I mostri
Ieri mattina, di buonora, sono sceso al bar Trianon e, come al solito, ho consumato – in questo bar, ma non solo in questo – una carissima e terribile colazione. In compenso puoi, se non hai impegni e orari da rispettare o semplicemente non hai un cazzo da fare, leggere tutti i giornali che vuoi, da Tutto Sport al Corriere dello Sport, alla Stampa, Repubblica eccetera. Terminata la strana colazione ho attraversato piazza Vittorio e sono scivolato in via delle Rosine. Sono andato verso i giardini di piazza Cavour dove amo andare, accomodarmi su una panchina, leggere un libro, scrivere qualcosa, pensare qualcos’altro, canticchiare e godere della santa pace che regna in questa piazza-giardino composta da tre “collinette” verdi, grandi alberi, spesso frequentata da bambini, ragazzini e cani, qualche isolato come me, mai vecchi.

Mentre trascorrevo lungo via delle Rosine, nel breve tragitto -circa 300 metri – che lentamente mi portava verso la graziosa piazza, ho contato sei persone andare in bicicletta. Una mamma con il pargolo dentro un cestino protetto da un mini-casco – la mamma mentre andava si abbassava davanti e sussurrava parole dolci al suo bimbo -, un signore più o meno della mia età che sfilava con abilità e senza mani verso la piazza, un altro che dalla piazza veniva con spessi occhiali da sole alla moda e così via. Erano circa un quarto alle nove. La giornata luminosa e primaverile, il cielo immacolato, i rumori ovattati: pareva governasse (quasi) il silenzio.
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