il blog di ispica [rg]

Cose di paese.

Postato da francesco lauretta  |   20 dicembre 2007

Un accenno breve, come a sentir appena l’ultimo fiato, d’un morente, un accenno e si scopre la fine, una fine senza corpo, senza niente addosso e da raccontare niente perché è possibile che quando qualcosa finisce finisce totalmente un mondo -il nostro probabilmente-, ascolto. È vespro questo, e tra le mani mi trovo un catalogo che Agostino aveva preso ieri sera alla Permanente – probabilmente perché voleva leggere qualcosa durante il viaggio verso casa in treno; per annoiarsi di meno alla mia presenza-. Lo trovo tra le mani e mentre ormai eravamo giunti a destinazione gli dissi che era davvero strano avere assistito ad una mostra di paese in una città come Milano, alla Permanente. Gli artisti della Permanente, una mostra: Alvaro & Togo, Conversazioni. Dentro il catalogo c’è una foto che ritrae i due signori affabilmente assorti in una conversazione e comodi su un divano. Ci sono anche le immagini delle opere dei due. Opere di pittura naturalmente, e astratta -o quasi-. Ho letto le due lettere dove uno si rivolge all’altro e l’altro lo stesso al primo, dove entrambi chiamano la memoria siciliana, l’origine del percorso loro, da Messina e dei loro compagni di strada fanno i nomi, dicono della meravigliosa bellezza dello scoprire un mondo fatto di poesia, di narrativa, di pittori & pittori, intellettuali, cose di paese, naturalmente. E sempre ieri mentre ero in quello spazio ad un certo punto è passato un anziano signore che chiedeva: “Lei è Alvaro?”. (leggi tutto…)

Karlheinz.

Postato da francesco lauretta  |   8 dicembre 2007

È morto Karlheinz Stockhausen. Ascolto nella notte Gruppen e Punkte diretti da Eötvös Péter. Null’altro da segnalare, e buonanotte a tutti.

Ombre di tanto tempo.

Postato da francesco lauretta  |   16 novembre 2007

la-bambina-f-lauretta.jpgSono scivolato sulla parete che ho formato dentro la finestra con colori insoliti se sono fatti di terra rossa e di sputo blu. Dietro lo spazio che per il momento vedo da solo perché isolato scorgo volumi, umori assieme che mi sussurrano di grazia, di pelle scorticata, di testa abbattuta a colpi di bastoncini di carta velina, vele, ali di farfalle fatte di cartapesta e colla, dadini di carne tritata impastata con uovo giallo, prezzemolo, sale e pepe come a formare strutture luminose poco prima del tramonto accese e brillanti, fiori d’incenso e bachi da pietra, suggerimenti cobalti mentre il gelo afferra le fragili sottane esposte al volo di cornacchie che si truccano occhi e becchini, toccano fiori, passiate intorno al Corso che conoscente fin da piccoli appena aperti gli occhi, neanche forse i bambini; svolazzavano i piccioni dopo essere stati su un letto di pane dimentico di paese, di tese tensioni di filo spinato e di frasciamazze, foglie gialle e d’ottone di stagione, morte stecchite correvo intorno ai Crolly voi che spirate l’ultimo dal silenzio in silenzio mentre gira a vuoto un vinile dei Warlocks il gatto scorre sui tetti divertito infreddolito come fosse in pigiama, a balzi passi, rammenti d’envoi, ombre di tanto tempo: (leggi tutto…)

Due cose che non vi riguardano: un cane; di razzismo.

Postato da francesco lauretta  |   8 novembre 2007

Mi perdoneranno Evangelisti -autore di La luce di Orione che narra delle nuove avventure del grande inquisitore Nicolas Eymeric-, e quelli di Carmilla: con tanto sole e silenzio di questa mattina italica non potevo non impostare due note che in qualche modo registrano la prima realtà -una parte, chiaramente- di quest’inizio di millennio.
Quand’ero bambino e guardavo il telegiornale con mio nonno, io e mio nonno credevamo che quanto passavamo in visione era semplicemente il frutto di un progetto metafisico.

Per il “cane” consiglio di andare in fondo alla pagina. Buona lettura.

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Vigilia, dei morti.

Postato da francesco lauretta  |   1 novembre 2007

Mi metto il giubbino nero perché ho freddo e mi stiro. Vedo la tivù, uno spettacolo allo sbaraglio, la gente che canta poche ore prima del giorno dei morti. Ho freddo e a stento riesco – tra una canzone e l’altra – a leggere Le benevole, a mangiarmi le unghie. Ieri in piazza era festa. Stasera non riesco a sentire nulla, fuori. Dentro sento, eccome. Fa freddo.

A caminata.

Postato da francesco lauretta  |   29 ottobre 2007

Scinnii duocu sutta l’annu scursu
pe jorni re muorti.
Avia ca mancavu i muorti ri vintirui anni.

Mi fici na passiata o cimiteru salutannu a tutti
taliannuli nagl’uocci
in ogni ritrattieddu, a culura e in biancuenniviru.

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Norma nell’aria

Postato da saro fronte  |   21 ottobre 2007

Tutti i diritti sul presente racconto sono riservati dall’Autore :  © Saro Fronte

Era quasi l’una del mattino quando l’orchestra smise di suonare e le luci si affievolirono sul palco, restituendo il tratto di passeggiata del lungomare alla consueta luce morbida dei lampioni nella notte, e me al presente. Con Matilde eravamo usciti da casa a piedi, tre ore prima, per una passeggiata. Non avevamo alcun programma per la serata e l’aver cenato a tarda ora ci aveva spinto fuori, immediatamente dopo, prima che la fase digestiva prendesse il sopravvento, facendoci desiderare di cedere all’attrazione comoda del divano. (leggi tutto…)

Lettera ad Antonio

Postato da Josè Bellisario  |   28 settembre 2007

Ciao Antonio Modica

Non avrei voluto vederti oggi ma hai deciso così.

E come farti cambiare idea con la testaccia dura che hai…

Oggi, improvvisamente, ho rivissuto tutte le cose che abbiamo fatto e che mi hai insegnato. Ricordo bene la prima volta che ti ho visto: ero all’arà, facevo il karaoke e ho notato questa persona in giacca che elegantemente sorseggia un bicchiere di Jameson senza ghiaccio. Sul tavolo un accendino Zippo in argento ed un portasigarette sempre in argento. Ti guardavo con ammirazione. Arriva la cameriera, ti porta un altro Jameson ed esci dalla tasca un porta soldi sempre in argento. Chicchissimo.

Non ricordo più come ma incominciammo ad uscire sempre assieme. “Sempre” nel periodo in cui stavi ad Ispica. Non sai stare spesso nello stesso posto. Anche se amavi Ispica ti piaceva spostarti e viaggiare. Ero felice di aver trovato una persona dai mille interessi e passioni, proprio come me.

Sei stato tu a farmi appassionare all’informatica ed a internet. Mi hai venduto il mio primo pc. E, anche se non ci conoscevamo proprio benissimo me lo hai venduto a rate. Rate sulla fiducia. Senza nessun documento. E per un anno ti ho portato 150 mila lire al mese. Chi oggi farebbe una cosa del genere?

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Senza ambulanza.

Postato da francesco lauretta  |   21 settembre 2007

Che canto con un nome così, Violeta Urmana!
E’ sera. Sono passato al Trianon a bere un bicchiere di birra prima. Lì c’erano Jorie e il suo compare. Nessuna ragazza fuori, i tavolini sono vuoti, spogli la sera che cambia stagione.
Ancor prima ero uscito per fare un giro e mi sono perso, ho dimenticato cosa dovevo fare. Ho visto che sera. Addio Anatolia. Lanterne gialle si affacciano verso i cortili interni dei palazzi regali, qui a Torino. Volevo chiamare gli amici ma m’ero dimenticato di averli persi, dispersi e me ne sto in preghiera. A scalzare la morte, più in là, pensate che movimenti stasera sul bel mondo su altri quartieri accese le vanità mentre altrove furtivi e muti si muovono i tram come fantasmi discreti s’infiltrano su l’ombre portandosi via quelli che non sanno stare, al mondo. Queste città. Adesso, mentre la sera m’imprigiona nel mio mappamondo odo cantare Violeta, e spengo la mia lanterna, dolce. Sono rimasto giusto il tempo di bere una birra tra i braccoli del Trianon, nessun racconto da raccontare, nessuno scherzo alla fine quando viene l’Epilogo. Una volta m’impauriva il Castello e stavo in montagna come un eremita, isolato, a Premadio. Una volpe vedevo la notte sopra neve, brillava di carminio. Un Castello e pensavo che anch’io non sarei mai arrivato. E una volta salito su crollai, paurosamente su un roseto. Un poema ho formato, una resurrezione fors’anche e vedevo, e vedranno occhi a novembre, un sentore di lutto: affondai con un rametto di legno nero la neve, nomi, nomi d’altari, su le stelle brillavano gelide e distanti, irraggiungibili ed impossibili da vedere cadere. Come cambiano le stagioni, checché ne dicano i luoghi comuni!

Ma io, quando ho manifestato…

Postato da autore ospite  |   12 settembre 2007

L'immagine “http://img460.imageshack.us/img460/8338/articoloiq1.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori. Giorno 8 settembre 2007 su La Sicilia, è stato dedicata un’intera pagina al problema dei disservizi sanitari.
La prima cosa che ho pensato è stata: beh, allora la battaglia portata avanti nel 2006, da noi giovani e non, per la medicalizzazione delle ambulanze ha portato qualche frutto. O almeno, ha dato una certa risonanza al problema! Mi ha fatto piacere pensare che noi, semplici e comuni cittadini, abbiamo i mezzi per poter far sentire la nostra voce e farla arrivare ai vertici delle istituzioni.
Ma non mi ero accorta che,al centro della pagina, c’era un articolo con una foto della manifestazione del 2006 (in cui ci sono io di spalle e mio fratello) che parlava, però, dei giovani dell’UDC e delle loro “battaglie” per la medicalizzazione delle ambulanze.
Allora ho detto: fermi tutti! Che è questa storia? È come se quella foto venisse spacciata per un convegno dell’UDC o una manifestazione del partito.
Io, in quella manifestazione c’ero ed ero in prima fila ma stavo manifestando da semplice cittadina e l’ho sostenuta fino a quando non ho visto che eravamo riusciti a dare forza alla nostra battaglia.
Mi ha dato fastidio l’uso che ne hanno fatto di quella foto.
Io non ce l’ho con nessuno, né con il partito, né con i giovani dell’UDC di Ispica, sia ben chiaro.
Ma non è giusto politicizzare un problema che tocca l’intera collettività.

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