il blog di ispica [rg]

Colpevole, di don Paolo Farinella

Postato da francesco lauretta  |   17 dicembre 2009

Taci, il governo ti ascolta (I) – Cherchez le fou”

COLPEVOLE
(di don Paolo Farinella)

Lo sapevamo che prima o poi sarebbe successo. E’ successo nel modo più consono alla realtà perché è un colpo «omeopatico». Un uomo malato, da dieci anni seguito dai servizi psichiatrici pubblici, armato di un souvenir della sua città, il simbolo della Milano civile e religiosa, il Duomo in miniatura pesante con guglie e Madonnina incorporati, aggredisce e colpisce un folle che per due ore sul palco ha gridato guerra contro tutti, aggredendo lo Stato, scagliando corpi contundenti contro la Repubblica, demonizzando i «suoi» nemici comunisti e di sinistra che ha presentato come «nemici» di tutto il popolo, presente in piazza, istigando non solo all’osanna di giuggiole demenziali, ma all’aggressione contro chi gli vuole – secondo lui – impedire di governare. Un uomo senza Legge e senza Stato aizza gli animi di psicolabili sui quali si erge come nano, formato tascabile, con un linguaggio da guerrafondaio, da comunista breshneviano, da estremista barricadiero, da folle. Cosa si aspettava? Un malato ha risposto in maniera uguale e contraria, facendogli assaporare con un colpo di duomo quello che aveva appena finito di predicare. Pura omeopatia.

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Du du du, Zu, zu-zu-nzunzu! e così via!

Postato da francesco lauretta  |   10 novembre 2009

Da il primo amore:

Donne (ma niente du du du)
Armando Barone

Cominciamo col dire che non è e non può essere tutta colpa della televisione. Se un nuovo immaginario, becero e maschilizzato fino al disgusto, induce il sospetto che le donne, dopo tutto, possano essere considerate merce, e anzi a questo si accompagna una sorta di sommessa esultanza, una rivalsa alle lezioni di civiltà scambiate per buonismo d’accatto, non è solo un problema di qualità dello spettacolo, e nemmeno di libertà d’informazione. Non di solo corpo e carne di velina, né di bellezza a fascicoli, si tratta: qui il problema è sociale e politico, persino intellettuale. Si parla di due (solo due?) culture, anzi subculture in guerra, due immaturi modelli di relazione ai temi della pari dignità, della discriminazione di genere o per orientamento sessuale, infine al sesso. Ai tempi del berlusconismo e della democrazia videocratica, del pensiero unico populista e del mercato delle emozioni, dell’oligopolio del consenso elettorale, non è la tv che fa schifo, è la realtà.

La gnocca alla lotta di classe

Premesso che un uomo, prima di parlar di donne, dovrebbe sciacquarsi le idee e guardarsi bene attorno, premesso che dico questo non per lisciare l’eventuale lettrice che inciampi in questo blog ma perché conosco il sentimento d’esser uomo e ne temo la tendenza a vedere tutto secondo come natura e non come ragione l’ha fatto, osservo ciò che accade e scrivo. Ciò che accade sono fatti e misfatti culturali: tanto per cominciare, la moderna corruzione post tangentopoli, quella a base di gnocca e coca.
Qui parleremo solo della prima, of course – e a questo punto possiamo anche soprassedere al dubbio se sia stata goduta o meno, da Berlusconi o da altri, a Palazzo Grazioli o altrove, in cambio di denaro. Perché quello che interessa qui è lo scambio. Questo tipo di scambio, che baratta immagine per immagine, in un contesto in cui l’immagine è potere.
Parafrasando ciò che scrisse Ida Dominijanni su Il Manifesto in un’intervista alla D’Addario, quello che è angosciante in questi fatterelli da malaffare che sfiorano il misfatto di Stato è rendersi improvvisamente conto di un substrato non solo numericamente rilevante di donne che conoscono – costrette, riluttanti, incoscienti o spregiudicate che siano – la via del vendersi o del farsi vendere in cambio di una posizione sociale diversa. E fin qui non ci sarebbe niente di nuovo: è cosa antica quanto il mondo, dicono le sagge e i saggi, il sesso per il potere, che porta denaro e così altro potere.
Eppure un fattore nuovo c’è, e sta proprio nella nostra modificata (e snaturata) struttura sociale, sempre più costruita non su base censuaria o per casta professionale, non sull’avere o sul prestigio, ma sulla visibilità, e si dica pure visibilità televisiva.
In alto i divi dello schermo, in mezzo i visitati dalla notorietà, più in basso gli aspiranti qualcuno, in ultimo lo spettatore spaesato. Tra i divi dello schermo ci metto i politici quanto i pallonari, tanto per dire che le ragioni di censo del vecchio schema, spesso, corrispondono. A scendere, le cose si fanno più sfumate: la borghesia disgregata lascia emergere i professionisti e i consulenti che hanno agganci nell’elite superiore, e per questo spesso consacrati deputati o sindaci; la massa precaria, fondata su nuove e vecchie povertà, che non trova sbocchi se non i reality di paese o del Paese, o la puntata giornaliera al Win for Life dei Monopoli di Stato. Il censo si è legato a filo doppio all’immagine televisiva e patinata, e il connubio è mortifero, sotto il profilo culturale prima ancora che sociale.

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Corpi del nuovo millennio. Di Marco Marcassola.

Postato da francesco lauretta  |   1 novembre 2009

« LA VITA EROTICA DEI PRESIDENTI | Principale

29 OTTOBRE 2009

COME UN RENE SENSIBILE. FORZE DELL’ORDINE E CRISI DEMOCRATICA

[Questo commento è apparso su Il Manifesto del 29 ottobre 2009 con il titolo L'ordine della forza]

La lista inizia ad allungarsi. Stefano Cucchi, 31 anni, arrestato per una piccola quantità di stupefacenti e morto dopo pochi giorni in circostanze oscure, con i segni di un pestaggio sul corpo, è stato seppellito lunedì. Il suo nome si aggiunge alla lista dei cittadini morti, negli ultimi anni, dopo essersi trovati a contatto con le forze dell’ordine italiane, fermati per qualche motivo o trasportati in carcere. Ricordiamo i casi documentati dai giornali: Federico Aldrovandi, 18 anni, morto quattro anni fa per soffocamento e con il corpo pieno di lividi, dopo essere stato fermato da due volanti in un vicolo di Ferrara; Riccardo Rasman, 34 anni, disabile psichico, morto per le stesse cause dopo che la polizia irrompe nella sua casa in ragione, sembra, di un paio di petardi lanciati dal terrazzo; Aldo Bianzino, falegname pacifista residente presso Perugia, arrestato per il possesso di qualche pianta di marijuana e morto misteriosamente durante la prima notte di detenzione; Giuseppe Turrisi, il senzatetto picchiato a morte, secondo le indagini, da agenti della polizia ferroviaria a Milano. Di altri casi sospetti, non abbastanza documentati, riguardanti cittadini italiani o stranieri, si sono lette notizie sporadiche. Senza contare le vicende molto discusse, maturate in circostanze diverse ma non per questo meno inquietanti, di Carlo Giuliani e del tifoso Gabriele Sandri.

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Maestro

Postato da saro fronte  |   17 ottobre 2009

Maestro Ciccio Iozzia, ho appreso adesso che da ieri ci hai lasciato,anche se non sarà mai vero che ciò sia davvero possibile.

ciccio-iozzia

Un primo frammento, il tuo attraversamento tra la banda, lo recupero da un olio su tela di Francesco Lauretta, altro ragazzo come a centinaia, me copreso, a cui hai regalato almeno un frammento della tua passione per le note, per la banda, per la musica e a cui hai trasmesso un integerrimo esempio di vita. Grazie di essere stato Maestro Ciccio Iozzia, continuerai ad essere per tutti noi.

Saro Fronte

Turuzzu Muturinu, Non saremo noi.

Postato da francesco lauretta  |   12 ottobre 2009

francesco-lauretta-non-saremo-noi-olio-su-tela

Poco fa un caro amico, da Roma, mi ha scritto una e-mail dove mi informava della morte di Turuzzu Muturinu. Io lo conoscevo con questo nome e cognome. Questa estate ci siamo incontrati spesso, più volte ci siamo abbracciati: Come stai, Ciccio?, mi diceva ridendo. Appare in uno dei miei video dal titolo Condizioni marginali dove chiama, straordinariamente, a modo suo: Cattelaaaaaan!
Di lui ho realizzato un quadro che recentemente ho esposto a Roma, al Vittoriano, un quadro che ho intitolato: Non saremo noi.
La scorsa settimana ho scritto due parole intorno a questa opera per la documentazione di Palazzo R.I.S.O di Palermo. Questo è quanto ho scritto:

Titolo: Non saremo noi.

Una coppia improbabile, sulle prime. Poi lo sguardo disegna un uomo –Turuzzu- solo, e una giovane –Lucia- isolata. Immersi in uno spazio che assorbe, un interruttore esterno che può spegnere ogni cosa, o accendere dentro. La bandana americana era sogno. Lei, giovane, ha un telefonino ma comunica disagio, fatica d’esserci. Lui una sigaretta in mano osserva, noi, voi, distante. Storie di ordinario fallimento: Non saremo noi, protagonisti di vita; Non saremo noi, come voi. Un volo poi, più in là…

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Da carmilla:

Postato da francesco lauretta  |   28 settembre 2009

Annozerododici
di Alessandra Daniele

Grandi novità alla Rai. La soluzione del caso Annozero è stata affidata a Roberto Giacobbo. Il conduttore di Voyager, appena nominato vicedirettore di RaiDue, assumerà la guida anche dell’ex programma di Santoro, che cambierà quindi il titolo in Annozerododici.
Accantonati gli argomenti faziosi, volgari e disfattisti trattati finora, la trasmissione si focalizzerà infatti sugli autentici problemi del paese, a cominciare dalla profezia Maya sulla fine del mondo prevista per il 2012, e dalle inquietanti tracce di DNA alieno presenti nel virus dell’influenza A1!AGH!!!1!!1!

Gli editoriali di Marco Travaglio saranno sostituiti dalle quartine di Nostradamus, lette dal coetaneo Giorgio Albertazzi. Tra di esse anche alcune inedite, appena scoperte e decifrate, che annunciano l’avvento d’un provvidenziale Cavaliere della Cuccagna giunto per contrastare quelli dell’Apocalisse, un nuovo Re Magio portatore d’Oro, Incenso, e Figa.
Sandro Ruotolo sarà inviato a Giza, e murato vivo nella camera funeraria della piramide di Cheope, per svolgere un reportage investigativo sulle inquietanti tracce di DNA alieno presenti negli scarabei stercorari lì mummificati.
Vauro sarà sbranato dal Chupacabra.
I collegamenti con le assemblee di cittadini e lavoratori in lotta saranno rimpiazzati da quelli con l’aldilà: primi ospiti gli annegati del Titanic, che discuteranno le inquietanti tracce di DNA alieno presenti nelle cozze mutanti che furono le autentiche responsabili dell’affondamento.
Non mancheranno le interviste esclusive: nella prima puntata il Presidente del Consiglio illustrerà il miracoloso potere dell’ubiquità che gli consente di essere sempre contemporaneamente presente su tre reti pubbliche e quattro private.
La settimana dopo sarà la volta del ministro Brunetta, che svelerà i particolari del sinistro complotto ordito dai Templari ai danni del governo, una minaccia da lui recentemente scoperta, denunciata, e morammazzata.
Infine, nel dibattito in studio sarà finalmente ripristinata la par condicio solitamente calpestata da Santoro: per il PDL sarà presente Gianfranco Fini, per l’opposizione sarà presente Gianfranco Fini, e in qualità di figura istituzionale super partes sarà presente il Presidente della Camera Gianfranco Fini.
Insieme discuteranno delle inquietanti tracce di DNA alieno presenti nei comunisti.
Una criptica vignetta di Forattini ritrovata incisa su un monolito di Stonehenge, e raffigurante Bersani in guêpière, chiuderà la serata.

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Notturno.

Postato da francesco lauretta  |   9 settembre 2009

Un bambino correva e saltellava lì, nel cortile del complesso del Museo del Bargello, saltava intorno al padre come fanno i cuccioli, e mentre i notturni stavano per alzarsi nell’aria, pensavo che solo la musica, la contemporanea, oggi può fare miracoli, miracolarci di emozioni profonde, e tra le Divinità fluviali di Camilliani, la Temperanza, Oceano, il Cannone di san Paolo e altre splendide sculture s’avvertiva la notte, splendida al suo accesso. Avevo dimenticato d’esser stato bambino, quello svolazzo leggero pensavo, anch’io ero svolazzato come un cucciolo e la notte diffondeva il suo colore, lentamente, sopra ognuno, dei presenti, sopra tutti, l’inchiostro intenso Blu.
Questo il programma:

Massimo Lauricella,
In un gorgo d’azzurro per clarinetto basso, violoncello 2003.

Salvatore Sciarrino,
Come vengono prodotti gli incantesimi?, per flauto 1985.
Vagabonde Blu, fisarmonica 1998.
Let Me Die Before I Wake, clarinetto 1998.

Bruce Hamilton,
Intezones II, vibrafono e tape

Salvatore Sciarrino,
Due notturni, per pianoforte 1998
n. 1
n. 2
Notturno n. 3, pianoforte 1998.
Notturno n. 4, pianoforte 1998

Andrea Cavallari,
Magnificat, soprano, 2002- 2008.

Di Salvatore Sciarrino:

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Merda a Marispica e dintorni.

Postato da francesco lauretta  |   4 settembre 2009

Mi ha chiamato l’amico da Torino. Mi parla dell’ultimo mare a Ispica e dintorni. Sono trascorsi pochi giorni dalla fine delle mie strane vacanze e, tutto sommato, debbo ritenermi fortunato. Dico tanto perché quest’anno il nostro mare ha avuto per alcuni giorni un colore insolito, stranamente anziché blu o verde d’un bel marroncino annacquato e, nei momenti migliori, d’un giallo aranciato. Due giorni prima che partissi Salvatore mi ha raccontato che i bagnanti vicino al Lido Otello sono stati fatti uscire dall’acqua dalla Guardia Costiera. A una signorina fu consigliato di farsi, e di corsa, una doccia -so anche di casi di bambini che non sono stati bene e di molti che hanno avuto bruciore agli occhi-. Ho già raccontato del mio primo bagno a Marispica assieme a Giuseppe, della solita acqua marroncina, eccetera. Poi, successivamente e fortunatamente ci sono stati giorni migliori e per una settimana il mare è tornato ad essere quel luogo di fuga, una manna per chi pensa di tenersi lontano dalla merda quotidiana. Ma tanto pare che sia durato poco. L’amico suggerisce che tanta merda l’hanno condotta a mare per una questione di soldi, per avere finanziamenti contro la deturpazione del paesaggio ma, ahimé, sembra che da quelle parti, a Ispica -e dintorni-, la gente se ne fotte altamente. Intanto ho visto che alcune spiagge non esistono più, ma poco importa (Sic!). Ho visto, a Cirica, verso i faraglioni alcune carcasse di eternit. La gente fa il bagno: cosa vuoi che facciano quattro vasche di eternit! Recipienti di eternit e altro -frigoriferi, tavoli, copertoni- li ho visti anche all’ingresso di Porto Ulisse. La gente naturalmente, come stronzi, continua a galleggiare, nel mare. Credo, in tanti anni, di non avere mai visto uno scempio simile eccetto quella famosa foto di un paio di anni fa che mostrava l’installazione di mille copertoni d’auto buttati nei pantani. All’epoca avevo suggerito all’amministrazione locale, saputo del progetto della nuova piazza a Ispica, e all’architetto di turno, di realizzare una fontana che ricordasse le bellezze naturali deturpate mettendo dentro la vasca della fontana copertoni, magari scolpiti da un bravo artista come Fabio Viale -che vi consiglio di cercare su Google-. Insomma una volta c’era il mare. Oggi al posto del mare abbiamo gli stronzi, per colpa di alcune merde locali.
Inoltre, tra poco metteranno su la nuova piazza. Immagino che ne faranno uno sconcerto come le altre piazze di Ispica, che la renderanno inagibile come i nostri bravi architetti “geometrili” hanno saputo fare con le altre, già distrutte, veri vomiti architettonici. Suggerirei, a parte le decorazioni, fasulle, inutili e simboliche della nuova pavimentazione, di mettere delle piantine, cioè del verde visto che a Ispica ormai si trova qualcosa del genere solo in campagna.

Al TiQù, a Palermo.

Postato da francesco lauretta  |   19 agosto 2009

Full months, nei locali del TIQU’ a cura di Emilia Valenza, 27 agosto 2009, con un’opera e un video di francesco lauretta:

“Pasquale”

«E vedranno il Figlio del’uomo venire sulle nubi del cielo con gran potenza e gloria. Egli manderà i suoi Angeli che, con tromba dallo squillo potente, raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un’estremità all’altra dei cieli. »
“Matteo, 29-31”

Dentro una spessa nuvola di un fumo artificiale, Cristo fa il suo ingresso divino tra la folla, gente ammassata nel meticciato dei colori dei suoi abiti, con le fisionomie sbiancate dai vapori. Lui occupa la prospettiva centrale, non del tutto in asse rispetto alla preziosa luminaria che inquadra la scena come un arco del Trionfo, ma ancora pochi passi in avanti e la mano sollevata verso l’alto, ad indicare una superiore paternità, taglierà esattamente in due lo spazio e sovrasterà la piramide di teste che si stendono ai suoi piedi come un tappeto in movimento. E quella bandiera sfrangiata, appena inclinata sulla destra, sventolando elegantemente mostrerà dal lato opposto il suo rosso acceso, vitale, sfacciato: sangue e passione, amore e passione.
“Pasquale” è una scena di resurrezione, immagine che alberga nella memoria privata dell’artista e nel bagaglio religioso-culturale collettivo, spogliata, nella versione pittorica che ne restituisce l’artista, dell’aspetto più popolare e kitsch, per comunicare, ben oltre l’evidente apparenza della visione, il senso di una riflessione intorno al valore etico ed estetico del termine resurrezione, non senza un’acuminata sollecitazione ironica sul rapporto tra devozione e spettacolarità.
Quest’ultima caratteristica si delinea come una costante nelle sue opere: non è senza “colpa” che Lauretta attinge a piene mani a quel sovrabbondante e rigoglioso paniere di meraviglie che è l’iconografia delle feste religiose, con i suoi colori, con gli oggetti “appupazzati”, come dire, un “merchandising” di sana cultura popolare (i dolcetti natalizi e pasquali, le decorazioni dei costumi, le preziose luminarie) per mettere in scena il carattere più coraggiosamente spettacolare della fede, anche quello più sfacciato e sfrenato, che si esprime con la vanità di una cultura ancora profondamente barocca. Certo manca a questa manifestazione di fede, quella riservatezza e gentilezza che la farebbe sembrare più vera. Ma da tempo ormai lontano, la religiosità ha scelto la via dell’ebbrezza figurale, dell’eccesso decorativo, con il fine – non ultimo – di una presa diretta sulla coscienza dei popoli. Nelle tele di carattere religioso di Francesco Lauretta, tutto ciò appare svelato con l’intelligenza e la sagacia di un pittore intellettuale che inciampa nei contrasti, li rielabora, rendendoli mercanzia della sua creatività.
“Pasquale” – nome proprio di persona – è un dipinto che, nella levità e trasparenza dei suoi toni e delle tinte, esalta la trascendenza. Ancora una processione, con un primo piano descritto con quel carattere di iperrealismo, di cui Lauretta è maestro, ma tutto il resto dell’immagine è inghiottita da una densa stratificazione di fumi, che servono a vanificare l’incombenza del rito per esaltare la forza dell’idea.
In questo senso il Cristo risorto riporta all’attenzione il tema della rinascita dell’arte, e forse più opportunamente della pittura, linguaggio che l’artista di Ispica ha scelto di “adottare”, nonostante egli si definisca un artista concettuale, autore di installazioni, performance e video e convinto assertore di un’estetica della contaminazione nell’arte, tra linguaggi, materiali, culture, tra ideali. Per Lauretta la pittura è morta, o quantomeno è sparita, e una possibilità di resurrezione può esistere nell’ordine in cui essa riesca ancora a mostrare quanto possa essere seduttiva, evocativa e ingannevole, rifletta ancora sulle vicende del mondo, sul mito, sulla storia, sulla religione, sui sentimenti, veri o falsi, individuali o collettivi: la pittura si risolleva dalle sue macerie se ritorna a promettere la rinascita, anche di valori etici e morali. “Decanto l’inautentico perché possa risolvermi nella responsabilità verso un linguaggio che considero sfinito, responsabile affinché esso possa continuare a morire continuamente, per sempre finire. Per questo della pittura canto il collasso. Esaspero i colori come chi è esasperato dal dolore di un lutto e, nell’evidenza, nella figurazione sfacciata, al limite dell’osceno, consumo il mio paradosso: in fondo non sono un pittore ma desidero diventarlo, per finire”.

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Mare sporco a Ispica.

Postato da francesco lauretta  |   1 agosto 2009

Ieri, fine luglio, sono stato al mare, verso Marispica. Vado più o meno lì perché incontro i vecchi amici, li ritrovo durante le vacanze e alla spicciolata, prima uno poi l’altro arrivano chi da quella città, chi dall’altra, magari Cortesforza e lì, da anni, ci ritroviamo. Ieri ho trovato Giuseppe, bianco, sotto l’ombrellone giallo. Ci siamo salutati come se ci avessimo visto ieri. Ho steso il mio asciugamani rosso, posato il mio zaino e disteso ho aperto il mio romanzo estivo Albero di fuoco di denis johnson -bellissimo-. Giuseppe, comodo su una piccola sedia, aveva in mano il decimo volume di storia di Montanelli. Ma il sole, benedetto, arroventa a mezzodì e finalmente ci siamo fatti un bagno. Ci siamo galleggiati verso il largo e contemplata la spiaggia, deturpata, godevamo di refrigerio finché bolle, mille bolle ci hanno circondato, morso. Il mare era marrone. Il nostro mare che quando su gli amici ci domandano dove andrete in vacanza noi rispondiamo: a Ispica, le nostre Maldive (!). Il nostro mare pareva brodaglia, ad un certo punto fatto di merda liquida. Siamo usciti di corsa e maledetto i cagoni! Abbiamo poi saputo che durante questo periodo dell’anno, quando qualche ignaro turista decide di trascorrere due settimane a Marispica, ignoti scaricano merde e altre cose con bolle e sapone: tanto il mare lava tutto, inghiotte tutto e gli stronzi galleggiano.

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