il blog di ispica [rg]

Cosa dir della piazza, ancora?, o Cianu?

Postato da francesco lauretta  |   10 luglio 2010

Un semplice ‘frantumo’ comparso su NI di A. Sarchi, a proposito dello Spaesamento di Giorgio Vasta:

Gli uomini nei bar parlano di Berlusconi in un dialetto che esclude chiunque altro non capisca quella lingua, riconducendo le sue vicende – che sono vicende del paese che governa – a loro vicende personali, la ragazzina incontrata in un vicolo ripete gesti di scherno arcaici come lo sputo e la maledizione, i bambini in spiaggia mimano la violenza dei grandi imponendo il pagamento virtuale di un ‘pizzo’ per l’accesso all’acqua della fontanella, i post-punk emo che stazionano nelle piazze si lasciano insultare senza reagire, perfino l’unica apparizione di desiderio – e il desiderio radica ai luoghi – la donna sulla spiaggia, con il corpo salvaguardato dal tempo da uno strenuo sforzo cosmetico, risulta inafferrabile, una divinità dell’immaginazione presto degradata dal dialetto rozzo e incomprensibile con cui la madre le si rivolge. Ma è legittimo pensare di capire un luogo dalla visuale di una spiaggia (Mondello), sotto un cielo spietatamente azzurro, o dentro un bar appena rifatto? Sì, perché l’anima dei luoghi è largamente antropologica e “il problema non sta nella rivendicazione di una bellezza che prima c’era e adesso non c’è più, perché prima non c’era nessuna bellezza (prima, forse, non c’era il problema della bellezza). Il problema riguarda il processo di cambiamento, l’assenza di un’alternativa reale, l’inevitabilità di questa metamorfosi, la sua rapidità e la sua perentorietà, e la sensazione che il prodotto di questa metamorfosi si costituisca adesso come nuova matrice e come unica origine. E allora la mancanza che sento è di un passato. Perché non sento più il tempo, non sento la storia; l’asse piastrellatura-marmo-neon Palermo-Torino-Roma- Milano mi mortifica appiattendomi su un presente infinito e senza scampo”.
Dunque è la mancanza di storia, del senso della storia, del vedere dietro le cose altre cose, prospettive e intrecci, come Goethe vedeva nei limoni altro dai limoni, il sentimento nichilista che inchioda il narratore alla fine dei suoi ‘carotaggi’ a una realtà che si lascia attraversare senza resistenze e dunque da un capo all’altro del paese, nord-sud, produce una sommatoria che è pari zero. C’è scampo a questo scenario dove si finisce per accettare tutto, maleducazione sopruso miseria?

L’heysel.

Postato da francesco lauretta  |   30 maggio 2010

29 maggio 1985

Vent’anni, e in quella mattina fresca mi svegliai con un forte mal di testa, a Roma. Fui visitato dal medico di turno della caserma del Genio e mi misero dentro una camionetta verso il Celio: via di corsa e in una camera da solo mi sistemarono e non s’è mai capito perché fui isolato e tenuto lontano dagli altri commilitoni -almeno fino a sera-. E quella sera aspettavamo tutti, tesi, la finale della Coppa dei Campioni, Juventus-Liverpool. In quella camera provai a riposare e speravo in una licenza per convalescenza da non so ché. Scrissi qualcosa ormai perso, come al solito, lessi qualcosa che ho dimenticato come al solito finché, ormai sera e abbondantemente oltre le 21, chiesi il permesso di vedere la partita -anche da lontano per non contagiare gli altri ospiti della caserma-. Avevo vent’anni e da quel momento mi sarei allontanato dalla mia città natale, per sempre -ma ancora non lo sapevo e neanche immaginavo né desideravo allontanarmi dalla mia fottuta isola-. Vent’anni e finalmente un’altra finale. Ricordavo la sconfitta contro il mitico Aiax di Cruyff, ricordavo, ancora nonostante fossi un bambino, la sofferenza -anche se scontata- di quella sconfitta e contro il Liverpool sentivo che Platinì e compagni avrebbero vinto, eccome, non poteva essere altrimenti. Chiesi il permesso di vedere la partita e un ragazzo mi fece entrare nella camera comune dove era installato un televisore. Eravamo in quattro-cinque a vedere a bocca aperta il disastro della tragedia. Non capivo cosa stesse succedendo, non capivo se quanto passava nello schermo della TV fossero immagini finte, false perché se vere erano orribili, incomprensibili, irreali, assurde. Poi, dopo e con sconcerto tutti partecipammo all’orrore, tutti vedemmo quella partita disgraziata. La gente tifava, urlava -così pensavo, afono-. Diedero un rigore inesistente alla Juventus. Platini segno, esultò. Sapevo che avremmo vinto, sapevo che Tacconi avrebbe difeso la nostra porta e che niente sarebbe entrato dentro quei pali di legno e la rete. Tacconi fece delle parate strepitose, la gente applaudì e infine si festeggiò, ad Heysel. Platini e i compagni di squadra finalmente avevano vinto l’ambita e prestigiosa coppa. Peccato fossero morti 39 persone. E la partita si giocò, sui morti. Quando tornai nella mia camera trovai un piccolo pipistrello che svolazzava dopodiché uscì fuori nella notte blu, splendida. Il giorno dopo mi diedero i biglietti per tornare a casa, una convalescenza di 9 giorni inaspettati, utilissimi perché potevo incontrare i vecchi amici di sempre, stare qualche giorno con i miei cari prima di ripartire e ripartire, e ripartire. Non ricordo nulla dei giorni successivi la finale di coppa dei campioni Juventus-Liverpool, nulla.

La piazza come mai l’avete vista

Postato da francesco lauretta  |   24 maggio 2010

piazza ispica

M’aggiro la notte, una notte come fossi un fantasma e scivolo in piazza. La vedo. E’ strano vederla così, irreale. Se ci fai caso tra la “fionda” del vecchio e grande pino s’intravede la Resistenza di bronzo di Monica. E mi pare che i morti ci camminino di notte, come i vivi morti di giorno, e quelli che moriranno. La piazza dei morti pare.

Un viaggio può essere smagliante.

Postato da francesco lauretta  |   4 maggio 2010

Vernissage: Domenica 9 maggio 2010, h 11:30, in Via Roma, 32 Ortigia (Siracusa), Catalina Munoz Gallery presenta di Francesco Lauretta:
UN VIAGGIO PUO’ ESSERE SMAGLIANTE, in collaborazione con la galleria Laveronica. Un progetto divulgativo itinerante d’arte contemporanea, “Sicilia in su”.

Come una resurrezione. Una mostra di Giuseppe Armenia.

Postato da francesco lauretta  |   28 aprile 2010

Giuseppe Armenia è un artista originario di Ispica. Nato a Bauma (CH) è cresciuto a due passi da dove io son nato -assieme a Salvatore Giamblanco-, in via IV Novembre prima, poi si è spostato verso il Castello di Bruno di Belmonte.

Dopo, assieme -Io, Giuseppe e Salvatore- ci siamo spostati, giovanissimi, altrove. Venezia, sotto la visione di quel grande artista quale era Emilio Vedova; successivamente Torino dove per anni ha collaborato con grandi artisti e soprattutto con uno, quale Mario Merz, che frequentò fino all’ultimo giorno della sua vita. Come artista Armenia non ha mai attinto nulla dalla sua terra madre, anzi, la sua attenzione s’è risolta sempre dentro il linguaggio dell’arte esplorandone i segreti, le sviste, i luoghi profondi del linguaggio e, naturalmente e soprattutto segnalando la storia dell’uomo, studiandone il corso e la destinazione sempre in fermento nonostante si creda d’essere giunti ad una fine che si sforza di finire crollando, precipitandosi la storia su sé stessa, inutilmente morendo. Recentemente ha esposto a Lecco, nella galleria di Federico Bianchi. Titolo della mostra: Seconda navigazione. Naturalmente Platone suggerisce il titolo e queste parole spiegano, in breve, meglio d’altre cosa s’intende per seconda navigazione: (leggi tutto…)

Ispica e Lagioia.

Postato da francesco lauretta  |   29 marzo 2010

Riportando tutto a casa è uno dei romanzi più importanti di quest’anno e dintorni. L’autore: Nicola Lagioia. Sono state scritte pagine interessanti su questo “romanzo definitivo sugli anni ’80″. Inutile, non farò una recensione né farò commenti, riflessioni su questo magnifico romanzo -l’inizio toglie il fiato- ma, mi ha fatto sorridere a pagina 109: cita Ispica. Un nonnulla, interessante però.

Roth e libero.

Postato da francesco lauretta  |   1 marzo 2010

Libero di scrivere balle
di Marco Rovelli

Philip Roth, in un’intervista a Paola Zanuttini per il Venerdì di Repubblica, ha scoperto che Libero aveva pubblicato un’intervista in cui lui stesso, sì, proprio lui, criticava pesantemente Obama. Ma lui quelle cose non le aveva mai dette, né quell’intervista aveva rilasciato. Vale la pena di rileggere il brano dell’intervista in cui Roth manifesta la sua stupefazione e scopre la bufala.

“Per caso, è insoddisfatto anche da Barack Obama? Da un’intervista a un quotidiano italiano, Libero, risulta che lo trova persino antipatico, oltre che inconcludente e assopito nei meccanismi del potere.” “Ma io non ho mai detto una cosa del genere. E’ grottesco. Scandaloso. E’ tutto il contrario di quello che penso. Considero Obama fantastico. E trovo che l’attacco che gli stanno sferrando i repubblicani è molto simile a quello subito da Roosevelt al suo primo mandato. E’ la destra più stupida mobilitata da Sarah Palin. Agitano la bufala dell’atto di nascita che dimostrerebbe che è nato in Kenya. E trovano ascolto. Sotto c’è il problema della razza, della pelle. Sono molto seccato per queste dichiarazioni che mi vengono attribuite: non ho mai parlato con questo Libero. Smentisca tutto. Ora chiamo il mio agente.” Chiama il suo agente, che gli filtra tutti i contatti: nell’agenda delle interviste passate e future non risulta nè Libero nè il nome dell’intervistatore. Roth attacca e poi chiede cosa vuol dire Libero in inglese. Traduco. “Vuol dire che questi sono liberi di fare tutto quelli che gli pare?”

(leggi tutto…)

La sfiga dei siciliani.

Postato da francesco lauretta  |   14 febbraio 2010

Sciascia e Camilleri portano sfiga. Ovvero il crepuscolo intellettuale della classe politica siciliana.
pubblicato da Andrea Coccia in: scrittori narrativa italiana curiosità

“Leonardo Sciascia, Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Andrea Camilleri portano sfiga, per un un po’ dovremmo smettere di leggerli” ad affermarlo è stato l’assessore regionale alla Formazione, Mario Centorrino, economista e professore dell’università di Messina, che ieri agli stati generali dell’autonomia a Siracusa ha tirato una riga rossa virtuale su tre dei più grandi scrittori siciliani dell’ultimo secolo.

“Destra e sinistra, tutti assieme, almeno per un anno prendiamoci una pausa, abbiamo bisogno di ottimismo” così Centorrino ha giustificato la sua terribile uscita, mettendo in mezzo l’ottimismo, dote che, a sua parere, viene messa in un angolo se si perde tempo a leggere libri come Il giorno della civetta, Il gattopardo o le avventure del commissario Montalbano.

Voi cosa ne pensate? Alla Sicilia servirebbe di più una bella dose di ottimismo e il sorriso sulla faccia, come vorrebbe Centorrino, o una altrettanto forte dose di consapevolezza e di comprensione dei mali che porta in seno, come vorrebbero probabilmente Sciascia, Tomasi di Lampedusa e Camilleri, una consapevolezza e comprensione che potrebbero alimentare, magari, qualche cambiamento in una terra dove chi governa lavora da sempre contro i cambiamenti?

(leggi tutto…)

Seconda navigazione, personale di Giuseppe Armenia

Postato da francesco lauretta  |   23 gennaio 2010

Splendida personale di Giuseppe Armenia a Lecco. Andate su www.federicobianchigallery.com. Presto spero di pubblicare una intervista del nostro. Buona visione, e riflessione a tutti.

Una poesia: Buchi neri.

Postato da francesco lauretta  |   21 dicembre 2009

Buchi neri.

Buio qui,
niente riluce.
Quello dei battitori
d’olive
è un quadro
che non mostra altro
da quello che si vede.

Una passeggiata insieme,
a Vicenza
in piazza e poi
un aperitivo ci farebbe un gran bene
stasera.
Ecco di cosa è fatta -anche-
la vita,
di cose desiderate
di momenti mancati.
Nelle nostre vite c’è spazio
di buchi neri,
di vita vissuta
di vita desiderata.
Smetto qui
e ti vasuniu
na recchia -orecchia-.

Ciao amico,
io non ho più parole.
Il mio organo della voce modula convenzioni
lessicali
strettamente funzionali alla vita materiale,
e basta.
E anche quello che dico a me stesso
è sempre
più lontano, inudibile.
Buchi neri? Forse hai proprio ragione.
La vasunata na recchia spero
almeno riattiverà
l’organo
dell’ascolto,
un abbraccio.

pagina creata in 0,679 sec.