il blog di ispica [rg]

Un Maestro.

Postato da francesco lauretta  |   12 giugno 2009

Salvo Monica e la sua Ispica.
Il rapporto tormentato tra il geniale artista adesso novantenne e il suo paese natale
ISPICA (RG)- L’artista ispicese Salvo Monica compie in questi giorni 90 anni, ma non vuol sentire parlare della sua città natale, Ispica. Se ne è tornato a Siracusa, dove insegnò arte, e là intende trascorrere i suoi ultimi anni di vita. Salvo Monica, scultore, pittore, disegnatore, scrittore, poeta, ha avuto sempre rapporti travagliati con la sua città natale.

Non si è sentito gratificato dalle istituzioni pubbliche, pur non essendo – nel mondo artistico – l’ultimo arrivato. Le sue opere danno lustro a tante città della Sicilia Orientale. Sue sono le sculture che si trovano lungo la facciata del Banco di Sicilia di Siracusa, nella chiesa del Seminario di Catania, all’ingresso dell’Ospedale Santa Marta di Catania, in piazza Maria Josè a Ispica, nel museo di Noto ed in quello di Recanati, nel Chiostro del Convento San Giovanni a Siracusa e all’interno di Palazzo Bruno di Ispica, nel Cimitero di Ispica. Vanta una serie di opere grafiche sui Vangeli, che volevano essere e sono state il suo canto del cigno, di docente, di scultore e di poeta.
Con l’età pensionabile, se ne era ritornato nella sua vecchia casa di Ispica che lo aveva visto ragazzino. L’attaccamento alla sua città, purtroppo, è stato mal riposto. Dagli anni Settanta, in omaggio all’allora Sindaco Salvatore Stornello, donava alla “sua” Ispica quanto era possibile donare e ancora di più: originali di sculture, disegni, forme, pezzi unici. Il compendio della sua vita di artista. Stornello creò per lui una piccola ma sfortunata pinacoteca. Da anni le sue sculture, i suoi calchi, sono purtroppo disseminati in magazzini comunali, nell’attesa di sistemazione. Da parte sua, Monica ha continuato a donare sue opere, nella speranza di vedere ampliare lo spazio espositivo a lui riservato e che personalmente ha curato. I “pezzi unici” attendono una degna collocazione che non arriva. Tutto questo ha amareggiato l’artista.
In occasione del compimento dei suoi 90 anni, la tipografia Kromatografica ed il Bar 115 volevano dedicare al più grande scultore ispicese di tutti i tempi un calendario. “E’ stato difficile – ha dichiarato il titolare Tonino Azzaro – convincere Monica a dare l’assenso”.

Che, però, alla fine è arrivato. L’elegante calendario da scrivania riproduce le immagini di quindici opere ed è accompagnato da una puntuale presentazione di una giovane docente, Evelina Barone. Sarebbe bello che in coincidenza del compimento dei 90 anni, prima “di schiudere gli occhi alla Luce”, potesse definitivamente inaugurarsi la pinacoteca di Salvo Monica.


Argomenti Correlati:
» Maestro Maestro Ciccio Iozzia, ho appreso adesso che da ieri ci
» Annunciaziò annunciaziò Da domani col sole 24 ore esce in edicola l'opera

6 Commenti a “Un Maestro.”

  1. V.Q.M.B. Scrive:

    D’ACCORDO…CON TE!

  2. Nino Blanco Scrive:

    Io, Salvo Monica e l’occasione perduta

    Ciao Francesco,
    permettimi di darti del tu anche se non ci conosciamo, ma ci unisce, l’amore per il nostro paese,
    la condivisione dello stesso blog e una ipotetica e lontana parentela, visto che mia nonna materna si chiamava Lauretta Grazia,( era la moglie del capomastro Don “Nanè Caruso”,conosciutissimo in paese per le sue doti poliedriche di scultore, grande disegnatore, progettista ed esecutore di edifici straordinari)che tu non hai mai conosciuto.
    La biografia del grande maestro Salvo Monica mi ha fatto ricordare un avvenimento che avrebbe potuto cambiare tutta la mia vita, nel lontano 1950, quando avevo appena 11 anni.
    Quell’anno infatti, con la mia famiglia, ci eravamo trasferiti a Siracusa per motivi di studio di mio fratello, che aveva appena finito il Ginnasio a Ispica e miei, che avevo frequentato il primo anno di avviamento professionale.
    In quel periodo ( dopoguerra) sarebbe stato troppo oneroso mandare in un’altra città i figli per farli studiare alle scuole “superiori”. Si era scelto il trasferimento di tutta la famiglia.
    Io, da diversi anni, manifestavo una particolare inclinazione verso il disegno e trascorrevo moltissimo tempo a dilettarmi copiando brutte riproduzioni di opere d’arte e immagini da ogni fonte illustrata. I miei genitori si erano accorti di questa mia passione giovanile e, dovendo scegliere una scuola media, mio padre pensò di iscrivermi alla scuola d’arte di Siracusa, alla quale si poteva accedere anche dopo le elementari. Io però avevo finito le elementari l’anno precedente e avevo frequentato, con successo il primo anno dell’Avviamento Professionale. Iniziare la scuola d’arte dalla prima classe sarebbe significato perdere tutto l’anno di Avviamento frequentato . D’altronde, non potevo iniziare la scuola d’arte dal secondo anno perdendo le nozioni basilari del primo anno.
    Fu a quel punto che mi si presentò l’occasione della mia vita.
    Mio padre mi aveva sempre parlato dei fratelli Beppe e Valente Assenza che chiamava “suoi cugini”, ( non ho mai saputo niente di più sull’origine di quella parentela),ma era anche molto amico di Salvo Monica col quale si vedeva molto spesso a Siracusa e da cui era stato più volte invitato a visitare il suo laboratorio.
    In quei giorni mio padre maturò l’idea di portarmi al laboratorio di Salvo Monica per proporgli di istruirmi nel suo laboratorio, permettendomi così di prepararmi in due anni i primi tre anni della scuola d’arte mettendomi in condizione di potermi presentare, da esterno all’esame del primo livello dei tre anni.
    Ero al settimo cielo quando mio padre prese l’appuntamento col maestro per accedere al suo studio d’arte. Credo che la notte precedente l’incontro, non dormii più di mezz’ora , Il Maestro Salvo Monica che avevo appena visto per strada indicato da lontano mentre attraversava con passo svelto la strada davanti a noi , lo avrei visto di persona, e fantasticavo sulle moltissime nuove esperienze che avrei fatte insieme e Lui.
    Quando entrammo nello studio-laboratorio del Maestro, io ero imbambolato e silenzioso,in forte soggezione,incantato da alcune opere di creta ultimate da poco, di cui due, erano coperte da un canovaccio. L’ambiente era non molto spazioso ed anche poco luminoso, le sue opere , (credo si trattasse di miniature tipo bozzetti, propedeutici delle opere finali,molto più grandi e più rifinite) erano nel centro del laboratorio posizionate in modo da poter essere viste in tue le angolazioni girando intorno alle colonnine di supporto.
    L’accoglienza del Maestro fu molto cordiale, con mio padre il maestro parlava con un vecchio amico (quasi coetaneo) col quale credo avessero trascorso, in paese, diversi anni di frequentazioni.
    Quando si venne al dunque della visita, mio padre spiegò la mia situazione ed espose il piano che si era pensato, chiedendo il suo parere e le sue eventuali eccezioni o disponibilità.

    Purtroppo non andò come si era pensato, il Maestro ci spiegò che era molto impegnato nel Comune di Siracusa in quel periodo, sia con la scuola dove insegnava , sia per l’allestimento di diverse sculture che gli erano state commissionate da diversi clienti importanti.
    Era realmente rammaricato di dover rifiutare perché non trovava più un attimo libero nemmeno per le sue meditazioni filosofiche che erano il suo riposo dell’anima. Ci fece notare che aveva con se un cestino con la colazione fredda che consumava in studio, proprio per risparmiare il tempo del rientro a casa e il ritorno al lavoro, dicendo che ogni minuto guadagnato, in quel periodo, gli era prezioso.
    In quel momento mi era crollato il mondo addosso, tutte le immagini che mi ero create nella mia fantasia svanirono istantaneamente, non c’erano altre vie d’uscita se non quella di rientrare alla scuola tradizionale. Fu quello che feci, anche se a malincuore, ma la vita mi diede altre soddisfazioni in altri ampi anche se “il primo amore non si dimentica mai” Ma questo è un altro argomento.
    Vedi Francesco, nelle tue esperienze che si intravedono nel “trittico” da te descritto, io vedo il seguito di quella mia storia mai iniziata. Certamente non ho più rimpianti, ma se quell’incontro fosse avvenuto soltanto qualche anno dopo la mia vita sarebbe stata totalmente diversa.
    Dovrei chiudere con una tua frase che mi sta molto simpatica e restituisce sempre il bunumore “vado a farmi una granita di pistacchio di Bronte” ma a Livorno non saprebbero di cosa si parla e poi, ho paura che ,alla lunga, tutte queste granite mi facciano male, A TE NO ???
    Ti saluto caramente Nino.

  3. francesco lauretta Scrive:

    ‘mane ho preso una granita di mandorla tostata da bruno, con brioche: uno dei piaceri della vita. Quest’anno ho deciso di far colazione un solo giorno alla settimana con la mia granita, e ti assicuro che male non fa. Il tuo racconto è suggestivo e forse per te è stata una benedizione l’occupazione del Maestro Monica. Non hai idea di come sia folle oggi, e in Italia, fare l’artista. Inoltre:

  4. francesco lauretta Scrive:

    Inoltre è davvero imbarazzante scoprire che in questo blog non scriva più nessuno; Saro, Clara, loro che si animavano tanto…, adesso non so più dove sono, peccato! E quando torno da queste parti e vedo ancora le mie parole, i miei sputi e abbozzi, bene, desidero cancellare tutto. Un caro abbraccio, fl

  5. Nino Blanco Scrive:

    Hai pienamente ragione, Francesco, tutti i Fondatori , tutte persone serie e storicamente illustri del comune di Ispica, (io riconosco soltanto i cognomi e credo di essere stato amico dei loro padri o nonni), non li leggo più su questo Blog se non che per risposte brevi su argomenti quasi futili.
    Con questo blog, da quando lo seguo, mi sembra di essere ritornato in paese, è stato ed è il luogo che mi ha informato in diretta sui problemi, sui cambiamenti, sulle cose importanti e non da conoscere per essere “presenti “ nella vita del paese. Evidentemente le aspettative che furono premesse per la costituzione di questo blog sono state deluse per colpa delle parti. I Blogghers e i Fondatori. Non credo proprio che si siano esauriti gli argomenti, credo piuttosto che siano ancora prevalse le vecchie mentalità di riservatezza, le paure i svelare troppi sentimenti intimi, di essere
    criticati, ma, cosa più probabile ,che non c’è ancora la maturità popolare di partecipare democraticamente e senza pregiudizi a questo strumento di scambio di pareri ed informazioni veramente prezioso.
    Ho lanciato questa provocazione perché mi attendo una gran quantità di rispostacce che mi contraddicano e, soprattutto, che mi facciano ricredere sul giudizio da me espresso, possibilmente aprendo un dibattito. Anche questo può servire a dare nuova carica a tutti i partecipanti a questo blog.
    Saluto tutti cordialmente.

  6. Vincenzo Monica Scrive:

    Tutti coloro che volessero visitare lo studio di mio padre Salvo Monica sono invitati a prendere contatto con me per e-mail o al tel. 3395082586.
    E’ il minimo che posso fare per i sinceri amici ed estimatori delle opere di mio padre.
    Enzo Monica

Lascia una Risposta

pagina creata in 0,638 sec.