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	<title>Spaccaforno.it &#187; su e giù per il corso</title>
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	<description>Blog su Ispica già Spaccaforno</description>
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		<title>diffusione dei contenuti di www.spaccaforno.it</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2007 08:04:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>saro fronte</dc:creator>
				<category><![CDATA[a zia 'Nnetta]]></category>
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		<description><![CDATA[. I contenuti di questo sito, ove non diversamente specificato, sono pubblicati sotto una  Licenza Creative Commons come peraltro indicato da sempre a fondopagina, in tutte le pagine di www.spaccaforno.it Pertanto, chiunque abbia intenzione di riprendere, riprodurre e/o diffondere i contenuti, o le immagini presenti dentro questo sito, è pregato di prendere visione di tutte le modalità previste, onde [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p><a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/deed.it"><img src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-nd/2.5/88x31.png" alt="Creative Commons License" style="border-width: 0pt" /></a><br />
I contenuti di questo sito, ove non diversamente specificato, sono pubblicati sotto una  <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/deed.it">Licenza Creative Commons</a> come peraltro indicato da sempre a fondopagina, in tutte le pagine di <a href="http://www.spaccaforno.it/">www.spaccaforno.it</a></p>
<p>Pertanto, chiunque abbia intenzione di riprendere, riprodurre e/o diffondere i contenuti, o le immagini presenti dentro questo sito, è pregato di prendere visione di tutte le modalità previste, onde evitarci i fastidi di imporne l&#8217;obbligo.</p>
<p>.</p>
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		<title>Blue con Derek Jarman</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Nov 2006 07:13:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>saro fronte</dc:creator>
				<category><![CDATA[su e giù per il corso]]></category>

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		<description><![CDATA[  Sono nelle caravaggesche luci del pensiero di Wittgenstein prima di entrare nel Blue. Blue è nello schermo, liquefatto, dove le immagini si annullano assorbite. M’infastidisce il ronzio delle voci, mentre aspetto un rigurgito di movimento che possa rendermi partecipe. Poi lentamente i suoni, sottofondo alle parole, prendono consistenza ed è solo con esse che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"> </p>
<p>Sono nelle caravaggesche luci del pensiero di Wittgenstein prima di entrare nel Blue.<br />
Blue è nello schermo, liquefatto, dove le immagini si annullano assorbite. M’infastidisce il ronzio delle voci, mentre aspetto un rigurgito di movimento che possa rendermi partecipe.<br />
Poi lentamente i suoni, sottofondo alle parole, prendono consistenza ed è solo con esse che trovi il mezzo per esprimerti, ora che le immagini sono state cancellate dalla malattia monocromatica, in blue.<br />
<img id="image443" alt="derek-jarman-blue.jpg" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/11/derek-jarman-blue.jpg" />Risuonano mai ossessive le parole sopra un riverbero di sofferenza indelebile, pacata, consapevole del tuo imminente confluire nel non esistere.<br />
Nei corridoi degli ambulatori s’intrecciano voci blue di dolore cupo con quelle attenuate di speranza. Soltanto voci blue.<br />
Un sospiro canta dei gialli di Vincent, il suo oblio, il suo addio.<br />
Urleresti al mondo squarciando tutte le tele che hai dipinto, fosse solo un telo ora, e non l’indifendibile sopravvivenza, ad assediarti.<br />
“Nel blu dipinto di blu” chissà se ci pensasse anche Yves mentre dipingeva.<br />
Tu ci hai pensato al tuo blue dipinto di blue?</p>
<p><span id="more-70"></span><br />
Io sì, per tutto il tempo squagliato delle immagini perdute, mentre le voci dipingono il colore. Riesci quasi a convincermi della giustezza del tuo viaggio, mentre ora incendierei lo schermo pur sapendo di non poterti ridare i colori. Sradicarti almeno. Farti urlare, finalmente, ciò che taci.<br />
Blue, solo incolore, elettrico sulle retine, mie ora, tue sempre. Blue il respiro di un attore muto che mi fa accapponare la pelle, in mezzo a quelli del tuo film, come dovessi immergere la mano in un acquario liquido pastello, dove dentro scorre l’elettricità. Non ci sono più i pesci a nuotare nel blue.</p>
<p>“Lo sai cosa mi consola per quando non ci sarò” dici “che non ci sarà il buio ad inghiottirmi ed il mio sarà un viaggio blue e non un viaggio al buio.”.</p>
<p>Si riaccendono le luci, il blue per me è finito.<br />
Sobrio in bianco, sprofondato nella poltrona presidenziale in pelle nera, al centro del grande telo dello schermo spento. Siedi compostamente e guardi sempre in blue, ed ascolti le domande di chi cerca una trama nel tuo film.<br />
Sorridi nella risposta.<br />
Non c’è una trama per coloro che non hanno srotolato le proprie immagini.<br />
Il film è stato un minimalismo per chi è riuscito ad udire, con i propri occhi, il profumo della tua arte.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Adieu/Goodbye</title>
		<link>http://www.spaccaforno.it/archivio/439/adieugoodbye/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Nov 2006 10:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>clara corallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[su e giù per il corso]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando se ne va un grande del cinema mi sento sempre un po&#8217; così, un po&#8217; più povera&#8230; quando i grandi sono 2 nel giro di 24 ore mi sento decisamente saccheggiata&#8230; Gli Artisti dovrebbero vivere in eterno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="L'immagine “http://www.peoples.ru/art/cinema/actor/noiret/noiret_1.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori." src="http://www.peoples.ru/art/cinema/actor/noiret/noiret_1.jpg" /><img width="164" height="224" alt="http://www.sonypictures.com/classics/afterglow/castcrew/altman-photo.jpg" src="http://www.sonypictures.com/classics/afterglow/castcrew/altman-photo.jpg" /></p>
<p>Quando se ne va un grande del cinema mi sento sempre un po&#8217; così, un po&#8217; più povera&#8230; quando i grandi sono 2 nel giro di 24 ore mi sento decisamente saccheggiata&#8230;</p>
<p>Gli Artisti dovrebbero vivere in eterno. <img src='http://www.spaccaforno.it/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':-(' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>ricordando Vedova.</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Oct 2006 13:16:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco lauretta</dc:creator>
				<category><![CDATA[su e giù per il corso]]></category>

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		<description><![CDATA[1-10 settembre 1985, venezia. &#8230; andai dritto a venezia, i miei non sapevano, per gli esami di ammissione nell&#8217; accademia di belle arti. appena messo piede nel cortile mi avvicinai ad andrea zago, poi venne paolino pasetto, massimo, claudia, e altri. il giorno dopo, e per due giorni, bisognava sostenere la prova della figura disegnata. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="320" height="237" id="image417" alt="giorgio upiglio e emilio vedova.jpg" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/10/giorgio%20upiglio%20e%20emilio%20vedova.jpg" />1-10 settembre 1985, venezia.<br />
&#8230; andai dritto a venezia, i miei non sapevano, per gli esami di ammissione nell&#8217; accademia di belle arti. appena messo piede nel cortile mi avvicinai ad andrea zago, poi venne paolino pasetto, massimo, claudia, e altri. il giorno dopo, e per due giorni, bisognava sostenere la prova della figura disegnata. la modella. in aula c&#8217;era vedova, gazzarri. sostenni la prova abilmente ma non ero contento. mi misi a fare non so quanti disegni, di tutti i tipi, da quello accademico a quello di &#8220;segno scultoreo&#8221;, &#8220;pittorico&#8221;, poi, veloce il segno, fin quasi all&#8217;astrazione.<br />
il secondo giorno andai verso gazzarri, spiegai che venivo da ispica, che portavo i saluti di paparoni e castello, a vedova. <span id="more-416"></span><br />
mi presentò il maestro che curioso volle vedere i disegni fatti nei due giorni. era stupito. indicò a gazzarri di mettere nella parete di legno nera dei fogli. voleva vedere come disegnavo. i ragazzi dell&#8217;aula &#8211; erano tanti &#8211; si misero alle mie spalle. iniziai a disegnare. vedova, dietro, gridava: &#8220;veloce, più veloce!&#8221;. poi si avvicinò a me, si mise alla mia sinistra, chiamò gazarri e fece mettere altri fogli di carta bianca. iniziammo a disegnare insieme. un balletto, &#8211; davvero, un balletto,&#8230; &#8211; veloci, sempre più veloci. ci fu un applauso finale. mi abbracciò e uscì fuori dall&#8217;aula gridando: &#8221; il figlio del sole sarà sotto la mia ala, promosso, il figlio del sole, cose da pazzi!&#8230;&#8221;. quando tornai giù andai dritto in ortigia nello studio di alfredo. nel cortile c&#8217;erano tutti, alfredo, giuseppe, salvatore, paparoni, castello. raccontai quanto era successo. michelangelo castello  si arrabbiò molto del mio racconto, diceva che dovevo essere contento, che era successo qualcosa di meraviglioso, che avevo trascorso una esperienza unica. so che quei disegni sono ben custoditi nella sua collezione privata.<br />
quando la sera dell&#8217;11 settembre tornai a casa, i miei credevano che tornavo da roma, che ero stato congedato dal servizio di leva.  annunciai loro che mi congedavo da ispica, dall&#8217;isola, dalla mia famiglia.  partivo, andavo via di casa.</p>
<p>così è stato.</p>
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		<title>Buon compleanno Dylan Dog (e non solo..)</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Oct 2006 22:27:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>clara corallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[su e giù per il corso]]></category>

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		<description><![CDATA[Ottobre 1986. Da qualche giorno mi era nata la sorellina e avevo finalmente e definitivamente detto addio allo status di figlia unica. “Pronto”; “Pronto… sono papà, è nata la tua sorellina”; “Oddioddioddio… ma… com’è…? E’ maschio o femmina?”; “… …”; “ah sì, vero, hai detto sorellina.. ehm”. Quelli erano tempi in cui bazzicavo spesso in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ottobre 1986.<img width="116" height="209" align="right" alt="dylan dog.jpg" style="width: 116px; height: 209px" id="image386" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/10/dylan%20dog.jpg" /></p>
<p>Da qualche giorno mi era nata la sorellina e avevo finalmente e definitivamente detto addio allo status di figlia unica. “Pronto”; “Pronto… sono papà, è nata la tua sorellina”; “Oddioddioddio… ma… com’è…? E’ maschio o femmina?”; “… …”; “ah sì, vero, hai detto sorellina.. ehm”.</p>
<p>Quelli erano tempi in cui bazzicavo spesso in libreria. Abitavamo lì vicino. Uno di quei giorni vidi nello scaffale dei fumetti un libretto nuovo: in copertina c’era un tizio in camicia rossa e giacca nera che teneva una pistola su uno sfondo di luna piena, e dalla terra venivano fuori mani mostruose e corpi putrefatti. Cavolo… una storia di zombi. Mentre papà era fuori a farsi la solita parlata con gli amici di sempre trafugai l’albetto, scivolai dietro al bancone e divorai quella storia. Non era bene che leggessi storie “dell’orrore”, piccola com’ero, me lo diceva sempre, papà, perché se no poi la notte facevo gli incubi. Proprio per questo da quella volta ho fatto la massima attenzione a non farmi capizzare col Dylan Dog in mano <img src='http://www.spaccaforno.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> .</p>
<p><span id="more-385"></span></p>
<p>La prassi era sempre la stessa, ogni mese: spedizione in libreria, occhiata furtiva ai 4 grandi che stanno fuori e parlano, captazione e trafugazione giornaletto, fuga dietro il bancone. E lì, finalmente, la lettura. Poi stessa procedura all’inverso, avendo cura di rimettere l’albo esattamente dove lo avevo preso, senza che papà se ne accorgesse.<br />
Quante notti insonni in preda agli incubi. Però che fascino che avevano quelle storie.<br />
Così iniziò la devozione a Dylan Dog, e poi piano piano l’interesse a tutto ciò che gli orbitava attorno: disegnatori, sceneggiatori, citazioni da film, libri, fatti, musiche. Dylan Dog è stato il “La” che mi ha aperto le porte di un universo enorme, che mi ha seguito nei miei viaggi in treno e che mi ha distratto dal terrore di quelli in aereo, che mi ha accompagnato nelle notti (ormai senza più incubi provocati da lui) prima degli esami e in quelle sconsiderate in cui avrei dovuto dormire e invece… invece leggevo i fumetti. Per la cronaca, papà cominciò a portarmelo lui direttamente a domicilio, il Dylan Dog di ogni mese, dopo qualche tempo di lettura che credevo clandestina, e che invece poi si rivelò essere regolarmente sgamata e registrata. Si mise a ridere quando gli dissi che io credevo che lui non mi vedesse.<br />
Questo mese Dylan Dog compie 20 anni. È già in edicola l’albo che festeggia il suo compleanno. Papà me l’ha già portato e io l’ho già letto tutto. È bellissimo, alla faccia di tutto quelle storie che in questi 20 anni hanno funzionato da “tappabuchi” per fare l’uscita mensile e che mi avevano un po’ deluso.<br />
Oggi anche la mia sorellina compie 20 anni. Ma al contrario di Dylan Dog non c’è stata una sola volta che lei mi abbia deluso.<br />
Buon compleanno, a entrambi. <img src='http://www.spaccaforno.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sempre a proposito di commemorazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Sep 2006 09:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>clara corallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[su e giù per il corso]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualcuno qui dentro si sente di commemorare la Fallaci? Io no.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center"><img id="image359" alt="oriana fallaci.jpg" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/09/oriana%20fallaci.jpg" /></div>
<p>Qualcuno qui dentro si sente di commemorare la Fallaci?</p>
<p>Io no.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>In remembrance</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Sep 2006 16:56:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>clara corallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[su e giù per il corso]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri era l&#8217;11 settembre. In Toscana le città che si trovano lungo l&#8217;Arno hanno organizzato &#8220;Ponti di pace sull&#8217;Arno&#8221;, una serie di manifestazioni fatte sui vari ponti, luogo-simbolo dell&#8217;unione e della conciliazione, per riflettere e ricordare, per parlare di terrorismo, pace e guerra. Le manifestazioni si sono svolte contemporaneamente ad Arezzo, a Firenze, a Empoli-Vinci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri era l&#8217;11 settembre.<br />
In Toscana le città che si trovano lungo l&#8217;Arno hanno organizzato &#8220;Ponti di pace sull&#8217;Arno&#8221;, una serie di manifestazioni fatte sui vari ponti, luogo-simbolo dell&#8217;unione e della conciliazione, per riflettere e ricordare, per parlare di terrorismo, pace e guerra. Le manifestazioni si sono svolte contemporaneamente ad Arezzo, a Firenze, a Empoli-Vinci e a Pisa, e a Mostar, con collegamenti video che hanno permesso di portare testimonianze anche da Amman e da Beirut.</p>
<div style="text-align: center"><img width="92" height="158" id="image360" alt="torri gemelle.jpg" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/09/torri%20gemelle.jpg" /></div>
<p>Sicuramente un tratto retorico in questo genere di iniziative c&#8217;è, come non credo che questi eventi abbiano la pretesa di &#8220;risolvere&#8221;, quanto quella di spronare alla riflessione e semplicemente &#8220;commemorare&#8221;.<br />
Personalmente credo nella validità della commemorazione, che anche se non agisce sull’evento in sé lo erge a “monumento”, cioè ricordo e monito per il futuro e per il presente. I moniti servono a far riflettere, e in questo, credo, consiste il loro enorme valore, oltre la retorica e le parate di facciata.<br />
Tutto questo per arrivare dove?<br />
Al fatto che mi va che anche Spaccaforno.it abbia un suo piccolo “monumento” dell’11 settembre. Se la Spaccaforno reale, quella vera, ha trascorso l’11 settembre a chiacchierare su chi deve chiedere scusa a chi nel dibattito riguardante il siparietto trash del momento, almeno la Spaccaforno virtuale sarà di un pochino vicina al senso di civiltà, cooperazione, rispetto e tolleranza delle città toscane.<br />
<strong><a title="Luogocomune - 11 settembre" href="http://www.luogocomune.net/site/modules/911/">Questo </a></strong>è un sito che è nato dal lavoro certosino di uno staff che ha raccolto tutte le notizie riguardanti quello che è successo 5 anni fa. Non è il solito sito sensazionalista e dietrista, di quelli che si sono visti nel web a partire dall’indomani del crollo delle torri. E’ una semplice raccolta completa delle notizie ufficiali riguardanti quello che è successo, correlata da un’analisi approfondita dei fatti basata sulla semplice logica.<br />
Ognuno arriverà alla propria conclusione, ammesso che ne esista una raggiungibile.<br />
Nel frattempo, salutiamo (e commemoriamo).</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>scenario post referendum</title>
		<link>http://www.spaccaforno.it/archivio/315/scenario-post-referendum/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Jun 2006 07:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>saro fronte</dc:creator>
				<category><![CDATA[su e giù per il corso]]></category>

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		<description><![CDATA[“Ce l’hai la tessera?” “Sì che ce l’ho, me l’hanno mandata nuova nuova.” “Ma che tessera ti hanno mandato?” “La Tessera Sanitaria, quella elettronica.” “Ma quale Tessera sanitaria!? Dicevo, ce l’hai la tessera del Partito?” “Ah, no. Non ce l’ho quella del partito.” “E allora che vuoi? Mi dispiace, dovrai –curarti- in Sicilia. Sì, potrai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Ce l’hai la tessera?”</p>
<p><img id="image314" alt="sanitaria-costituzione.jpg" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/06/sanitaria-costituzione.jpg" /><br />
“Sì che ce l’ho, me l’hanno mandata nuova nuova.”<br />
“Ma che tessera ti hanno mandato?”<br />
“La Tessera Sanitaria, quella elettronica.”<br />
“Ma quale Tessera sanitaria!? Dicevo, ce l’hai la tessera del Partito?”<br />
“Ah, no. Non ce l’ho quella del partito.”<br />
“E allora che vuoi? Mi dispiace, dovrai –curarti- in Sicilia. Sì, potrai fare domanda alla Ausl, ma sai, c’è un forte disavanzo di bilancio e la Regione non può autorizzare tutti ad andare al Nord per curarsi.”<br />
“E allora, mi toccherà curarmi qui?”<br />
“Credo di sì.”<br />
“E, se avevo quell’altra tessera? Sarebbe stato possibile?”<br />
“Eh mio caro, noi non abbandoniamo mai i bisognosi della nostra famiglia, avremmo fatto di tutto per farti curare.”</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>L&#8217;arte e la gioia di Goliarda Sapienza</title>
		<link>http://www.spaccaforno.it/archivio/304/larte-della-gioia-di-goliarda-sapienza-racconto-saro-fronte/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Jun 2006 19:25:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>saro fronte</dc:creator>
				<category><![CDATA[calacausi e simenta]]></category>
		<category><![CDATA[su e giù per il corso]]></category>

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		<description><![CDATA[“Sì, pronto.” “Buon giorno &#8230; non vorrei sembrare invadente. Ma, … ho finito di leggere in questo momento un libro, mi è piaciuto tanto. Non conoscevo l’autrice e nel risvolto di copertina ho visto che vive a Roma.” … Silenzio dall’altro capo del telefono, attorciglio il cavo della cornetta, ma dall’altra parte del telefono non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Sì, pronto.”<br />
“Buon giorno &#8230; non vorrei sembrare invadente. Ma, … ho finito di leggere in questo momento un libro, mi è piaciuto tanto. Non conoscevo l’autrice e nel risvolto di copertina ho visto che vive a Roma.” … Silenzio dall’altro capo del telefono, attorciglio il cavo della cornetta, ma dall’altra parte del telefono non mi viene nessuno incontro, a sciogliere l’imbarazzo, continuo … “quindi, ho dato un’occhiata all’elenco telefonico e mi è sembrato singolare trovare il nominativo nella guida, … mi sono detto: proviamo …”.<br />
“Vuole sapere se al numero  a cui ha telefonato può risponde l’autrice del libro da lei letto?”<br />
“ Sì, ecco … mi scuso per il tentativo un po’ maldestro ma, volevo manifestare alla Scrittrice il mio apprezzamento … per il bel libro.”<br />
Maledetti silenzi al telefono, vi si sente l’eco delle sillabe stupide “Ecco, ora mi sento un imbecille, ma sa, nell’elenco c’era solo un nome che coincideva con quello dell’autrice. Ho creduto che potesse essere quello giusto.”.<br />
“In questa casa vive una scrittrice, ma è fuori città. Può dire a me se vuole, riferirò fedelmente.”.</p>
<p>Mi avvitai nel tentativo di apparire più intelligente di quel che sono, più esperto del semplice lettore che sono. Insomma, tra capo e collo, incuriosendo la mia interlocutrice finì che avevo già l’indirizzo e che sarei potuto passare da lei l’indomani pomeriggio.</p>
<div style="text-align: center"><img alt="goliarda_sapienza.jpg" id="image302" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/06/goliarda_sapienza.jpg" /></div>
<p>Passai l’intera notte con “L’arte della Gioia” tra le mani. Ogni paragrafo succhiato con avidità. Come se quel susseguirsi di parole, abili della “Sapienza”, fossero già la pellicola di un film che rivedevo.</p>
<p><span id="more-304"></span><br />
Non ricordo cosa feci, al lavoro, nella mattina seguente. Sì, in ufficio ci andai, era un periodo gravido di attività e non potevo assentarmi, ma dovetti svolgere i miei compiti rifugiandomi nella routine. Non ricordo nulla delle pratiche, che mi passarono per le mani quel giorno, di quali mi occupai e quali altre smistai senza capirci una mazza.  Rincitrullito dalla notte in bianco e carico di adrenalina per l’appuntamento pomeridiano, mi dissero che passai la mattinata cantando.<br />
Ora, voi mi chiederete perché sto divagando parlandovi del mio lavoro di allora, di quando ero a Roma, anziché raccontarvi direttamente dell’appuntamento pomeridiano. Che c’entra? Niente, rispondo. Ma mi piace ricordare che almeno c’è stato un giorno in cui ho cantato in ufficio. Anzi più di uno, dopo. Ogni tanto i miei colleghi piombavano in ufficio e sfilandomi gli occhiali mi chiedevano di “fare” Pino Daniele. Sì, perché io per Pino ci ho avuto sempre un debole e, non siate spiritosi, non soltanto per la canzone che state pensando mi abbia dato dignità: quella “che ogni scarafone è bello a mamma sua”. Io, con le canzoni di Pino ci sono cresciuto, prima che scoprissi la letteratura. Sì, perché “la lettura” l’ho scoperta più tardi, e me ne sono innamorato. Come d’ogni cosa o d’ogni donna di cui m’innamoro, mi ci sono buttato dentro anima e corpo, veramente nella lettura mi ci sono buttato dentro più con l’anima che con il corpo, se non fosse per quel po’ di vista che ho consumato sfregando lo sguardo sulle righe di scrittura. Ma, non di questo vi stavo raccontando, vi stavo raccontando del mio tentativo d’approccio con l’autrice del “L’arte della gioia”.<br />
Lo so, sono come un vecchio trentatregiri rovinato, salto da palo in frasca, d’accordo, siate indulgenti lasciate che la storia ve la racconti a modo mio, che ci volete fare, mi piacerebbe, ma non riesco ad essere accademico. Così la puntina fa un salto con la maledetta tosse del primo autunno e questa cazzo di sigaretta che ho acceso ed è già la terza. La spengo, dai entriamo in uno dei miei rifugi romani – Libreria Feltrinelli – pomeriggi interi a leggere quarte di copertina e paragrafi qua e là e, alla fine, comprare “il libro”. Uno per volta, da sempre la mia regola nell’acquisto di libri. Invece, quella volta, stavo facendo la fila alla cassa per pagare e all’allungai la mano per vedere da vicino l’immagine, in bianco e nero, di una faccia austera  al centro di una copertina rossa. Un forte contrasto quello smarrimento severo rispetto alle scritte che c’erano nella copertina edizione “Millelire-più”. Rilessi il nome dell’autrice “Goliarda Sapienza”, non la conoscevo. Il titolo mi attirava. La collana era presentata da Marcello Barenghi, giornalista che seguivo sul quotidiano il Manifesto e pensai ad uno scherzo, qualcosa di frivolo da leggere senza impegno. Quel titolo mi seduceva “L’arte della gioia”. Era il mio turno alla cassa, infrangendo la regola, comprai due libri.</p>
<p>Lei, Goliarda Sapienza, l’autrice mi punì immediatamente, per aver pensato di comprare qualcosa di leggero. Aspettando che passasse il “sessantadue”, l’autobus che prendevo per tornare a casa, iniziai a leggere il libro. Una sferzata d’attenzione cancellò ogni goliardia. In un attimo,  rigo dopo rigo, mi riconfigurai, formattandomi all’interno dei vivi personaggi descritti con una notevole capacità narrativa tutta siciliana, con un retrogusto verghiano al femminile.</p>
<div align="center">****</div>
<p>Ed eccovi me dodici anni fa, a Roma nel quartiere Parioli, mentre scendo dalla macchina, dopo aver parcheggiato dinnanzi al palazzo dove sto per entrare.<br />
E’ luglio, fa caldo nonostante l’aria si muova, poggio lo zainetto sul tetto della macchina ed infilo la giacca. Mi sento impacciato dentro al vestito chiaro in lino, ma sarà conveniente presentarsi a modo in casa di una Scrittrice che ha superato i settanta. L’inseparabile zainetto alleggerisce un po’ il mio aspetto, riconducendolo almeno in parte ai miei venticinque anni di allora.<br />
Leggo il nome sul citofono. Suono.<br />
“Sì.”.<br />
“Buonasera, ho telefonato ieri mi è stato detto che potevo passare …”<br />
“Entri. Fino all’ultimo piano in ascensore, quando esce sul pianerottolo, di fronte a lei vedrà una rampa di scale, salga ancora e mi trova.”<br />
Mi aggiusto i capelli, guardandomi allo specchio dentro l’ascensore, sono preda ad un trambusto di insicurezze. Ho il sospetto che ieri al telefono fosse lei. Seguo le indicazioni, salgo l’ultima rama di scale e mi ritrovo di fronte ad una porta socchiusa.<br />
Sulla porta c’è un grande cartello in cartone bianco, con una scritta tracciata con il pennarello nero. Mi fermo a leggere:</p>
<div style="text-align: center"><img alt="cartello-goliarda.jpg" id="image301" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/06/cartello-goliarda.jpg" /></div>
<p>Pietrificato, davanti alla porta rileggo.<br />
La persona al citofono mi aveva detto che salendo l’avrei trovata ed invece sono da solo davanti ad una porta socchiusa, dinnanzi ad un cartello attaccato alla buona con il nastro adesivo.<br />
Non c’è campanello. Busso alla porta e questa si apre ancor di più. Guardo dentro: un ambiente unico molto luminoso per via delle grandi finestre che attraversano tutta una parete dell’attico.<br />
“Si accomodi, non stia sull’uscio, mi dia un minuto ed arrivo.”.  Sento la voce ma non vedo nessuno.<br />
Entro. Sono solo.<br />
In fondo alla stanza, sulla destra c’è una grande libreria, di fronte a me un salotto con due poltrone. A sinistra proprio sotto i finestroni, una enorme scrivania.<br />
L’ambiente è armonico nella globalità di colori pastello, con punti e contrappunti nella disposizione dei volumi dei mobili, gli oggetti sanno di antico ed orientale.<br />
Tutto mi sembra perfettamente disposto, come a seguire un ordine ben congegnato.<br />
Mi soffermo estasiato ad osservare la scrivania, non c’è dubbio che sia quella della Scrittrice. In essa c’è un apparente non cura, un turbolento caso che ha scompigliato i fogli.<br />
Rifletto sul trovarmi dentro la placenta che ha cullato il libro “L’Arte della gioia”. Dove si è nutrita la gestazione.<br />
Il tempo passa, non arriva nessuno.<br />
Ripenso all’avviso sulla porta, e provo ad immaginare Goliarda, la vecchietta dagli occhi preoccupati che è nella foto del libro.<br />
Credo che mi stia osservando. Avverto la sua diffidenza verso me che sono estraneo.<br />
Incrocio le braccia, guardo i fogli sulla scrivania. Mi viene in mente l’anonimo latino della Carmina Priapea “ Non dire di non essere stato avvisato, se qui verrai da ladro, te ne andrai inculato &#8211; trattengo il riso. Non vedo alcun computer in giro solo fogli fittamente scritti a penna, è evidente che la scrittrice lavori da antica artigiana. Il suo romanzo è stato pubblicato da due mesi. Mi chiedo come accade che un buon romanzo, di una scrittrice che ha visto i suoi lavori editi dalla Garzanti, dalla Rizzoli, finisca in una edizione economica per Stampa Alternativa.<br />
E’ chiaro che  Goliarda Sapienza sia una persona scomoda al sistema.<br />
Ma questo era già palese leggendo la quarta di copertina del suo libro – Nata a Catania da famiglia atea socialista anarchica.<br />
Una persona che si definisce socialista quando non è ancora dimenticato il suono delle monetine lanciate al segretario del partito socialista alla fine della “Prima Repubblica”. Con il Laicismo ch’è un’ostentazione alla moda, chi sa come dovrà essere lei che in trenta righe per definirsi sottolinea il suo Ateismo e la sua Anarchia. Comodo definirsi Anarchici quando si vive in un bell’attico nel quartiere Parioli.<br />
Sento che qualcosa stride o, è solo la mia mente che tenta di screditarla: sono passati cinque minuti. Io sono dentro casa e lei, probabilmente ha deciso di non incontrarmi. Immagino sia nascosta da qualche parte, aspettando che mi annoi e vada via.<br />
“Si accomodi pure sul divano. Sto arrivando” di nuovo la sua voce, secca e determinata. Eccola mi stava osservando altrimenti come fa a sapere che non l’ho già fatto?<br />
Faccio quel che mi dice. Apro lo zainetto ed estraggo la copia del “L’arte della gioia”. La sfoglio distrattamente. C’è silenzio e tanto cielo al di la dei vetri. I suoi passi dal corridoio alla sinistra del divano proprio dove finisce la libreria. Ha i capelli più lunghi e svolazzanti rispetto al baschetto della foto di copertina del libro. Un abito troppo ampio per lei minuta, con una giacchetta in avorio in maglia di cotone. Sorride dietro al vapore della teiera fumante. Poggia il vassoio, io mi alzo, lei mi allunga la mano.<br />
Ci presentiamo: è Goliarda.</p>
<p>E’ un fiume in piena. Inarrestabile. Mi fa sentire a mi agio. Parla, racconta, narra ed io ascolto estasiato d’un mondo tanto vicino alle mie origini geografiche quanto lontano nel tempo. Si sente tutta l’autenticità della vita vissuta. La Sicilia che ha abbandonato, quando aveva quattordici anni, per impossibilità a viverci per lei per la madre, dissero.<br />
Si tuffa nel tempo, mi da fiducia parla di sé. Ha tanto da raccontare e chissà da quanto tempo. Lei è orgogliosa di suo padre, un filo di orrore attraversa i suoi occhi. Sento che scava nella memoria, narra di un giovane che s’innamora di lei “a quattordici anni, credimi, ero ancora una bambina”.<br />
Goliarda racconta, sorseggiamo il tè. Cercando nei ricordi e sussurrando le parole: “Lui era il figlio di un notaio, suo padre voleva che noi ci fidanzassimo. Si presentarono a casa nostra e quando si spiegarono, mio padre li cacciò. Si offesero, sai, erano una famiglia importante in Sicilia. Da grande interprete imita la voce del padre nel dire “E’ ora che se ne và sta picciridda, ccà nun pò campari”  poi con il suo tono pacato e un lieve accento siciliano aggiunge: “erano una famiglia di notaio e giudice &#8211; volevano ampliare gli affari e mio padre era il miglior penalista del Foro di Catania”. Mi sento minuscolo di fronte alla Vita di questa donna che afferra l’anima per i capelli e tira fuori sensazioni, emozioni, climi e ricatti subiti.<br />
Accendiamo una sigaretta, mi chiede di aprire le finestre, lei continua “Papà aveva paura che mi rubassero, e mia madre mi ha portato via. Ogni volta che ci torno in Sicilia è una ferita che si riapre.”.<br />
Mi dice che ha dovuto cancellare la sua sicilianità per vincere il dramma. Quest’ultima affermazione spacca in due il mio orgoglio di esserlo, come un cocomero da un colpo ben assestato.<br />
Mi racconta di lei giovane attrice nei teatri romani – Attrice per vincere il dramma della sicilianità. Poi paradossalmente è il successo a condannarla nel perpetrare la via che vorrebbe abbandonare. Grande interprete del teatro di Pirandello vince la propria identità calandosi nei personaggi. Anni di analisi Freudiana per superare l’estirpazione.<br />
E’ uno sfogo il suo.<br />
Mi chiede di me, la riporto su Modesta, la protagonista del libro,  lei sembra raggiante. I fogli sulla scrivania sono la continuazione del “L’arte della gioia”,  mi chiede se ho voglia di tornare a trovarla qualche altra volta. “Avrei il piacere che ascoltassi qualche pagina tra quelle che sta scrivendo”.<br />
Con gioia tornai a trovarla, quasi tutti i pomeriggi di quel mese di luglio. Molto mi raccontò di lei, della figura storica che fu sua madre, Maria Giudice,  a cui la città di Roma ha dedicato una via;  del suo Bisnonno, anarchico che strangolò una guardia papalina sul Tevere; dei suoi amici, Lucchino Visconti, Gillo Pontecorvo, Citto Maselli suo compagno di vita per parecchi anni.<br />
A lei devo molto, alla lettura di quelle pagine.<br />
Mi disse profeticamente che l’Arte della gioia avrebbe avuto un successo postumo, arricchito dalla continuazione non ancora pubblicata.<br />
Gran Donna Goliarda.</p>
<div style="text-align: center"><img alt="goliarda-sapienza.jpg" id="image303" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/06/goliarda-sapienza.jpg" /></div>
<p>La ricordo con nostalgia ed un rammarico per la promessa che non sono riuscito a realizzare, allora. Quella di invitarla in Sicilia. Avrei voluto ricambiare i tè di casa sua, dandole la possibilità di scoprire la nuova Catania.<br />
In estate Goliarda andò a Gaeta, dove aveva una piccola casa, una stanza con soppalco ed un terrazzino. Poi venne l’inverno e per ragioni di lavoro mancai da Roma.<br />
Poi seppi dell’incidente definitivo, proprio nella casetta di Gaeta.<br />
Ti vedo leggera, Goliarda,  e sento la tua inconfondibile risata, nella sera soffusa di Gaeta, dentro alla stretta via Indipendenza tra i banchi della frutta dal colore e con le luci del migliore Guttuso.</p>
<p>Goliarda non ho potuto mantenere la mia promessa, ma ho donando un frammento di te ha quattro amici sinceri.<br />
Spero ti faccia piacere.</p>
<div align="center">****</div>
<p><em>L’edizione del “l’Arte della gioia” che avevo letto, e a cui faccio riferimento, è quella pubblicata nel 1994 (introvabile).<br />
Il Romanzo “L’Arte della gioia” ch’è diventato famoso, pubblicato postumo e composto da quella prima edizione e da tutti quei fogli che avete incontrato in questa pagina autobiografica mentre erano ancora sulla scrivania di Goliarda. </em></p>
<p>P.s. <em>Ho voluto rendere con leggerezza d’omaggio.<br />
La forza delle idee di Goliarda Sapienza sarebbero ancora oggi in grado attizzare discussioni, sulla politica, sull’educazione, sulla società, sul sesso, sull’essere uomini e donne, sull’essere persone</em>.</p>
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		<title>TRIBUTO A EDWARD R. MURROW</title>
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		<pubDate>Tue, 02 May 2006 14:58:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ubaldo fronte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le parole che seguono sono quelle espresse da un noto giornalista TV Americano, Edward R. Murrow, nel 1958, in occasione di un meeting organizzato in suo onore dall’Associazione e Fondazione Giornalisti TV americana. “Quello che sto per dire a molti non piacerà. Quando il mio discorso sarà terminato alcuni accuseranno questo reporter di sputare nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le parole che seguono sono quelle espresse da un noto giornalista TV Americano, Edward R. Murrow, nel 1958, in occasione di un meeting organizzato in suo onore dall’Associazione e Fondazione Giornalisti TV americana.</p>
<div style="text-align: center"><img id="image242" alt="good_night_and_good_luck_we.jpg" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/05/good_night_and_good_luck_we.jpg" /></div>
<p>“Quello che sto per dire a molti non piacerà. Quando il mio discorso sarà terminato alcuni accuseranno questo reporter di sputare nel piatto in cui mangia e la vostra organizzazione potrà essere accusata di aver dato ospitalità a delle idee eretiche e addirittura pericolose. Ma la struttura articolata di network, agenzie di pubblicità e sponsor non subirà scossoni né sarà alterata.<br />
È mio desiderio, e mio dovere, parlare a tutti voi apertamente di ciò che sta accadendo alla radio e alla televisione. E se quello che dico è responsabile, allora io solo sarò da ritenere responsabile.</p>
<p><span id="more-241"></span><br />
La nostra storia sarà quella che noi vogliamo che sia. E se fra 50 o 100 anni degli storici vedranno le registrazioni settimanali di tutti e tre i nostri network, si ritroveranno di fronte a immagini in bianco e nero, o a colori, prova della decadenza, della vacuità e dell’isolamento della realtà del mondo in cui viviamo.<br />
Al momento attuale siamo tutti grassi, benestanti, compiaciuti e compiacenti. C’è una allergia, insita in noi, alle notizie spiacevoli o disturbanti e i nostri mass media riflettono questa tendenza. Ma se non decidiamo di scrollarci di dosso l’abbondanza e non riconosciamo che la televisione soprattutto viene utilizzata per distrarci, ingannarci, divertirci e isolarci, chi la finanzia, chi la guarda e chi ci lavora, si renderà conto di questa realtà quando ormai sarà troppo tardi per rimediare.”</p>
<div style="text-align: center"><img id="image243" alt="goodnightngood-web.jpg" src="http://www.spaccaforno.it/wp-content/uploads/2006/05/goodnightngood-web.jpg" /></div>
<p>“Ho iniziato dicendo che la storia la facciamo noi. Se continueremo così, la storia prima o poi si vendicherà e il castigo non impiegherà molto ad arrivare. Una volta tanto elogiamo l’importanza delle idee e dell’informazione. Sogniamo anche che una qualche domenica sera lo spazio occupato normalmente da Ed Sullivan sia occupato da un attento sondaggio sulla stato dell’istruzione in America e che 1 o 2 settimane dopo lo spazio occupato normalmente da Steve Allen sia dedicato a uno studio approfondito della politica americana in Medio Oriente. Forse l’immagine dei rispettivi sponsor ne risulterebbe danneggiata? Forse i loro azionisti si infurierebbero e si lamenterebbero? Che cosa potrebbe succedere, oltre al fatto che qualche milione di persone sarebbe più informato su argomenti che possono determinare il futuro di questo paese e di conseguenza anche di queste aziende?<br />
A coloro che dicono -<em>La gente non starebbe a guardare, non sarebbe interessata, è troppo compiaciuta, indifferente e isolata-</em>, io posso solo dire: ci sono, secondo la mia opinione, delle prove inconfutabili contro questa tesi. Ma anche se avessero ragione, cosa avrebbero da perdere? Perché se avessero ragione, e questo strumento non servisse a nulla se non a intrattenere divertire e isolare, i suoi effetti positivi si starebbero dissolvendo e presto la nostra battaglia sarebbe perduta. Questo strumento può insegnare, può illuminare, sì, può anche essere fonte di ispirazione, ma può farlo solo ed esclusivamente se l’essere umano deciderà di utilizzarlo per questi scopi.  Altrimenti non è che un ammasso di fili elettrici e valvole in una scatola. Buonanotte, e buona fortuna.”</p>
<p>Mi è capitato di vedere <em><strong>Good night, and good luck</strong></em>, film molto “impegnato” diretto da un inedito George Clooney e queste due parti, una iniziale e l’altra finale, mi sono sembrate emblematiche… e degne di segnalazione.</p>
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