<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: &#8220;Intervista&#8221; a Salvo Monica.</title>
	<atom:link href="http://www.spaccaforno.it/archivio/803/intervista-a-salvo-monica/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.spaccaforno.it/archivio/803/intervista-a-salvo-monica/</link>
	<description>Blog su Ispica già Spaccaforno</description>
	<lastBuildDate>Mon, 09 May 2011 10:53:43 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1.1</generator>
	<item>
		<title>Di: michelangelo</title>
		<link>http://www.spaccaforno.it/archivio/803/intervista-a-salvo-monica/comment-page-1/#comment-83649</link>
		<dc:creator>michelangelo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 10:46:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.spaccaforno.it/archivio/803/intervista-a-salvo-monica/#comment-83649</guid>
		<description>Ho un disegno (60 x 40) a inchiostro di china di Salvo Monica regalatomi in uno dei nostri frequenti incontri a  Siracusa negli anni ottanta. Un nudo di donna sdraiata di schiena che rivela con tratti decisi la plasticità delle forme d’inequivocabile versatilità scultoria.
Chissà se poi l&#039;ha immortalata nel marmo?

Per buona memoria: i maestri di Salvo Monica, i fratelli Beppe e Valente Assenza, negli anni della famosa pandemia &quot;spagnola&quot; si riunivano in religioso silenzio a casa di mio nonno, il capomastro Antonino Caruso, con il figlio Francesco, morto a soli quindici anni di detta pandemia, per vederlo disegnare e apprenderne le tecniche, proprio come fece poi Salvo Monica nel 1933.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho un disegno (60 x 40) a inchiostro di china di Salvo Monica regalatomi in uno dei nostri frequenti incontri a  Siracusa negli anni ottanta. Un nudo di donna sdraiata di schiena che rivela con tratti decisi la plasticità delle forme d’inequivocabile versatilità scultoria.<br />
Chissà se poi l&#8217;ha immortalata nel marmo?</p>
<p>Per buona memoria: i maestri di Salvo Monica, i fratelli Beppe e Valente Assenza, negli anni della famosa pandemia &#8220;spagnola&#8221; si riunivano in religioso silenzio a casa di mio nonno, il capomastro Antonino Caruso, con il figlio Francesco, morto a soli quindici anni di detta pandemia, per vederlo disegnare e apprenderne le tecniche, proprio come fece poi Salvo Monica nel 1933.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: francesco lauretta</title>
		<link>http://www.spaccaforno.it/archivio/803/intervista-a-salvo-monica/comment-page-1/#comment-83640</link>
		<dc:creator>francesco lauretta</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 12:10:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.spaccaforno.it/archivio/803/intervista-a-salvo-monica/#comment-83640</guid>
		<description>Ringrazio Lei innanzitutto perché il suo intervento mi rende felice perché potrò rivedere l&#039;opera -per me straordinaria- di suo padre. Io, Salvatore Giamblanco e Giuseppe Armenia conoscemmo Salvo Monica quando avevamo appena 16 anni. Nacque un rapporto di amicizia, straordinario almeno fino a che poi non andammo, noi ragazzi, a Venezia per l&#039;Accademia di Belle Arti. Ci allontanammo ma negli ultimi anni, dal 1997 in poi, quando avevamo la possibilità trascorrevamo qualche ora, lieta, insieme. Per me è  stato un caro Maestro. Sono appena tornato da una mostra che abbiamo inaugurato a Salisburgo -otto artisti italiani all&#039;Hangar-7, www.hangar-7.com-. Gli organizzatori ci hanno fatto delle domande inerenti al tema dell&#039;esposizione, Una forza del passato. 
Così ho risposto ad una delle domande:
 
2) Gli artisti dovrebbero studiare la storia dell’arte, diventare familiare con i vecchi maestri, avere una padronanza con le tecniche tradizionali prima di trovare un proprio stile –oppure tutto questo inibisce il processo creativo?
 
Ho avuto due maestri: uno scultore e un pittore. Lo scultore, sconosciuto ai più, anche nella sua terra, era di “vecchio stampo” nel senso che aveva avuto una formazione classica: era stato compagno di strada di artisti come Manzù, Marino Marini. Salvo Monica era il suo nome. Anche lui nato a Ispica, giovanissimo, approdò a Roma dove studiò scultura e l’arte della medaglia. Dopo la guerra tornò in Sicilia e lì, solitario, decise di rimanere e lavorare. Lo conobbi quando avevo 16 anni. Per due anni io e altri due ragazzini andavamo a casa sua regolarmente dove ci accoglieva affidandoci dei compiti, di disegno soprattutto. Per lui era necessario conoscere a fondo l’opera dei grandi artisti del passato. Nell’82 –quando la nazionale italiana di calcio vinse il campionato del mondo- ricordo che mi mise alla prova e quell’anno realizzai circa 1000 disegni molti dei quali erano copie di disegni dei “tre grandi” –secondo Monica- della nostra storia: Leonardo, Michelangelo e Raffaello.
Con lui ho compreso le diverse qualità di segno come quello accademico, quello dello scultore, del pittore, del “grafico” e, infine qualsiasi tipo di segno non è più stato un mistero per me.
Il pittore, celebrato e importante nella storia della pittura italiana, è Emilio Vedova. A Venezia, nei primi due anni di accademia, lui non solo ci raccontava la storia dell’arte ma esigeva che ognuno di noi studiasse ed interpretasse gli artisti del passato e le sue lezioni erano entusiasmanti, straordinarie. E così sono cresciuto. Dopo i due anni abbiamo fatto di tutto tranne che dipingere. Infatti io smisi di dipingere-disegnare e conosciuto un artista come James Lee Byars che trascorreva parte della sua vita nella Serenissima, seguii il suo consiglio: toccare è contaminare! Da allora, e per anni, ho lavorato producendo…niente, o meglio progettavo opere “olfattive” che spesso facevo realizzare ad altre persone. Adesso non so se è necessario conoscere tecniche e storia ma di certo ci sono artisti che lavorano con la storia come Kounellis, Kiefer e la loro opera è importante, potente.
 
Inoltre a settembre farò una mostra al Vittoriano, il 15 settembre. Lui ne sarebbe contento. Di suo padre ho le immagini, splendide, di quella intervista.  Prima o poi ne farò un CD che, naturalmente, consegnerò al centro studi Salvo Monica.
Un caro abbraccio alla famiglia Monica,
fl.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio Lei innanzitutto perché il suo intervento mi rende felice perché potrò rivedere l&#8217;opera -per me straordinaria- di suo padre. Io, Salvatore Giamblanco e Giuseppe Armenia conoscemmo Salvo Monica quando avevamo appena 16 anni. Nacque un rapporto di amicizia, straordinario almeno fino a che poi non andammo, noi ragazzi, a Venezia per l&#8217;Accademia di Belle Arti. Ci allontanammo ma negli ultimi anni, dal 1997 in poi, quando avevamo la possibilità trascorrevamo qualche ora, lieta, insieme. Per me è  stato un caro Maestro. Sono appena tornato da una mostra che abbiamo inaugurato a Salisburgo -otto artisti italiani all&#8217;Hangar-7, <a href="http://www.hangar-7.com-" rel="nofollow">http://www.hangar-7.com-</a>. Gli organizzatori ci hanno fatto delle domande inerenti al tema dell&#8217;esposizione, Una forza del passato.<br />
Così ho risposto ad una delle domande:</p>
<p>2) Gli artisti dovrebbero studiare la storia dell’arte, diventare familiare con i vecchi maestri, avere una padronanza con le tecniche tradizionali prima di trovare un proprio stile –oppure tutto questo inibisce il processo creativo?</p>
<p>Ho avuto due maestri: uno scultore e un pittore. Lo scultore, sconosciuto ai più, anche nella sua terra, era di “vecchio stampo” nel senso che aveva avuto una formazione classica: era stato compagno di strada di artisti come Manzù, Marino Marini. Salvo Monica era il suo nome. Anche lui nato a Ispica, giovanissimo, approdò a Roma dove studiò scultura e l’arte della medaglia. Dopo la guerra tornò in Sicilia e lì, solitario, decise di rimanere e lavorare. Lo conobbi quando avevo 16 anni. Per due anni io e altri due ragazzini andavamo a casa sua regolarmente dove ci accoglieva affidandoci dei compiti, di disegno soprattutto. Per lui era necessario conoscere a fondo l’opera dei grandi artisti del passato. Nell’82 –quando la nazionale italiana di calcio vinse il campionato del mondo- ricordo che mi mise alla prova e quell’anno realizzai circa 1000 disegni molti dei quali erano copie di disegni dei “tre grandi” –secondo Monica- della nostra storia: Leonardo, Michelangelo e Raffaello.<br />
Con lui ho compreso le diverse qualità di segno come quello accademico, quello dello scultore, del pittore, del “grafico” e, infine qualsiasi tipo di segno non è più stato un mistero per me.<br />
Il pittore, celebrato e importante nella storia della pittura italiana, è Emilio Vedova. A Venezia, nei primi due anni di accademia, lui non solo ci raccontava la storia dell’arte ma esigeva che ognuno di noi studiasse ed interpretasse gli artisti del passato e le sue lezioni erano entusiasmanti, straordinarie. E così sono cresciuto. Dopo i due anni abbiamo fatto di tutto tranne che dipingere. Infatti io smisi di dipingere-disegnare e conosciuto un artista come James Lee Byars che trascorreva parte della sua vita nella Serenissima, seguii il suo consiglio: toccare è contaminare! Da allora, e per anni, ho lavorato producendo…niente, o meglio progettavo opere “olfattive” che spesso facevo realizzare ad altre persone. Adesso non so se è necessario conoscere tecniche e storia ma di certo ci sono artisti che lavorano con la storia come Kounellis, Kiefer e la loro opera è importante, potente.</p>
<p>Inoltre a settembre farò una mostra al Vittoriano, il 15 settembre. Lui ne sarebbe contento. Di suo padre ho le immagini, splendide, di quella intervista.  Prima o poi ne farò un CD che, naturalmente, consegnerò al centro studi Salvo Monica.<br />
Un caro abbraccio alla famiglia Monica,<br />
fl.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Enzo Monica</title>
		<link>http://www.spaccaforno.it/archivio/803/intervista-a-salvo-monica/comment-page-1/#comment-83638</link>
		<dc:creator>Enzo Monica</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 16:04:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.spaccaforno.it/archivio/803/intervista-a-salvo-monica/#comment-83638</guid>
		<description>Ringrazio Francesco Lauretta per i due articoli su mio padre Salvo Monica. Comunico che dopo la sua morte avvenuta nel febbraio 2008 sue opere sono state messe in mostra ad Avola, per l&#039;anniversario della strage del 2 dicembre, al Vittoriano a Roma per l&#039;anniversario della scuola della medaglia della Zecca di Roma ove mio padre nel &#039;38 vinse una borsa di studio.
Inoltre a Siracusa è possibile visitare la collezione privata delle sue opere previo appuntamento da richiedere al centro studi Salvo Monica: info@salvomonica.eu
Grazie,
Enzo Monica</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio Francesco Lauretta per i due articoli su mio padre Salvo Monica. Comunico che dopo la sua morte avvenuta nel febbraio 2008 sue opere sono state messe in mostra ad Avola, per l&#8217;anniversario della strage del 2 dicembre, al Vittoriano a Roma per l&#8217;anniversario della scuola della medaglia della Zecca di Roma ove mio padre nel &#8217;38 vinse una borsa di studio.<br />
Inoltre a Siracusa è possibile visitare la collezione privata delle sue opere previo appuntamento da richiedere al centro studi Salvo Monica: <a href="mailto:info@salvomonica.eu">info@salvomonica.eu</a><br />
Grazie,<br />
Enzo Monica</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

