormentai. Il lunedì successivo intorno le 13 su la Barcaccia, Radio Rai Tre, di Suozzo e Stinghelli mandavano in onda un estratto della seconda sinfonia di Mahler, la Resurrezione, il Canto sacro Die Auferstehung. A fine ascolto, breve, i due simpatici presentatori radiofonici dedicavano l’ascolto ad Arrigo Quattrocchi. Non hanno detto altro, non “alla scomparsa”, niente insomma che potesse confermare il sospetto, serio, che Arrigo potesse averci lasciati qui, il questa terra, senza la sua musica, tutti i fine settimana, il sabato e la domenica notte dalle 00:00, alle 02:00. Arrigo Quattrocchi. Lo chiamavo, affettuosamente, Quattrocchio, voce che negli anni mi ha accompagnato tutti o quasi i fine settimana, da più di dieci anni. Questo succede perché faccio un lavoro insolito, e perché, soprattutto nei primi anni d’ascolto, lavorando anche in una Cooperativa per il restauro, i sabati e le domeniche m’erano utili per poter dipingere a tempo pieno, fino a tarda notte, a volte fino l’alba, sui miei quadri. Così iniziava baldanzosamente la sigla della trasmissione Esercizi di memoria, un zompare di note di un vecchio pianoforte, tì, titì tatà tà ttitì, tà, tàtatà tò tàtì ttitì, e via di nuovo il ritornello fino a quel to-ta-ti-tà, ttà-tò, tò-tà: tta+tto+ttì!!! Ecco che come fuori tempo, senza tempo cioè, veniva la sua voce, che con un tono sussurrato, velato, salutava con educazione il suo pubblico “Cari amici, ascoltatori della notte”, e spiegava l’ascolto delle due notti, interpretazioni di musica classica, da camera, sinfonica o operistica di autori quasi sempre scomparsi perché di interpretazioni storiche trattava l’Arrigo, storiche nel senso che le date delle esecuzioni che annunciava erano straordinarie e ti lasciavano senza fiato perché quando annunciava che quel concerto per piano e orchestra si era tenuto a Torino il 16 febbraio del 1947, o quell’altro, per viola e orchestra a Roma il 28 maggio del 1972, non potevi non fare a meno di identificarti in quello spazio e tempo, all’ascolto e in compagnia di quei fantasmi all’ascolto che, come sempre accade, sentivi inevitabilmente con quei colpi di tosse che mi hanno e continuano a farmi tanta impressione perché graffiano l’atemporalità del momento musicale dell’ascolto che generalmente e mirabilmente ci comporta a vivere momenti sovraterreni, altrimenti iperreali, o come direbbe una cara amica, super reali. Tra i miei esercizi di memoria ne ricordo uno, un concerto della grandissima Jacqueline du Pré, violoncello, con il marito Daniel Barenboim al piano che, in una data mitica – chessò poteva essere il “34 febbraio del 1971 e mezzo”, a Roma-, i due interpretavano le due sonate per pianoforte e violoncello di Johannes Brahms. Raccontava, con la sua voce, anch’essa senza tempo, il Quattrocchio, voce che ho sempre pensato fosse di un uomo vecchio, ma vecchio assai come se anche lui fosse stato presente, e sempre a quei straordinari concerti nonostante le date, da quello interpretato da Rachmaninov intorno agli anni 20 a quelli del Quartetto Italiano degli anni 40 fino al, 79?, all’81 di pincopallino, eccetera; insomma pensavo che in qualità di narratore dei fatti e quant’altro, quest’uomo fosse sfuggito alla morsa del tempo tanto che spesso ironizzavo tra me e me dicendo che la sua voce avrebbe continuato a commentare e a trasmettere concerti al di là della vita e della morte, anzi, al di là della nostra vita e morte, per poi rimanere sorpreso, e choccato nel sapere che il 26 aprile, data della sua scomparsa, il nostro aveva soli 48 anni. Gelato! Allora, in quella sera del 71 e mezzo, raccontava il nostro Quattrocchio che il signore della bacchetta Carlo Maria Giulini, presente al concerto, pare abbia registrato nei suoi taccuini che il pubblico fosse stato molto rumoroso, maleducato e non avesse compreso la portata dell’evento, non avesse capito della straordinaria grandezza della interpretazione della Jacqueline che di lì a poco sarebbe diventata famosissima e poi avrebbe smesso di suonare per sclerosi multipla a soli 28 anni. Ebbene, immagino che quella notte tutti quelli che erano all’ascolto avessero immaginato, indignati, di ri-partecipare all’evento di quella serata romana con la consapevolezza e la “preveggenza” del tragico destino che sarebbe toccato alla straordinaria e bella violoncellista e tutto grazie alla voce senza tempo, di “memoria”, di Arrigo Quattrocchi. Quattrocchi… Che strana parola…, rammento un altro momento della mia vita. Ero a Milano in un bar di via Magenta e avevo mostrato, grazie a un amico, le immagini dei miei lavori di allora ad una nota critica d’arte. Ci fu un momento in cui l’amico s’era spostato per strani motivi e in quel breve attimo lei mi disse: “Dobbiamo incontrarci a quattrocchi, noi”. Non la rividi più… ma questa è un’altra storia.


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10 Commenti a “Esercizi di memoria”

  1. saro fronte Scrive:

    allora, anche io provo ad immaginarti come un signore al di là del tempo e dello spazio, che a rispolverato un suo ricordo del 27 ottobre 1959, siamo a Tokyo. Buon ascolto, il mio sarà in una pausa del concerto di oggi che è Su Rai 3 in questo momento.

  2. saro fronte Scrive:

    “Esercizi di memoria” era il nome del programma radiofonico di Quattrocchi e tu l’hai preso in prestito per fare un omaggio fatto di ricordi anche tuoi personali. Però questo titolo mi è rimasto impigliato in mente da più di un’ora, costringendomi a fare il mio esercizio mentre in tv trasmettono il concerto del 1° maggio di quest’anno. Nei giorni scorsi ho davvero temuto che non si svolgesse questa manifestazione, ma poi invece … eccola qua a farmi compagnia mentre scrivo questo commento, rigirandomi in testa un insperato esercizio di memoria.
    Era il millenovecentonovanta, come stasera a quest’ora ed ero in piazza S.Giovanni, quella piazza, era la prima edizione del concerto e davanti a me vi era il palco e sopra gli artisti che si alternavano sotto la scritta che indicava il centenario della ricorrenza della festa dei lavoratori.
    Da poco anche io era un lavoratore ed erano i miei primi giorni nella capitale. Per una serie di coincidenze, non avendo ancora un posto mio dove risiedere e per una serie di coincidenze e casualità fui ospite in una villa inquietante, dentro quella che era stata una parte della tenuta presidenziale di Castelporziano. I sanitari dei bagni erano la sola cosa che testimoniava un prestigioso trascorso di quel luogo avendo inciso lo stemma di quella che era stata la casa reale italiana, infatti quel posto era stato la residenza di Iolanda Margherita di Savoia.
    Fu un giorno stupefacente, quel primo maggio 1990 per un ragazzo di venti anni che in poche ore si ritrovò dal meditare dentro al cesso dei Savoia, al saltare sopra i sampietrini di piazza S. Giovanni, mentre una galleria di artisti si materializzavano davanti a lui, infrangendo la lontananza dell’ascolto alla radio o delle registrazioni in cassetta.
    ciao ciccio
    grazie dello stimolo all’esercizio

  3. francesco lauretta Scrive:

    “meditare dentro il cesso dei Savoia” come esercizio di memoria, non è male!, e, prego!, per lo stimolo…

  4. gianna Scrive:

    Leggendo questo articolo mi sono posta diverse domande….
    mi sono chiesta….cosa si aspetta Francesco da chi legge…forse vuole solo comunicare con Saro…facendo semplicemente salotto…oppure vuole informare qualcuno…ma su cosa ….sulla scomparsa di Quattrocchio…o sul suo stile di vita….
    Eppure sa che anche io leggo…. a questo punto mi concentro sullo stile di vita e penso come i nostri mondi sono così diversi e così lontani…oserei dire paralleli….
    Mi sono trovata in un salotto riservato a pochi dove di fatto non centro nulla…dove il ruolo che potrei assumere e solo quello di ascoltatrice….
    Mi parlano di musia che sconosco….immagino una persona che sta dipingendo nel cuore della notte…ma non riesco a vedere cosa….l’unica cosa che riesco a percepire sono i colori….
    Colori scuri….intrecciati vorticosamente tra loro ma dissonanti….quasi senza armonia….
    Leggo cosa passa nella testa di un artista….ma non capisco cosa cerca….
    Ho letto i vostri commenti quando parlavano di voi e di quello che avete nel cuore….e vi posso dire che trasmettevano se pur un po di malinconia….una grande energia….
    Con il passare del tempo…vi siete concentrati su ciò che pensate…. e su quello che sapete….
    Ecco che mi chiedo ma cosa posso dire io che nella vita ho deciso di vivere semplicemente….di cosa posso discutere con voi…sicuramente qualsiasi cosa sarebbe banale…troppo scontata….troppo comune….
    Però una cosa posso dirvi….che pur nel quotidiano e nella semplicità se dovessi dipingere la mia vita….userei i disegni dei bambini….quei classici disegni in cui raffiguri la casa con le finestre aperte e i fiori sul davanzale….
    con tanti alberi intorno e tanti fiori colorati….
    A questo punto vi chiederete….ma cosa vuole questa…chi l’ha invitata….e cosa vuole dimostrare….
    Ebbene vi rispondo dicendovi che l’unica cosa che cerco quando leggo ciò che scrivono le persone…e capire quale è il loro punto di vista nei confronti della vita…
    è come quando chiedo a qualcuno di osservare un quadro….non mi interessa sapere ciò che sa sullo stile o sulla tecnica….questo lo posso apprendere leggendo un libro…..ma mi piace capire come guarda il quadro e quello che suscita nel suo cuore…..
    in questo modo riesco a percepire la vita da diversi punti di vista e sopratutto riesco a captare sfumature che mi erano sfuggite……
    perdonate il mio mado di scrivere…non so fare di meglio…

  5. francesco lauretta Scrive:

    Scrivere su un blog non si fa per qualcuno, né si vogliono lanciare messaggi per “informare” qualcuno, non per fare salotto e spiegare perché lo si fa non è semplice. O è semplice dire che si scrive per il semplice piacere di scrivere e qualche volta quando si scrive è come scrivere a nessuno e pertanto alcune volte è inutile scrivere. Su questo sito poi non dovrei scrivere solo io, non solo Saro, ognuno può dire la sua così come ognuno può scrivere che ‘mane ha visto uno scoiattolo dalla finestra, o altro. Poi ci sono tanti “autori”; insomma non so bene perché uno scrive su un blog. Ricordo quando Saro mi propose di collaborare a questo al spaccaforno, eravamo a Pozzallo e non sapevo niente di queste cose. Se giri su Internet troverai tanti blog dove ognuno scrive di tutto e ti assicuro che lo fanno in molti. Quando ho detto di sì, a Saro, non senza perplessità, l’ho fatto forse perché scrivere qui, su http://www.spaccaforno, non so, in qualche modo e “sentimentalmente” mi fa sentire con un piede a casa -na fossa- e pertanto, amen, scrivo e pazienza anche se non dovrei perché non sono uno scrittore né ho ambizioni di questo tipo. Potevo spiegarmi meglio nel senso che allora mi domando, perché ti fanno i blog?, perché tutti o quasi amano scrivere nei blog? Non ce ne sono già troppi, tanti? e, poi, è necessario scrivere tanto? Non sarebbe meglio tacere e starsene un po’ in silenzio fra tanto vociare? Quattrocchi era una piacevole abitudine, un lieto ascoltare opere straordinarie, e mi manca, -va.

  6. francesco lauretta Scrive:

    ho fatto dei pasticci sopra -o sotto-, non importa. Insomma, scrivere è imbarazzante, o anche imbarazzante, almeno per me.

  7. gianna Scrive:

    Ti dirò…. preferisco scrivere sui forum…è la prima volta che scrivo su un blog…e forse magari non ho capito bene come si usa….
    ma come dicevi tu e un modo per esprimere se stessi….
    per me scrivere davanti a un pc mi aiuta ad esprimermi in libertà…perchè tanto non vi conosco e sicuramente mai vi conoscerò…e la cosa più bella è che parli e gli altri non possono interromperti…potendo esprimere il tuo pensiero fino in fondo….
    mi affascina leggere ciò che passa nella testa di chi scrive…per me è un modo per arricchire il mio bagaglio…e poi per una che ha le radici è un modo per viaggiare…una finestra sul mondo…
    certo spesso ciò che scrivete è un po inquietante…come la tua “poesia”…ma questo mi aiuta ad ampliare il mio punto di vista…
    Sono convinta che la vita sia la miglior scuola…osservando la gente capisci tante cose…e sopratutto impari quante sfumature ci sono…e quanto sia piccolo il mio punto di vista…
    continuerò a leggere ciò che scrivete con piacere…

  8. saro fronte Scrive:

    Ciao Gianna,
    personalmente non mi sono chiesto “cosa vuole questa, chi l’ha invitata, cosa vuole dimostrare?” la porta era ed è aperta, sei entrata e ti sei accomodata nel più naturale dei modi, e ho letto quanto hai scritto nei commenti.
    non ho mai pensato a spaccaforno.it come un salotto riservato, piuttosto quando pensai a questo blog ne parlai con Pietro e lo registrammo nel web, Francesco fu la prima persona con cui ne parlai e per me rappresentava un semplice luogo di incontro, come una volta accadeva scendendo in piazza dove ci si fermava a scambiare qualche parola con chi si incontrava, visto che su questo sito approdano persone che hanno in comune il legame con la nostra terra, dove l’esclusiva non è riservata a chi ha scritto nella carta di identità di essere nato proprio a Ispica. Leggendo quello che scrivi, come te, riesco a captare sfumature e speso mi sorprendono proprio quelle che mi erano sfuggite, quindi non farci mancare il tuo punto di vista.
    Benvenuta

  9. Nino Blanco Scrive:

    Adesso scrivo nel blog del mio paese, ma perché, non c’è un motivo particolare, mi piace riversare sul foglio bianco i pensieri che mi passano per la testa, senza essere disturbato, in silenzio, con la possibilità di rileggerli,correggerli,lasciarli scorrere fluidi così come vengono in mente e senza alcun freno. E’ un piacere tutto singolare e del tutto originale che si avverte intimamente. Non occorre pensare a coloro che lo leggeranno, ora c’è solo presente un foglio bianco generoso e disponibile ad accogliere,pensieri dell’anima, umori, amori,passioni,rabbie, commenti e ripassi mentali dei fatti che hanno impegnato la mente e il cuore durante la giornata. Quando leggo i post degli altri, avviene un fatto straordinario durante la lettura. Si succedono nella mente tante sensazioni diverse e interessanti. Mentre si legge ,il cervello ,come se ei sdoppiasse, entra subito nelle emozioni dello scrittore, lo segue mentalmente ed elabora quegli scritti pensando a come li avrebbe vissuto lui stesso, risponde immediatamente e contemporaneamente alla lettura, agli interrogativi e instaura un dialogo diretto immediato non accorgendosi che si tratta solo di un soliloquio. Eppure l’altro o l’altra è presente, e incalza con il seguito delle sue emozioni, dei suoi racconti, come se tu fosse davanti , attende le tue risposte,i tuoi commenti che il tuo cervello molto più veloce di te stesso, ha già elaborati mentre leggevi. E’ un’incalzare di pensieri, e situazioni non tuoi, ma che hai già fatto tuoi. La lettura diventa frenetica e piacevolissima. Ti accorgi, andando avanti, che il tuo pensiero non segue più i fatti che stai leggendo, tu sei già nella tua sfera di ricordi, fantasie e altri avvenimenti dei tuoi ricordi, balzati fuori, sollecitati dalla lettura , che ormai segui quasi meccanicamente senza afferrandone più il significato. I tuoi pensieri hanno scavalcato la lettura, ma tu non vorresti che essa terminasse perché ti risuscita sempre più ricordi sopiti da anni e, in quelle parole che leggi, ritrovi atmosfere, atteggiamenti, modi di dire, e luoghi da te quasi dimenticati ma che avanzano con prepotenza.
    Improvvisamente il post termina, Quasi inaspettatamente, perché negli ultimi capoversi non ti eri nemmeno accorto che volgeva alla fine. Rimani dispiaciuto e i pensieri prendono coscienza della tua posizione, del post che non seguivi da diverse righe e che hai perduto la parte più importante dove il “collega” scrittore, svelava le sue domande ed i motivi del suo scritto.
    Se vuoi rispondere al post, non ti rimane altro che rileggere la parte che avevi saltato, e la cosa è rimediata. Ciò che non rimedi facilmente sono le immagini ed i pensieri che sono svaniti con la fine della lettura lasciandoti l’amaro in bocca.
    E’ rimasto comunque il piacere impagabile della lettura e della comunicazione diretta delle sensazioni sottili che il tuo animo ti ha elargito.

    Queste e tante altre sono le sensazioni che può suscitare la lettura e la scrittura sui blog. Ed è sostanzialmente per questo piacere sottile che si è attirati a parteciparvi.
    Cari saluti a Gianna e Francesco

  10. francesco lauretta Scrive:

    Ricambio i saluti, Nino, e grazie per il tuo post. ‘Mane ho preso un’ottima granita di pistacchio di Bronte e brioche, fantastica!

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