il blog di ispica [rg]

Segnalaziò segnalaziò

Postato da clara corallo  |   31 marzo 2007

Se l’anno scorso vi siete persi la mostra fotografica “I colori della passione”, quest’anno potete recuperare.
Milo Dimartino espone infatti a Ragusa dal 2 al 14 aprile in via Roma 165, presso la libreria Mondadori.
La mostra sarà fruibile dai visitatori dalle 9 alle 13 e dalle 16.30 alle 20.
Lascio spazio alle parole di Milo:
“I colori della Passione non vuole essere una mostra-documento, quello è intrinseco ed è proprio della fotografia, ma una mostra racconto. Il mio scopo, mi rendo conto ambizioso, non è mostrare ma raccontare, a modo mio e attraverso le immagini, questo rito antico fatto di statue, stendardi, luci, colori, gesti, musica, rumore, emozioni, espressioni. Le mie foto non devono piacere, dire e quindi poco importa di un fuori coro, di un mosso o di un taglio limite perché utili testimonianze al mio dire: “Io c’ero, ero lì con loro, ero tra la mia gente. Vivo!”  Un racconto personale e per questo forse disarticolato ma certamente cosciente e presente nel fermare su carta il particolare che spesso sfugge nel tentativo di rendere nuovo o diverso un rito che invece è lo stesso da sempre”.

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Il signor Rosmarino, di Antonio Moresco.

Postato da francesco lauretta  |   28 marzo 2007

Non me ne vorrà il buon A.M. ma visto che a Ispica probabilmente non c’è nessuno, visto che è diventata una cittadina di fantasmi -da qui almeno così appare, tanto silenziosa, svuotata d’anime, immaginata, una cittadina senza teste -, ho pensato di impostare questa lettera aperta già pubblicata in un’altro blog e me ne scuso con l’autore se mi rivolgo agli spettri, ad una città deserta, senza vita, se mi lancio in un’operazione di questo tipo, squisitamente di natura “concettuale”…

Lettera aperta
Antonio Moresco moresco.jpg

Caro Benedetto XVI,
scusi il modo diretto con cui mi rivolgo a lei, senza i soliti appellativi che si usano in questi casi. Non è per mancanza di rispetto ma per un bisogno di verità e confidenza con la sua persona prima ancora che con la sua figura istituzionale. Lei di certo non mi conosce. Perciò mi presento. Io non sono né un ateo devoto né un devoto ateo. Sono solo uno scrittore che in un suo libro ha immaginato un papa che, appena eletto, dopo duemila anni, scioglie la Chiesa.
Lei conosce molto meglio di me la storia della Chiesa. Sa quanto è spesso impressionante e terribile. C’è chi condanna la Chiesa come potenza secolare in lotta per perpetuarsi, con ogni mezzo. C’è chi l’accetta per la sua utilità geopolitica nel gioco tra le altre potenze secolari e per l’addomesticamento dell’uomo. Io -che non so chi sono- sono invece sconvolto dal suo accanirsi nel gioco chiuso dei divieti. Dal suo fondarsi sulla supremazia della parte maschile dell’ umanità. Dal suo avvinghiarsi alla gestione del ciclo biologico della vita, proprio quando sta diventando un’altra cosa. Io non credo, ad esempio, che Gesù si sarebbe fatto chiudere nel vicolo cieco della lotta al preservativo, lui che ha sempre spiazzato i suoi interlocutori e riaperto il gioco. Eppure so bene quante persone buone e addirittura meravigliose vivano dentro questo sogno del cristianesimo, anche per averne incontrate più di una nella mia vita. Ora ci troviamo in un momento cruciale della nostra presenza su questa terra. Sovrappopolazione, surriscaldamento, distruzione ambientale, migrazioni umane, ingegneria genetica, guerre per il possesso delle ultime risorse naturali… Sono molte le forze che ci stanno trascinando nel baratro: economiche, politiche, militari e tecnologiche. Che stanno immaginando un uomo post-umano a loro orribile immagine e somiglianza e che forse stanno progettando persino un fantascientifico papa bionico telecomandato da far apparire di tanto in tanto a qualche balcone reale o virtuale. Siamo di fronte a una situazione senza precedenti, a una fine o a un salto di specie.

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All’ingrasso.

Postato da francesco lauretta  |   25 marzo 2007

Ho le pietre nelle mani, anzi ho mani come pietre in questo momento, farei a meno di dipingere: dei ragazzini giocano a palla davanti ad una chiesa di Scicli; era estate. Soffio nel bombardino e pare che produca scoregge; ascolto Eels e mi brillano gli occhi, sono trascorse vite, mie tutte mie, ho bruciato vite mie e non solo, ho lasciato vite, abbandonato tutti, gli amici dove sono? I miei morti, e dei vivi, quanti? bombardino.jpgE’ una cazzo di giornata, grigia come piombo che sta nello stomaco, i polsi deboli, sottili, filigranati, cosa voglio fare adesso, al vespro che mi alzerei da questa poltroncina di vimini per sprofondare lontano, nell’altro capo del mondo, a trafiggere questo mondo, non ho sete, non fame se ho mangiato, sardine in scatola, perché devo dipingere e quale preghiera, a chi rivolgersi, allora? Note, fumi si rovesciato liquidi dentro la stanza e avvolgono come onde questo corpo, malandato, malandrino. Sto come a sbattere la testa, lì, riconosco quel gioco, alcuni bastardi forarono le ruote della macchina presa a noleggio. La mia dolcezza, così, le vostre parole, il luogo che non riconosco e andate a dare il culo! Ho una risurrezione che mi aspetta, ansiosa, ho questa resurrezione che devo formare come fossi un dio, per darmi una speranza, produrmi senso, fare senso, immagino quanta gente verrà a vedere questa mostra, suonano gli orchestrali solo per me, dentro queste cuffie i braccioli di nuovo appoggio, il caffè versato e sorbito lentamente che non finisce mai, camminiamo senza vedere e mi dico perché mi rivolgo a voi, stupidi, a cosa serve, dove siete, chi cazzo siete? Amo Scicli, Modica, Rosolini e Pozzallo. Sentite voi questi timpani rullare, battere la pelle sempre più forte? Questa terra malata, montata a lotta, i Siciliani, balordi, si trattano male, sono scorbutici, sono duri come le pietre e non capiscono niente. Mi mancano i lunghi funerali, e ho deposto fiori in quelle tombe, abbandonate, dimenticate e pensare che c’è qualcuno che ruba i fiori degli altri per adornare i propri morti o se stessi, la propria casa, fiori da mettere in bellavista, a tavola, nel bagno; in nenie e veglie la propria salma, lavatela, spaccafurnari di merda, con olii, essenze, aspettando lentamente di morire, incolonnati come bestie al macello, come fossimo tutti salvi, senza opporre alcuna resistenza s’ingrassano, i morti.

Stimmung.

Postato da francesco lauretta  |   24 marzo 2007

sai cosa sto ascoltando?
m’ero addormentato, adesso. ho freddo ai fianchi, verso le maniglie si direbbe.
avevo provato a leggere a voce alta le dieci poesie di Scipione,
mi sono addormentato, ero solo.
poi ho preso freddo e ho pensato -mentre dormivo- le distanze, la paura, gli occhi aperti mi son detto,
fuori piove finalmente! In tv c’è la Corrida, vedo le figure ma non riesco a sentire niente, ho la bava in bocca, spessa di sonno.
mi hanno inviato l’invito, Vieni! Nel paesaggio nervoso, in jpg; Mario mi ha scritto e mi augura cose che non capisco, a proposito
e desidera fare un cambio, un baratto credo. Giraud, invece è curiosa della Casa.
mi sono messo su la giacca del mio pigiama amaranto perché avevo freddo,
ma non è passato. Gli amici sono andati a Modena, oggi, un sabato sera. Faranno notte, torneranno a casa.
non ho mai conosciuto Mario. conosco Giraud.

bodypart-francesco-lauretta.jpg

ho tirato una scoreggia, non l’ho sentita perché le voci coprono il mio presente, quest’assolo una maschera dorata sorride mentre in piazza piove, la piazza è vuota come un’arena vuota.
mi sono separato, dai cari, dagli affetti, dai luoghi, dai fiori, dai profumi.
ringrazierò.
Splendi, splendi, splendi, splendi coro d’estate.

Terra matta!

Postato da francesco lauretta  |   20 marzo 2007

Sono stanco. Ascolto una delle più belle canzoni di sempre – per me -, Some things last a long time, di Fair-Johnston, leggo:
rabito-vincenzo.jpg “E caminammo. La nostra patuglia era composta di 17. Io aveva una sicaretta messa nelle dita per fareme una fomata, e li cerine mieie non volevino adumare perché erino bagnate, e ci stapeva dicendo: ” Strano, damme li cerine” che, dalle tutte 2 li late dei capocanale, da quella crante quantetà di erba, abiamo inteso: “Urrà! urrà!”, che ci abiammo visto acchiappare da più di 100 austrieche, che erino lì per defesa del Piave. E noi non abiammo fatto altro di metterene con li mane in alto tutta la patuglia, che erimo 17 e con uno maresciallo 18, di non dire neanche una parola, che hanno strapato tutto, comincianto della ciacca e la camicia. Abiamo cetato li arme come li stunate e li fessa. E queste miserabile, senza che noi ci avemmo fatto niente, perate e calce e quolpe di fucile… ni abiammo prese che non puotimo stare all’impiede, e ci hanno fatto cascare tutte per terra.” Da Terra Matta, di Vincenzo Rabito.
Nell’altra stanza ho appena terminato di dipingere il nostro Giovannino Alfieri. Andrà a Miart. Dove sta Ispica?

Reset

Postato da saro fronte  |   16 marzo 2007

Tutti i diritti sul presente racconto sono riservati dall’Autore :  © Saro Fronte

candele.jpg 

“Entra”, mi disse, con voce ferma.

Non riuscivo ad alzare lo sguardo oltre le sue ginocchia, avrei dovuto guardarla dritto negli occhi. Avrei dovuto. Lo sapevo, lo sentivo.

La sfrontatezza che per anni era stata la mia arma vincente, nel riempire di enciclopedie a basso costo migliaia di mensole negli appartamenti Catanesi, veniva meno – ora – al cospetto di colei che aveva saputo sfogliare leggendo tra le pagine del mio volto.

Dopo l’ultimo nostro incontro, temevo che da me non avrebbe acquistato neanche un settimanale ancora cellofanato. Invece mi aveva aperto la porta.

C’era ancora un filo a reggere tra noi.

La conoscevo da venti anni da quando era ancora Angela e lavorava al banco del Bar Torrisi di via Etnea. L’incantevole bellezza non era riuscita a farla volare alta nel sogno, conducendola – invece – a rotolarsi nel letto, tra le braccia di uomini che potevano permettersi di pagare i cospicui onorari che lei chiedeva.

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E mentre parliamo di cancelli sul mare qualcuno ci vuole “trivellare” il futuro

Postato da pietro di giorgio  |   11 marzo 2007

13 Variazioni su di un tema barocco


13 Variazioni su un tema barocco
Caricato da malastradafilm

Io non lo sapevo, non so voi che vivete giù:

Nel marzo 2004 l’Assessore all’Industria della Regione Siciliana autorizza quattro giganti del petrolio ad effettuare ricerche di idrocarburi in quattro zone differenti della Sicilia. Una di queste è il Val di Noto, nella Sicilia sud-orientale, talmente bello e culturalmente importante da essere inserito nella World Heritage List dell’UNESCO.

Quello che vedete su è il trailer di un documentario sull’impatto che opere di reindustrializzazione avranno sul territorio siciliano.

Il film è visionabile online (anche se non ho trovato il link, se qualcuno lo trova ci informi) ed è stato rilasciato con licenza Creative Commons.
Il film si può avere gratis a condizione che anche la proiezione sia gratuita.

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Gli uomini volanti

Postato da clara corallo  |   6 marzo 2007

L'immagine “http://img296.imageshack.us/img296/2507/angelodarrigouy4.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori. Poco meno di un anno fa il mondo diventava un po’ più povero. Un po’ di più. Se ne andava un uomo straordinario.

Chi non conosceva Angelo d’Arrigo, il 27 marzo 2006, leggendo i giornali, ha avuto l’occasione di scoprire cosa significa amare profondamente la vita, e berla a grandi sorsi.

Quest’uomo, a metà fra Leonardo da Vinci e Konrad Lorenz, volava seguendo gli uccelli.
I condor, le gru, le oche, i falchi e le aquile erano suoi amici. Gli insegnavano a volare, seguendo le correnti. E lui, per ripagarli, col suo deltaplano insegnava loro nuove rotte migratorie.
Angelo d’Arrigo volava insieme agli uccelli. Non “come” gli uccelli. Insieme agli uccelli.
Ha sorvolato l’Everest, le Ande, il Circolo Polare Artico, il Sahara.
A Catania gestiva insieme alla moglie Laura una scuola di volo libero, la “Etna Fly”. Un incidente lo aveva ridotto in coma, e quando si è ripreso i medici gli avevano detto che non avrebbe più potuto volare. Ma lui, dopo, volò ancora e ancora.
Il 26 marzo non volava col suo deltaplano, ma su un piccolo aereo, sopra Comiso. E l’aereo si è schiantato tra gli ulivi.
Oggi nella mail ho trovato questo:

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Quelli che … la sagra delle chiappe

Postato da pietro di giorgio  |   2 marzo 2007

pesca1.jpgUn paio di giorni fa ho passato una mezzoretta a “spulciare” il file delle statistiche di febbraio del mio blog e mi sono imbattuto in chiavi di ricerca un pò bizzarre, “quelle frasi strane” che solo delle menti particolari riescono a partorire e che google per toglierseli dalle p…e li spedisce sul primo sito che capita. Ho deciso quindi di dare un’occhiata alle stats di spaccaforno.it e devo ammettere che le ho trovate molto più spassose. (leggi tutto…)

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