il blog di ispica [rg]

Lettera ad Antonio

Postato da Josè Bellisario  |   28 settembre 2007

Ciao Antonio Modica

Non avrei voluto vederti oggi ma hai deciso così.

E come farti cambiare idea con la testaccia dura che hai…

Oggi, improvvisamente, ho rivissuto tutte le cose che abbiamo fatto e che mi hai insegnato. Ricordo bene la prima volta che ti ho visto: ero all’arà, facevo il karaoke e ho notato questa persona in giacca che elegantemente sorseggia un bicchiere di Jameson senza ghiaccio. Sul tavolo un accendino Zippo in argento ed un portasigarette sempre in argento. Ti guardavo con ammirazione. Arriva la cameriera, ti porta un altro Jameson ed esci dalla tasca un porta soldi sempre in argento. Chicchissimo.

Non ricordo più come ma incominciammo ad uscire sempre assieme. “Sempre” nel periodo in cui stavi ad Ispica. Non sai stare spesso nello stesso posto. Anche se amavi Ispica ti piaceva spostarti e viaggiare. Ero felice di aver trovato una persona dai mille interessi e passioni, proprio come me.

Sei stato tu a farmi appassionare all’informatica ed a internet. Mi hai venduto il mio primo pc. E, anche se non ci conoscevamo proprio benissimo me lo hai venduto a rate. Rate sulla fiducia. Senza nessun documento. E per un anno ti ho portato 150 mila lire al mese. Chi oggi farebbe una cosa del genere?

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Senza ambulanza.

Postato da francesco lauretta  |   21 settembre 2007

Che canto con un nome così, Violeta Urmana!
E’ sera. Sono passato al Trianon a bere un bicchiere di birra prima. Lì c’erano Jorie e il suo compare. Nessuna ragazza fuori, i tavolini sono vuoti, spogli la sera che cambia stagione.
Ancor prima ero uscito per fare un giro e mi sono perso, ho dimenticato cosa dovevo fare. Ho visto che sera. Addio Anatolia. Lanterne gialle si affacciano verso i cortili interni dei palazzi regali, qui a Torino. Volevo chiamare gli amici ma m’ero dimenticato di averli persi, dispersi e me ne sto in preghiera. A scalzare la morte, più in là, pensate che movimenti stasera sul bel mondo su altri quartieri accese le vanità mentre altrove furtivi e muti si muovono i tram come fantasmi discreti s’infiltrano su l’ombre portandosi via quelli che non sanno stare, al mondo. Queste città. Adesso, mentre la sera m’imprigiona nel mio mappamondo odo cantare Violeta, e spengo la mia lanterna, dolce. Sono rimasto giusto il tempo di bere una birra tra i braccoli del Trianon, nessun racconto da raccontare, nessuno scherzo alla fine quando viene l’Epilogo. Una volta m’impauriva il Castello e stavo in montagna come un eremita, isolato, a Premadio. Una volpe vedevo la notte sopra neve, brillava di carminio. Un Castello e pensavo che anch’io non sarei mai arrivato. E una volta salito su crollai, paurosamente su un roseto. Un poema ho formato, una resurrezione fors’anche e vedevo, e vedranno occhi a novembre, un sentore di lutto: affondai con un rametto di legno nero la neve, nomi, nomi d’altari, su le stelle brillavano gelide e distanti, irraggiungibili ed impossibili da vedere cadere. Come cambiano le stagioni, checché ne dicano i luoghi comuni!

Ma io, quando ho manifestato…

Postato da autore ospite  |   12 settembre 2007

L'immagine “http://img460.imageshack.us/img460/8338/articoloiq1.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori. Giorno 8 settembre 2007 su La Sicilia, è stato dedicata un’intera pagina al problema dei disservizi sanitari.
La prima cosa che ho pensato è stata: beh, allora la battaglia portata avanti nel 2006, da noi giovani e non, per la medicalizzazione delle ambulanze ha portato qualche frutto. O almeno, ha dato una certa risonanza al problema! Mi ha fatto piacere pensare che noi, semplici e comuni cittadini, abbiamo i mezzi per poter far sentire la nostra voce e farla arrivare ai vertici delle istituzioni.
Ma non mi ero accorta che,al centro della pagina, c’era un articolo con una foto della manifestazione del 2006 (in cui ci sono io di spalle e mio fratello) che parlava, però, dei giovani dell’UDC e delle loro “battaglie” per la medicalizzazione delle ambulanze.
Allora ho detto: fermi tutti! Che è questa storia? È come se quella foto venisse spacciata per un convegno dell’UDC o una manifestazione del partito.
Io, in quella manifestazione c’ero ed ero in prima fila ma stavo manifestando da semplice cittadina e l’ho sostenuta fino a quando non ho visto che eravamo riusciti a dare forza alla nostra battaglia.
Mi ha dato fastidio l’uso che ne hanno fatto di quella foto.
Io non ce l’ho con nessuno, né con il partito, né con i giovani dell’UDC di Ispica, sia ben chiaro.
Ma non è giusto politicizzare un problema che tocca l’intera collettività.

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L’11 settembre, ‘fanculo!

Postato da francesco lauretta  |   11 settembre 2007

Haydn – Harnoncourt, Die sieben letzen worte unseres erlosers am kreuze, Nielsen – Hintermeier -Holl – Rolfe-Johnson, Arnold Schoenberg Chor, Concertus musicus Wien.

E’ presto, e forse in qualche altra parte del mondo è già troppo tardi, e in altre ancora manco s’è nati ancora. Sono steso sul letto. Ho chiuso ogni spiraglio della nuova luce del giorno e solo lo spettro dello schermo dà bianco alle dita delle mie mani che pare si fanno trasparenti. E prima che succedesse tanto con coro, orchestra dorata di suono d’organo, prima di ascoltare le ultime parole, lo gracchìo del corvo aveva già giunto dentro le mie orecchie e raschiato e solleticata tensione. Sto bene. So che “lo gracchio” non significa niente ma non m’importa niente, a quali regole poi?, e perché dimostrarle così, non credi? se dovessi dormire adesso, mettere una virgola appena dopo il punto interrogativo e invece sento curiosamente caldo sotto il lenzuolo e il copertone. Ho la barba lunga, lasciatemi andare. Il suono sofferto dell’oratorio mi avvolge come nero l’intorno. Due lame di luce segnano alla mia destra la parete in alto, è sorto il sole e sbadiglio di sonno ma temo d’alzarmi, cosa fare oggi, di nuovo? Come s’ode il silenzio spesso delle parole attorno a me che se allargo le braccia e provo a sbatterle come ali d’angelo o d’un rapace, non rischio niente, di urtare niente. Ho le molliche agli occhi bianchi di mostro. Se dopodomani s’inaugura la mostra di Andrea, lui sarà teso o forse no, forse sarà allegro come al solito suo e non può non esserlo, [benedicimi]. A lui dovevano chiamare per le cose di genere. Io sono troppo per un genere. Ho lunghi i capelli. Il naso mi cede, a pezzi, anzi a strati scorticati, fischietto e penso ai grattacieli di Pierluigi, alla sua poesia -Oh, My God!, così l’ho intitolata io- che mi ha scritto nella notte, ricevuto alle 4 in punto da N.Y.-:

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Ancora scempio.

Postato da francesco lauretta  |   4 settembre 2007

‘mane ero a milano quando qualcuno mi ha chiamato per informarmi che finalmente hanno interrotto lo scempio verso la chiesa di santa maria maggiore. inutile dire che di quanto s’è fatto all’annunziata e in alcuni altarini della chiesa di bartolomeo non c’è stato nulla da fare, ma sant’iddio nessuno se n’è accorto? i preti sono consenzienti e ignoranti e la gente poi lascia fare. s’è mossa anche la sovrintendenza di siracusa per chi non lo sapesse. c’è in pasto il vecchio palazzo di pietro bruno di belmonte -ormai poca cosa visto che la mafia nel palermitano ha raso tutto o quasi al suolo del buon pietro bruno-. spero che qualcuno possa fare il suo campetto da golf. poi mi chiedo e chiudo, dove stanno gli autori di questo blog fantasma? v’abrrazzu a tutti e vasamu li manu.

Non occorre darsi da fare.

Postato da francesco lauretta  |   1 settembre 2007

La perfezione, non c’è che dire.

La perfezione è in una canzonetta cantata da Daniel Johnston e arrangiata da Mark Linkous. La perfezione non ci tiene alle parole e forse ha ragione Nicola, la perfezione non ha parole, non ci sono parole forse, la perfezione può darsi in una scoreggia quando suona bene ed è profumata, gradevole il suo odore insomma, è in qualsiasi corpo sano di mente o è questo mormorio che canta, questo sedere a occhi chiusi, anche in un grumo può tenersi la perfezione. Io ingenuamente la vedo nel mondo marino, nei suoi pesci, i crostacei, certi mostri poi mi dico che l’ho vista nel camaleonte la perfezione o in una brioscia bene inzuppata in un liquido e che per incanto ti butta chissà dove e in quale tempo, chissà! Il dolore può essere perfetto mentre la felicità difetta sempre di qualcosa, blu Kline non era perfetto, no. Funeral Girl ad esempio è una canzoncina perfetta o i racconti Trilobiti, sono perfetti, e perché no? Anche i miei piedi sono semplicemente perfetti, e anche le mie grecchie, anch’io dunque ho qualcosa di perfetto, nell’esteriorità si può provare la perfezione, sicuramente, mai perfetto il pensiero che si produce mentre ci sono immagini perfette, il quadrato nero su fondo bianco per esempio è un’opera perfetta mentre i difetti sono altre cose e non necessariamente la perfezione è bella a vedersi se si vede, il silenzio non è mai perfetto fortunatamente. (leggi tutto…)

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