Un sassolino per un sogno, anzi quattro

nella notte, Desprez, mormoriii, come innamorati,
c-ani, case mutanti, violenza simbolica prima, materiale dopo che si misura nell’ampiezza dei problemi sociali ed economici di chi vive in quelle zone, una casa, due cas-a, case, un quartiere un recinto giardino mai visto, poco immaginato, hai mai letto Salgari? Una mappa dell’esclusione quasi una carta geografica negata, sospesa una zona d’ombra priva di diritti e di aspettative, casa come Metafora Spaziale per far sì che i problemi appaiono alla periferia della società, cose che sanno evocare, non delle realtà ma dei fantasmi, un ordine estetico e costruzione mentale d’uno spazio nervoso, quasi una società parallela. Questa col cane. Intanto casa di foglie, angel liquor, Nat’à, suoni isola, isola ortigia, silenzioso, prezioso cranio, come imploso, oblio come dentro la propria casa, grumo il cuore, morti & Morti, zone vivente qui, intorno al cane, corre, lucciconi sentir le mani, le mani nella notte, notti e vespro profondamente grigio, grigio nero o nero giallo, verde, uno spavento: chissà perché quando si sta male si evitano le cose che potrebbero farci stare meglio? Isoli, quest’altra casa Ash tree lane, psichiadelìa nuovo millennio, rallentando, accelerando, zoommando, Cage, scardinare le certezze, Zampanò, basta entrare con una videocamera HI8 mobile mutante, si aprono una dentro l’altra come le finestre si aprono navigando su Internet, dissolvenze, vicenda di Truant, rituali e paure del suo immaginario e dei suoi traumi, delle sue paralisi e delle sue resurrezioni, devo lavare i piatti adesso i piedi i baffi fare una cagata lavarmi gli occhi alzarmi il culo, sicuro!

perché sento [ ] riprendersi, volevo questo e spero che lentamente possa rimettersi come io d’altronde sto provando a fare dopo quasi [ ] infernali, senti, ascolta l’adagio della sonata per piano solo KV 576, Arrau, e la dolcezza ti trascina, trascina..e buona notte .

Cenere. Il cane corre corre cazzo e chi lo ferma più! Io sono il cane corro e mi perdo nella notte dell’isola mentre i tamburi picchiano feroci martellano il cranio mio già fragile marziale, ma sento che lentamente sto venendo fuori dal mio orrore, soffio naso, starnuto andrò a Milano alle prime ore del vespro, mi porterò sottobraccio il libro di Willeford e mi divertirò un poco cazzo, grazie Charles mi hai salvato la vita sai? Rumori, calzoni notte dovrei recuperare segni, segnali dovunque, notti, notte notti immaginate cani che corrono e si perdono, avanti, dai, sento questo mistero, della resurrezione, la mia password, resuscitato, l’uomo il basso batte come il cuore, mi batto, avanti, davanti e sirene squillano davanti è grigio ma presto, ne sono sicuro comparirà il sole, presto sarà vespro, senti e balla, caldo l’albo dell’anno i tamburi, i tamburi cantava Salvo quando era Istanbul Istanbul, ricordi? Chissà cosa ricordate voi, Tiro Mancino buon titolo per una corsa nella notte di un cane cane, vorticosamente Kill Kill The Vultures, titolo 7-8-9 time, continua time time e con buone intenzioni , una tromba un filicorno o flicorno nella notte e fumo e vino e che cazzo! Grandioso davvero, the moon, la notte cane corre sangue contrabbasso vedi e vedi fantasmi, meravigliosamente una trombetta suona un flicorno e fumo sai è vespro adesso sai? Certo lo vedo e cambio cranio vestito pancia unghia quella dell’alluce che riesci a tagliare con le unghie delle mani, sì, ho cagato ma ho messo un voto basso, bassissimo al mio stronzo, evviva Willeford! Correre ed ecco che inizi a danzare l’ hip Hop, rap, danzàti tu, vedi come muovo il bacino? Lo vedo e mi sono fatto la barba stamattina bello, bellissimo! Un freak, beautiful freak come cantava Everett anni fa, madonna mi si attorcigliano le budella sick days an upon us, corse gialli e verdi di corsa non vedo l’ora di scivolare nell’isola perché lì posso trovare tutti i demoni, che minchia Kill, la settima traccia inizia con un piano a morte, un saxofono, fruscii desolanti beasts of burden poi, poi cambia, cambia dopo, aspetta, ecco l’ingresso delle chitarre, il preludio, ecco che dopo 2′, 10 ” con il fiato sospeso il ritmo cambia e ti senti salvo, graziato e la luce compare nella stanza senti il cuore rimettersi in moto, ringrazio iddio per essermi animano alle 12 e 29 di questo sabato e mi sorprendo ballare e ballo, ballo bene io, ce l’ho fatta per oggi, e mi porto fuori, vado a Gorgonzola, vado fuori di dio!

Con questo chiudo un lamento e apro un percorso che spero possa condurmi un po’ più in là, là dove possa davvero rivedere le cose nella loro diffusa trasparenza… Ce la posso fare. 20% pausa, procederò, mai calmo, sereno certo, però con tenacia procederò la marcia, questa dannatissima avventura che come diceva mia nonna ha reso e rende la mia vita una festa, un “fistino” pagato e caro prezzo ma, sant’Iddio (dopo) che meraviglia, quale meraviglia dopo – o maravigghia – se si rimane in vita.
Dopo:
stavolta è gialla la casa al vespro. Ho provato a dipingere a testa bassa, spento il telefonino – cellulare – ho chiuso il computer non posso lasciarli accesi non perché aspetti delle risposte, no, semplicemente perché sono troppo silenziosi. Non chiama nessuno e il silenzio di questi tempi è insostenibile, benedetto, e chiudo tutto e con tutti in questo momento e nessuno saprà niente di tanto silenzio, di tanto dolore, cazzo, dolore. Chiudo gli occhi. Non so stare davanti alla tela bianca, non adesso, vado a dormire e ditemi se posso permettermi il lusso di andare a dormire adesso! Ho appena iniziato a dipingere la casa gialla. Volevo andare in Assab ma preferisco rimanere dentro. Faccio bene a non andare e inizio il nuovo quadro giallo, della notte, la morte gialla. La morte è gialla. L’ho sentita un paio d’ore fa mentre entravo nello Spazio Nervoso, gialla di tre gialli.
giallo di cadmio limone
giallo permanente chiaro
giallo permanente scuro

tre gialli e l’ho sentita perfettamente e mi grattava la schiena mentre ascoltavo Kieran Hebden and Steve Reid, the Exchange session vol.1; mi sono chiesto se anche lei riesce ad ascoltare questi suoni, credo di sì: a volte il suo ingresso è baldanzoso. Questa casa gialla mi fa ricordare, e più della precedente, Casa di foglie, così è il giallo. Quando ero ragazzino portavo una felpa gialla, un giallo chiaro e portavo i capelli lunghi ero giovane e non immaginavo un cazzo d’Arte tanto meno di case gialle. Eppure all’epoca c’era già quel campo, quel luogo-arena, la Signurina. Certo, ignoravo che io Potessi Essere Adesso Cioè Mi Sono Esposto Male, Non Sapevo Che fossi Così Adesso, Adesso Ripeto Di Questo Preciso Momento, Ancora Ripeto, Che Potevo Esser Così Adesso, Non Mi Sapevo Così, Così Lontano, Infinitamente Lontano. Eppure io, io d’adesso sono anche quello di quando m’ero quindicenne, quella bellezza ch’ero a vent’anni come l’orrore degli ultimi anni. La casa forse è stata la stessa. Essa è stata, da sempre, non quest’ultima no, la prima, da sempre, quella che non s’avvede, al buio, so che è lì e forse riuscirò a comprendere quella notte, riuscirò a dimostrarla. Steve Reid e soprattutto viaggiare. Case. Come sono le vostre case? Sono colorate le vostre case? Proteggono le vostre case? Poi mi ha voltato le spalle ed è andata via la morte, l’ho sentita andare via e mi ha lasciato i tre colori sul piattino, rigorosamente GIALLO. Vado a vestirmi adesso. Fuori sento cantare gli uccelli. Sento è primavera il petto esplode sento che devo lavarmi i baffi sento che devo correre fuori, uscir di casa. Ma fuori ci sono altre case, case che non conosco. Non conosco nessuno qui. La casa è fuori, anche fuori silenziosamente inizio a buttare giallo, tre gialli, puliti, giallo ossessivo come Morning preyer, come Soul oscillations, come Electricity and drum will change your mind, affanculo che silenzio! Mi sono lavato i baffi. Mi vesto e vado fuori, al solito giardino di pietra, altro luogo dove scorre un torrente dalle acque nere, davvero: nere! Uno schifo lì, qui, ovunque in questo momento. Giorno grigio e quadro giallo. Giallo sporco purtroppo. Non riesco a venir fuori da tanto sporco sporco come il cielo, ottima la Biennale di Berlino, e domani dovrò portarmi in via Farini, avrei potuto farne a meno ma devo andare. Certo che con questa acidità potrei importunare degli elementi Dada, di comportamento dada forse. Bisogna inventarsi sempre qualcosa, sempre. Io ad esempio non so più dove cominciare, non so parlare, campo, nervoso. I titoli devono essere politici, furiosi, campi locali infernali e rumori sordi di colpi come quelli che sentivo nella notte veneta colpi di spranga sordi nelle ossa, corpi sordi che cedono, rumori liquidi che cozzano cranio frantumi crollano, questo giallo lo vedo adesso è periferia, una scoreggia, un colpo di tosse di quelli che ti fanno sobbalzare laddove s’infrange violenza, dove l’occhio rischia, nervi tesi come corde tese tesissime, no, non andrò in città stasera no che devo spostarmi il culo stasera, domani. Sento come il cranio va a pezzi da un volo da un colpo lì, sarò per terra lì, vedete! Cazzo le grecchie, non sento nulla; giallo feroce che mangia, divora un po’ come fu l’inizio di Le Radici del male, una follia, totale, locale, furioso; sono quadri furiosi, quadri di genere, di, di disperati, di racconto, di solitudine, di stronzi, d’unto, di grasso di sesso, di pompini, di fine, quadri umidi che se ne fottono di me, di storia dello sguardo delle grecchie, fanculo sentite quel cazzo di cane, quadri invernali, Banlieve, corse, rulli, ano, le schegge negli occhi, proiettili per i suicidi mancati a raffica, spari sui coglioni e così sia, tremendi! Ascolti?
Grazie di cuore e a presto fra.lauretta@libero.it

3 Comments

  1. Il tuo grido è troppo forte per essere ascoltato;credo che qualsiasi orecchio si rifiuti di ascoltare il tuo grido.La speranza è l’ultima a morire ;qualcuno prima o poi magari riuscirà ad ascoltarti.E’ comunque un dono per te riuscire a urlare quello che hai dentro e soprattutto a urlarlo così forte perchè ci sono silenzi che costruiscono enormi castelli nelle nostre anime scosse;e noi raccogliamo in essi bauli di parole,di emozioni,di doni mai offerti che finiscono o con l’incenerirsi al primo fuoco,o con l’ammuffire e coinvolgere nel loro decadimento le mura intere. Che hai smesso di fumare non ci credo …ricordo che quando eravamo seduti in piazza avevi il cerotto per smettere e ti sei acceso una sigaretta (doppia coltellata ai tuoi polmoni!) Buone feste salutami Ispica e il suo sole se c’è ancora.

  2. Hai ragione, avere la possibilità di urlare è una grande conquista, quasi quanto la libertà, qualcuno prima o poi ascolterà i nostri urli, forse non subito, ma tracce che rimarranno nell’etere……
    Le emozioni, le parole che ognuno di noi immagazzina dentro, non saranno mai persi, e non si deteriorenno mai, anzi più tempo passa e più valore acquistano, e quando verrà il momento di donarle a qualcuno (perchè arriverà), donerai qualcosa di inestimabile valore….Con affetto Mela

  3. ciao Mela e Rita, sono al Maché e la notte è triste..ma domani sera sarà diverso.Solo la prossima settimana verificherò lo stato della mia notte d’isola.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.