Un giorno come tanti

Sto dipingendo un cane che corre nella notte. Lo so io. Il cane era un bastardino come tanti che si incontrano nella notte ispicese. Ogni volta che mi trovo giù, dal duemila, amo viaggiare nella notte e munito di telecamera e una ultra compact 35 mm fotografo e registro atmosfere, una casa sopra tutto. Ma ancora è presto per dire tanto. Dunque un cane. Lo so io dicevo perché a ben vedere non si comprende un cane, anzi, l’immagine scorre e non si lascia vedere a meno che non si afferra quello spettro che ti prende di sorpresa la schiena, ti prende, Come Home, canta David Thomas, Green River, qui, alla mia destra, il sole, che sole ‘mane fuori, la trumpet di Andy Diagram culla, distrugge. Ho un cane o quasi un cane che io solo vedo alle mie spalle. E’ sempre così ogni volta che dipingo, ogni volta che registro tanto silenzio, tanta isola. Devo chiamare un noto critico adesso. Prendo tempo. Francesca si chiama. Non ho il coraggio. C’è troppa luce per avere coraggio. Non ho coraggio. Tremo quando finalmente David ha smesso di cantare. Silenzio. La sveglia. Una cornacchia fuori. Troppo silenzio e i tasti battono e la testa, la mia testa, sento, un rischio, devo telefonare adesso. Devo alzarmi, vestirmi, uscire fuori scoprire la luce negli occhi che paiono desiderare la notte, come al solito la notte. L’ho chiamata adesso. Sono le dodici e ventisette. Era di corsa per uffici non so dove e mi ha detto di richiamarla verso le 14. Chiamerò. In fondo è stata cortese. Vi sembra strano? No, non sempre sono così disponibili i critici, i curatori, i direttori di musei, tutt’altro. Perchè devo chiamarla? Beh, ma perché desidero mostrarle questo cane. Come i cani di Flaubert ripeto sempre, quelli dell’educazione che tanto mi hanno sconvolto, l’educazione innanzi tutto, quando sono a Ispica. Ciao Mini, stanca? Contenta? Ho appena terminato di abbozzare un lavoro della quale ignoro la destinazione. Probabilmente ti ho accennato di una casa, di fantasmi, bene. Ti allego il “simpatico” duetto intrapreso con Alo – segretaria tuttofare della galleria Colombo- che spiega lo stato di grazia nella quale mi trovo a fare i conti in questi gg.

…ma ce l’hai uno psicanalista??
mi fai preoccupare!
ciao
—– Original Message —– From: “Francesco Lauretta”
To: “Antonio Colombo Arte Contemporanea”
Sent: Wednesday, February 22, 2006 12:41 PM
Subject: Re: femminile

Grazie Alo, era quello che desideravo. Adesso sto lavorando su un progetto che comprende dieci quadri notturni, un ambiente che ho definito Spazio Nervoso, quadri che come immaginerai saranno accompagnati da neon verdi e gialli roventi, quadri di una casa che cresce, che inghiotte e che rovescia fantasmi, i bambini giocano, passano i cani di Flaubert, le voci, le urla, la Signorina passa, coi suoi vestiti sgargianti porta dietro sé uno strascico di storie vere e morte.

Una notte per caso. Aveva qualcosa di sinistro quella casa in costruzione. Ci passo tutte le notti prima di tornare a casa. Sono a Ispica per intenderci. E’ facile. Scendo la via e mi ritrovo in quell’angolo che pare tanto un bivio. E’ nella notte che questa casa mi chiama già e subito quando saluto gli amici in piazza Josè, o altrove, un flash ed ecco la casa, un flash e dimentico tutto e scivolo verso basso, lascio scorrere antiche immagini che curiosamente raccolgo lì vicino, solo due traverse allato. La vedi da lontano. Uno spicchio, a malapena un lato al bivio, la luce verde, destra. E’ strano. A destra. Mi avvio lì. Senza provare particolari emozioni, semplicemente ci vengo trascinato. Poi. Poi, riveleremo meglio e dopo cosa, poi. Intanto dovrò procedere all’incontrario. Mi scoccia un po’ perché riinizio dal bianco e con velature dolci, più dolci, dolcemente, altrimenti non riuscirò a comunicare quali i misteri, quali i brividi, emozioni poi, scorrono davanti a quella casa improbabile eppur tanto reale, super – reale, e mi viene da ridere, ma sì, sorrido, rido anzi perché credo d’esser diventato un po’ matto, mi sembra di navigare su una specie di pazzìa ( pausa 20%) , negli anni vagamente osservata e totalmente scoperta adesso. Casa verde. Difficile. Paurosa. I nervi tesi, allerta, ronfa Scelsi, al vespro. I vespri sono belli e dolorosi. I vespri mi ricordano mia nonna. Si addormentava mentre faceva lavori di cucito. La vedo ancora lì, vicino alla porta d’ingresso, il sole la illumina. Con la matita inseguo i suoi segni, la pelle solcata brutalmente dal tempo, vespro materno & calore che ancora vedo e ronfa, le tue mani, nonna, il cuore in quelle mani, lo sento ancora battere, non sento più il respiro ma vedo e sento goccioline che tanto rammentano il pianto. Tu ridevi, nonnina, ridevi di cuore una volta sveglia. Col verde. Non desidero parlare di cose verdi. Col verde, che cazzo, mi incuriosisce il verde ma devo imbiancare il mio cranio prima. Tiro un colpo di tosse. Cough! Tosse, Tossico verde cranio inghiotte cuore, cazzo, e trita, spaventa orbite fuori, le protesi su su via Garibaldi, gambe all’aria, mostri passeggiano, cadono s’alzano fiori fiorite le arti la meraviglia del lume verde che acceca che finisce disintegra, vado via e m’infilo dentro uno spazzolino da denti. Fluoro. Vescica. Danza verde sparato negli occhi, meglio finirla adesso, verde che stordisce che ti divora dentro che macina tutto che che urla e dice pietà, non dice un cazzo e vai sei a fette, ricordi in una bacheca vista a Basilea, a fette, a strisce, fanculo, danza e vorticosamente danzante lì, i cani , lì il mondo mi pare crollare, andare in frantumi, uno struzzo passa veloce, corre, illumina tutto con un sorriso, guardati ti dicono e lasci gli indumenti sul posto, brutalmente, lascia che bulbi scivolino in quella via, in quella notte, curioso canti, lascia stare Francesco, lascia. Grazie per le tue belle parole per la mia beata. Femminile, sabato mi consegneranno il neon rosa!
Sentita. Non solo un cane.

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