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	<title>Spaccaforno.it &#187; lassatimi stari</title>
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	<description>Blog su Ispica già Spaccaforno</description>
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		<title>A caminata.</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2007 15:01:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco lauretta</dc:creator>
				<category><![CDATA[lassatimi stari]]></category>

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		<description><![CDATA[Scinnii duocu sutta l&#8217;annu scursu
pe jorni re muorti.
Avia ca mancavu i muorti ri vintirui anni.
Mi fici na passiata o cimiteru salutannu a tutti
taliannuli nagl&#8217;uocci
in ogni ritrattieddu, a culura e in biancuenniviru.
 Iddi paria ca mi salutavanu tutti.
Bii, ma chiddu nunn&#8217;era u Ciciru?
e l&#8217;avutru nunn&#8217;era u cumpari Menu?
nunn&#8217;era a ta nonna, chidda?
Accattai mmazzu i rosi bianchi
e cuminciai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scinnii duocu sutta l&#8217;annu scursu<br />
pe jorni re muorti.<br />
Avia ca mancavu i muorti ri vintirui anni.</p>
<p>Mi fici na passiata o cimiteru salutannu a tutti<br />
taliannuli nagl&#8217;uocci<br />
in ogni ritrattieddu, a culura e in biancuenniviru.</p>
<p><span id="more-580"></span> Iddi paria ca mi salutavanu tutti.<br />
Bii, ma chiddu nunn&#8217;era u Ciciru?<br />
e l&#8217;avutru nunn&#8217;era u cumpari Menu?<br />
nunn&#8217;era a ta nonna, chidda?</p>
<p>Accattai mmazzu i rosi bianchi<br />
e cuminciai a mettirli ne puvirieddi,<br />
ne tombi senza sinna<br />
e ne pirsuni ca mi parievunu arririri</p>
<p>No ma zziu pir esempiu, Accaputu</p>
<p>e ne noma ca nun puozzu fari.</p>
<p>A fini mi nni cianai o paisi apperi<br />
cussì comavia scinnutu,<br />
silinziusu e mutu.</p>
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		<title>La stessa ora</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jul 2007 17:02:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco lauretta</dc:creator>
				<category><![CDATA[lassatimi stari]]></category>

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		<description><![CDATA[Il racconto è bello. Ho appena terminato di leggerne uno. Poetico.
Sfoglio gli altri che ho scaricato e leggo i titoli. Non so quale altro leggere adesso, non so quali dei nove è il più bello. Certo, il primo e il solo che ho letto l&#8217;ho trovato bello, davvero. Mi piacerebbe conoscere l&#8217;autore di questo racconto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="355" src="http://evvivaniente.altervista.org/_altervista_ht/00000_madeinfoodstock/F354_m_Marchi_08.jpg" height="281" style="width: 355px; height: 281px" />Il racconto è bello. Ho appena terminato di leggerne uno. Poetico.<br />
Sfoglio gli altri che ho scaricato e leggo i titoli. Non so quale altro leggere adesso, non so quali dei nove è il più bello. Certo, il primo e il solo che ho letto l&#8217;ho trovato bello, davvero. Mi piacerebbe conoscere l&#8217;autore di questo racconto e mi piacerebbe saperne scrivere anch&#8217;io di racconti. Ma suona il citofono. È Jorie che torna dal lavoro e vuole trascorrere qualche minuto al Trianon, a bere qualcosa, una birra, anzi due. Devo ricordarmi di leggere quello sotto, di racconto, magari prendo un appunto, ecco fatto. Prendo lo zaino, ci metto dentro l&#8217;accendino, l&#8217;antico toscano, un catalogo, l&#8217;ultimo Blow up. <span id="more-563"></span></p>
<p>Mi affaccio fuori, fa freddo e piove, prendo l&#8217;ombrello variopinto, esco e attraverso il ballatoio e mi cade l&#8217;occhio sopra i tetti: non ci sono gatti, niente piccioni, solo una coppia di signori gira nel cortile incerta se acquistare una pianta, dal fioraio. Apro la porta che mi conduce alla scala, scendo velocemente i quattro piani e scivolo molle molle verso il bar. Fa un freddo cane. I tavolini, fuori, sono vuoti a parte una ragazza dai folti capelli e ricci che dà le spalle all&#8217;ingresso del bar, il neon acceso, blu. Entro. C&#8217;è Tony stasera, c&#8217;è Ulrike il meccanico dentro, con il suo compare. Ridono appena mi vedono, mi dicono che hanno visto Jorie e Tony conferma che è passato e che è andato a comprare le sigarette. Faccio posto, mi accomodo accanto a loro. Tony mi prepara una birra piccola, me la porta al tavolo. Non c&#8217;è che dire tremiamo di freddo stasera, domani è festa, cavoli! C&#8217;è silenzio, imbarazzo, non so cosa dire. Non conosco bene Ulrike. Mi trovo sempre così fuori posto quando non conosco la gente perché non so come si fa a parlare, cosa raccontare e come fare lo spiritoso visto che sia il meccanico che il compare sono sempre allegri, su di giri tanto che credo che forse è la birra a fare questo effetto, ma forse non è vero. A me non fa niente la birra, non può fare niente e penso che spiritosi e pieni di parole si nasce altrimenti non capisco come possano esserci tante persone che parlano e ridono in continuazione.<br />
Sorrido anch&#8217;io alle loro battute e prego che arrivi in fretta Jorie anche perché lui non scherza mica in fatto di simpatia, conosce tutti, con tutti ha la battuta pronta, con lui non si può non ridere, anch&#8217;io rido appena entra, finalmente. Fa la mossa di cercare qualcosa per terra e prontamente, e così da sempre o l&#8217;uno o l&#8217;altro, il meccanico gli dice di avere visto 500 euro vicino al cestino. Ridono. Stavolta è stato Ulrike ad avere visto la banconota. Jorie mi fa cenno che desidera consumare la sua birra fuori. Il meccanico protesta, ci rimane male ma Jorie deve dirmi qualcosa di importante e non vuole stare dentro. Da fuori s&#8217;ode la radio che trasmette una canzone di Bill Callahan, suona bella, meglio del racconto che avevo letto prima, Diamond dancer. &#8220;Ho trovato una carrozzina piccola piccola, che ne pensi?&#8221;. Questo doveva dirmi Jorie. Ha trovato una carrozzina per neonati ma potrebbe essere anche qualcos&#8217;altro e difatti non sa cosa farsene o, meglio, mi dice che ne farà qualcosa di rosso, vuole tingerla di rosso, mi dice che gli ricorda certi malati la carrozzina.<br />
Secondo me fa bene a tingere di rosso la piccola carrozza. La ragazza dai lunghi e folti capelli neri e ricci ha spiegato la scatola dei trucchi e inizia a decorare il suo volto bello e magro, il naso grande, gli occhi scuri, guarda, si guarda intorno e pare tesa, pensa che gli piacerebbe parlare con il meccanico che prontamente si avvicina e ammicca a noi l&#8217;opera della giovane, &#8220;Si trucca&#8221;, fa Ulrike. Ulrike ha freddo e deve raggiungere la moglie, balbetta: &#8220;Beati&#8221;; e guardando le mani imbiancate di Jorie ride perché: &#8220;finalmente ti vedo fare qualcosa, il muratore&#8221;. &#8220;Ho freddo alle mani&#8221;, e osserva la ragazza truccarsi che si volta appena e lancia un sorriso -il labbro dipinto di nero-, rabbrividisce Ulrike e ci lascia. Va via, turbato. Consiglio a Jorie di mostrare quella carrozzina che ha trovato buttata vicino ad un cassonetto dei rifiuti, &#8220;tanto&#8221;, dico, &#8220;va bene, e rossa poi non potrà che generare sospetti alla quiete, non credi?&#8221;. Esce l&#8217;altro, il compare brillo e Jorie ordina un altro bicchiere di birra: &#8220;c&#8217;è una vita da vivere. Stasera non esco o se passo mi preparerai un caffè&#8221;. Ma fa troppo freddo. Torniamo dentro al Trianon. Anche la ragazza dai lunghi capelli neri, folti e ricci entra. Si siede accanto a noi, ci guarda attenta e Jorie dice che è matta. Io guardo lui, poi lei che vede ma ha gli occhi orlati di lacrime che non cedono però. Deve essere matta. Deve essere tristezza questa sera. Abbiamo tutti troppo freddo per capire. Così ci alziamo tutti assieme, la ragazza, io, Jorie.<br />
Andiamo alla cassa a pagare le birre. Lei diversamente va via, non paga. Tony non fiata. Dopo un po&#8217; soffia: &#8220;domani sera ripasserà. Alla stessa ora&#8221;. Ci salutiamo. Ritorno su al quarto piano. Ho da leggere alcuni racconti, mi chiedo quale sarà il più bello.</p>
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		<title>Intonaco spaccafornaro.</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jun 2007 21:15:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco lauretta</dc:creator>
				<category><![CDATA[lassatimi stari]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra un mese, e forse più, scivolerò nell&#8217;isola. Quando mi porterò a casa immagino di già la faccia dei miei genitori, già perché ancora non hanno intonacato la casa e per ripicca, siccome avevo già dipinto un sole bianco proprio all&#8217;ingresso, per protesta, adesso voglio piantare dei gigli, fare un fosso proprio davanti al civico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="174" src="http://web.tiscalinet.it/comuncg/Giglio.jpg" height="224" style="width: 174px; height: 224px" />Tra un mese, e forse più, scivolerò nell&#8217;isola. Quando mi porterò a casa immagino di già la faccia dei miei genitori, già perché ancora non hanno intonacato la casa e per ripicca, siccome avevo già dipinto un sole bianco proprio all&#8217;ingresso, per protesta, adesso voglio piantare dei gigli, fare un fosso proprio davanti al civico 28 e metterci dentro dei bei gigli. Ne ho parlato &#8216;mane con Nicola De Maria appena tornato su dalla sua terra. E vediamo chi ha ragione di vietarmi di fare un fosso dove piantare dei fiori, vediamo se qualcuno ha qualcosa da obiettare visto che uno si mette un cancello ammare, un altro vuole mettere un tappeto verde con due buche nel culo della terra e qualcun altro, diversamente orna le pozzanghere di mare con i copertoni. Che minchia, avremo di che sparlare d&#8217;estate, a Ispica!</p>
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		<title>Questi fantasmi&#8230;.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2007 19:01:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Avveduto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Fantasmi! Che strami esseri! Vagano di notte lungo le strade, le piazze ed i vicoli, dentro i palazzi antichi. Ogni tanto si manifestano…. Qualche ululato, qualche ruomorino di catene, porte ed infissi che si aprono e chiudono, candele che si accendono o, all’occasione, si spengono….. La letteratura è piena di questi “effetti speciali”…… Ma, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2007/05/fantasmi.miniatura.jpg" alt="fantasmi.jpg" />I Fantasmi! Che strami esseri! Vagano di notte lungo le strade, le piazze ed i vicoli, dentro i palazzi antichi. Ogni tanto si manifestano…. Qualche ululato, qualche ruomorino di catene, porte ed infissi che si aprono e chiudono, candele che si accendono o, all’occasione, si spengono….. La letteratura è piena di questi “effetti speciali”…… Ma, in fondo, non fanno paura. I “fantasmi” sono buoni…. A qualcuno tengono pure compagnia….. sono dei veri “romanticoni”……. Ma….. sempre fantasmi sono! A noi non resta che stare al balcone, cantare mane e sera e chiacchierare col “professore” sui segreti del buon cafè………</p>
<p>Penziere mieje, levàteve sti panne,<br />
stracciàtev&#8217; &#8216;a cammisa, e ascite annuro.<br />
Si nun tenite n&#8217;abito sicuro,<br />
tanta vestite che n&#8217;avit&#8217; &#8216;a fa?  <em>(Eduardo De Filippo)</em></p>
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		<title>diffusione dei contenuti di www.spaccaforno.it</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2007 08:04:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>saro fronte</dc:creator>
				<category><![CDATA[a zia 'Nnetta]]></category>
		<category><![CDATA[calacausi e simenta]]></category>
		<category><![CDATA[chi c'è comiziu?]]></category>
		<category><![CDATA[dici ca ...]]></category>
		<category><![CDATA[in piazza]]></category>
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		<category><![CDATA[maccia o suspiru]]></category>
		<category><![CDATA[su e giù per il corso]]></category>
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		<description><![CDATA[.

I contenuti di questo sito, ove non diversamente specificato, sono pubblicati sotto una  Licenza Creative Commons come peraltro indicato da sempre a fondopagina, in tutte le pagine di www.spaccaforno.it
Pertanto, chiunque abbia intenzione di riprendere, riprodurre e/o diffondere i contenuti, o le immagini presenti dentro questo sito, è pregato di prendere visione di tutte le modalità previste, onde evitarci i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p><a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/deed.it"><img src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-nd/2.5/88x31.png" alt="Creative Commons License" style="border-width: 0pt" /></a><br />
I contenuti di questo sito, ove non diversamente specificato, sono pubblicati sotto una  <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/deed.it">Licenza Creative Commons</a> come peraltro indicato da sempre a fondopagina, in tutte le pagine di <a href="http://www.spaccaforno.it/">www.spaccaforno.it</a></p>
<p>Pertanto, chiunque abbia intenzione di riprendere, riprodurre e/o diffondere i contenuti, o le immagini presenti dentro questo sito, è pregato di prendere visione di tutte le modalità previste, onde evitarci i fastidi di imporne l&#8217;obbligo.</p>
<p>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>All&#8217;ingrasso.</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2007 15:08:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco lauretta</dc:creator>
				<category><![CDATA[lassatimi stari]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho le pietre nelle mani, anzi ho mani come pietre in questo momento, farei a meno di dipingere: dei ragazzini giocano a palla davanti ad una chiesa di Scicli; era estate. Soffio nel bombardino e pare che produca scoregge; ascolto Eels e mi brillano gli occhi, sono trascorse vite, mie tutte mie, ho bruciato vite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho le pietre nelle mani, anzi ho mani come pietre in questo momento, farei a meno di dipingere: dei ragazzini giocano a palla davanti ad una chiesa di Scicli; era estate. Soffio nel bombardino e pare che produca scoregge; ascolto Eels e mi brillano gli occhi, sono trascorse vite, mie tutte mie, ho bruciato vite mie e non solo, ho lasciato vite, abbandonato tutti, gli amici dove sono? I miei morti, e dei vivi, quanti? <img src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2007/03/bombardino.jpg" alt="bombardino.jpg" />E&#8217; una cazzo di giornata, grigia come piombo che sta nello stomaco, i polsi deboli, sottili, filigranati, cosa voglio fare adesso, al vespro che mi alzerei da questa poltroncina di vimini per sprofondare lontano, nell&#8217;altro capo del mondo, a trafiggere questo mondo, non ho sete, non fame se ho mangiato, sardine in scatola, perché devo dipingere e quale preghiera, a chi rivolgersi, allora? Note, fumi si rovesciato liquidi dentro la stanza e avvolgono come onde questo corpo, malandato, malandrino. Sto come a sbattere la testa, lì, riconosco quel gioco, alcuni bastardi forarono le ruote della macchina presa a noleggio. La mia dolcezza, così, le vostre parole, il luogo che non riconosco e andate a dare il culo! Ho una risurrezione che mi aspetta, ansiosa, ho questa resurrezione che devo formare come fossi un dio, per darmi una speranza, produrmi senso, fare senso, immagino quanta gente verrà a vedere questa mostra, suonano gli orchestrali solo per me, dentro queste cuffie i braccioli di nuovo appoggio, il caffè versato e sorbito lentamente che non finisce mai, camminiamo senza vedere e mi dico perché mi rivolgo a voi, stupidi, a cosa serve, dove siete, chi cazzo siete? Amo Scicli, Modica, Rosolini e Pozzallo. Sentite voi questi timpani rullare, battere la pelle sempre più forte? Questa terra malata, montata a lotta, i Siciliani, balordi, si trattano male, sono scorbutici, sono duri come le pietre e non capiscono niente. Mi mancano i lunghi funerali, e ho deposto fiori in quelle tombe, abbandonate, dimenticate e pensare che c&#8217;è qualcuno che ruba i fiori degli altri per adornare i propri morti o se stessi, la propria casa, fiori da mettere in bellavista, a tavola, nel bagno; in nenie e veglie la propria salma, lavatela, spaccafurnari di merda, con olii, essenze, aspettando lentamente di morire, incolonnati come bestie al macello, come fossimo tutti salvi, senza opporre alcuna resistenza s&#8217;ingrassano, i morti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Terra matta!</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2007 22:13:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco lauretta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono stanco. Ascolto una delle più belle canzoni di sempre &#8211; per me -, Some things last a long time, di Fair-Johnston, leggo:
 &#8220;E caminammo. La nostra patuglia era composta di 17. Io aveva una sicaretta messa nelle dita per fareme una fomata, e li cerine mieie non volevino adumare perché erino bagnate, e ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stanco. Ascolto una delle più belle canzoni di sempre &#8211; per me -, Some things last a long time, di Fair-Johnston, leggo:<br />
<img src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2007/03/rabito-vincenzo.jpg" alt="rabito-vincenzo.jpg" /> &#8220;E caminammo. La nostra patuglia era composta di 17. Io aveva una sicaretta messa nelle dita per fareme una fomata, e li cerine mieie non volevino adumare perché erino bagnate, e ci stapeva dicendo: &#8221; Strano, damme li cerine&#8221; che, dalle tutte 2 li late dei capocanale, da  quella crante quantetà di erba, abiamo inteso: &#8220;Urrà! urrà!&#8221;, che ci abiammo visto acchiappare da più di 100 austrieche, che erino lì per defesa del Piave. E noi non abiammo fatto altro di metterene con li mane in alto tutta la patuglia, che erimo 17 e con uno maresciallo 18, di non dire neanche una parola, che hanno strapato tutto, comincianto della ciacca e la camicia. Abiamo cetato li arme come li stunate  e li fessa. E queste miserabile, senza che noi ci avemmo fatto niente, perate e calce e quolpe di fucile&#8230; ni abiammo prese che non puotimo stare all&#8217;impiede, e ci hanno fatto cascare tutte per terra.&#8221; Da Terra Matta, di Vincenzo Rabito.<br />
Nell&#8217;altra stanza ho appena terminato di dipingere il nostro Giovannino Alfieri. Andrà a Miart. Dove sta Ispica?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Menuetto.</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Feb 2007 19:48:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco lauretta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[3. Menuetto. Una sera, forse l&#8217;ultima, non volevo irrompere sopra, ma devo proprio spiegarmi, proprio annotare le parole giuste per comprenderci tutti? Evvabé, era La morte e la fanciulla, Franco Rossi al violoncello, la notte scorsa ero andato di corsa verso le città, lungo una autostrada, buttavo fuori piccoli dolci, pasticcini volando, e parlando chiedevo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="287" height="360" alt="cuore stella1.jpg" id="image490" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2007/02/cuore%20stella1.jpg" />3. Menuetto. Una sera, forse l&#8217;ultima, non volevo irrompere sopra, ma devo proprio spiegarmi, proprio annotare le parole giuste per comprenderci tutti? Evvabé, era La morte e la fanciulla, Franco Rossi al violoncello, la notte scorsa ero andato di corsa verso le città, lungo una autostrada, buttavo fuori piccoli dolci, pasticcini volando, e parlando chiedevo e rispondevo tra le torri, l&#8217;Arcano, la carta, quella straordinaria carta rossa che mi ha fatto morire di risate,  mi ha fatto pensare agli amici, quelli scomparsi, quei fantasmi, ai graffi, i buchi tutti, alla pancia morbida e alle sue ferite profonde che mai mostrerò a tutti,  i denti lasciatemi stare i denti, un per volta tra le carie, proseguirò lo stesso andante furioso, E&#8217; bello sentirvi così, cari Miei, a volte ho l&#8217;impressione che la vita è meravigliosa, anche per questo.<br />
Anche per questo, svanire.<br />
Matto. L&#8217;uomo stella. Sopravvivimi! Vado di là per formare raffinatezze, con le mani giunte, prima o poi riuscirò nonostante il mio scorfano a colorare d&#8217;azzurrino l&#8217;altro mondo, della resurrezione, spaccato il verso. Salve a tutti!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8230; e fuori piove</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Feb 2007 06:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco avveduto</dc:creator>
				<category><![CDATA[lassatimi stari]]></category>

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		<description><![CDATA[Ed ecco che mi faccio rivedere in piazza.
In questi giorni il freddo non mi ha fatto uscire quasi neanche per andare a comprare il pane. La tv in compenso mi ha sdegnato… e fuori piove.
Vi dirò che in questi giorni ho tanto pensato alla mia infanzia,  quando andavo a giocare a calcio al campo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ed ecco che mi faccio rivedere in piazza.<br />
In questi giorni il freddo non mi ha fatto uscire quasi neanche per andare a comprare il pane. La tv in compenso mi ha sdegnato… e fuori piove.<br />
Vi dirò che in questi giorni ho tanto pensato alla mia infanzia,  quando andavo a giocare a calcio al campo di “Ghiesu” e per me quegli allenamenti mi facevano sentire quasi uno della Nazionale, e fantasticavo di giocare con i miei eroi del “calcio che conta”(altro che Cervia!).<img id="image484" alt="calcio-strada.jpg" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2007/02/calcio-strada.jpg" /><br />
Sono solo un sognatore? Ok. Allora alzi la mano chi di voi della mia generazione non ha mai guardato sognante le corse kilometriche di Holly o i tiri quasi da “porto d’armi” di Mark Lenders, e poi giù “’nto stratuni” a giocare con gli amici e con la palla al piede fare la telecronaca in contemporanea delle proprie azioni.E magari fatto il gol… esultanza!Ecco, allora non ero solo io a sognare (e sappiate che quanti di voi non hanno alzato la mano mentiscono a loro stessi sapendo di farlo spudoratamente!).<br />
Oggi però mi sento come se fossi stato ibernato e scongelato in un’epoca che non mi appartiene e a cui io non appartengo. Un’epoca in cui lo stadio è una trincea, dentro e fuori. E se c’è anche la partita… meglio.<br />
Ma scusatemi se io sono troppo legato a quello sport che mi insegnava a dar la mano all’avversario che cadeva in uno scontro.<br />
Scusatemi se sono ancora legato a quei tifosi di “fazioni” diverse che dopo la partita si ritrovano al bar, assieme, e si prendono in giro in base a chi ha vinto o perso… e poi una birra rimette a posto tutte le diatribe(e chi perde paga!).<br />
Scusatemi se di fronte alla guerriglia della domenica rabbrividisco. Rabbrividisco perché i potenti premono per la ripresa delle normali attività, perché schiavi dei contratti oscurano ciò che deve stare in primo piano, quasi minimizzano.<br />
Scusatemi se scrivo tanto, ma in realtà nulla c’è da dire se non far silenzio con gli occhi sbarrati.<br />
Scusatemi se sono stato scongelato nell’epoca sbagliata e mi turba il “giusto andamento delle cose”.<br />
Scusatemi se sono forse solo un sognatore. Sono un sognatore? Allora lasciatemi dormire che a me va bene quello che sogno.<br />
Caro amico:”Testa dentro, che fuori è un brutto mondo!”.<br />
Francesco(Ciccio) Avveduto</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I giorni.</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Feb 2007 20:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco lauretta</dc:creator>
				<category><![CDATA[lassatimi stari]]></category>

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		<description><![CDATA[14 gennaio 07 Torino:
ci provo, i ginocchi come trampoli, le giunture scricchiolanti, il naso spellato, gli occhi gonfi e provati, i denti che marciscono, ci provo a rimettermi su ma c&#8217;è poco da fare adesso, con queste parti, e il resto, che dicono il malessere, &#8216;fanculo!
domenica ore 13:42
è silenzioso. Appena uscito perché ho finito il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>14 gennaio 07 Torino:<br />
ci provo, i ginocchi come trampoli, le giunture scricchiolanti, il naso spellato, gli occhi gonfi e provati, i denti che marciscono, ci provo a rimettermi su ma c&#8217;è poco da fare adesso, con queste parti, e il resto, che dicono il malessere, &#8216;fanculo!</p>
<p>domenica ore 13:42</p>
<p>è silenzioso. Appena uscito perché ho finito il caffè, una domenica. E&#8217; silenzioso e appena tirato giù una piccolissima dose di caffè nero sono salito duecento metri, sono disceso lo stesso, dove vado? Eppoi fa freddo, oggi. Che sono salito al volo su, al quarto, a nascondere questa testa, a posare gli occhi dentro e sopra un tavolo ornato d&#8217;una carta preziosa verde scuro.<img alt="cave.jpg" id="image486" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2007/02/cave.jpg" /><br />
E&#8217; silenzioso oggi, al vespro senza più quell&#8217;andare vagando, mai più forse in un luogo, un posto che mi ha formato losco, pensa, la domenica di notte, quell&#8217;attesa che mi pareva di perdere la ragione, una speranza, una voce meravigliosa, una Sara Mingardo. E&#8217; improbabile la vita così. Ho lavato terra, ho pensato vagamente alla mia opera, lontana forse mai più, raggiungibile forse. A un ferro da stiro. E&#8217; improbabile stare una vita così.</p>
<p><span id="more-483"></span></p>
<p>domenica ore 17:09</p>
<p>sono stravolto. Ho provato a dormine qui, arrotolato, piagato dal freddo e solo una telefonata di mia zia mi ha sorpreso reale, disfatto. Le ombre iniziano a diffondersi e a sformarsi serie intorno a me nonostante le due finestre aperte. Dici che sembro lontano, lontanissimo. Così sembra. E forse è anche per questo che oggi mi sono abbattuto qui dentro e sono stato preda dallo spavento perché mi sono sentito schiacciato, deformato da una realtà che non riconosco vera, mia. Mi sono sentito perso. I quattrocento metri trascorsi all&#8217;inferno. E qui dentro mi sono lasciato andare, sono caduto. Ho come attraversato un incubo e solo adesso inizio a riavermi, lentamente a respirare inizio.</p>
<p>domenica ore 19:41</p>
<p>un mal di testa, devo uscire per un caffè.<br />
Sbattuto furiosamente dalla distanza lontano, verso l&#8217;impossibile e il cranio scoppia.<br />
h.21:27</p>
<p>Ho messo su l&#8217;abbozzo video Ed ecco vigilarmi. Sento il respiro di neonihil, di Elisa, poi il mio, la visione della casa gialla galleggiare, la testa scoppiare, ascolto la Symphonie fantastique, la straordinaria ed emozionante trascrizione di Franz Liszt per piano e interpretata da Bellucci, e il cranio scoppia mentre respiro sono tornato su dopo che sono stato in giro per le vie e le piazze deserte della città, un&#8217;ora sola, dalle 20 alle 21 sperando che il dolore mi risparmiasse fuori, col freddo. Se è vivere, così! Ho vissuto come depresso, oggi.  Avevo intuito qualcosa ieri notte prima di chiudere gli occhi, avevo intuito che questo giorno sarebbe stato insopportabile e che mi sarei lasciato andare anche se, chiaramente speravo il contrario, di reagire e, invece eccomi. Pensavo al talento prima mentre ero comodo nella tazza del mio piccolo bagno. Pensavo mentre miravo le splendide piazze sabaude della sera e vuote, come un po&#8217; più deserte, al talento e riflettevo un disegno di Picasso, un regtime credo, non ricordo bene, e pensavo al video che desidero fare, un valzer, Un Bal, un Allegro non troppo, L&#8217;artista incontra la donna amata nel mezzo di una festa danzante. E mi lascio respirare, affondare di questo giorno malessere, di quanti avvenire ancora, uno dopo l&#8217;altro e non so fin quanto sarò capace di resistervi [...], perché mi sento sfaldare le membra, mi sento sfinire e lo intuivo già appena messo piede fuori e sono entrato al caffè e ho visto le luci i legni intarsiati, sentivo come svenire, una pena fuori.</p>
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