Lettera Morta
La butti lì, foglio tra i fogli tra quelli sparsi in ordine di strappo.
Alcune vengono raccolte, altre arrivano ma si inceneriscono alla loro apertura, come se non aspettassero altro che la vampata dello sguardo si posi su di esse, per bruciarsi; altre ancora restano lì come “anime vagule blandule” sedute sul marciapiede, a far altro, rimanendo chiuse tra i fogli, con la sola occupazione di guardare il passeggio sul Corso, il portamento e la velocità delle persone che transitano, indaffarate, con i loro pensieri affastellati da mille occupazioni.
Le lettere vengono scritte e vengono inviate , ed al momento della separazione da esse, da parte di chi le ha scritte, c’è sempre un emozione che segna il distacco. Più o meno aderente al contenuto del messaggio che esse contengono. (leggi tutto…)
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Articoli

1-10 settembre 1985, venezia.


…, domani andrò fuori, non che non lo fossi già, avrò bisogno, stupido bisogno, no, l’assenzio, ringrazio l’amico, pochi, uno o due, due mi hanno già lasciato, così sia, mi dispiace. Non c’è più tempo per le correzioni. Mi giro intorno e mi trovo senza occhi, trascinati, formati, sorreggiti se puoi, se vuoi, ma, ma ormai credetemi, è menzogna, è fine, diluita, sai, volevo, lo desideravo davvero, cantare come Sara questa notte. Dimenticherai questa notte, questa, domani, quella di domani e la domenica mattina scoprirai un altro fazzoletto azzurro che vedrai, magari, se lasci una finestra aperta, e, il mio, davvero, è sporco, è unto, canto, solo, non te l’avevo detto? Cum dederit dilectis suis somnum, è unto e girerò a vuoto, ormai, a vuoto. 14 ottobre. Andrò con una tazza di camomilla in mano, cerco qualcuno che ha sete, o che sta male, che si piega fino a sparire, basso o bassa, che fatico a vedere, che non vedrò mai cerco, una tazza di camomilla in mano, bollente, so come sparire, dove andare a sparire, sapete, quando mi fermai lì, in quel giardino spoglio, avevo appena visto un corpo mutilato di marmo bianco, forse troppo, sostenuto da un altro corpo altrettanto mutilato e bianco, il sole mi feriva gli occhi, accecava i miei occhi, scivolai su una lastra di ghiaccio e i corvi svolazzarono via, poco distanti, curiosi e amici. Poi quegli occhi si gonfiarono e sputarono delusione, rabbia, fine. Lassatimi stari.
