il blog di ispica [rg]

“Intervista” a Salvo Monica.

Postato da francesco lauretta  |   12 giugno 2009

UN RITRATTO.
di Salvo Monica.

Il primo ritratto che io abbia fatto, il primo, che voi lo sappiate, non avevo mai modellato, ero stato due anni dal mio maestro Beppe Assenza a disegnare e a dipingere qualche cosa e Beppe Assenza mi disse in una festività, forse le feste di natale:
- Salvo, a Ispica cerca di modellare qualche ritratto-

E io presi la mia sorella maggiore che è quella del disegno della monografia –la mia sorella maggiore è quella che toglie la tovaglia da tavola- e io modellai il primo ritratto con creta che non vi dico quale, creta che trovai qui, ma non la creta quella buona, creta che usava anche mio padre per lavorare cose sue insomma: creta cattiva. Modellai questo primo ritratto di mia sorella che è il più bel ritratto che poi abbia fatto in tutta la mia vita, il primo e il più bello di tutta la vita, di 80 anni, di 86 anni, e questa è una cosa strana.
Lauretta:
Quanti anni aveva?
Monica:
Io avevo allora, nel 33, avevo 16 anni. Dovevo formarlo, modellarlo con mia sorella che allora era una ragazzina, e allora modellavo; poi ci fu il problema della formatura, ma io non avevo mai formato e come fai a formare? a buttarci su il gesso e poi a spiccicarlo? Il solito problema… Apriti cielo!, non l’avevo mai fatto ma con tutto questo ci riuscii a ralizzareil gesso, a formarlo
Moglie:
Dov’è il gesso di questo ritratto?
Monica:
Tu mi chiedi una cosa a cui non so rispondere perché questo gesso io lo portai a Roma nel 1937… e mi ha fatto saltare mia moglie, subito. Questo gesso da Ispica lo portai a Siracusa. Questa è storia, ragazzi, tenetevelo a mente perché io scomparirò, ed è importante questo. Io, sai, sottobraccio questo ritratto in gesso e lo porto in piazza Duomo dove c’era lo studio di Angelo Maltese e avevamo lo studio noi, io e il mio maestro Beppe, si trovava nel giardinetto che era la meraviglia di Siracusa quel giardinetto, la cosiddetta Funtanina che storicamente è rimasta… a piazza Duomo … vicino a quel cinema che è in piazza Duomo, vicino a Palazzo Vermexio, allora lui si trovava nel giardino, dico:
- Maestro, questo è il lavoro che ho fatto durante le vacanze di Natale-
Lui lo prende ed è rimasto sbalordito:
- – Ma possibile? L’hai fatto tu?
Salvo:
- È quello che ho fatto ora.
Beppe:
Ma tu sei scultore, Salvo!
- Scultore, d’ora in poi non dipingere più perché la pittura non è per te, tu sei scultore.
Hanno cambiato la mia vita quelle due parole, trasformata la mia vita, cambiai, e sono diventato scultore da quel momento, facendo poi migliaia di sculture, e mi disse:
- -Questo ritratto tu lo puoi mandare in qualsiasi esposizione nazionale che te lo accetteranno.
La prima mostra che ci fu fu una mostra regionale a Palermo e io lo spedii a Palermo a questa mostra regionale che allora c’erano le mostre regionali. Fu accettato senz’altro, non ricordo se la VI mostra regionale, risulta anche negli elenchi della mia monografia. Da allora in poi quel ritratto –che poi incominciai a capire le qualità perché io non le capivo quando lo modellavo, e quel che ho fatto, che c’era dentro- vorrei dire una parola ma non la dico perché quella lì la registra, perché come è possibile che io non avevo mai modellato un ritratto, faccio quel ritratto così bene, ditemelo? con questo io non volgio spiegarmi, anche se con quella camera lo incide non me ne frega niente, quella mia credenza se non al 100 per 100, che è difficile, ma una buona quantità, nella credenza della reincarnazione. Come te la spieghi tu? Io dovevo, non so, ho modellato altre teste, prima, ma quando?
Ma voi lo sapevate che io credo alla reincarnazione?
Altri:
- No
Monica:
- Non lo sapevate?
Lauretta:
- Sì
Monica:
- Tu sì?, ebbene, leggete tutte le mie poesie, che sono 5 volumi di poesie, leggendole attentamente lo troverete questo.
Lauretta:
- Ho letto prima di venire qua una raccolta di poesie dove si trovano anche queste cose qua.
Monica:
- Ecco, per finire questo, cioè la storia di questa scultura, poi lascio… incominciai a capire io la bellezza di questo ritratto.
Nel 1936 andai a Roma e vinsi la borsa di studio alla Scuola dell’Arte della Medaglia, come sapete, risultai il primo con la borsa di studio, durante le vacanze del 36, quando rientrai a Roma, mi portai questo gesso. A Roma mi aiutò il fratello del mio maestro, Enzo Assenza, lo scultore per eccellenza, a procurarmi un pezzo di marmo, e durante il riposo delle giornate libere io scolpii questo ritratto, dal gesso lo passai in marmo, è un marmo che è…Quel gesso io lo portai da Roma nel 38… nel 38 quando ritornai in Sicilia, riportai il marmo e anche il gesso perché io non lo lasciavo il gesso. Ma che fine che fece non lo so. Mi pare che quel gesso poi lo portammo o dove stavamo in via Galilei oppure in via…
Moglie:
- No, no, no, in via Galilei ai tempi miei non c’è mai stato.
Monica:
- Ma figlia mia, non lo ricordo…
Eccolo qua. 38. Nel 38 scolpito in marmo, ma modellato nel 33. Questo lo scolpii mentre ero a Roma e frequentavo la Scuola dell’Arte della Medaglia e l’Accademia di San Luca, ma che ne pensi di questo ritratto?

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Un Maestro.

Postato da francesco lauretta  |   12 giugno 2009

Salvo Monica e la sua Ispica.
Il rapporto tormentato tra il geniale artista adesso novantenne e il suo paese natale
ISPICA (RG)- L’artista ispicese Salvo Monica compie in questi giorni 90 anni, ma non vuol sentire parlare della sua città natale, Ispica. Se ne è tornato a Siracusa, dove insegnò arte, e là intende trascorrere i suoi ultimi anni di vita. Salvo Monica, scultore, pittore, disegnatore, scrittore, poeta, ha avuto sempre rapporti travagliati con la sua città natale.

Non si è sentito gratificato dalle istituzioni pubbliche, pur non essendo – nel mondo artistico – l’ultimo arrivato. Le sue opere danno lustro a tante città della Sicilia Orientale. Sue sono le sculture che si trovano lungo la facciata del Banco di Sicilia di Siracusa, nella chiesa del Seminario di Catania, all’ingresso dell’Ospedale Santa Marta di Catania, in piazza Maria Josè a Ispica, nel museo di Noto ed in quello di Recanati, nel Chiostro del Convento San Giovanni a Siracusa e all’interno di Palazzo Bruno di Ispica, nel Cimitero di Ispica. Vanta una serie di opere grafiche sui Vangeli, che volevano essere e sono state il suo canto del cigno, di docente, di scultore e di poeta.
Con l’età pensionabile, se ne era ritornato nella sua vecchia casa di Ispica che lo aveva visto ragazzino. L’attaccamento alla sua città, purtroppo, è stato mal riposto. Dagli anni Settanta, in omaggio all’allora Sindaco Salvatore Stornello, donava alla “sua” Ispica quanto era possibile donare e ancora di più: originali di sculture, disegni, forme, pezzi unici. Il compendio della sua vita di artista. Stornello creò per lui una piccola ma sfortunata pinacoteca. Da anni le sue sculture, i suoi calchi, sono purtroppo disseminati in magazzini comunali, nell’attesa di sistemazione. Da parte sua, Monica ha continuato a donare sue opere, nella speranza di vedere ampliare lo spazio espositivo a lui riservato e che personalmente ha curato. I “pezzi unici” attendono una degna collocazione che non arriva. Tutto questo ha amareggiato l’artista.
In occasione del compimento dei suoi 90 anni, la tipografia Kromatografica ed il Bar 115 volevano dedicare al più grande scultore ispicese di tutti i tempi un calendario. “E’ stato difficile – ha dichiarato il titolare Tonino Azzaro – convincere Monica a dare l’assenso”.

Che, però, alla fine è arrivato. L’elegante calendario da scrivania riproduce le immagini di quindici opere ed è accompagnato da una puntuale presentazione di una giovane docente, Evelina Barone. Sarebbe bello che in coincidenza del compimento dei 90 anni, prima “di schiudere gli occhi alla Luce”, potesse definitivamente inaugurarsi la pinacoteca di Salvo Monica.

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