Scoprire Palazzo Bruno
Ispica – Moderni dettagli da scoprire
Aguzzate la vista e cercate di ricordare quali particolari abbiamo indicato con i numeri.
Non li ricordate?
Beh, allora scopritelo qui!
Ispica – Moderni dettagli da scoprire
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Non li ricordate?
Beh, allora scopritelo qui!
Potendo scegliere per il “PUPO”: dove lo collochereste?

ditelo votando lo SPACCASONDAGGIO

Tua madre era convinta che la tua esilità fosse una vergogna, per questo ti faceva rimpinzare di punture che i dottori definivano rinforzanti. Ti portava dai vari luminari che approdavano in paese, nell’illusione di vederti ingrassare come un vitellino d’allevamento. Tuo padre sosteneva che la fame ti sarebbe venuta da sola, ma pur di vedere la moglie tranquillizzata l’autorizzava a farti visitare dai vari dottori.
Alle visite mediche ti eri abituato, di solito ti buttavano sul lettino, ti sentivano il polso, ti tastavano la pancia, ti giravano, ti chiedevano di tossire, ti facevano ripetere il verso del trentatré, ti rigiravano, ti scrutavano gli occhi, guardavano la lingua, e con aria perplessa tornavano a sedere dietro la scrivania. Scrivevano interminabili liste di schifezze farmaceutiche che, nella migliore delle ipotesi, tu dovevi ingoiare. Tua madre pagava e strattonandoti per il braccio ti portava via.
Era la mattina del Giovedì Santo, tuo padre ti aveva portato con se affinché tu l’aiutassi ad aprire le serre. Dovevate sbrigarvi, per arrivare in tempo in chiesa e vedere la Scinnuta del Cristo alla Colonna.

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Tutti i diritti sul presente racconto sono riservati dall’Autore : © Saro Fronte
“Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com’è fatta. Purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene*” disse, scostando dietro le orecchie le ciocche dei lunghi capelli neri.
Annuii silenzioso.
Ero incuriosito da questo inusuale esprimersi in lungo, solitamente Mishewi rispondeva in monosillabi quando la interpellavano, e se non la sollecitavano stava comoda nel silenzio. Una ragazza dall’aspetto normale della quale non mi accorgevo durante il giorno, oscurata dall’esuberanza delle altre colleghe, o non notata da me per la mia inclinazione alle facili conquiste. Durante le lezioni come nei gruppi di lavoro Mishewi era sfuggente, pronta a defilasi come un’eclissi che mi rimaneva in mente soltanto per un attimo quando puntualmente mi passava innanzi, prima di lasciare le lezioni.
il primolutto, scivolerò martedì da via delle carceri vecchie verso il mare.
innervosisce sentire il lamento di un tizio. M’innervosisco stare qui, in questi giardini così rumorosi e di cemento; bambini che giocano, cani che giocano e si annusano e se non ricordo male qualcuno ha scritto che anche loro, i bambini intendo, anche quelli più teneri, moriranno. Ha ragione, a ragione moriranno. E’ sole. Una donna col velo porta a spasso una carrozzina col pargolo. Nuove. Di nuove. E’ sole e sono seduto per terra, l’acidula erbetta qua e là, poggiato la schiena sul tronco di un giovane albero. Cazzo sono le 17•50! Non oso immaginare come state in piazza Josè. Mentre prendevo il treno mi ha chiamato Salvo, Sai è giovedì, sai le feste! Anche qui è giovedì, pazienza Salvo, è arrivato il treno baci & abbracci! Fatico a tenere gli occhi aperti pel sole. Penso al mare. Al mare in questo momento il sole al mare di giovedì. Un giovedì ovattato.

Sento il sole caldo. Il viso caldo. Il cranio. Poi, dopo Salvo, ha chiamato Giuseppe. Il tono è diverso. Giuseppe se ne sbatte e a ragione, ha ragione. Vedo 17 piccioni – li ho contati – piccioni grigiovioletto, pascolare, piccioni-pecore, diciassette almeno finché un bambino cinese e idiota non ci corre sopra, svolazzano. Spariscono i piccioni e gli idioti bambini. Da quando ho smesso di fumare sento gli odori. Credevo che fosse una cazzata ’sta cosa degli odori ma è vero. Profumo di glicine. E proprio nel mio stile perdermi in stronzate del genere, racconta Oliver e io aggiungo per le perplessità che è proprio, è. Su Cenere. Anch’io vorrei brucare le foglioline tenere degli alberi e ho sempre ammirato le giraffe. Inizio a cantare come un mormorio sconnesso, vera afasia la perfezione assoluta di Washer, ” nella musica degli ultimi quindici anni non esiste niente di più commovente di quel cantare goodnight my love” , una giraffa, il mare, di un giovedì estraneo, lontano.
Sono stato fortunato io, sapete, avevo visto bene andando soprattutto nei ristoranti, nei pub, avevo visto e di fatto se allora, ieri, pochi avevano visto e apprezzato le mie nature morte da locanda, dalla “estensione del dominio della lotta”, avevo già sorpreso Marcello riponendo il suo scolabottiglie non su tela, ma su tavola, un’insolita e solida icona e sant’iddio, non necessariamente questi pittori – d’oggi? – debbano essere degli imbecilli! Così ho fatto tonsura al pittore. Ai giorni nostri, la pittura è diventata quanto non è mai stata prima: ready made. Renato, mio compagno, è stato il pittore italiano dello straordinario secolo che ci siamo lasciati alle spalle. Renato in fondo è stato come Beuys in Germania. Loro si sono incontrati e si sono lasciati. La loro scomparsa è stata benedetta. Con B. siamo diventati tutti artisti. Renato ha portato la pittura nell’orinatorio, l’ha buttata fuori, nelle strade, nei ristoranti, nei pub, nella suburra dell’arte. La pittura, siamo nel 2005 Signori, ricordatelo, è giovane come nei secoli non è più stata. Molti pittori ancora non lo sanno e forse non lo sapranno mai almeno finché continueranno a essere imbecilli. La pittura stamattina è un linguaggio altamente e sofisticatamente concettuale e probabilmente il quadro, il mio quadro, quanto di più alto e di concettuale esiste al mondo in questo momento.
Olio su tela, anno 2000.
Titolo: ” sformato di pane o questa non è una pipa!”.

Misure 220 x 187 cm.
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