il blog di ispica [rg]

Du du du, Zu, zu-zu-nzunzu! e così via!

Postato da francesco lauretta  |   10 novembre 2009

Da il primo amore:

Donne (ma niente du du du)
Armando Barone

Cominciamo col dire che non è e non può essere tutta colpa della televisione. Se un nuovo immaginario, becero e maschilizzato fino al disgusto, induce il sospetto che le donne, dopo tutto, possano essere considerate merce, e anzi a questo si accompagna una sorta di sommessa esultanza, una rivalsa alle lezioni di civiltà scambiate per buonismo d’accatto, non è solo un problema di qualità dello spettacolo, e nemmeno di libertà d’informazione. Non di solo corpo e carne di velina, né di bellezza a fascicoli, si tratta: qui il problema è sociale e politico, persino intellettuale. Si parla di due (solo due?) culture, anzi subculture in guerra, due immaturi modelli di relazione ai temi della pari dignità, della discriminazione di genere o per orientamento sessuale, infine al sesso. Ai tempi del berlusconismo e della democrazia videocratica, del pensiero unico populista e del mercato delle emozioni, dell’oligopolio del consenso elettorale, non è la tv che fa schifo, è la realtà.

La gnocca alla lotta di classe

Premesso che un uomo, prima di parlar di donne, dovrebbe sciacquarsi le idee e guardarsi bene attorno, premesso che dico questo non per lisciare l’eventuale lettrice che inciampi in questo blog ma perché conosco il sentimento d’esser uomo e ne temo la tendenza a vedere tutto secondo come natura e non come ragione l’ha fatto, osservo ciò che accade e scrivo. Ciò che accade sono fatti e misfatti culturali: tanto per cominciare, la moderna corruzione post tangentopoli, quella a base di gnocca e coca.
Qui parleremo solo della prima, of course – e a questo punto possiamo anche soprassedere al dubbio se sia stata goduta o meno, da Berlusconi o da altri, a Palazzo Grazioli o altrove, in cambio di denaro. Perché quello che interessa qui è lo scambio. Questo tipo di scambio, che baratta immagine per immagine, in un contesto in cui l’immagine è potere.
Parafrasando ciò che scrisse Ida Dominijanni su Il Manifesto in un’intervista alla D’Addario, quello che è angosciante in questi fatterelli da malaffare che sfiorano il misfatto di Stato è rendersi improvvisamente conto di un substrato non solo numericamente rilevante di donne che conoscono – costrette, riluttanti, incoscienti o spregiudicate che siano – la via del vendersi o del farsi vendere in cambio di una posizione sociale diversa. E fin qui non ci sarebbe niente di nuovo: è cosa antica quanto il mondo, dicono le sagge e i saggi, il sesso per il potere, che porta denaro e così altro potere.
Eppure un fattore nuovo c’è, e sta proprio nella nostra modificata (e snaturata) struttura sociale, sempre più costruita non su base censuaria o per casta professionale, non sull’avere o sul prestigio, ma sulla visibilità, e si dica pure visibilità televisiva.
In alto i divi dello schermo, in mezzo i visitati dalla notorietà, più in basso gli aspiranti qualcuno, in ultimo lo spettatore spaesato. Tra i divi dello schermo ci metto i politici quanto i pallonari, tanto per dire che le ragioni di censo del vecchio schema, spesso, corrispondono. A scendere, le cose si fanno più sfumate: la borghesia disgregata lascia emergere i professionisti e i consulenti che hanno agganci nell’elite superiore, e per questo spesso consacrati deputati o sindaci; la massa precaria, fondata su nuove e vecchie povertà, che non trova sbocchi se non i reality di paese o del Paese, o la puntata giornaliera al Win for Life dei Monopoli di Stato. Il censo si è legato a filo doppio all’immagine televisiva e patinata, e il connubio è mortifero, sotto il profilo culturale prima ancora che sociale.

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Corpi del nuovo millennio. Di Marco Marcassola.

Postato da francesco lauretta  |   1 novembre 2009

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29 OTTOBRE 2009

COME UN RENE SENSIBILE. FORZE DELL’ORDINE E CRISI DEMOCRATICA

[Questo commento è apparso su Il Manifesto del 29 ottobre 2009 con il titolo L'ordine della forza]

La lista inizia ad allungarsi. Stefano Cucchi, 31 anni, arrestato per una piccola quantità di stupefacenti e morto dopo pochi giorni in circostanze oscure, con i segni di un pestaggio sul corpo, è stato seppellito lunedì. Il suo nome si aggiunge alla lista dei cittadini morti, negli ultimi anni, dopo essersi trovati a contatto con le forze dell’ordine italiane, fermati per qualche motivo o trasportati in carcere. Ricordiamo i casi documentati dai giornali: Federico Aldrovandi, 18 anni, morto quattro anni fa per soffocamento e con il corpo pieno di lividi, dopo essere stato fermato da due volanti in un vicolo di Ferrara; Riccardo Rasman, 34 anni, disabile psichico, morto per le stesse cause dopo che la polizia irrompe nella sua casa in ragione, sembra, di un paio di petardi lanciati dal terrazzo; Aldo Bianzino, falegname pacifista residente presso Perugia, arrestato per il possesso di qualche pianta di marijuana e morto misteriosamente durante la prima notte di detenzione; Giuseppe Turrisi, il senzatetto picchiato a morte, secondo le indagini, da agenti della polizia ferroviaria a Milano. Di altri casi sospetti, non abbastanza documentati, riguardanti cittadini italiani o stranieri, si sono lette notizie sporadiche. Senza contare le vicende molto discusse, maturate in circostanze diverse ma non per questo meno inquietanti, di Carlo Giuliani e del tifoso Gabriele Sandri.

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