il blog di ispica [rg]

S.G.O.? I’m very busy!

Postato da Pietro Avveduto  |   30 novembre 2006

Gustav-Klimt-Death-and-Life.jpgQuesta notizia è di qualche giorno fa e credo sia di “grande interesse pubblico”.

Si chiama “Synchronized Global Orgasm” l’esperimento, quantomeno, bizzarro lanciato da due settantenni pacifisti americani. Con il sostegno scientifico dell’EGG Project, ovvero il Global Consciousness Project elaborato da un gruppo di ricercatori – e artisti e altre figure varie e colorite – dell’Università di Princeton, Donna Sheehan e Paul Reffer intendono verificare attraverso una rete di Random Event Generators, gli effetti dei flussi di coscienza sull’andamento delle cose del mondo.
In parole più semplici, i due arzilli americani propongono una rivisitazione scientifica del “fate l’amore, non fate la guerra”, invitando tutti gli uomini e le donne di “buona volontà” all’appuntamento con l’amore sincronizzato, fissato per il prossimo 22 dicembre perchè, secondo loro, l’energia che si sprigionerebbe sarebbe in grado di suscitare in tutto il mondo pensieri positivi.
Il giorno, oltre a segnare il solstizio d’inverno, è anche la data fissata per la partenza verso il Golfo Persico, di due nuove navi della Marina americana equipaggiate con strumenti anti-sottomarini.
Per la buona riuscita dell’esperimento, (leggi tutto…)

Blue con Derek Jarman

Postato da saro fronte  |   28 novembre 2006

 

Sono nelle caravaggesche luci del pensiero di Wittgenstein prima di entrare nel Blue.
Blue è nello schermo, liquefatto, dove le immagini si annullano assorbite. M’infastidisce il ronzio delle voci, mentre aspetto un rigurgito di movimento che possa rendermi partecipe.
Poi lentamente i suoni, sottofondo alle parole, prendono consistenza ed è solo con esse che trovi il mezzo per esprimerti, ora che le immagini sono state cancellate dalla malattia monocromatica, in blue.
derek-jarman-blue.jpgRisuonano mai ossessive le parole sopra un riverbero di sofferenza indelebile, pacata, consapevole del tuo imminente confluire nel non esistere.
Nei corridoi degli ambulatori s’intrecciano voci blue di dolore cupo con quelle attenuate di speranza. Soltanto voci blue.
Un sospiro canta dei gialli di Vincent, il suo oblio, il suo addio.
Urleresti al mondo squarciando tutte le tele che hai dipinto, fosse solo un telo ora, e non l’indifendibile sopravvivenza, ad assediarti.
“Nel blu dipinto di blu” chissà se ci pensasse anche Yves mentre dipingeva.
Tu ci hai pensato al tuo blue dipinto di blue?

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Può un cancello arginare il mare?

Postato da Gianni Barrotta  |   25 novembre 2006

La foto rappresenta uno dei tanti recinti che stanno crescendo sulle nostre spiagge, a me sembra un emblema di come la stupidità dell’uomo tenti sempre di abusare delle risorse ambientali.cancello-mare-ispica.jpg
Nel silenzio di tutti, ma proprio tutti, l’abusivismo cresce e si sviluppa su tutto il nostro litorale.
La legge dice esplicitamente che entro una soglia di 150 metri dal mare non si può costruire niente.
Ma si sa, le leggi sono fatte per i poveri cristi; il potente di turno sa sempre come sistemare le sue carte bollate.
Su Cirga e l’abusivismo tutti sanno oramai; quello che mi stupisce è il silenzio dell’opinione pubblica, degli organi di controllo e dei mezzi di comunicazione su questo tema.
E’ mai possibile che tutta la spiaggia di Ciriga sia soggetta a recinzioni e edificazioni, e che queste siano fatte da molti dei nostri politici, gente che votiamo e che paghiamo con i soldi delle nostre tasse?
Siamo tutti diventati così cinici?
Oppure ognuno ha il suo orticello da salvaguardare?

Adieu/Goodbye

Postato da clara corallo  |   24 novembre 2006

L'immagine “http://www.peoples.ru/art/cinema/actor/noiret/noiret_1.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.http://www.sonypictures.com/classics/afterglow/castcrew/altman-photo.jpg

Quando se ne va un grande del cinema mi sento sempre un po’ così, un po’ più povera… quando i grandi sono 2 nel giro di 24 ore mi sento decisamente saccheggiata…

Gli Artisti dovrebbero vivere in eterno. :-(

Era 17, ‘mane.

Postato da francesco lauretta  |   18 novembre 2006

… non so, quanto ne abbiamo oggi? Ho perso il conto, non mi ritrovo più a meno che non mi alzi e mi trascini verso un calendario elettronico ed inizi a sfogliare i giorni: questo sì, è passato, via!.. quest’altro lo stesso, poi, ah, ecco, questo deve ancora venire, vediamolo com’è, no? Bisogna aspettare ancora, un 25? Come sarà un 25?, e se andrà male, e se non lo buttassi via già adesso tanto chi se ne accorge, no? Cos’è un 25? Un sabato, no? Una domenica? The-Blue-Door-por-Andrew-WYETH.jpg E se è una domenica è un giorno di festa, oh, sì, per molti sarà un giorno di festa ma a me non piace festeggiare e se buttassi anche quell’altro giorno, ma sì, l’altro, chessò, un venerdì 17, stupido giorno, un 27 anche, insomma devo ordinare questi numeri per capire il mio tempo, di quello trascorso non so cosa farmene, di quello avvenire tremo e del presente soffro. Beh, e allora cosa fare, così? Un diciassette così? L’isola di san Michele ricordo le tombe, alcune divelte e dei cipressi neri il traghetto che mi portò laggiù, in fondo – forse ci sono stati giorni belli in passato e forse ne verranno ancora, forse ci sono semplicemente giorni, né belli né brutti e forse sono gialli come questi, come quelli che tu sorridi, bambina, e io rispondo, bimbo -.
E’ meno buio oggi e mi trascinerò fuori presto quando non sarò uno spacciatore(?), un violentatore(?), un pericolo pubblico e non mi porto mai i documenti appresso perché senza posso essere chiunque, va bene, un “buon pittore” perché mi hanno detto di dire così ma chiunque può esserlo, un bravo pittore un violentatore, uno spacciatore ma io in giro così riesco a cantare, riesco a dormire o trascorrere brevi pause all’inferno e, poi, posso anche danzare, dipingere il cielo a mio piacimento e oggi metterò su un bel rosa salma durante, questo vespro poi butterò i miei occhi come semi nei campi , li lancerò lontani e il silenzio piegherà questo pomeriggio, (leggi tutto…)

Occhio malocchio…

Postato da clara corallo  |   17 novembre 2006

http://img87.imageshack.us/img87/3538/corno2tw1.jpg Alzi la mano chi non ha sbirciato furtivamente il calendario e non ha considerato che oggi è… venerdì 17!

Mi sono fatta un giretto per vedere cosa potevamo saperne di più in merito, e ho trovato un po’ di cose. Storicamente parlando, pare che questa cosa del giorno sfortunato risalga al Trecento, anno in cui un venerdì 17 (ma altre fonti parlano di venerdì 13 eheh…) Filippo il Bello diede l’ordine di uccidere tutti i Cavalieri Templari della Francia per impossessarsi dei loro beni ed annullare in tal modo i debiti dello Stato verso l’Ordine cavalleresco.

Ma c’è anche la storia dell’anagramma (credo sia anche la più conosciuta), risalente all’epoca romana: 17 in numeri romani si scrive XVII, che anagrammato risulta VIXI, che a sua volta è tra le parole più usate sulle – ehm – lapidi cimiteriali, dato che significa: “ho vissuto”, e cioè “sono morto”.

Nella Bibbia il diluvio universale iniziò proprio il diciassettesimo giorno del secondo mese e terminò il 17 del settimo mese, quando Noé raggiunse l’Ararat. 1 pari in questo caso tra scarogna e fortuna, mi pare.

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Fenomenologia del personaggio webbico (1): il Troll

Postato da clara corallo  |   14 novembre 2006

L'immagine “http://img222.imageshack.us/img222/3227/troll2fc7.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.Dall’enciclopedia libera della rete, Wikipedia:

Nel gergo di Internet, e in particolare delle comunità virtuali come newsgroup, forum, mailing list, chatroom o nei commenti dei blog, per troll si intende un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati. Spesso l’obiettivo specifico di un troll è causare una catena di insulti (flame war); una tecnica comune consiste nel prendere posizione in modo plateale, superficiale e arrogante su una questione già lungamente (e molto più approfonditamente) dibattuta, specie laddove la questione sia già tale da suscitare facilmente tensioni sociali (come un’annosa religion war). In altri casi, il troll interviene in modo semplicemente stupido (per esempio volutamente ingenuo), con lo scopo di mettere in ridicolo quegli utenti che, non capendo la natura del messaggio del troll, si sforzano di rispondere a tono. Dal sostantivo troll si derivano, sia in inglese che in italiano, forme derivate come il verbo trollare (“comportarsi come un troll”), o essere trollato (“cadere nella trappola di un troll” rispondendo a tono alle sue provocazioni).

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L’auto ad aria è… volata via

Postato da ubaldo fronte  |   11 novembre 2006

In genere cestino tutte le “catene di S. Antonio” (di ogni genere esse siano). Questa però mi è sembrato abbia un fondo di “verità” molto “probabile”, ossia l’argomento che tratta non mi sembra assolutamente inverosimile. Se non altro poi, credo che sia un ottimo spunto di riflessione sul tema. In ogni caso, comunque, se in merito qualcuno ha delle buone motivazione per confutare quanto affermato nel messaggio che segue, sarò lieto di sentirne le ragioni e anzi, in assoluta sincerità, lo ringrazio anticipatamente. Del resto è sempre facile parlare “a favore” dell’idea predominante, ma è sempre da apprezzare chi educatamente sa andare anche “controcorrente”! A voi il testo… così come mi è arrivato per email (foto inclusa):

Notizia del 28 febbraio 2006 – 14:49
L’auto ad aria è… volata via

ATT0.jpgEolo, la vettura che avrebbe fatto a meno della benzina è stata fatta sparire. Perché?

VIVAMO IN UN MONDO DOVE CI VOGLIONO FAR CREDERE CHE IL PETROLIO E’ IMPORTANTE QUANTO L’ACQUA
QUESTA DEVE DAVVERO FARE IL GIRO DEL MONDO!

Guy Negre, ingegnere progettista di motori per Formula 1, che ha lavorato alla Williams per diversi anni, nel 2001 presentava al Motorshow di Bologna una macchina rivoluzionaria:

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Politically correct

Postato da clara corallo  |   10 novembre 2006

L'immagine “http://i7.ebayimg.com/01/i/02/d3/da/db_1.JPG” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.L'immagine “http://data2.blog.de/media/508/881508_326b09c029_l.jpeg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Oggi una roba del genere decreterebbe la consegna della testa del copywriter su un piatto d’argento. Eppure quanta ingenuità c’era dietro cose come queste…

Personalmente ho sempre tenuto ad allinearmi con il politically correct “vigente”, preoccupandomi di aggiornarmi per non urtare la sensibilità dei miei interlocutori, ma un giorno ho incontrato un diversamente abile che mi ha detto: “nella scuola che frequento non ci sono i bagni per gli handicappati“, e un ragazzo di colore che mi ha detto: “vivo in un appartamento che il proprietario affitta solo ai neri“. E qualche domanda me la sono fatta. Da chi è veramente sentito il problema della diversità o dell’imbarazzo? Quanto è sottile il confine tra rispetto e ipocrisia? Vero è che anche dopo l’incontro con questi due amici ho continuato ad attingere dal lessico politically correct, e che non mi sogno di dare del “negro” a nessuno. Cambiano le percezioni delle cose, nella cultura dei popoli, e con esse cambia anche la lingua. Ma è anche vero che questa ansia di ripitturare i nomi a volte mi lascia perplessa, per quello che si intravede dietro: la necessità di vestire le cose, di mettere loro abiti consoni a concetti universali che poi, nella realtà dei fatti, raramente vengono presi sul serio o adottati. Basta trovare la parola che ci permette di nominare senza ansia il “diverso”, per farci sentire “correct”? E quando neanche quella di oggi basterà, ci inventeremo un “diversamente colorato” o un “diversamente sessuale”?

Le soap

Postato da clara corallo  |   7 novembre 2006

http://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/shows/mexico/art/famd2.jpg

Provate a guardare una qualsiasi puntata di una qualsiasi soap opera. Troverete delle costanti:
1) I nomi propri rasentano il comico: accozzaglia di iniziali (R.J., C.J., M.A.C., J.T., R.C., etc ), nomi-simbolo (Hope, Prudence, True, Harmony, Power…), nomi che sono il risultato dell’unione di altri nomi, tipo quello dei genitori (Bridget -> da Brooke + Ridge).
2) TUTTI trombano con TUTTI, in un’orgia estatica da cui non sono escluse nemmeno le più semplici parentele genitore-figlio. Avete presente il mito di Edipo? Ecco, così. A questa costante si aggiungono dei corollari:
2a) TUTTI sono parenti di TUTTI, e questo avviene nel tempo, con la scoperta graduale di attestati di nascita, relazioni pregresse, test del dna, testimonianze di contadini, agnizioni improvvise da parte di vecchie balie, di vecchi parrucchieri, di vecchi fruttivendoli, tutti appartenenti ad un passato oscuro e misterioso. Ma non solo.
2b) Le parentele sono sempre in continua evoluzione ed intercambiabilità: se X è padre di Y, prima o poi verrà fuori che in realtà è Y ad essere padre di X, nonno di sua madre, zio di sua nonna, cugino di suo figlio. Mi immagino sempre la faccia dell’impiegato all’ufficio anagrafe della cittadina rispettiva quando ogni volta l’allegra famigliola va a fare l’aggiornamento: “ehm, mi scusi, ci sarebbe da modificare lo stato di famiglia…”
3) Esiste SEMPRE una casa in montagna, dove avvengono i peggio adulterii e misfatti.
4) Esiste SEMPRE una casa al mare o alle Hawaii, dove risiede a turno un’amante o un gigolo a piacimento.

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