il blog di ispica [rg]

Caro Salvatore

Postato da saro fronte  |   29 aprile 2009

Ciao Salvatore,

Ti sono grato di essere intervenuto su Spaccaforno.it fornendo dati, testimoniando comunicati stampa e ponendo domande.

Ovviamente non ho titolo per risponderti alle domande che poni ad altri interlocutori, visto che non lego il mio pensiero a nessuno dei comitati e delle organizzazioni che citi nei tuoi commenti.

conferenza1Conoscendomi, non ti sarà difficile comprendere che il mio discorrere non ha legami con nessun referente politico, visto che non faccio politica attiva a Ispica, non ho tessere di partito e il mio personale supporto a Piero Rustico Sindaco l’ho tradotto a suo tempo, nell’unico modo possibile, quello tangibile, espresso nei giorni delle votazioni quando tra i vari candidati alla guida della città, fu lui a sembrarmi quello che maggiormente ispirava il mio istinto sociale. Quindi, lasciami passare per questa volta la comune espressione circa l’accostarmi alle problematiche che non è mai “per partito preso”, né interessi economici che muovo il mio agire.

Quindi non ti stupirai se, come per la torre dell’orologio espressi il mio personale apprezzamento per il nuovo  look che la ripropone alla prima maniera, anche questa volta testimonio personalmente ciò che ho visto, man mano che avveniva la realizzazione, circa il consolidamento del costone roccioso, e ciò che sono stati tangibilmente gli interventi archeologici avvenuti nell’ultimo anno ai suoi piedi, con la sistemazione della necropoli e degli insediamenti bizantini.

Da un po’ di tempo mi piace praticare il ciclismo come sport e quindi almeno due volte a settimana ho avuto modo di attraversare su due ruote quelle zone, notando lentamente i cambiamenti che avvenivano a seguito dei lavori, sia accanto alla strada che dentro la cava, visto che con le mountain bike il percorso sterrato mi ha portato ad esplorare il sito della Cava.

Infatti, era proprio per questo che nel mio commento accennavo al “sembra che un capannone sarà edificato” proprio perché una tale ipotesi, che personalmente ho ricevuto in mail come comunicazione per seguire un dibattito in corso, mi ha fatto scattare l’attenzione sulla sciagurata ipotesi dell’edificazione in argomento che, qualora realizzata, sarebbe un ennesimo oltraggio al nostro passato, alla nostra storia, ma anche al nostro presente che spesso impone mutilazioni al futuro. (leggi tutto…)

“Sugnu nu giru tunnu”. Un’intervista.

Postato da francesco lauretta  |   28 aprile 2009

Sugnu nu giru tunnu*

a cura di Ivana Mulatero

“…Mi farò intervistare, io, la Signurina e in lingua ma non troppo perché anche gli altri devono capire, insomma lo sapete benissimo, le esclamazioni vanno in dialetto, i titoli in inglese, i concetti filosofici in tedesco, le parole pruriginose in…”
Francesco Lauretta, Privato, testo in catalogo, Galleria Colombo, Milano 2007

I. Sick day sun upon us

Ivana Mulatero Quando hai iniziato a sentire interesse per la pittura?
Francesco Lauretta “Credo che la facenna è principiata quando mia madre mi massacrò di botte perché ero andato a Ragusa con un amico che, cuntrariamente aveva avvisato sua madre. Eravamo in seconda media e avevamo progettato di realizzare il nostro Paradiso Terrestre. Letteralmente avevo preparato i disigni dei santi, degli angeli e di tutto il cielo così come poteva immaginarselo un carusu di dudicianni o tridicianni. L’arte o quest’interesse nacque dal desiderio di dare forma a questa menzogna. Realizzai i disegni in scala e progettammo di fare il nostro PT alto 280 e largo 175 centimetri. Prugittammu tuttu e bonu.

lauretta-francesco

Chiaramente a Ispica, sotto il parallelo di Tunisi e Algeri negli anni 1976-77 non vendevano tela di quella dimensione e fummo custritti ad andare a circa trenta chilometri di distanza, nel centro di Ragusa. Fu facile trovare quanto stavamo cercando, i nostri risparmi ci permettevano di dare inizio al nostro desiderio di Paradiso Terrestre, io lavuravu du varvieri e suonavo già nella banda cittadina, quella dei viecci. Potevamo fare il nostro PT. Partimmo e tornammo.  (leggi tutto…)

Noi, Voi, loro -Io-.

Postato da francesco lauretta  |   24 aprile 2009

Partito democratico. Campagna elettorale 2009.
di giuliomozzi

lavoratoriiiiHo visto fiorire i primi manifestoni di campagna elettorale. Soprattutto quelli del Pd. Su fondo bianco, dei gruppi di persone rappresentative di tutta la popolazione (l’operaio con l’elmetto giallo, l’impiegata col tailleur, lo studente con lo zainetto, la medico in camice ecc.) che spingono “fuori quadro”, da sinistra verso destra, alcune parole chiave: povertà, disoccupazione, inquinamento. E, sotto, il motto: “Più forte noi, più forti tu”.

Mi sono domandato: che differenza c’è tra una campagna (intesa qui come campagna pubblicitaria con affissioni) come questa e la madre di tutte le campagne, la campagna più efficace in assoluto in tutta la storia elettorale italiana, la campagna più parodiata di tutti i tempi (anche in Norvegia) ovvero la campagna berlusconiana del “Meno tasse per tutti”? (leggi tutto…)

grafiti

Postato da autore ospite  |   22 aprile 2009

lettera-per-amministratori

Sambo!

Postato da francesco lauretta  |   21 aprile 2009

foto-di-enrico-contino1

Battiti!, mi scrive un vecchio amico, da “così lontani, così vicini”, dopo La fabbrica dei polli che spesso m’accade di ascoltare prima di cedere al sonno, mentre scorre adesso vento e rumori di macchine che stanno scuoiando l’asfalto del cortile, e d’altre note, le mani gelate, questanotte, lo dico anche a te che stai dentro una nicchia coperto, Zago, perché fu anche tuo l’amico, tra feltro e ferro brillante di ruggine, suoni immagino poi non tanto diversi da quelli che mi ronzano intorno in questo momento, in mezzo poi a tanto silenzio rispondo con un vecchio saxofono tenore,

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riflessione

Postato da francesco lauretta  |   17 aprile 2009

indisparte2Che dire, se piove ancora scura, la tana chiara, sfavillante con niente dentro, un carciofo, un rotolo di carne grassa come collana al collo stare, qui dove nessuno passa e vede, là, silenziosa creatura di cane lecca muco, l’artiglio scadente, opaco, sta in attesa, muto ringhiando. Dedicherò ai fumi la prossima tela, e devo stare calmo, paziente per stracciare velo, imbianchino, non ibrido. Tra i fumi, le teste, le nuche-teste col naso all’insù, a lacrimar occhi a chiuder grecchie coi palmi, e lasciar aperte bocche. Me ne sto tranquillo in disparte. Di questi tempi del granchiasso, così preferisco, osservo, rifletto e macino.

la pasqua, Spaccaforno e il terremoto mai avvenuto

Postato da saro fronte  |   12 aprile 2009

Ore 08.00 adesso, sento i colpi di mortaio che annunciano il giorno di Pasqua.
Risuonano di severità cupa e mi sembra rintronino ancor di più sotto lo spesso strato di nuvole che stamani copre densamente il cielo grigio.

incontro-resuscitato-ispica1

Sono giorni un po’ così, con un senso di appartenenza a quel lutto collettivo che il sisma di L’Aquila ha scardinato. Siamo un po’ tutti frastornati ma, credo, determinati nella speranza che vi sia una resurrezione per i sopravvissuti a quelle macerie.

La radio sta scandendo l’ennesima conta: quella dei morti. Tra un po’ dirà di quella delle macerie, e seguirà quell’altra sugli impegni. D’altronde, anche durante la processione del Giovedì e Venerdì Santo, cogliendo frammenti sparsi di conversazione, spesso gli argomenti sulla bocca delle persone sono stati quelli sull’attualità del terremoto ed il dolore della gente abruzzese.

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patri nostru ra sumana santa, diccillu tu

Postato da saro fronte  |   8 aprile 2009

ca io
re bummi
ni fazzu ammenu
pi’ st’annu.

azzittitivi e azzittitili

mannati i sordi ca risparmiati
pe’ primi necessità
di cui nunn’avi ‘n liettu
e mancu ‘n tettu
supra testa, a st’ura.

fuochi-terremoto2

(che io, dei fuochi d’artificio ne faccio a meno, per quest’anno, almeno. Restate zitti e non fateli sparare, risparmiate quei soldi e mandateli per le prime necessità di chi non ha un letto e nemmeno un tetto sulla testa, a quast’ora.)

Dove stanno i cani.

Postato da francesco lauretta  |   4 aprile 2009

Gli sciacalli di Vanity Fair
home-style_asp109img101Vanity Fair il 25 Marzo, 2009 da arendo
Riprendo

[Due sciacalli, Edoardo Camurri e Ottavio Cappellani, si passano su "Vanity Fair" brandelli di carne ed esultano sbronzi di sangue. Il Cappellani sostiene addirittura che il fenomeno dei cani selvatici esista solo nelle zone fra Scicli e Modica, nel Ragusano!

Come al solito, le mitologie localistiche, pezzenti, pregne di ars lacrimatoria tonante, miseramente liriche, impressionistiche, pubblicitarie esplodono. Gente senza naso, avida di fama insanguinata, senza progetto.

Coi flussi parolai, con sicilitudine e sicilianerie si costruiscono carriere. La terra d’oro è sottoposta a inerte rappresentazione, il breve sforzo genera. Si piange il morto, ma non ci si divincola dalla querimonia. Campano cerimonieri del limite, becchini, seppellitori di vita.

E intanto la Tradizione, la Bestia, e in ispecie la mondano – letteraria, trae fuori, depopolarizza e connette potere con folklorismo.

La terra sta, a fauce aperta.] (leggi tutto…)

Foglie di canne

Postato da saro fronte  |   2 aprile 2009

Tutti i diritti sul presente racconto sono riservati dall’Autore :  © Saro Fronte

 

cannetoPaola sentiva la porta di servizio che sbatteva piano, a intervalli regolari, nella brezza d’ottobre che soffiava per la casa. Il flusso dell’aria che entrava dalla finestra aveva contrastato piacevolmente gli sbuffi caldi di vapore del ferro da stiro, mentre il suono cadenzato lento sembrava le avesse dilatato lo scorrere del tempo. Incredula, si rese conto che non c’erano più panni da stirare dentro la cesta e ripose il ferro sopra il supporto della caldaia. Guardò oltre la finestra, dove lo scuro della sera impallidiva incontrando la luce accesa nella stanza. L’orologio a parete segnava le venti e trenta, e il battere della porta era tornato ad essere soltanto un fastidioso rumore.
Spalancò la due ante della finestra e una folata d’aria si riversò impetuosamente in casa, trascinando dentro due foglie ingiallite di quercia.
Lei stava pensando che era già tardi e non aveva nessuna voglia di sbrigarsi, anzi, non aveva alcuna intenzione di trovarsi tra un’ora a casa di un’amica, dove era stata invitata per una cena insieme ad altre persone.
L’ultima volta che aveva accettato l’invito era stata una serata deprimente, l’amica le aveva presentato un tizio, di cui non ricordava più nemmeno il nome, e questi le si era attaccato addosso come un’etichetta sulla maglia, di quelle che si ostinano a stare di traverso fino a quando un paio di forbici non le tagliano di netto.
La porta sbatté violentemente, il colpo secco fece sobbalzare la mano di Paola, che stava sfilando una sigaretta dal pacchetto. (leggi tutto…)

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