il blog di ispica [rg]

vasa vasa, Toto

Postato da autore ospite  |   20 gennaio 2008

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(Personne – Spaccaforno.it – 19 Gennaio 2008 alle 09:48) “ Condannato ma sempre Presidente.Condannato ma salvo nell’onore. Li ha favoriti due o tre mafiosi ma probabilmente non sapeva che erano mafiosi. Li ha sostenuti due o tre mafiosi ma voleva favorire solo due o tre amici… Era l’isola del tesoro che poteva venire travolta da uno tsunami giudiziario, dai contraccolpi della condanna al governatore acclamato con quel milione trecentomila voti e con almeno trecentomila siciliani che da lui ogni giorno di ogni mese dell’anno traggono un vantaggio diretto o indiretto, di status o di prebende, di incarichi o di denaro.
Ma cosa avrebbero fatto mai da domani quei fedelissimi, quella “ristretta” cerchia di colonnelli e capitani e marescialli che Totò negli ultimi sei anni e sei mesi ha piazzato dappertutto?
Agricoltura. Sanità. Trasporti. Programmazione. Turismo. Agenzia per l’impiego. Tutto nelle sue mani. Le lacrime di Totò sono state le lacrime di tre quarti della Sicilia.”
Condannato a cinque anni di reclusione con l’interdizione dai pubblici uffici per aver rivelato a un boss mafioso la presenza di microspie nella sua abitazione.
Il governatore non si dimette. (leggi tutto…)

All’undici i jnnaru a vintu’ura

Postato da saro fronte  |   12 gennaio 2008

Un ricordo che accompagna tutti gli 11 gennaio della mia vita, recita:
“All’undici i jnnaru a vintu’ura
piccili e ranni sutta li timpuna”

Questa frase in Sicilia è un detto popolare, rinomato, in italiano è traducibile in
“L’undici di gennaio, alle ore ventuno
bambini e adulti (sepolti) sotto i massi”

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Quel giorno ripescato a caso nei ricordi della mia infanzia è accompagnato da gesti e rituali scolpiti in modo indelebile nella mia memoria. (leggi tutto…)

A prezzo di Fascio

Postato da saro fronte  |   12 gennaio 2008

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Tutti i diritti sul presente racconto sono riservati dall’Autore :  © Saro Fronte

“Quest’uomo e questa donna sono in una macchina straniera. La macchina è costata …” Livia non fece manco in tempo a completare la frase che le stava uscendo di bocca, che Salvo la stoppò con un cenno della mano, senza nemmeno degnarla di uno sguardo, tra quello che gettò nella direzione della strada e quell’altro con cui riconquistò il sorriso degli occhi, nell’ammirare l’ultima sarda a beccafico che sembrava godere – sopra le foglie di lattuga – del vuoto che egli le aveva realizzato intorno. Il commissario si era calato in fretta e con gusto la quindicina di compagne di paranza che, prima dell’entrata in azione della forchetta, affollavano il piatto stipato come fosse l’autobus che all’ora di punta va alla stazione.

Salvo, socchiudendo gli occhi aggiunse “Livia. Per favore.”.

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