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Postato da saro fronte  |   29 aprile 2007

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Calura Indoor

Postato da saro fronte  |   25 aprile 2007

Tutti i diritti sul presente racconto sono riservati dall’Autore :  © Saro Fronte

Filippo fischiò dalla strada alle tre del pomeriggio.
Riconobbi il fischio inconfondibile dell’uomo allenato a guidare il gregge in quel modo. Mi affacciai alla finestra. Un altro fischio di Filippo, che stavolta stava interpellando il Cavalier, mio dirimpettaio.
caldo.jpgFischiò ancora e poi chiese gridando “Arrivano?” accompagnando la strillata con un inequivocabile dondolio del bacino e le mani ai fianchi.
La calura che si alzava dal lastricato della strada rendeva, agli occhi, instabili i contorni delle pietre, o forse ero io che in quel momento stavo avendo un calo di pressione arteriosa. Alzai lo sguardo verso la casa di fronte, cercando anch’io una risposta del Cavalier, alla domanda di Filippo. Il pecoraio ancora ciondolava, in attesa. Mi passai la mano sulla fronte e sperai in una conferma da parte del Cavalier.
l Cavalier Ricò stava leggendo il giornale, nella veranda al primo piano, sprofondato nella poltrona in vimini. Senza neanche abbassare la gazzetta, per gettare uno sguardo che degnasse Filippo, rispose “Và. Và. Vattinni, fatti un bagno a mare. Nessuno arriva”.
Avuta la risposta, Filippo restò immobile, al centro della strada, gambe larghe e coppola in mano.
Mi appoggiai alla ringhiera e feci finta di pulire il vaso dei gerani. “Porcavacca, non verranno più” pensai.

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Servono copertoni?

Postato da Gianni Barrotta  |   22 aprile 2007

copertoni-longarini1.jpg 

 

Se servono copertoni usati per la vostra auto, potete recarvi al pantano longarini, c’è l’imbarazzo della scelta.A parte gli scherzi, ho visitato un paio di settimane fà questo bellissimo angolo di natura. Dietro al pantano longarini c’è una stradina nella quale si appostano molte persone per guardare gli uccelli. Non di rado capita di vedere bellissimi falchi e fenicotteri.Mi sono accorto anche di questa discarica di copertoni. Sono tornato lì domenica scorsa e incredibilmente il numero di copertoni è aumentato, segno che qualcuno ha deciso che pantano longarini è il suo immondezzaio. Questa abitudine di alcuni nostri conterranei di scaricare in giro le cose che non servono più non riesco proprio ad accettarla.E’ così difficile capire che “cosa pubblica” non coincide con “cosa mia” e che sporcare il territorio significa non solo non rispettare gli altri, ma neanche se stessi?

Il posto si trova più o meno qui.

Pfhat.

Postato da francesco lauretta  |   12 aprile 2007

 C’è un sole caldo fuori. Non ho fame perché ho mangiato e non sono pallido né triste. Potevo espormi fuori al caldo ma c’è gente che passa e che non mi lascerebbe in pace se dovessi aprire la mia portafinestra perché prima o poi occuperanno l’appartamentino di fianco al mio. parsifal.jpgDal balcone lungo i cornicioni di pietra, mi lascio andare dopo una lunga passeggiata per le vie, per le cose comuni, della vita di tutti, normale e fastidiosa, le cose domestiche tanto che non ho visto neanche il ponte ‘mane come di consuetudine quando vado alla posta, il fiume. La mostra è lontana. [Aion] Lascerei le tendine azzurre scivolare davanti ai miei occhi, a riposo a tensione, le grecchie tese.  Ci sono tante voci. Tanti i versi. Fatico a non vomitare, è dal risveglio mentre dovrei riposare, non dovrei. I conti non tornano, silenziosamente, silenziosamente viro lo sguardo verso il pavimento chiaro di questa casa, sento le spine offendere i miei fianchi, c’è profumo di fresco verso il pavimento, il cielo no, non è bello stamattina, non adesso al vespro che mi porterei allo sbando, fuori, losco, sconcerto afoso. Ah, respiro! Ah, non mi commuovo devo chiudere con questa mente, con questo flagello della testa, e vorrei suonare i composti di varie trombette d’oriente, disaguarmi – con una sola s -, deve essere eccezionale morire di sangue dalle vene, e le forze che se ne vanno, la vita liquida se ne vanno, rossa di vergogna O. O bagnatevi membra, vai ed esci fuori, cammina cammina senz’ombre, senza teste senza colori senza vene senza cuore senza occhi senza dita senza niente, senza dire niente invita. Esci e gira nell’infero bambino, bambino a fuoco i gialli sono bollenti, l’aria lava – lava= magma -, Ah, starnuto, ributto quei muscoletti deboli deboli dei miei avambracci, i gemelli, ma perché continuo a dire se non spuntano strani i fiori! L’altra sera, quando ancora era giorno, mi sono fermato in piazza Carlina a mirare fiori arancioni e gialli di cadmio, e di cadmio chiaro, i papaveri, i tulipani dallo stelo lungo, belli, bellissimi: Ah, Parsifal! [Pfhat] Non c’è mostra.

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Comunicato: Santa Maria del Focallo – Marina Marza

Postato da autore ospite  |   12 aprile 2007

Mercoledì 11 aprile 2007 si è tenuto a Palermo, presso la IV Commissione ‘Territorio ed Ambiente’ dell’ARS l’audizione in merito alla problematica della gestione dei canali di scolo delle acque di contrada ‘Santa Maria del Focallo – Marina Marza’. (leggi tutto…)

Le tentazioni della pittura, su Arte di aprile, n°404.

Postato da francesco lauretta  |   10 aprile 2007

Con realismo minuzioso ha raccontato una Sicilia di feste e folclore. Cedendo alle seduzione di un linguaggio anacronistico. Ora con quadri e video attira il pubblico in una dimora misteriosa. A Milano.
di Licia Spagnesi.

ed_ecco_vigilarmi.jpg (farme da video)  

Ha portato sulla tela il caos pittoresco della Vucciria, il brulicare della folla alle feste popolari, l’ondeggiare delle divise rosse della banda dove suonava da ragazzino, ma anche il profumo di cassata, sarde e peperoni. Eppure Francesco Lauretta, nato a Ispica, Ragusa, nel 1964, l’etichetta di artista siciliano va piuttosto stretta. Vede la sua terra alla maniera di Sciascia, come metafora del mondo. E quando rivisita un soggetto riconducibile a luoghi e memorie personali, lo fa con una buona dose d’ironia. E’ l’antidoto che prepara per lo spettatore, perché resista alle seduzioni del suo realismo minuzioso e scopra “la chiave per entrare nella mia ultra-realtà”. Il folclore è dunque solo lo spunto per una riflessione tormentata e disincantata sul mito della pittura, “un linguaggio anacronistico, ma dal fascino irresistibile”. Così in “Avanguardia terza”, un grande dipinto del 2003, il mercato reso celebre da Guttuso si fa teatro di un’appassionata caccia al tesoro, coi capolavori del Novecento nascosti tra le bancarelle, da Picasso celato tra le mele a Basquiat che fa capolino tra i mandarini, a Beuys portato in borsetta. Il travestimento da angelo del ragazzino tutto boccoli di “Sonatine” (2005) è mandato in cortocircuito dal microfono appuntato sul petto. Mentre la parata dell’”Uomo stella” col cavallo vestito di fiori (omaggio al cagnolino Puppy di Jeff Koons) è incorniciata da una scritta al neon simile a un’insegna da negozio, allusione alla mercificazione dell’arte. Quando invece è di scena la folla, i cui volti, pur mantenendo intatti i tratti individuali, si dissolvono in maschere quasi astratte di colore pop, i riferimenti vanno dalle moltitudini anonime e spettrali di James Ensor al saggio Massa e potere di Elias Canetti.
MEMORIE PRIVATE.
La pittura non è l’unico mezzo espressivo di Lauretta, che sperimenta anche il video, l’installazione e la scultura (dagli oggetti paradossali degli anni Novanta, mobili inutilizzabili laccati di bianco, ai 10 mila soldatini gravidi esposti nel 1994 da Care of). Ora, per la personale alla galleria da Antonio Colombo di Milano, l’artista ha ideato un percorso iniziatico in cui i quadri e video accompagnano il visitatore attraverso le stanze di una casa misteriosa, che custodisce il Privato dell’artista. Ricordi dell’infanzia a Ispica si materializzano nelle stanze dipinte di giallo e verde acido che raccontano la storia di ANNA FRANZO’, maestra elementare, soprannominata ‘a Signurina perché, spiega l’artista nel metaracconto pubblicato in occasione della mostra, “era schetta”, zitella. Figura felliniana dai grandi cappelli decorati con fiori e dalle vesti sgargianti a strascico, girava solitaria con una banda di cani e gatti, suonava il piano, parlava inglese e scriveva poesie. In paese era guardata con sospetto, i bambini non dovevano avvicinarla: ” Dicevano che di notte si trasformasse in un bambino senza testa, un diavolo, e che giocando al gioco del mondo riuscisse a scendere agli inferi”. Qualcuno però, incuriosito dal personaggio e dai rumori che venivano dal giardino della vecchia villa liberty, la spiava dal cancello. ” Così facevo anch’io da bambino con mio fratello”, ricorda Lauretta, che nel 2000, alla morte della donna, comincia a fotografare e a filmare la proprietà. Il progetto lo impegna per sei anni e si focalizza su un edificio sorto nel giardino e mai completato, un luogo sinistro illuminato da inquietanti bagliori, ideale per ambientarvi un racconto noir. La mostra invita a esplorarlo di notte, a cercare nel buio, guidato da luci, lingue di colore, rumori. E dal respiro di una donna.

Una pasqua.

Postato da francesco lauretta  |   8 aprile 2007

Ho provato a chiudere gli occhi.
Ho visto tutti i miei strumenti di lavoro,
Ho riflettuto intorno alla Risurrezione,
Sono stato fermo, ho pensato a Parsifal, alle poesie della Gualtieri -a proposito-
Ascolto Parsifal,
In fondo ho freddo e mi metto su le cuffie, non sento nientepalazzo-madama-to1.jpg
Da questo mondo, m’intorco
Quest’isolata,
Non ho il coraggio di schiantarmi contro la mia resurrezione, non la forza in questo momento,
Ascolto. Sembra un giorno di festa,
Così sembrava stamattina l’isola deserta a parte noi, impauriti, noi
E pareva un giorno di primavera nonostante il cielo era
bianco come burro colava
E da piazza San Carlo mi sono postato a piazza Castello,
Su una panchina di legno la gente rimasta entrava: a Palazzo Madama.
Il Museo è Luce,
Leggevo sotto i portici infine quando mi son detto che non potevo niente contro questa Pasqua,
‘Mane, di questo tempo -chissà la prossima!.

Mi proteggo i braccioli, m’afferro colle mani gli avambracci
E ritornano gli amici che mi avevano lasciato solo, appena due auguri
Dopo averli cercati, io
Ho visto le locandine dei film, mi sarebbe piaciuto andare a vedere
I Centochiodi.
Mi prendo la testa, nelle mani afferro la mia testa, bianca
Forse uscirà il sole ma temo d’uscire, io.
Respiro lento, dipende forse che il mondo è vasto, io
Isolato
Ho desiderio di ibernarmi di, di ibernarmi
Quando ero giovane al vespro s’andò al Parco Forza, di quest’ore
Giovani e belli cantavano le radio d’epoca Bandiera bianca sventolava
E disagiato guardava tant’Inno alla vita, non io, Che cambio, faccio una pausa:
Verso del caffè, si dà il caso, faccio due tiri di sigaro antico, mi siedo e canto.
Not Me.

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spacca risorto 2007

Postato da autore ospite  |   8 aprile 2007

risorto-ispica.jpg

Tre madri

Postato da clara corallo  |   7 aprile 2007

Continua a tornarmi in mente La Buona Novella…

Madre di Tito:
“Tito, non sei figlio di Dio,
ma c’è chi muore nel dirti addio”.

Madre di Dimaco:
“Dimaco, ignori chi fu tuo padre,
ma più di te muore tua madre”.

Le due madri:
“Con troppe lacrime piangi, Maria,
solo l’immagine d’un’agonia:
sai che alla vita, nel terzo giorno,
il figlio tuo farà ritorno:
lascia noi piangere, un po’ più forte,
chi non risorgerà più dalla morte”.

Madre di Gesù:
“Piango di lui ciò che mi è tolto,
le braccia magre, la fronte, il volto,
ogni sua vita che vive ancora,
che vedo spegnersi ora per ora.

Figlio nel sangue, figlio nel cuore,
e chi ti chiama – Nostro Signore -,
nella fatica del tuo sorriso
cerca un ritaglio di Paradiso.

Per me sei figlio, vita morente,
ti portò cieco questo mio ventre,
come nel grembo, e adesso in croce,
ti chiama amore questa mia voce.

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spacca l’ora

Postato da autore ospite  |   7 aprile 2007

stendardi-ispica.jpg

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