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	<title>Spaccaforno.it &#187; gianni stornello</title>
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	<description>Blog su Ispica già Spaccaforno</description>
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		<title>Radio mon amour</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Dec 2006 08:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni stornello</dc:creator>
				<category><![CDATA[maccia o suspiru]]></category>

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		<description><![CDATA[L’anno che ci sta lasciando segna il trentesimo anniversario delle radio libere. Si chiamavano proprio così le emittenti radiofoniche che, nel 1976, cogliendo al volo una sentenza della Consulta che di fatto faceva cadere il monopolio della RAI, cominciarono ad invadere l’etere.
Fu appunto un fatto di libertà che vale la pena sottolineare. Mi piace farlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’anno che ci sta lasciando segna il trentesimo anniversario delle radio libere. Si chiamavano proprio così le emittenti radiofoniche che, nel 1976, cogliendo al volo una sentenza della Consulta che di fatto faceva cadere il monopolio della RAI, cominciarono ad invadere l’etere.</p>
<p><img id="image477" alt="radio-microfono.jpg" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/12/radio-microfono.jpg" />Fu appunto un fatto di libertà che vale la pena sottolineare. Mi piace farlo a Spaccaforno perché (vedi i casi della vita) ci ritroviamo qui alcuni che, più o meno intensamente ed in base a quello che piaceva e che si sapeva fare, prendemmo parte all’avventura radiofonica ispicese. Saro Fronte, Pietro Avveduto, Piero Di Giorgio e il sottoscritto eravamo a Radio Gamma, che di quella stagione pionieristica fu sicuramente la più significativa e quella che contribuì peraltro ad essere un punto di riferimento per una generazione di giovani. Fu la radio che combinò egregiamente impegno sociale e politico ed intrattenimento, informazione ed attualità, assicurandosi in tal modo una lunga vita e un bel po’ di successi. Ma Radio Gamma non fu la sola ad Ispica.<br />
La prima in assoluto fu R.O.N., Radio Onde Nuove, alla quale, dopo Radio Gamma, si aggiunsero R.C.I. (Radio Centro Ispica) e Punto Radio. Quest’ultima fu una vera e propria meteora, forse perché nacque a metà degli anni ’80 quando il fenomeno era ormai in fase di stabilizzazione e si profilava la necessità di professionalizzare la radio, non basandola più sul dilettantismo.</p>
<p><span id="more-476"></span></p>
<p>Radio Dimensione Musica, la radio ispicese di oggi, ha fatto tesoro di questo elemento e, sfruttando al massimo il computer come strumento di gestione, è riuscita a sfidare le difficoltà che il professionismo del settore inevitabilmente impone. Non credo di esagerare se dico che senza il tipo di informazione che fecero, che facemmo con le radio libere, quelle della prima stagione dilettantistica ma ricca di passioni e di idealità, oggi l’informazione in generale, questo tipo stesso di informazione e di comunicazione, adottato da Spaccaforno, sarebbe diverso. Sicuramente io non sarei quello che sono oggi, con le sensibilità attraverso le quali mi ritrovo a confrontarmi con piccole e grandi questioni del nostro tempo. Forse vale applicare anche all’informazione l’assunto della fisica in base al quale nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. In effetti, anche con l’irruzione in campo delle tecnologie, i processi informativi e comunicativi cambiano passo, si raffinano ma non possono cambiare l’essenza dei messaggi, come diceva il buon Mc Luhan. Anche se, lasciatemelo dire, la capillarità della radio &#8211; di quella fatta bene, fatta apposta per arrivare a quanta più gente è possibile, capillarità che con Radio Gamma avemmo la possibilità di verificare &#8211; oggi ce la scordiamo. Allora lo diceva anche Eugenio Finardi (“amo la radio perché arriva dalla gente”). Ecco perché dico con un pizzico di nostalgia, influenzata da un po’ di sindrome da “primo amore”: Viva la Radio!<br />
Gianni Stornello</p>
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		<title>Libera Stampa In Libero Stato. O No?</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Dec 2006 22:10:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni stornello</dc:creator>
				<category><![CDATA[in piazza]]></category>

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		<description><![CDATA[Fa molto riflettere l’atteggiamento del nostro Paese rispetto al giornalismo d’inchiesta. Ognuno reagisce come sa fare, mi si può dire. Ed è vero. In Russia le giornaliste scomode si uccidono, cosa che peraltro da noi è avvenuta anche di recente, basta citare i nomi di Alfano, Fava, Tobagi: la differenza sta che lì la “catena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image449" alt="scheda-elettorale.jpg" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/12/scheda-elettorale.jpg" />Fa molto riflettere l’atteggiamento del nostro Paese rispetto al giornalismo d’inchiesta. Ognuno reagisce come sa fare, mi si può dire. Ed è vero. In Russia le giornaliste scomode si uccidono, cosa che peraltro da noi è avvenuta anche di recente, basta citare i nomi di Alfano, Fava, Tobagi: la differenza sta che lì la “catena di comando” istituzioni-esecutori sarebbe, dico sarebbe, più corta che da noi. In Italia da un po’ di tempo a questa parte i giornalisti scomodi si cacciano o si inquisiscono.  E’ giusto che la magistratura eserciti il suo dovere di individuazione e punizione dei reati. L’azione penale in Italia è obbligatoria, così come va detto che è garantito il giusto equilibrio accusa-difesa, se no non si finirebbe assolti come accaduto sistematicamente (e per fortuna) a Milena Gabanelli di Report. Lascia perplessi l’elastica considerazione del concetto di privacy: restrittiva (oltre che discutibile) per quanto riguarda i nostri parlamentari nazionali che hanno immediatamente reagito con un censorio spirito di casta all’inchiesta delle Iene sul consumo di droghe leggere in parlamento e restrittiva (oltre che illegittimamente ignorata) per Carlo Bonini di Repubblica cui è stato sequestrato (illegittimamente, come accertato dal Tribunale del riesame) il computer portatile nell’ambito dell’inchiesta sull’intreccio perverso fra Servizi segreti dello Stato e Security di Telecom.</p>
<p><span id="more-444"></span></p>
<p>E’ poi singolare che negli Stati Uniti si arrivi a fare una ricostruzione meticolosa e documentata dell’“11 settembre” spingendosi al punto che l’attentato alle Torri gemelle sia frutto di un complotto interno al sistema di potere instaurato nella e con l’amministrazione Bush per potere giustificare il ricorso alla Guerra preventiva senza per questo tacciare chi ha confezionato l’inchiesta come “diffusore di notizie false e tendenziose e turbatore dell’opinione pubblica” come accaduto, in Italia, ad Enrico Deaglio e a Beppe Cremagnani. La vicenda è nota. I nostri sono finiti indagati perché hanno detto (e denunciato con un film) che è oltremodo strano che il numero delle schede bianche in un’elezione generale sia crollato a percentuali risibili in modo uniforme in tutt’Italia. Hanno anche fatto rilevare la particolarità della concitazione in alcune fasi dello spoglio ai piani alti dello Stato, ipotizzando la manipolazione dei dati finali nel sistema informatico del Ministero degli Interni per attribuire a Forza Italia migliaia di schede bianche. Capisco che la materia è ad alto potenziale: la probabilità di brogli alle elezioni politiche di un paese come l’Italia, che non è certo il Bangladesh, è un fatto di forte impatto anche internazionale. Dico subito che il giornalismo d’inchiesta, a tutti i livelli, è una sorta di razza in via d’estinzione. Ma, per quanto poco venga fatta, che inchiesta è quella che non mette in discussione persone e fatti, che non stimola dubbi, che non si limita a dire che il re è nudo ma che va a dire chi lo ha spogliato? Sicuramente c’è un cortocircuito fra libera stampa ed istituzioni. Il diritto di cronaca e di inchiesta da noi è mal tollerato. Peccato, perché quanto più è profondo l’esercizio di questo diritto, tanto più viene soddisfatto un altro diritto, quello all’informazione dei cittadini.</p>
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		<title>Per La Piazza Questione  di LOOK Ma Non Solo</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Sep 2006 12:56:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni stornello</dc:creator>
				<category><![CDATA[in piazza]]></category>

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		<description><![CDATA[Salute a tutti. Novità dal fronte “arredo urbano” ad Ispica. Si dovrebbero ristrutturare le due piazze principali, Regina Margherita e Maria Josè. Se ne parla da tanto, lo so. Ma Piero Controsceri nell’ultimo numero di “Sicilia Sud &#8211; Ispica Informa” pubblica alcuni particolari di uno studio sul restyling  (anche se forse è il caso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Salute a tutti. Novità dal fronte “arredo urbano” ad Ispica. Si dovrebbero ristrutturare le due piazze principali, Regina Margherita e Maria Josè. Se ne parla da tanto, lo so. Ma Piero Controsceri nell’ultimo numero di “Sicilia Sud &#8211; Ispica Informa” pubblica alcuni particolari di uno studio sul restyling  (anche se forse è il caso di parlare di new version) della piazza a cura di un pool di professionisti. Un fatto che fa pensare ad una fase avanzata dell’idea visto che fra l’altro il gruppo, alla presenza dello stesso Controsceri, si è addirittura incontrato con il sindaco Rustico per parlare della cosa, anche se dall’incontro non è scaturito l’incarico formale. Per completezza di informazione il pool, sempre in base a quanto scritto da Controsceri, è composto dal professor architetto Salvatore Comes (Facoltà di Architettura dell’Università di Catania, sede di Siracusa), dall’ingegner Giovanni Amato e dal pittore Antonio Santacroce dell’Accademia delle belle arti NIKE di Catania e dell’Istituto Freudeubeg di Zurigo. Per avere meglio l’idea vi faccio vedere tre immagini tratte dal paginone centrale del giornale.</p>
<p><a class="imagelink" title="progetto-piazza-ispica.jpg" href="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/09/progetto-piazza-ispica.jpg"><img id="image374" alt="progetto-piazza-ispica.jpg" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/09/progetto-piazza-ispica.miniatura.jpg" /></a></p>
<p><a class="imagelink" title="progetto-ispica-piazza.jpg" href="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/09/progetto-ispica-piazza.jpg"><img id="image373" alt="progetto-ispica-piazza.jpg" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/09/progetto-ispica-piazza.miniatura.jpg" /></a></p>
<p><a class="imagelink" title="monumento-piazza-ispica-pro.jpg" href="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/09/monumento-piazza-ispica-pro.jpg"><img id="image372" alt="monumento-piazza-ispica-pro.jpg" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/09/monumento-piazza-ispica-pro.miniatura.jpg" /></a><br />
(Immagini tratte da “Sicilia Sud – Ispica Informa”<br />
del 15 settembre 2006 &#8211; ottimizzate per il web da &#8220;Spaccaforno.it&#8221;)</p>
<p>Saltano agli occhi l’unificazione delle due piazze, la realizzazione di una sorta di palco sotto le scuole elementari (quasi in continuazione della gradinata esistente), la scomparsa del chiosco, dei monumenti alla Resistenza e ai Caduti, della Cartoleria e dell’Edicola Giunta e del distributore Esso,</p>
<p><span id="more-375"></span></p>
<p>la realizzazione di un obelisco con una fontana davanti alle scuole. Se ho ben capito, sarebbe previsto anche il rifacimento della facciata di queste ultime. Insomma l’intervento sarebbe, come dire, “hard” (ecco perché parlo di new version piuttosto che di restyling). Già nei primi anni ‘90 venne dato incarico all’architetto locale Biagio Pisana che arrivò a consegnare uno studio dettagliato, quasi un progetto che prevedeva semplici aggiustamenti. Poi, nel corso della sindacatura Amore, l’incarico venne revocato.</p>
<p>Sarete d’accordo nel pensare che la ristrutturazione della piazza principale per Ispica è invasiva tanto quanto un intervento a cuore aperto nel corpo umano. La piazza (concettualmente è una sola, anche se fisicamente è divisa in due contigue) era e resta il centro morale della città, anche se da essa non partono più i grandi dibattiti attorno alle varie problematiche locali. La nostra piazza è sempre meno “u Cianu” come l’intendevano i nostri nonni e sempre più qualcos’altro che ha più a che fare da una parte con la nostra memoria storica e dall’altra con il futuro sociale ed economico della città. Credo sia opportuno considerare pertanto l’intervento non solo sotto l’aspetto meramente estetico, architettonico e di arredo urbano che, lo dico a scanso di equivoci, va fatto. L’occasione diventa cruciale per ripensare il ruolo sociale ed economico del luogo. Insomma non è solo questione di look e ritengo importante che se ne parli, il più diffusamente possibile.</p>
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		<title>L&#8217;università ad Ispica. Ce la faremo?</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Sep 2006 14:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni stornello</dc:creator>
				<category><![CDATA[in piazza]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img "id="image353" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/09/universita_ispica.gif" alt="universita di ispica" /><br />
Salute a tutti.<br />
Avrete sicuramente saputo del probabile arrivo dell’università ad Ispica.<br />
Il Comune intende infatti fare nuovamente parte del Consorzio universitario della provincia di Ragusa (al quale aveva aderito in un primo tempo e dal quale era uscito successivamente) e istituire il Corso di laurea in Relazioni euromediterranee della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Messina.<br />
Un corso di laurea non è acqua fresca. Deve legarsi bene con il territorio non solo in termini di ricettività (aule, laboratori, saloni, biblioteche eccetera) ma anche, direi soprattutto, cercando di rappresentare quella che è o che può essere una vocazione del territorio stesso.<br />
Va anche tenuto presente che in molti stanno lavorando ad un progetto ambizioso: costituire in provincia di Ragusa il quarto polo universitario pubblico siciliano che dovrebbe accorpare tutte le facoltà e i corsi di laurea esistenti in atto in provincia e naturalmente crearne di altri sotto un unico, nuovo ateneo. Tutto questo perché i consorzi hanno serie difficoltà a mantenersi, mentre un nuovo polo universitario pubblico potrebbe avere a disposizione finanziamenti nazionali.<br />
La possibilità che ad Ispica ci sia un corso di laurea francamente mi entusiasma. Anche perché abbiamo avuto una vocazione, come dire?, “accademica”, capace di polarizzare in città studenti provenienti dai centri vicini. Solo che ci siamo fermati alle “superiori”. Il dubbio è: ce la faremo? Abbiamo le strutture adeguate? Siamo in grado di reggere quella che è una sfida importante? Il corso che si dovrebbe aprire ad Ispica è quello giusto? O soddisfiamo solo una nostra mania di grandezza pronta ad infrangersi alla prova dei fatti? Che ne pensate? Buone cose!</p>
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