Un magnifico concerto.
In anticipo arruvammo per il concerto, ieri sera, di ben due ore e passa per il concerto di Murcof che mai potevo mai immaginare di potere assistere in vita mia perché, fino a qualche anno fa, rispettavo le distanze, dell’ascolto insomma credevo che andare ai concerti fosse una cosa di cammurrìa, di surata, e pertanto preferivo sentirmelo il concerto, a casa mia, e da solo preferibilmente. E invece 12 euro era il biglietto più consumazione ma dovetti trascorrere più volte la biglietteria perché, prima, non c’era ‘a consumazione, poi non ne volevo sapere di consumare qualcosa e ‘a babba mi fici la ragazza dietro al banco, ed infine, ‘fanculo, mi fici fari ‘sti biglietti totali.
Ma pensavo altre cose mentre poi bevvi la birra, mentre piano piano lo spazio della Fabbrica si riempiva come un uovo di ragazzi, la musica a manetta scassava piacevolmente, pinsavo alla “malinconia di schifezza”, al mio primo 3 in Italiano. Intanto allato l’ingresso, in aperto, tre grandi schermi proiettavano dei video performance di un artista: alcune persone impalate davanti alla camera, in spazi pubblici come piazze, strade o giardini, crollavano come collassati per terra nella indifferenza dei passanti.
La prof di Italiano, di grazia ogni tanto, ci sciusciulava uno degli argomenti possibili del compito in classe. Era l’anno 1977, seconda media a Spaccafurnu e ‘a Quartaroni tra i temi ce ne scrisse uno sugli africani, ci dissi di parlare di razzismo. C’era all’epoca a vicina di casa di ma’ nonna che frequentava il liceo, credo, Meluccia e capitava che ogni tanto mi prisintavu a idda per qualche aiutino. Lei, carissima, magari mi scriveva qualche rigo e con pazienza magari, mi spiegava qualcosa. Io, di converso, gli facevo dei disegni colorati con i colori a cera o una tempera. Quella volta in classe sbirciai qualcosa che Mela mi aveva scritto, e con successo a Quartaroni mi stampau sul foglio un bel 6 e 1/2 che per me era una gran cosa, un capolavoro. Purtroppo, consegnato il compito lei volle rileggerlo e una, e dui voti, e tre e mentre lo leggeva, lo rileggeva mi abbassava il voto perché “non è farina del tuo sacco”, così mi disse e quel 6 e mezzo scalò a 5, poi a 4 e mezzo e lì, parve fermarsi. Tra il chiacchiericcio di sollievo degli alunni dopo i commenti dei voti, mi pizzicò mentre ridevo di qualcosa con qualcuno. Mai l’avessi fatto: ripigliao il compito e ripetè tre parole che avevo scritto: “malinconia di schifezza”. E s’incazzò. Malinconia di schifezza!, che significa? E che è sta roba? 3 mi stampò furiosa, t’abboccio e vediamo chi ride alla fine! Non m’abbocciao perché dovetti recuperare e di brutto, e sempre con i mezzi voti: 5 e mienzu, 6+, un altro 6 e mezzo ( onesto ). Intanto si fecero le 23, potevamo entrare per Murcof ma prima c’era una performance; insomma bisognava pazientare ancora na mezzoretta e siccome la trovai noiosa mi fici un giretto intorno. E intorno c’era uno spazio con divani e cuscini, e mensole dove stavano libri e riviste che ognuno poteva prendere e leggere a patto che dopo tornasse di nuovo ramingo il libro, e tra questi mi cadde l’occhio su uno rarissimo e forse impossibile da trovare in qualsiasi libreria italiana visto che le sue opere, oggi, sono esaurite, un libro che s’inizia così:
Il sole tramontò quattro volte sul suo viaggio e alla fine del quarto giorno che era il quattro di ottobre del millenovecentoquarantatre, il marinaio arrivò al paese delle femmine, sullo Stretto di Messina.
Imbruniva a vista d’occhio e un filo di ventilazione alitava dal mare in rema sul basso promontorio”.
Di lui ho cercato disperatamente Horcynus Orca e Codice siciliano, inutilmente. Avevo trovato I fatti della fera, di D’Arrigo Stefano. Per “malinconia di schifezza”, mi dissi e ridendo sotto i baffi mi portai, finalmente, nella grande sala dove una grande consolle attendeva l’ingresso di Murcof che puntualmente entrò e dal buio, come un Dio, iniziò a distribuire suoni e voci, nell’aria, che ci fecero sobbalzare da terra –eravamo, noi pubblico, stirati per terra, quasi accucciati-, musica che pulsava come un cuore, che ci avvolgeva mentre lui, Murcof, sopra tutto –alle sue spalle un grande schermo quadrato cangiava di colori, dal rosso all’ocra al blu all’argento, lui con il barbone accennava lieve il ritmo col corpo e noi, stesi, assorbivamo coi sensi tutti l’evento magnifico. Chi magnifico concerto!
» Ispica e Lagioia. Riportando tutto a casa è uno dei romanzi più importanti
» ghiaccioli di luglio Venerdi 14 ore 21.30 ad Ispica - Villa Anna c.da
![il blog di ispica [rg]](http://www.spaccaforno.it/wp-content/themes/spakka-1.2/images/header.jpg)
Articoli