il blog di ispica [rg]

Il Sole negli Occhi

Postato da clara corallo  |   23 dicembre 2006

L'immagine “http://www.miapavia.it/i/spettacoli/2005/van1_g.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.Quest’estate un attore parlò a me e ad una piccola cerchia di amici del “suo” Van Gogh. Ci disse come nacque quell’idea di fare del carteggio di Vincent e Theo un’opera teatrale, un lungo monologo dedicato a lui, a Van Gogh, agli anni di Arles e al loro epilogo terribile.
Mi ricordo che l’ho sommerso di domande. Gli chiesi, tra le altre cose, chi si era occupato della drammaturgia (lui), chi della scenografia (sempre lui), chi della regia (ancora lui). Pure il commento sonoro e la scelta delle immagini da proiettare sullo sfondo, tutto lui aveva fatto. Ci credo, che era il “suo” Van Gogh.
Ci parlò della tournée, e dei teatri che aveva e avrebbe toccato in tutta Italia. Mi sono ripromessa di controllare passo passo queste date, e se si fosse trovato a passare nel raggio di 100 km non me lo sarei perso. Ma in fondo non ci speravo più di tanto. Sapevo che era altissima la probabilità di rimanere delusa, e di dovermelo perdere. – sospiro –
E invece l’altro giorno leggo sul quotidiano: “Il sole negli occhi”, drammaturgia ed interpretazione di Antonio Zanoletti. Ore 20:30, Auditorium Maria Crocifissa Curcio, Ispica. Ingresso gratuito. COSA???? “Il sole negli occhi”, drammaturgia ed interpretazione di Antonio Zanoletti. Ore 20:30, Auditorium Maria Crocifissa Curcio, Ispica. Ingresso gratuito. COSA???? “Il sole negli occhi”, drammaturgia ed interpretazione di Antonio Zanoletti. Ore 20:30, Auditorium Maria Crocifissa Curcio, Ispica. Ingresso gratuito.
Quindi, ricapitolando, QUELL’Antonio Zanoletti che ha lavorato con Luca Ronconi e con Elisabetta Pozzi (per dirne solo due) veniva QUI a fare il suo Van Gogh??? E non si pagava il biglietto??? Non so quale felicissima congiuntura astrale abbia voluto tutto questo, ma io, ovviamente, non me lo sono perso.
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Annunciaziò Annunciaziò

Postato da clara corallo  |   7 dicembre 2006

L'immagine “http://www.rai.it/RAInet/ammMultimedia/media/81troisi.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.  Ho appena avuto la conferma dal Comune: il prossimo 27 dicembre alle 19:00 nei locali dell’auditorium Maria Crocifissa Curcio festeggeremo i 40 anni di attività della libreria Corallo. Stiamo preparando alcune cose carine, e già da ora sono mezza commossa. Ho intenzione di raccogliere, se ne arriveranno, testimonianze sul modo di recepire e vivere la libreria da parte degli ispicesi. Tempo fa scrissero qui qualcosa Ubaldo Fronte e Francesco Lauretta. Vorrei estendere l’invito a dire la loro a tutti i lettori e autori del blog. Magari, se ce la facciamo, qualche racconto potrebbe essere letto in pubblico, previa autorizzazione dell’autore, ovviamente. Mandatemi pure, se volete, i vostri scritti a claracorallo@hotmail.com

Nell’occasione, verrà presentato il libro di poesie “Al Mondo” di Teresa Zuccaro, nostra concittadina  residente a Firenze. Il libro è vincitore del premio Valeri e sta riscuotendo  un ottimo successo in Italia e all’estero. Sarà presente anche l’autrice. Per ora non vi dico altro, a parte il fatto che sono felice per questa cosa, che ringrazio pubblicamente il Sindaco che ha messo volentieri a disposizione l’Auditorium e che spero nella vostra partecipazione.

Adieu/Goodbye

Postato da clara corallo  |   24 novembre 2006

L'immagine “http://www.peoples.ru/art/cinema/actor/noiret/noiret_1.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.http://www.sonypictures.com/classics/afterglow/castcrew/altman-photo.jpg

Quando se ne va un grande del cinema mi sento sempre un po’ così, un po’ più povera… quando i grandi sono 2 nel giro di 24 ore mi sento decisamente saccheggiata…

Gli Artisti dovrebbero vivere in eterno. :-(

Occhio malocchio…

Postato da clara corallo  |   17 novembre 2006

http://img87.imageshack.us/img87/3538/corno2tw1.jpg Alzi la mano chi non ha sbirciato furtivamente il calendario e non ha considerato che oggi è… venerdì 17!

Mi sono fatta un giretto per vedere cosa potevamo saperne di più in merito, e ho trovato un po’ di cose. Storicamente parlando, pare che questa cosa del giorno sfortunato risalga al Trecento, anno in cui un venerdì 17 (ma altre fonti parlano di venerdì 13 eheh…) Filippo il Bello diede l’ordine di uccidere tutti i Cavalieri Templari della Francia per impossessarsi dei loro beni ed annullare in tal modo i debiti dello Stato verso l’Ordine cavalleresco.

Ma c’è anche la storia dell’anagramma (credo sia anche la più conosciuta), risalente all’epoca romana: 17 in numeri romani si scrive XVII, che anagrammato risulta VIXI, che a sua volta è tra le parole più usate sulle – ehm – lapidi cimiteriali, dato che significa: “ho vissuto”, e cioè “sono morto”.

Nella Bibbia il diluvio universale iniziò proprio il diciassettesimo giorno del secondo mese e terminò il 17 del settimo mese, quando Noé raggiunse l’Ararat. 1 pari in questo caso tra scarogna e fortuna, mi pare.

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Fenomenologia del personaggio webbico (1): il Troll

Postato da clara corallo  |   14 novembre 2006

L'immagine “http://img222.imageshack.us/img222/3227/troll2fc7.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.Dall’enciclopedia libera della rete, Wikipedia:

Nel gergo di Internet, e in particolare delle comunità virtuali come newsgroup, forum, mailing list, chatroom o nei commenti dei blog, per troll si intende un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati. Spesso l’obiettivo specifico di un troll è causare una catena di insulti (flame war); una tecnica comune consiste nel prendere posizione in modo plateale, superficiale e arrogante su una questione già lungamente (e molto più approfonditamente) dibattuta, specie laddove la questione sia già tale da suscitare facilmente tensioni sociali (come un’annosa religion war). In altri casi, il troll interviene in modo semplicemente stupido (per esempio volutamente ingenuo), con lo scopo di mettere in ridicolo quegli utenti che, non capendo la natura del messaggio del troll, si sforzano di rispondere a tono. Dal sostantivo troll si derivano, sia in inglese che in italiano, forme derivate come il verbo trollare (“comportarsi come un troll”), o essere trollato (“cadere nella trappola di un troll” rispondendo a tono alle sue provocazioni).

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Politically correct

Postato da clara corallo  |   10 novembre 2006

L'immagine “http://i7.ebayimg.com/01/i/02/d3/da/db_1.JPG” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.L'immagine “http://data2.blog.de/media/508/881508_326b09c029_l.jpeg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Oggi una roba del genere decreterebbe la consegna della testa del copywriter su un piatto d’argento. Eppure quanta ingenuità c’era dietro cose come queste…

Personalmente ho sempre tenuto ad allinearmi con il politically correct “vigente”, preoccupandomi di aggiornarmi per non urtare la sensibilità dei miei interlocutori, ma un giorno ho incontrato un diversamente abile che mi ha detto: “nella scuola che frequento non ci sono i bagni per gli handicappati“, e un ragazzo di colore che mi ha detto: “vivo in un appartamento che il proprietario affitta solo ai neri“. E qualche domanda me la sono fatta. Da chi è veramente sentito il problema della diversità o dell’imbarazzo? Quanto è sottile il confine tra rispetto e ipocrisia? Vero è che anche dopo l’incontro con questi due amici ho continuato ad attingere dal lessico politically correct, e che non mi sogno di dare del “negro” a nessuno. Cambiano le percezioni delle cose, nella cultura dei popoli, e con esse cambia anche la lingua. Ma è anche vero che questa ansia di ripitturare i nomi a volte mi lascia perplessa, per quello che si intravede dietro: la necessità di vestire le cose, di mettere loro abiti consoni a concetti universali che poi, nella realtà dei fatti, raramente vengono presi sul serio o adottati. Basta trovare la parola che ci permette di nominare senza ansia il “diverso”, per farci sentire “correct”? E quando neanche quella di oggi basterà, ci inventeremo un “diversamente colorato” o un “diversamente sessuale”?

Le soap

Postato da clara corallo  |   7 novembre 2006

http://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/shows/mexico/art/famd2.jpg

Provate a guardare una qualsiasi puntata di una qualsiasi soap opera. Troverete delle costanti:
1) I nomi propri rasentano il comico: accozzaglia di iniziali (R.J., C.J., M.A.C., J.T., R.C., etc ), nomi-simbolo (Hope, Prudence, True, Harmony, Power…), nomi che sono il risultato dell’unione di altri nomi, tipo quello dei genitori (Bridget -> da Brooke + Ridge).
2) TUTTI trombano con TUTTI, in un’orgia estatica da cui non sono escluse nemmeno le più semplici parentele genitore-figlio. Avete presente il mito di Edipo? Ecco, così. A questa costante si aggiungono dei corollari:
2a) TUTTI sono parenti di TUTTI, e questo avviene nel tempo, con la scoperta graduale di attestati di nascita, relazioni pregresse, test del dna, testimonianze di contadini, agnizioni improvvise da parte di vecchie balie, di vecchi parrucchieri, di vecchi fruttivendoli, tutti appartenenti ad un passato oscuro e misterioso. Ma non solo.
2b) Le parentele sono sempre in continua evoluzione ed intercambiabilità: se X è padre di Y, prima o poi verrà fuori che in realtà è Y ad essere padre di X, nonno di sua madre, zio di sua nonna, cugino di suo figlio. Mi immagino sempre la faccia dell’impiegato all’ufficio anagrafe della cittadina rispettiva quando ogni volta l’allegra famigliola va a fare l’aggiornamento: “ehm, mi scusi, ci sarebbe da modificare lo stato di famiglia…”
3) Esiste SEMPRE una casa in montagna, dove avvengono i peggio adulterii e misfatti.
4) Esiste SEMPRE una casa al mare o alle Hawaii, dove risiede a turno un’amante o un gigolo a piacimento.

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Ladies and gentlemen, i TRINAKANT!

Postato da clara corallo  |   29 ottobre 2006

Sono orgogliona.
Ne avevo parlato appena qualche tempo fa, qui, nella discussione sulle cucuzze, dicendo che li avevo sentiti a Pozzallo e che mi dispiaceva tantissimo che nessuno li invitasse ad Ispica.
E ieri sono arrivati, questi 6 musicisti appassionati e bravissimi.
Appassionati, primo perché la musica è un’amante esigente, che non perdona distrazioni o abbandoni. Secondo perché dedicarsi ad un genere di nicchia come quello della musica klezmer significa studiare, approfondire, scoprire un mondo che non trovi ogni giorno dietro l’angolo o dentro il volume del Millenote. Terzo, perché l’ho visto: dovevate vederli, sti ragazzi innamorati di quello che stavano facendo su quel palchetto.trinakant-band.jpg
Bravissimi perché bravissimi: qui c’è poco da aggiungere. C’era gente con la bocca aperta a sentire cosa riusciva a tirare fuori Carmelo da quel clarinetto (ma chi, cu è, chddu ca furria co’ muturi? – sì – ), o Giovanni, con quelle manone, da quelle corde. Nomino apposta i due “paesani”, perché erano loro quelli che ieri finalmente si sono esibiti nella loro città. Non da meno sono stati gli altri 4.
Hanno incantato i bambini, che hanno ballittato davanti al palchetto finché i genitori esausti da ore di festa e passiata non hanno optato per:

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Le rotonde di Modica

Postato da clara corallo  |   25 ottobre 2006

L’ultimo intervento di Pietro e il mio viaggio di oggi a Ragusa mi hanno fatto ripensare a una cosa che avevo scritto un po’ di tempo fa nel mio blogus. La metto qui oggi, perché… perché ci sta. :-)

Obiettivamente, io non posso sentirmi autorizzata a parlare di traffico, in quanto utente di strade lieve-mediamente trafficate. Quindi, in effetti, io non ho mai VERAMENTE guidato nelle vere bolge metropolitane, dove sai quando parti ma non saprai mai quando arrivi, dove i gas di scarico sono più densi della melassa e gli automobilisti si trasformano in tanti licantropi pronti ad azzannarti alla giugulare appena ti azzardi ad indugiare un nanosecondo allo scatto del verde al semaforo.
Non vivo di queste realtà, io.
Ma passo dalle ROTONDE DI MODICA.
Voi non sapete cosa siano le ROTONDE DI MODICA.ingrana.jpg
Avete presente quei luoghi leggendari da cui l’EROE deve TRANSITARE per conseguire il suo premio (che può essere il vello d’oro, l’immortalità, la principessa, il regno etc.)???
Ecco, le ROTONDE DI MODICA sono come SCILLA E CARIDDI, le MINIERE DI MORIA, il LAGO COCITO, l’ADE. Un girone dantesco fatto di infiniti vortici, in cui la corrente ti risucchia e non ti lascia andare mai.

La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina;
voltando e percotendo li molesta.

E io, moderna Francesca da Rimini (senza il Paolo della situazione, ma vabbè glissiamo), spesso mi ritrovo lì in mezzo, insieme a mille altre anime dannate che scontano i loro peccati.

Le ROTONDE DI MODICA sono un fulgido esempio di urbanistica fatta secondo il modello art nouveau “merde de chien” : non so quante sono, me ne ricordo sei, ma sono in numero crescente di giorno in giorno, posizionate su un tragitto MASSIMO di un chilometro e mezzo.
Credo che il progetto sia stato affidato a qualche venusiano, o ad una letterina di passaparola, perchè CACCHIO non si può fare una cosa così STUPIDA in una strada dove bastava metterci due semafori.

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Storie

Postato da clara corallo  |   14 ottobre 2006

Esiste una storia, dalle parti di Ferrara, fatta di molto dolore.
Un ragazzo di 18 anni muore in circostanze non chiare, una cittadinanza si interroga sul proprio ruolo, una madre apre un blog per capire, una società civile – compatta – insorge e chiede giustizia.
È la storia di Federico Aldrovandi e della sua famiglia, dei suoi amici, dei suoi concittadini, di un mondo che passa al vaglio il valore delle Istituzioni, ne verifica la bontà e ne pretende un funzionamento giusto ed etico.
Scatta immediato il parallelo, penso ad un’altra storia, ad un altro ragazzo, ad un’altra madre, ad un’altra società civile, ad una analoga “verifica” delle Istituzioni.
Guardo quella storia lontana, vedo la mobilitazione di semplici cittadini, giornalisti, artisti, scrittori, giuristi. Mi colpiscono, tra le altre, le parole di Lucarelli: “ancora una volta dobbiamo assistere al fatto che le cose non si saprebbero se non ci fosse soprattutto l’azione dei cittadini e della società civile. Come per le stragi, se non ci fosse stato il comitato dei parenti delle vittime a muoversi e a fare casino, chi avrebbe dovuto fare delle cose non le avrebbe fatte”.AldrovandiFederico.jpg
Ripenso ai “signori nessuno” e ai “signori qualcuno” del penultimo volantino dei Soccorsi Invisibili (diceva questo: “se noi, che siamo Invisibili, i signori nessuno della vita istituzionale ed amministrativa, noi che entriamo nel gioco politico e decisionale solo marginalmente, se noi abbiamo ottenuto in così breve tempo un risultato così importante, quanto meno sarebbe costato, e con quanta minore fatica questo risultato sarebbe stato possibile, tempestivo facile, ai signori qualcuno che ci rappresentano, se solo lo avessero voluto, in tempi utili?”).
Forse bisognerebbe colmare questo gap che stabilisce le “funzioni” dei “nessuno” e dei “qualcuno”. Forse dovremmo prendere più coscienza che siamo tutti “qualcuno”, e che nessuno è “nessuno”.
Il video che parla di tutto questo e anche di molto altro, si chiama “Verità grido il tuo nome” e si può scaricare qui. Il download richiederà qualche minuto, sono quasi 40 minuti di video. Questo, invece, è il blog aperto dalla madre del ragazzo.
Credo che sia giusto che solo le madri dei figli morti parlino del loro dolore. Credo che tutti gli altri debbano avere molto pudore a farlo.

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