Uomini (e donne) dell’anno
Ecco la copertina di Time che celebra “l’uomo dell’anno” del 2006. Quel rettangolo in grigino è uno specchio.
Per Time l’uomo dell’anno siamo noi: coloro che hanno contribuito alla diffusione di idee, notizie, pareri, coloro che hanno fatto esplodere il confronto e ne hanno fatto “strumento”, coloro che hanno parlato, scritto, pubblicato, divulgato.
Tempo fa lessi che Internet, nel campo della comunicazione, è un’innovazione paragonabile a quella dell’alfabeto, ai tempi che furono. Quando lo lessi sospesi il giudizio. Oggi posso dirmi d’accordo.
E oggi i network, i forum, i blog, i gruppi di discussione sono mezzi liberi e potentissimi, più di ogni altra cosa, più della pubblicità, più della propaganda. E’ cambiato l’approccio al consumo grazie ad essi, l’approccio all’arte, alla lettura, alla musica, alla politica, alla realtà. Mi fido più dei gruppi di discussione quando devo comprare un cd o un televisore o un cellulare (o qualsiasi altra cosa), più che del commesso di turno.
E oggi, che è l’ultimo dell’anno, mi piglio con compiacimento la mia parte di premio di “uomo dell’anno” per aver contribuito all’esplosione della “democrazia digitale”, e la divido con tutti voi di Spaccaforno, che avete creato quella che Saro ama definire “una bella piazza”, all’ombra di questi begli alberi, seduta su queste belle panchine.
Buon Anno Spaccaforno!
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Articoli
Giorno 27 dicembre scorso si è tenuta la manifestazione celebrativa dei 40 anni di attività della libreria Corallo. Avendo dei piacevoli ricordi di questa libreria, legati alla mia infanzia, ho ritenuto carino partecipare portando un mio piccolo contributo. Stimolato dalla richiesta che Clara aveva pubblicato su queste pagine qualche giorno prima, ho voluto mettere a disposizione della manifestazione stessa e di tutti i paesani che sarebbero intervenuti, questo mio particolare ricordo. Così, di fretta e furia, scrivo il mio aneddoto e lo mando per email agli interessati. Poco prima della manifestazione, 1 o 2 ore prima suppongo, la pagina da me scritta (dico, 1 pagina interlinea 1,5!) viene data al Professor Gino Blanco, quella sera in veste di moderatore e di recensore di un libro di poesie scritto da una autrice ispicese. Compito del Professor Blanco quindi, era quello di leggere l’aneddoto qualora ce ne fosse stato tempo.
Le parole a volte sono intrinsecamente sbagliate. Incoerenti, schizofreniche. Ad esempio, non ho mai sopportato questa : “Giustiziato”. Non capisco proprio cosa possa avere a che fare con quella che dovrebbe averla generata: “Giustizia”.
Fu appunto un fatto di libertà che vale la pena sottolineare. Mi piace farlo a Spaccaforno perché (vedi i casi della vita) ci ritroviamo qui alcuni che, più o meno intensamente ed in base a quello che piaceva e che si sapeva fare, prendemmo parte all’avventura radiofonica ispicese. Saro Fronte, Pietro Avveduto, Piero Di Giorgio e il sottoscritto eravamo a Radio Gamma, che di quella stagione pionieristica fu sicuramente la più significativa e quella che contribuì peraltro ad essere un punto di riferimento per una generazione di giovani. Fu la radio che combinò egregiamente impegno sociale e politico ed intrattenimento, informazione ed attualità, assicurandosi in tal modo una lunga vita e un bel po’ di successi. Ma Radio Gamma non fu la sola ad Ispica.

Caligola giuse al potere a 25 anni fra l’entusiasmo popolare ma presto comincia a dare i rimi segni di squilibrio. Fermamanete convinto della sua origine soprannaturale, Caligola comincia ad identificarsi con Giove, secondo gli storici contemporanei, medita crudeltà degne del marchese De Sade, come far scorticare l’attore Apelle a causa del suo nome (A-pelle = senza pelle) e sogna di tagliare con un colpo solo la testa di tutti i romani. L’adorato cavallo Incitatus , alloggiato in una scuderia marmorea con mangiatoia d’avorio, accudito da uno stuolo di servi e circondato da legionari incaricati di far osservare il più assoluto silenzio per non disturbare i suoi riposi, sarebbe persino diventato senatore (o console o sacerdote, a seconda delle fonti) se le follie imperiali non fossero state troncate da un sanguinoso intervento della guardia pretoriana. Demente? Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che fosse affetto da epilessia, altri che potesse trattarsi di un eccentrico contestatore impegnato a sfidare, con le sue provocazioni, il potere aristocratico del senato. Resta il fatto che qualcosa di poco sano c’era davvero nella dinastia Giulio-Claudia: il suo predecessore Tiberio era schizofrenico, il suo successore Claudio era voyeur e paranoico e Nerone era affetto da una crudeltà e una megalomania di tipo patologico.
A Spaccaforno si sente spesso della musica.
Quest’estate un attore parlò a me e ad una piccola cerchia di amici del “suo” Van Gogh. Ci disse come nacque quell’idea di fare del carteggio di Vincent e Theo un’opera teatrale, un lungo monologo dedicato a lui, a Van Gogh, agli anni di Arles e al loro epilogo terribile.
La questione della laicità dello Stato è alla base di ogni dibattito che interessi tematiche che insistono nella sfera dell’etica e della morale. Per questo motivo, prima di immergersi nel dibattito su bioetica, eutanasia o coppie di fatto, appare necessario porre dei punti fermi sull’argomento della laicità dello Stato. Ogni dibattito che non facesse una preventiva chiarezza su questo tema, infatti, rischia, come dimostrano le cronache di questi giorni, di ridursi ad uno sterile scambio di accuse e rivendicazioni che nulla hanno a che vedere con una seria analisi delle problematiche ed un costruttivo confronto volto alla ricerca di soluzioni valide.