appunti, tutto è montato a lotta.

Stavo dimenticando il terzo caffè. Stavo dimenticando ogni cosa, stasera. No, non faccio molto stasera. Ho terminato il mio Pontormino, ho mangiato il cachi. La sera è buia ma non s’ode più vento. Le luminarie sono accese, non c’è nessuno fuori, non c’è nessuno dentro, solo. Lascia stare!, mi lascio andare, mi fermo, blocco questa bocca, smetto di respirare e lascio che siano le mani, i pensieri a dire come muovermi nella notte, no. L’avevo già detto una volta:
I giorni si ripetono senza sbadiglio. L’unica cosa che invade tanto disastro è natura. Sono gli infiniti deserti che ostinano l’uomo a ritornare sui propri passi, i posti di fine. Così anch’io mi ostino nel silenzio impotente di pronunciare parole dolci. No, non è dolce questa terra nonostante il cuore verde, il mare indifferente, la potente calura del sole. Tutto è montato a lotta. … Era marzo, 2001.
Non dire tanto non è concesso capire tutto, no.
Mia mamma mi ama tantissimo.
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… mi è stato detto chi ha messo su quell’obbrobrio in spiaggia. Mi dispiace. Non lo sapevo e adesso che so, e che ho letto nel suo commento, penso, ma perché devo scrivere su questo sito del cazzo! – rispondo che la situazione è peggio di quanto pensassi. Pose, da fighetto. Io rispondo che se lo può pigliare proprio lì, senza calzoni. Mi dice di scendere giù così invece di imbrattare le tele posso dare una mano di colore a quel cancello di ‘sta minchia. Bene. Scenderò giù. Ho scelto il colore. Porterò una telecamera e ci farò un video che esporrò poi a Cagliari in gennaio in occasione di una grande mostra dove ci saranno Marc Ribot, Paolo Angeli, Filippo Paolini Okapi, Moex, OOFF.OURO, Modular Ensemble, Elio Martusciello, Aix No Es Panic, Elisa Sighicelli, Sabina Mezzaqui, Fluid Video Crew, Nico Vascellari e altri.
E se è una domenica è un giorno di festa, oh, sì, per molti sarà un giorno di festa ma a me non piace festeggiare e se buttassi anche quell’altro giorno, ma sì, l’altro, chessò, un venerdì 17, stupido giorno, un 27 anche, insomma devo ordinare questi numeri per capire il mio tempo, di quello trascorso non so cosa farmene, di quello avvenire tremo e del presente soffro. Beh, e allora cosa fare, così? Un diciassette così? L’isola di san Michele ricordo le tombe, alcune divelte e dei cipressi neri il traghetto che mi portò laggiù, in fondo – forse ci sono stati giorni belli in passato e forse ne verranno ancora, forse ci sono semplicemente giorni, né belli né brutti e forse sono gialli come questi, come quelli che tu sorridi, bambina, e io rispondo, bimbo -.
E’ che invecchio e non capisco più alcune cose della vita.
…, domani andrò fuori, non che non lo fossi già, avrò bisogno, stupido bisogno, no, l’assenzio, ringrazio l’amico, pochi, uno o due, due mi hanno già lasciato, così sia, mi dispiace. Non c’è più tempo per le correzioni. Mi giro intorno e mi trovo senza occhi, trascinati, formati, sorreggiti se puoi, se vuoi, ma, ma ormai credetemi, è menzogna, è fine, diluita, sai, volevo, lo desideravo davvero, cantare come Sara questa notte. Dimenticherai questa notte, questa, domani, quella di domani e la domenica mattina scoprirai un altro fazzoletto azzurro che vedrai, magari, se lasci una finestra aperta, e, il mio, davvero, è sporco, è unto, canto, solo, non te l’avevo detto? Cum dederit dilectis suis somnum, è unto e girerò a vuoto, ormai, a vuoto. 14 ottobre. Andrò con una tazza di camomilla in mano, cerco qualcuno che ha sete, o che sta male, che si piega fino a sparire, basso o bassa, che fatico a vedere, che non vedrò mai cerco, una tazza di camomilla in mano, bollente, so come sparire, dove andare a sparire, sapete, quando mi fermai lì, in quel giardino spoglio, avevo appena visto un corpo mutilato di marmo bianco, forse troppo, sostenuto da un altro corpo altrettanto mutilato e bianco, il sole mi feriva gli occhi, accecava i miei occhi, scivolai su una lastra di ghiaccio e i corvi svolazzarono via, poco distanti, curiosi e amici. Poi quegli occhi si gonfiarono e sputarono delusione, rabbia, fine. Lassatimi stari.


