granite?
Come un trittico. Ho voluto raccogliere gli umori, alcuni a dir il vero, che si possono leggere nei vari siti, blog, di questi giorni italiani. Come un trittico e chiudo con questo – da nazione indiana – perché anch’io desidero alzare la testa. Al di là, credo, delle simpatie politiche, destra o di sinistra che siano, l’Italia attuale mi pare stia attraversando un momento triste, di depressione sconfortanti. Vado a farmi una granita di pistacchio, va là!
Clam-des-tinus
di Marco Rovelli
Clandestino, clam-des-tinus. Ciò che sta nascosto al giorno, e odia la luce. Chi sta nell’ombra. L’agguato al varco, là in fondo al corridoio nero, un film di Lynch. L’uomo nero, unheimlich. Uomo sabbiolino: Enter sandman. Exit light. Enter night.
Tu, clandestino, sei un delinquente. La tua invisibilità, la tua condizione d’inesistenza, prodotta dal diritto, da oggi il diritto la punisce. Che meraviglioso gioco di prestigio. E che meraviglioso servo sei tu, clandestino. Ci servi, ci serviamo di te, e non lo diciamo. Se una mano dà scandalo, la si tagli. Quanta parte dell’Italia oggi occorrerebbe amputare?
Trovo intorno a me i soliti vecchi nuovi mostri, e più potenti. La realtà è in mano loro, che la rovesciano, e rovesciano le parole, e le mostrificano. Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso. Si prosegua lo show, un barcone viene fermato, rovesciata la dritta, al rovescio adesso, al rovescio dei campi e del deserto, un piccolo sacrificio per dar segno di ineluttabilità, guardami negli occhi lazzaro, guardami e ingoia il bianco delle mie pupille, fatti inghiottire, guardami e torna a dormire, il pubblico impagabile applaude e ritorna alla sua impagabile assenza. Segni, intorno nient’altro che segni d’assenza. La testa nella sabbia. E sopra (il mondo è realmente rovesciato), il sabbiolino che soccombe al sole del deserto dove è stato ricacciato. Non si veda, questo sole accecante, la testa nella sabbia! Lo spettacolo è sabbia che occulta il reale, e la testa accecata di buio non vede la sabbia.
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Articoli
Ma pensavo altre cose mentre poi bevvi la birra, mentre piano piano lo spazio della Fabbrica si riempiva come un uovo di ragazzi, la musica a manetta scassava piacevolmente, pinsavo alla “malinconia di schifezza”, al mio primo 3 in Italiano. Intanto allato l’ingresso, in aperto, tre grandi schermi proiettavano dei video performance di un artista: alcune persone impalate davanti alla camera, in spazi pubblici come piazze, strade o giardini, crollavano come collassati per terra nella indifferenza dei passanti.
Una notte, era il 25 aprile, anzi a mezzanotte, la radio accesa annuncia che il programma Esercizi di Memoria, non andrà in onda per motivi tecnici. Sorrido e mi dico, sussurrando, che il buon Quatrocchi sarà andato in vacanza, finalmente! sorridendo spensi la radio, mi addormentai. Il lunedì successivo intorno le 13 su la Barcaccia, Radio Rai Tre, di Suozzo e Stinghelli mandavano in onda un estratto della seconda sinfonia di Mahler, la Resurrezione, il Canto sacro Die Auferstehung. A fine ascolto, breve, i due simpatici presentatori radiofonici dedicavano l’ascolto ad Arrigo Quattrocchi. Non hanno detto altro, non “alla scomparsa”, niente insomma che potesse confermare il sospetto, serio, che Arrigo potesse averci lasciati qui, il questa terra, senza la sua musica, tutti i fine settimana, il sabato e la domenica notte dalle 00:00, alle 02:00. Arrigo Quattrocchi. Lo chiamavo, affettuosamente, Quattrocchio, voce che negli anni mi ha accompagnato tutti o quasi i fine settimana, da più di dieci anni. Questo succede perché faccio un lavoro insolito, e perché, soprattutto nei primi anni d’ascolto, lavorando anche in una Cooperativa per il restauro, i sabati e le domeniche m’erano utili per poter dipingere a tempo pieno, fino a tarda notte, a volte fino l’alba, sui miei quadri.
Casa+Libertà