il blog di ispica [rg]

papi e letizia

Postato da saro fronte  |   4 maggio 2009

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la pasqua, Spaccaforno e il terremoto mai avvenuto

Postato da saro fronte  |   12 aprile 2009

Ore 08.00 adesso, sento i colpi di mortaio che annunciano il giorno di Pasqua.
Risuonano di severità cupa e mi sembra rintronino ancor di più sotto lo spesso strato di nuvole che stamani copre densamente il cielo grigio.

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Sono giorni un po’ così, con un senso di appartenenza a quel lutto collettivo che il sisma di L’Aquila ha scardinato. Siamo un po’ tutti frastornati ma, credo, determinati nella speranza che vi sia una resurrezione per i sopravvissuti a quelle macerie.

La radio sta scandendo l’ennesima conta: quella dei morti. Tra un po’ dirà di quella delle macerie, e seguirà quell’altra sugli impegni. D’altronde, anche durante la processione del Giovedì e Venerdì Santo, cogliendo frammenti sparsi di conversazione, spesso gli argomenti sulla bocca delle persone sono stati quelli sull’attualità del terremoto ed il dolore della gente abruzzese.

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C’era una volta il calcio giovanile a Spaccaforno

Postato da autore ospite  |   23 settembre 2008

di
Nicola Pascale

Stavo guardando dei comunicati ufficiali dell’organismo che nominava i dirigenti del calcio provinciale nel 1930, quando ho trovato la nomina del Commissario che gestiva il Comitato U.L.I.C. (vedi questa pagina su Wikipedia che sto compilando io: http://it.wikipedia.org/wiki/ULIC)

Comunicato Ufficiale n. 4 dell’8/10/1930 del C.C.D. dell’U.L.I.C.: Si
comunicano le nomine dei dirigenti dei sottonominati Comitati fatte dall’on.
Presidenza della F.I.G.C.:
Spaccaforno: Giuseppe Montisanti, Commissario Straordinario. Recapito: Giuseppe
Montisanti.

Essendo io figlio di pugliesi e trapiantato al nordo e pur sapendo leggere e
scrivere (purtroppo) ignorante di dove fosse Spaccaforno, mi sono preso il più
vecchio Annuario del Touring che ho in (chiamiamola biblioteca) libreria e con
grande sorpresa ho trovato: (1913) Spaccaforno (Siracusa 57) dove
57=chilometri.

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Calma è gesso, Montalbano. Sulle tracce de La pista di sabbia

Postato da saro fronte  |   4 agosto 2008

 

Calma e gesso, Montalbano!

Ho letto i primi tre capitoli del libro La pista di sabbia di Andrea Camilleri, stinnicchiato sulla spiaggia in una mattinata di due settimane fa. Poi, nei giorni seguenti, non c’è stato verso di riprenderlo in mano per continuare la lettura dell’indagine del Commissario Montalbano, fino a ieri che, nuovamente spaparanzato sotto al sole e sopra la sabbia, con la testa infilata sotto all’ombrellone e di tanto in tanto ammollata in acqua per una nuotata rinfrescante visto che ieri il sole infuocava facendo a pieno il suo dovere, ho potuto riprendere la lettura.
Certo che integrale integrale la concentrazione non deve essere stata. Vi confesso che spesso l’occhio mi scappava per controllare mia figlia che giocava con le amichette di spiaggia, ora ammollate in mare ora indaffarate nella costruzione del castello di rena sul bagnasciuga. Beata fanciullezza con i giochi puri di principesse e castelli. Adesso, sarei disonesto se non vi dicessi anche che, in mezzo all’indaffaramento generale da padre, di tanto in tanto, dietro ai vetri degli occhiali da sole,  sono stato -altrettanto – richiamato da qualche petalo in fiore che generosamente spandeva armonia del creato, vuoi per le minne, che per il fondoschiena o per le cosce di gioconda fattura. (leggi tutto…)

Scacciapensieri

Postato da saro fronte  |   8 febbraio 2008

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Tutti i diritti sul presente racconto sono riservati dall’Autore : © Saro Fronte

…”Spero che si svegli prima lui e non o Vulcano. Io ci vivo a Napoli. Questa città la sento mia anche se non ci sono nato né cresciuto. Ma gli amministratori fanno schifo quelli che governano e quelli che governano dall’opposizione. A Napoli governano tutti, per questo le cose vanno sempre peggio” considerò Eduardo.
“Già. Speriamo che si sveglino i politici. Spero che tornino a fare gli interessi di tutti.”
“Basterebbe che non facessero soltanto i propri.” …
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Norma nell’aria

Postato da saro fronte  |   21 ottobre 2007

Tutti i diritti sul presente racconto sono riservati dall’Autore :  © Saro Fronte

Era quasi l’una del mattino quando l’orchestra smise di suonare e le luci si affievolirono sul palco, restituendo il tratto di passeggiata del lungomare alla consueta luce morbida dei lampioni nella notte, e me al presente. Con Matilde eravamo usciti da casa a piedi, tre ore prima, per una passeggiata. Non avevamo alcun programma per la serata e l’aver cenato a tarda ora ci aveva spinto fuori, immediatamente dopo, prima che la fase digestiva prendesse il sopravvento, facendoci desiderare di cedere all’attrazione comoda del divano. (leggi tutto…)

Senza ambulanza.

Postato da francesco lauretta  |   21 settembre 2007

Che canto con un nome così, Violeta Urmana!
E’ sera. Sono passato al Trianon a bere un bicchiere di birra prima. Lì c’erano Jorie e il suo compare. Nessuna ragazza fuori, i tavolini sono vuoti, spogli la sera che cambia stagione.
Ancor prima ero uscito per fare un giro e mi sono perso, ho dimenticato cosa dovevo fare. Ho visto che sera. Addio Anatolia. Lanterne gialle si affacciano verso i cortili interni dei palazzi regali, qui a Torino. Volevo chiamare gli amici ma m’ero dimenticato di averli persi, dispersi e me ne sto in preghiera. A scalzare la morte, più in là, pensate che movimenti stasera sul bel mondo su altri quartieri accese le vanità mentre altrove furtivi e muti si muovono i tram come fantasmi discreti s’infiltrano su l’ombre portandosi via quelli che non sanno stare, al mondo. Queste città. Adesso, mentre la sera m’imprigiona nel mio mappamondo odo cantare Violeta, e spengo la mia lanterna, dolce. Sono rimasto giusto il tempo di bere una birra tra i braccoli del Trianon, nessun racconto da raccontare, nessuno scherzo alla fine quando viene l’Epilogo. Una volta m’impauriva il Castello e stavo in montagna come un eremita, isolato, a Premadio. Una volpe vedevo la notte sopra neve, brillava di carminio. Un Castello e pensavo che anch’io non sarei mai arrivato. E una volta salito su crollai, paurosamente su un roseto. Un poema ho formato, una resurrezione fors’anche e vedevo, e vedranno occhi a novembre, un sentore di lutto: affondai con un rametto di legno nero la neve, nomi, nomi d’altari, su le stelle brillavano gelide e distanti, irraggiungibili ed impossibili da vedere cadere. Come cambiano le stagioni, checché ne dicano i luoghi comuni!

Ottantacinque anni suonati

Postato da saro fronte  |   21 maggio 2007

Tutti i diritti sul presente racconto sono riservati dall’Autore :  © Saro Fronte

poste.jpg“Va bene. Oggi, ti ci porto! Ma, smettila di telefonarmi ogni mezzora per ricordarmelo.”.

 “Allora, non te lo scordi? … non te lo debbo ricordare più? … e perché stai zitto? … va bene. Ti aspetto alle due!”

“Non alle due! Nonno! Alle tre ti ho detto! Posso venire a prenderti alle tre. Hai capito? Aspettami alle tre.”

“Allora, ti telefono alle due. Così sono sicuro che alle tre sarai qui.”

 “Fai come vuoi, nonno, ti ho già promesso che ci vediamo alle tre. E’ inutile avere fretta i negozi di elettrodomestici chiudono tardi ed abbiamo tutto il tempo che vuoi per comprare il frigorifero.”. (leggi tutto…)

diffusione dei contenuti di www.spaccaforno.it

Postato da saro fronte  |   29 aprile 2007

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Calura Indoor

Postato da saro fronte  |   25 aprile 2007

Tutti i diritti sul presente racconto sono riservati dall’Autore :  © Saro Fronte

Filippo fischiò dalla strada alle tre del pomeriggio.
Riconobbi il fischio inconfondibile dell’uomo allenato a guidare il gregge in quel modo. Mi affacciai alla finestra. Un altro fischio di Filippo, che stavolta stava interpellando il Cavalier, mio dirimpettaio.
caldo.jpgFischiò ancora e poi chiese gridando “Arrivano?” accompagnando la strillata con un inequivocabile dondolio del bacino e le mani ai fianchi.
La calura che si alzava dal lastricato della strada rendeva, agli occhi, instabili i contorni delle pietre, o forse ero io che in quel momento stavo avendo un calo di pressione arteriosa. Alzai lo sguardo verso la casa di fronte, cercando anch’io una risposta del Cavalier, alla domanda di Filippo. Il pecoraio ancora ciondolava, in attesa. Mi passai la mano sulla fronte e sperai in una conferma da parte del Cavalier.
l Cavalier Ricò stava leggendo il giornale, nella veranda al primo piano, sprofondato nella poltrona in vimini. Senza neanche abbassare la gazzetta, per gettare uno sguardo che degnasse Filippo, rispose “Và. Và. Vattinni, fatti un bagno a mare. Nessuno arriva”.
Avuta la risposta, Filippo restò immobile, al centro della strada, gambe larghe e coppola in mano.
Mi appoggiai alla ringhiera e feci finta di pulire il vaso dei gerani. “Porcavacca, non verranno più” pensai.

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